{"id":201,"date":"2009-11-04T17:05:08","date_gmt":"2009-11-04T17:05:08","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=201"},"modified":"2025-11-24T12:04:32","modified_gmt":"2025-11-24T11:04:32","slug":"i-disabili-devono-vincere-e-avere-no-limits","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=201","title":{"rendered":"I disabili devono &#8220;Vincere&#8221; e avere &#8220;No limits&#8221;?"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">di Valeria Alpi<\/p>\n<p>Sul finire del 2003, l\u2019Anno Europeo delle persone disabili, sono uscite nelle edicole, quasi in contemporanea, due nuove riviste che trattano tematiche riguardanti la disabilit\u00e0.<!--break--> Una si intitola \u201cNo Limits\u201d, e viene venduta come supplemento al quotidiano \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, ogni terzo sabato del mese, al costo di 2,20 euro (cui si aggiunge un euro per il quotidiano). L\u2019altra si intitola \u201cVincere\u201d, viene stampata grazie ai contributi della Fondazione di Marcello Dell\u2019Utri, noto esponente del Partito \u201cForza Italia\u201d, e venduta in edicola ogni mese al costo di 3 euro. Se si tratta di una manovra politica, o di una specie di comportamento politically correct per dimostrare che durante l\u2019Anno Europeo delle persone disabili si \u00e8 fatto qualcosa da entrambe le parti, cio\u00e8 dalla Destra e dalla Sinistra, non possiamo saperlo. La redazione di \u201cNo Limits\u201d, ad esempio, durante la conferenza stampa di presentazione della rivista, ha dichiarato che si tratta di un\u2019operazione editoriale pensata quando ancora non si parlava di Anno Europeo delle persone disabili. Ad ogni modo, le due riviste sono uscite proprio nel 2003. Entrambe mensili, con un prezzo di copertina simile, e con un titolo che richiama in entrambi i casi all\u2019agonismo, esse destano curiosit\u00e0 e qualche considerazione. \u201cNo Limits\u201d si presenta con 64 pagine a colori e 40.000 copie di tiratura a diffusione parziale sul territorio (nel senso che non tutte le edicole ne sono in possesso). Il direttore \u00e8 Ileana Argentin, delegato del sindaco di Roma per i problemi riguardanti la disabilit\u00e0, nonch\u00e9, ella stessa, donna disabile. \u201cVincere\u201d\u00a0si assesta sulle 130-140 pagine a numero, a colori, con una tiratura di 150.000 copie. Il direttore \u00e8 Massimo Balletti, giornalista di lunga data che \u00e8 stato per anni alla guida di diverse testate, tra cui anche \u201cPlayboy Italia\u201d, nonch\u00e9 pap\u00e0 di un figlio disabile. In entrambi i casi, quindi, i direttori delle due testate hanno esperienze di vita personale a stretto contatto con il mondo della disabilit\u00e0. Si tratta, allora, di riviste esclusivamente sulla disabilit\u00e0 e destinate a un pubblico solo disabile (o eventualmente a famigliari di disabili)? Per chi sono state pensate, cosa vogliono trasmettere? E soprattutto: che tipo di informazione sociale veicolano? Sfogliandole e leggendole emergono alcuni dubbi. Partiamo da \u201cVincere\u201d: a prima vista non \u00e8 tanto diversa da qualsiasi altro periodico in commercio. Anche la disposizione dei testi e delle immagini \u00e8 accattivante e intrigante, al contrario di molte riviste di \u201csettore handicap\u201d che di solito sono pi\u00f9 spente, opache, e forse troppo specifiche su una sola patologia o su un solo argomento (ad esempio la legislazione, o l\u2019integrazione scolastica di alunni con deficit). Di solito, tra l\u2019altro, le riviste in questo settore sono tutte su abbonamento e, dunque, bisogna avere quel determinato interesse per acquistarle; mentre \u201cVincere\u201d \u00e8 in edicola come qualunque altro giornale, e quindi \u00e8 potenzialmente acquistabile da chiunque. Anche le copertine di entrambi i numeri per ora usciti di \u201cVincere\u201d si inseriscono perfettamente nella logica delle copertine dei settimanali e dei mensili pi\u00f9 noti: \u201cmetti una bella donna in prima pagina e venderai pi\u00f9 copie\u201d. Nel primo numero c\u2019\u00e8 Emanuela Folliero, la bella di Retequattro, ritratta seminuda in braccio a un suo caro amico in carrozzina, anch\u2019egli seminudo e fisicamente prestante. Nel secondo numero c\u2019\u00e8 Sharon Stone in piena forma e bellezza, dopo essersi ripresa da un ictus. All\u2019interno, neanche una (l\u2019abbiamo cercata e non c\u2019era!) pubblicit\u00e0 dedicata alle persone disabili. Di solito le riviste che trattano di disabilit\u00e0 hanno pubblicit\u00e0 di carrozzine, di ausili per la vita indipendente, di adattamenti per auto\u2026 Qua nulla di tutto ci\u00f2, solo le classiche pagine patinate di qualsiasi altra rivista \u201cnormale\u201d. E proprio questo aspetto di normalit\u00e0 gioca a favore di \u201cVincere\u201d: anche se \u00e8 una rivista con argomenti \u201cdiversi\u201d, vuole essere del tutto \u201cnormale\u201d e cerca di non essere ghettizzante. Eppure, come si diceva, gli argomenti sono \u201cdiversi\u201d e viene naturale domandarsi se un cittadino normodotato, che non \u00e8 interessato al mondo della disabilit\u00e0, comprer\u00e0 mai questa rivista. E una persona disabile cosa pu\u00f2 ricavarne? All\u2019interno di \u201cVincere\u201d sono predominanti le storie di vita, le storie di persone disabili ritratte sorridenti e vincenti, integrate nel lavoro, negli affetti, nella scuola, nella politica\u2026 E anche storie di ospedali che funzionano, di aziende che hanno assunto persone disabili, di centri di riabilitazione efficienti, di case-famiglia per il \u201cdopo di noi\u201d\u2026 Certo, alcune informazioni, come sapere che esiste il tal centro di riabilitazione, sono sicuramente utili per un pubblico disabile, ma molte delle informazioni di \u201cVincere\u201d restano superficiali, poco approfondite, e per trovare davvero le informazioni, se si \u00e8 disabili, sono pi\u00f9 utili le altre riviste di settore. Le storie di vita personale, invece, a parte il tono retorico con cui sono raccontate, possono forse servire a non lasciarsi andare, perch\u00e9 \u201cVincere\u201d racconta la disabilit\u00e0 in positivo, cio\u00e8 quello che appunto funziona e quello che si pu\u00f2 fare \u201cnonostante il deficit\u201d. Ma anche queste storie, come le informazioni di servizio, sono poco approfondite, restano nella superficialit\u00e0 e nella banalit\u00e0, e allora ci si chiede cosa resta dopo avere letto \u201cVincere\u201d, su cosa si \u00e8 pi\u00f9 informati o che cosa ha permesso di riflette su una pi\u00f9 giusta cultura della disabilit\u00e0. \u201cNo Limits\u201d si presenta con meno pretese di essere una rivista \u201cper tutti\u201d. Lo sa in partenza, e lo dichiara nel sottotitolo, che \u00e8 una rivista per chi \u00e8 disabile. Alcune rubriche, come \u201cL\u2019avvocato risponde\u201d o \u201cL\u2019architetto risponde\u201d trattano di accessibilit\u00e0 o di pensioni di invalidit\u00e0 civile, argomenti sicuramente di categoria. Ma anche in questo caso le notizie sono poco precise. E anche \u201cNo Limits\u201d si concentra su storie di vita reale, di persone che sono riuscite a fare mestieri magari insoliti per una persona disabile (o meglio: mestieri che i normodotati giudicano insoliti!) o di persone che sono emerse in una qualche attivit\u00e0 sportiva paraolimpica \u201cnonostante il deficit\u201d. Vengono anche descritti casi pratici di vita quotidiana, come il fare la spesa se si \u00e8 in carrozzina, o come si pu\u00f2 rendere una cucina adattata anche a chi ha difficolt\u00e0 motorie. Una rivista per chi \u00e8 disabile, insomma, e d\u2019altra parte, essendo venduta come supplemento non obbligatorio, sicuramente verr\u00e0 richiesta solo da chi \u00e8 davvero interessato all\u2019argomento della disabilit\u00e0 per qualche motivo personale. Anche \u201cNo Limits\u201d, rispetto a altre riviste gi\u00e0 esistenti su queste tematiche, non \u00e8 particolarmente esaustiva, o forse \u00e8 solo troppo simile a qualcosa che esiste gi\u00e0 e ci aspettavamo invece delle novit\u00e0 capaci di farci maggiormente riflettere.<br \/>\nCome mai, per\u00f2, la cultura sulla disabilit\u00e0 deve per forza passare attraverso riviste che probabilmente verranno sfogliate solo da chi disabile lo \u00e8 gi\u00e0? Se si vuole cambiare questa \u201cfamigerata\u201d cultura sulla disabilit\u00e0 non sarebbe meglio parlarne attraverso giornali letti veramente da tutti? Perch\u00e9, ad esempio, la storia di un uomo tetraplegico che \u00e8 riuscito a diventare uno stilista di alta moda deve comparire solo su un giornale che tratta di disabilit\u00e0? Perch\u00e9 non potrebbe parlarne una rivista di moda? Immaginiamo che una rivista di moda, se anche ne parlasse, userebbe toni da eroe. La persona disabile \u2013 ormai \u00e8 una stigmatizzazione di uno scorretto modo di fare informazione sociale \u2013 o \u00e8 solo vittima o \u00e8 solo eroe. Non dovrebbe, invece, essere cos\u00ec eccezionale il fatto che si parli di uno stilista di moda (anche se disabile) su una rivista di moda. Dovrebbe essere naturale, anzi normale, anzi: la norma. Sarebbe l\u2019occasione per veicolare la diversit\u00e0 attraverso la normalit\u00e0, senza il bisogno di riviste ad hoc sulla diversit\u00e0. Leggendo \u201cVincere\u201d e \u201cNo Limits\u201d si ha, invece, l\u2019impressione di rimanere nel \u201cghetto\u201d, anche se siamo solo all\u2019inizio della loro avventura editoriale, e non sappiamo ancora se un giorno verremo smentiti dai risultati ottenuti da queste due nuove riviste, o se un giorno si riveleranno un flop.<br \/>\nUn\u2019ultima considerazione, per\u00f2, va fatta sui loro titoli: titoli agonistici, come si \u00e8 detto all\u2019inizio. Perch\u00e9 la persona disabile, per accettarsi e per essere accettata, deve per forza dimostrare di essere vincente, di non avere limiti \u201cnonostante il deficit\u201d? Il problema \u2013 \u00e8 sempre quello da anni e anni di tradizioni culturali \u2013 \u00e8 che la disabilit\u00e0 viene associata allo svantaggio, a una situazione negativa che richiede assistenza pi\u00f9 che vera integrazione. Quindi, per cambiare questo atteggiamento mentale, appare indispensabile puntare su ci\u00f2 che pu\u00f2 essere positivo, sulle diverse capacit\u00e0 e abilit\u00e0 che comunque una persona disabile possiede e pu\u00f2 esprimere. Il concetto di \u201cdiverse abilit\u00e0\u201d, di disabile come \u201cdiversabile\u201d, ha il vantaggio di mettere tutti, normodotati e non, sullo stesso livello: nel senso che qualunque persona umana ha delle abilit\u00e0 in cui eccelle e altre in cui ha bisogno di aiuto, e ognuno di noi ha capacit\u00e0 diverse da quelle degli altri. Non si pensa quasi mai, per\u00f2, che anche il concetto di \u201climite\u201d ha la propriet\u00e0 di unire tutti nello stesso livello: perch\u00e9 ognuno di noi ha dei limiti e siamo tutti imperfetti. Soprattutto, non si pensa quasi mai che dietro al termine diversabile, che ormai piace a molti, c\u2019\u00e8 inevitabilmente quello di limite: sono le due parti della stessa medaglia, il Giano bifronte della disabilit\u00e0. E anche se si punta solo su uno dei due aspetti, l\u2019altro \u00e8 potenzialmente l\u00ec, anzi: l\u2019uno non potrebbe esistere senza l\u2019altro. Il vero successo culturale sarebbe veicolare il concetto che si \u00e8 tutti diversamente abili senza per forza essere o dover dimostrare di essere dei supereroi, e si \u00e8 tutti pieni di limiti senza per questo essere delle persone solo sfortunate. Quando si racconta, invece, la storia di una persona disabile, se si spiegano i suoi limiti si rischia di diventare patetici e in cerca di compassione, se si raccontano i suoi successi si rischia di mostrare solo la scena esteriore, le luci della ribalta, i sorrisi della vittoria. Bisognerebbe partire dai limiti, accettarli e farli accettare, come una cosa normale, perch\u00e9 \u00e8 assolutamente normale avere dei propri limiti coi quali fare i conti, scontrarsi, magari anche arrabbiarsi e correre pure il rischio di non riuscire a superarli. E poi, solo poi, passare a lavorare sulle abilit\u00e0 diverse, mostrando che anche in situazioni non facili e drammatiche si pu\u00f2 vivere bene, con degli affetti, un lavoro, degli amici, una vita sociale\u2026 Se si riuscisse a concepire l\u2019idea che i limiti di una persona disabile sono una cosa del tutto normale e non molto diversa dal fatto che ciascuno di noi ha dei limiti, non ci sarebbe questo bisogno sfrenato di mostrare una vita di vittorie e di successi \u201cnonostante il deficit\u201d. Anche queste vittorie e successi sarebbero normali come nella vita di qualunque altra persona che, anche se non disabile, deve comunque affrontare piccoli problemi quotidiani. E allora saremmo tutti in pareggio, senza vincitori n\u00e9 sconfitti. Ma siamo nell\u2019epoca in cui gli esseri umani vogliono mettersi continuamente alla prova e superare i limiti della propria fisicit\u00e0 (si pensi ad esempio agli sport estremi). Perci\u00f2 risulta vincente solo l\u2019informazione di chi ha, a sua volta, vinto sui limiti. Accettare un pareggio? Mai! Che tipo di cultura ne emerger\u00e0? Paradossalmente, una cultura di lotta, anzich\u00e9 di solidariet\u00e0 e di piena integrazione e accettazione delle persone disabili. \u201cVincere\u201d e \u201cNo Limits\u201d, allora, sembrano interpretare pienamente lo spirito del tempo, la necessit\u00e0 culturale di mostrarsi superiori ai propri limiti. E pensare che sono due riviste nate con grossi limiti strutturali. La famosa ironia della sorte\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul finire del 2003, l\u2019Anno Europeo delle persone disabili, sono uscite nelle edicole, quasi in contemporanea, due nuove riviste che trattano tematiche riguardanti la disabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3587,3586,3591],"edizioni":[36],"autori":[288],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/201"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=201"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/201\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5467,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/201\/revisions\/5467"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=201"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=201"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=201"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=201"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=201"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=201"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=201"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=201"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=201"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}