{"id":2011,"date":"2011-07-14T10:34:20","date_gmt":"2011-07-14T10:34:20","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2011"},"modified":"2025-11-10T11:34:50","modified_gmt":"2025-11-10T10:34:50","slug":"un-diario-per-rivivere-il-teatro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2011","title":{"rendered":"7. Un diario per rivivere il teatro"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Alessandra Pederzoli<\/p>\n<p>Tratto da A. Cicalini, Progetto Teatral \u2013 Mente. Un pretesto: il postino di Neruda, Legatoria della Nuova Serra, Porto Sant\u2019Elpidio (AP), 2007<br \/>\n&#8220;Era un tardo pomeriggio d\u2019inverno. Stavo camminando verso casa, persa, come mio solito, in oziose considerazioni\u201d.<br \/>\nCos\u00ec comincia il diario scritto da Alessandra Cicalini, giornalista professionista, sull\u2019esperienza del laboratorio teatrale \u201cTeatral \u2013 Mente\u201d che ha coinvolto la Comunit\u00e0 San Girolamo, il Servizio riabilitativo residenziale Asur 11 di Fermo, la Comunit\u00e0 di San Claudio e il Centro diurno \u201cLa Serra\u201d. Gi\u00e0, perch\u00e9 in quel tardo pomeriggio d\u2019inverno, bast\u00f2 uno squillo al suo cellulare perch\u00e9 Roberta Fonsato, amica e regista teatrale, le proponesse di lanciarsi a occhi chiusi in quell\u2019impresa assolutamente sconosciuta e nuova per lei. Si trattava di seguire un laboratorio di espressione teatrale presso la Comunit\u00e0 di San Girolamo: un luogo di accoglienza e riabilitazione del disagio psichico. E cos\u00ec da quel primo \u201cs\u00ec\u201d di Alessandra, oggi possiamo sfogliare un attento e coinvolgente diario di un\u2019esperienza d\u2019arte che ha dato vita a uno spettacolo teatrale vivace, movimentato e pieno di contenuti, frutto di un elaborato percorso con gli ospiti di San Girolamo.<br \/>\n\u00c8 un diario, un racconto, che porta il lettore a immaginarsi seduto in quel cerchio in cui si disponevano i partecipanti all\u2019inizio di ogni appuntamento di laboratorio, la cui continuit\u00e0 ha portato in scena Un pretesto: il postino di Neruda (titolo anche del libro di Alessandra Cicalini) al Teatro delle Api di Porto Sant\u2019Elpidio (Fermo), il gennaio scorso.<br \/>\nEccone un collage di alcune giornate, capaci da sole di spiegare natura e pienezza di questa esperienza.<\/p>\n<p><strong>Il diario<\/strong><br \/>\ndi Alessandra Cicalini<\/p>\n<p>15 febbraio<br \/>\nSi parte dal vissuto<br \/>\nRoberta ci spiega qual \u00e8 il suo piano: in questa prima fase del laboratorio vorrebbe partire dalle \u201cintenzioni sceniche che evocano certe situazioni\u201d. Nel caso specifico, l\u2019ambientazione che si<br \/>\ncercher\u00e0 di creare \u00e8 la piazza di un paese. Le azioni che avverranno su questo spazio saranno \u201cincastonate\u201d nelle scene dello spettacolo. Io la guardo ammirata con sguardo presumo non<br \/>\nmolto intelligente mentre cerco di decodificare le sue parole. [\u2026] Camminiamo, dritti, in diagonale, in tondo, come capita, Roberta cambia pi\u00f9 volte la musica di sottofondo, mentre ci esorta a guardarci l\u2019uno con l\u2019altro, tenendo lo sguardo alto. \u00c8 sempre appagante incrociare gli occhi degli altri: inevitabilmente s\u2019instaura un clima di complicit\u00e0 dato dall\u2019essere parte di un\u2019esperienza comune. [\u2026] Quindi lancia l\u2019ipotesi: \u201cSiamo in piazza, diciamo in una piazza di un paesino del Sudamerica, mettiamo, in un villaggio di pescatori. Ogni tanto questa piazza \u00e8 animata dall\u2019arrivo di qualche personaggio strano, che magari cammina e si muove in modo strano&#8230; Proviamo?\u201d.<\/p>\n<p>5 aprile<br \/>\nIl mestiere dell\u2019attore<br \/>\nRoberta ha spiegato al gruppo che siamo in una piazza di un villaggio di pescatori, su un\u2019isola dell\u2019America Latina. Nel paese vive un personaggio strano, di nome Mario, che di mestiere fa il<br \/>\npostino. Nell\u2019incontro di oggi si prover\u00e0 a definire alcune battute.<br \/>\nLaura legge il brano introduttivo: Isla Negra \u00e8 una piccola isola dell\u2019America Latina, un\u2019isola di pescatori. La sua caratteristica \u00e8 di essere molto vivace: ad animarla, ci sono i suoi abitanti. La chiamano l\u2019isola delle piccole cose, perch\u00e9 accadono solo piccole cose, ma ai suoi abitanti<br \/>\nsembrano grandi.<br \/>\nSalvatore: \u201cMa se tutti i pescatori pescassero tutto, finirebbe tutto il pesce!\u201d. Seguono diverse battute, alcune a doppio senso, che rischiano di confondere un po\u2019 le acque. Il fatto \u00e8 che tutti si rendono conto di quanto sia complesso interpretare un ruolo. Illuminanti le parole di Salvatore: \u201c\u00c8 difficile fare l\u2019attore, ridere quando non vuoi, piangere quando non ti viene da piangere, ricordarsi tutto il copione!\u201d. Salvatore non pu\u00f2 saperlo, ma queste parole entreranno a far parte del testo dello spettacolo.<\/p>\n<p>26 aprile<br \/>\nIl concetto di stranezza<br \/>\nRoberta ci parla dei messaggi nascosti nel lavoro che stiamo costruendo. In particolare, ci invita a riflettere sul concetto di stranezza. Per lei \u00e8 un nodo centrale. Chi \u00e8 lo strano? A saperlo, mi dico. Incalza di nuovo, con gli occhi sgranati, tipici di quando parte per la tangente: \u201cMi piace confondere il pubblico, sbaragliarlo\u201d, aggiunge sorridendo. Noi rimaniamo in silenzio anche se siamo divertiti: che vuoi dire, cara la nostra funambolica regista? \u201cVoglio instillare il dubbio: chi sono i diversi?\u201d, s\u2019interroga Roberta. E gi\u00e0, chi sono i diversi? Da quando sono arrivata in questo posto la domanda mi frulla costantemente nella testa. Mentre siamo l\u00ec, che camminiamo, ci prendiamo per mano, ci gratifichiamo con reciproci applausi, che differenza c\u2019\u00e8 tra tutti noi? Chi potrebbe dire chi \u00e8 il \u201cmatto\u201d e chi il \u201cnormale\u201d? Roberta mi riporta sulla terra ricollegandosi alle scene che abbiamo gi\u00e0 provato: \u201cQuando Mario il postino dice che c\u2019\u00e8 Neruda non viene creduto: questo \u00e8 un nodo molto importante\u201d. Dice la verit\u00e0 ma nessuno gli crede. A volte i pregiudizi accecano. Direi che capita molto spesso, pi\u00f9 di quanto anche la mente pi\u00f9 aperta potrebbe credere.<\/p>\n<p>10 maggio<br \/>\nLa festa di paese<br \/>\nIl gioco insistente sui \u201ctipi strani\u201d \u00e8 cio\u00e8 frutto di premeditazione. Anche stavolta, poi, il finale sar\u00e0 scelto dagli attori, per\u00f2 in maniera differente: nell\u2019opera di Sk\u00e1rmeta c\u2019\u00e8 Matilda che \u00e8 innamorata di Mario, ma la madre ostacola l\u2019unione perch\u00e9 Mario \u00e8 strano. Roberta ha intenzione di chiedere agli attori di stabilire se ha ragione Matilda o sua madre. Se questo matrimonio, insomma, s\u2019ha da fare o no. Tutto questo, cio\u00e8, prima di costruire lo spettacolo: gli attori non lo sanno (anche se qualcuno, come Laura, l\u2019ha capito), ma stanno contribuendo anche loro alla stesura del copione. [\u2026] Poco alla volta, quasi tutti partecipano al ballo; come capita spesso, le donne decidono di ballare anche tra di loro e l\u2019atmosfera \u00e8 davvero gioiosa. Mentre le coppie danzano, ogni tanto Roberta stoppa la musica e tutti devono rimanere immobili: in quei momenti, prima Paloma e poi Danilo leggono la poesia di Neruda sull\u2019amore:<\/p>\n<p>Amore mio,<br \/>\nandiamo al cinema del paesino.<br \/>\nLa notte trasparente gira<br \/>\nCome un molino,<br \/>\nmuto, elaborando stelle.<br \/>\nNoi, amore mio,<br \/>\nfinch\u00e9 saremo vivi<br \/>\nfaremo nostra tutta la vita vera<br \/>\nma anche i sogni:<br \/>\ntutti i sogni<br \/>\nsogneremo.<\/p>\n<p>Stefania guida il giro di commenti finali. Com\u2019era questo ballo?<br \/>\nAldo: \u201cPer me \u00e8 tutto un macello!\u201d.<br \/>\nMarco: \u201cLa musica \u00e8 divina\u201d.<br \/>\nGualtiero: \u201cTutti i giorni cos\u00ec sarebbe festa nazionale\u201d.<br \/>\nLaura: \u201cCi siamo divertiti da matti!\u201d.<br \/>\nNon \u00e8 finita qui. L\u2019incontro di oggi prevede anche il dialogo tra Matilda e la madre: la ragazza le rivela di essersi innamorata di Mario. La madre si arrabbia. Provano superbamente la scena Laura, che fa la madre, e Giusy, Matilda. A un certo punto Giusy s\u2019inginocchia persino, mentre Laura continua ad aggredirla: \u201cMa come ti viene in mente? Ma sei ammattita?\u201d. Mentre Laura s\u2019infervora e Giusy resta china implorandola di darle il suo consenso, Roberta alza il volume della musica per consentire alle due attrici una via di fuga dalla scena. Giusy e Laura, allora, si tirano su intrecciandosi in una specie di saltarello a due, e tra gli applausi e le risa generali si allontanano verso il fondo del palcoscenico.<br \/>\nL\u2019improvvisazione funziona cos\u00ec bene che sar\u00e0 di sicuro inserita nello spettacolo.<\/p>\n<p>7 giugno<br \/>\nLa radio protagonista<br \/>\nIl primo a entrare in scena con la camminata strana \u00e8 Giorgio: le sue sopracciglia sono sempre corrugate e gli occhi guardano lontano, mai in direzione di qualcuno. Magrolino, Giorgio \u00e8 un ottimo \u201ccamminatore strano\u201d: lo si vedeva gi\u00e0 le prime volte, quando le improvvisazioni erano ancora del tutto libere. Segue Marco, un po\u2019 dondolante, infine Daniela, che vibra come un uccello spaventato, ma alla fine partecipa sempre. Mentre passano i personaggi strani, si fanno commenti ad alta voce su di loro: Roberta ha stabilito che a turno, donne e uomini devono parlare prima male e poi bene di quelli che passano, alternandosi tra loro. Daniela sottolinea spesso la maldicenza della gente: mentre cammina, percepisce qualche parola di scherno e sembra offendersi, ma il tutto avviene cos\u00ec velocemente che non ci sono conseguenze negative. A dire il vero, anzi, Oscar nota una certa confusione nella piazza e mi bisbiglia se non sia il caso di far parlare una persona sola per gruppo. Io lo esorto a riferirlo a Roberta, ma non ora. Adesso \u00e8 il momento di tacere e di osservare.<br \/>\nMery introduce le chiacchiere del villaggio: &#8220;Le giornate scorrono tranquille a Isla Negra, tra le chiacchiere delle donne e dei pescatori. Nel villaggio abita anche Mario, un tipo che la gente dice sia un po\u2019 strano\u2026\u201d.<\/p>\n<p>13 giugno<br \/>\nIl laboratorio di scrittura<br \/>\nL\u2019elenco di vocaboli e perifrasi \u00e8 notevole.<br \/>\nPer gli attori l\u2019amore \u00e8:<br \/>\n&#8211; due persone che si vogliono bene;<br \/>\n&#8211; due persone che si percepiscono, che si danno fiducia;<br \/>\n&#8211; sofferenza;<br \/>\n&#8211; fedelt\u00e0;<br \/>\n&#8211; viene dal cielo;<br \/>\n&#8211; accettare l\u2019altro;<br \/>\n&#8211; timidezza;<br \/>\n&#8211; pu\u00f2 essere la rappresentazione di chiss\u00e0 che cosa ma non si sa;<br \/>\n&#8211; una scoperta giorno per giorno;<br \/>\n&#8211; provare per credere;<br \/>\n&#8211; una cosa meravigliosa tra persone, popoli;<br \/>\n&#8211; passione;<br \/>\n&#8211; vi dar\u00e0 le ali;<br \/>\n&#8211; indebolisce;<br \/>\n&#8211; gioia;<br \/>\n&#8211; ansia;<br \/>\n&#8211; felicit\u00e0;<br \/>\n&#8211; dirsi la verit\u00e0.<br \/>\nL\u2019esilio invece si identifica con:<br \/>\n&#8211; prigionia;<br \/>\n&#8211; sofferenza;<br \/>\n&#8211; solitudine;<br \/>\n&#8211; emarginazione;<br \/>\n&#8211; ricordi brutti di mio padre in guerra;<br \/>\n&#8211; povert\u00e0, assenza di risorse;<br \/>\n&#8211; una cosa costretta;<br \/>\n&#8211; come sa di sale lo scendere e lo salire le altrui scale;<br \/>\n&#8211; un portone chiuso;<br \/>\n&#8211; una cosa umana fatta senza violenza;<br \/>\n&#8211; distanza;<br \/>\n&#8211; stare agli estremi della realt\u00e0;<br \/>\n&#8211; vuoto, assenza;<br \/>\n&#8211; alternativa costruttiva.<br \/>\nLa diversit\u00e0 \u00e8 invece:<br \/>\n&#8211; arruso (gay in siciliano);<br \/>\n&#8211; sospensione;<br \/>\n&#8211; condivisione;<br \/>\n&#8211; accettazione;<br \/>\n&#8211; razzismo;<em><br \/>\n<\/em>&#8211; inusuale;<br \/>\n&#8211; ricchezza;<br \/>\n&#8211; ognuno ha diritto alla propria diversit\u00e0;<br \/>\n&#8211; disagio psicologico;<br \/>\n&#8211; non sentirsi uguali;<br \/>\n&#8211; la cosa pi\u00f9 bella del mondo;<br \/>\n&#8211; una bella cosa;<br \/>\n&#8211; soggiogare l\u2019altro;<br \/>\n&#8211; religioni diverse;<br \/>\n&#8211; n\u00e9 io n\u00e9 nessuno;<br \/>\n&#8211; inferiorit\u00e0;<br \/>\n&#8211; amore-odio;<br \/>\n&#8211; bello e brutto;<br \/>\n&#8211; pu\u00f2 esprimere tutto.<br \/>\nL\u2019ipocrisia e l\u2019indifferenza vengono abbinati perch\u00e9 non si riesce a riassumere che in questa maniera il concetto di \u201cchiacchiere della piazza\u201d, ossia quell\u2019attivit\u00e0 di taglia e cuci che impegna quotidianamente i pigri abitanti di Isla Negra, come succede in qualsiasi paese sperduto della provincia pi\u00f9 anonima. Al tema doppio il gruppo abbina le seguenti espressioni:<br \/>\n&#8211; peggio dell\u2019odio;<br \/>\n&#8211; peggior tortura fatta all\u2019uomo;<br \/>\n&#8211; insensibilit\u00e0;<br \/>\n&#8211; menefreghismo;<br \/>\n&#8211; la pi\u00f9 brutta cosa al mondo;<br \/>\n&#8211; contraddizione odiosa;<br \/>\n&#8211; poca fiducia;<br \/>\n&#8211; insicurezza;<br \/>\n&#8211; chiacchiere;<br \/>\n&#8211; maldicenza;<br \/>\n&#8211; diplomazia politica;<br \/>\n&#8211; una cosa brutta;<br \/>\n&#8211; falsit\u00e0;<br \/>\n&#8211; cattiveria;<br \/>\n&#8211; chiudersi in se stessi;<br \/>\n&#8211; invidia;<br \/>\n&#8211; alimento degli stupidi;<br \/>\n&#8211; egoismo;<br \/>\n&#8211; disonest\u00e0.<\/p>\n<p>Conclusioni<br \/>\nAcqua e idee in un pomeriggio di inizio luglio<br \/>\nNella mia cucina, tiriamo fuori copioni e idee. Roberta spiega che cosa significhi per lei un lavoro come quello che ha messo in piedi a San Girolamo. \u201cVorrei che fosse chiaro che i nostri spettacoli non sono la recita di fine anno, ma sono il frutto di un lavoro reale e serio\u201d, precisa. Sarebbe un sogno, aggiunge, se i suoi allestimenti fossero accolti nel cartellone di una stagione teatrale e se la gente decidesse di venire a vederli al posto di qualcos\u2019altro. Roby \u00e8 cosciente di quanto la sua ambizione sia difficilmente realizzabile, ma non per questo smette di crederci. Per lei il teatro \u00e8 \u201cfatto di sudore, di attese, di sbagli, rettifiche e dignit\u00e0\u201d. Una roba grossa, insomma. Di tutt\u2019altra natura, invece, il punto di vista di Stefania. Il suo \u00e8 un parere professionale, non privo di profonda umanit\u00e0. Alla mia domanda, banale, giornalistica, se il laboratorio teatrale possa aiutare a \u201cguarire\u201d, Stefy risponde con intelligenza e competenza: che cosa significa guarire? Chi e come stabilisce il confine tra \u201csano\u201d e \u201cmalato\u201d?. La psichiatria non \u00e8 una scienza esatta, come ogni disciplina concepita dall\u2019uomo; soprattutto, muta orientamento con il mutare della societ\u00e0, della storia. Con il tempo, ad esempio, sono stati vietati dalla legge i manicomi, una \u201cparola brutta\u201d, come ha detto qualcuno degli attori nel pomeriggio a Torre di Palme. Si \u00e8 capito, in definitiva, che il \u201cmatto\u201d \u00e8 qualcuno che percepisce la realt\u00e0 in una maniera diversa da quello che vi si \u00e8 inserito pi\u00f9 o meno bene (e in questo pi\u00f9 o meno si potrebbe annoverare un intero campionario di esseri umani che tutto sembrano fuorch\u00e9 normali. Ma questo \u00e8 un altro discorso). Tutto sta a cercare di valorizzare questi modi differenti di adattarsi al reale, al qui e all\u2019ora. Sempre, naturalmente, che sia possibile. Un modo per stabilire un \u201ccontatto\u201d con chi ha un rapporto inconsueto con la realt\u00e0 \u00e8 proprio il laboratorio teatrale detto, non a caso, nella dicitura completa, \u201claboratorio di espressivit\u00e0 psico-corporea\u201d. A chi vi partecipa, in sostanza, si d\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di sperimentare modalit\u00e0 inedite di autopercezione circoscrivendole per\u00f2 alla durata ben delimitata nel tempo della lezione, senza dimenticare all\u2019interno della medesima un necessario momento di rielaborazione. Perch\u00e9 non si pu\u00f2 rischiare che qualcuno rimanga attaccato alla parte o all\u2019esercizio corporeo che gli \u00e8 stato assegnato: lo scopo \u00e8 un altro, ossia indurre gli attori a scoprire che, s\u00ec, possono \u201cerrare nella persona\u201d, come dice Stefania, sperimentando nuove maschere, ma solo perch\u00e9 protetti da un gruppo che vuole loro bene e che li incoraggia, e che soprattutto li aiuter\u00e0 a tornare in loro stessi, una volta terminato l\u2019esercizio, rinvigoriti, forse, da una grinta e un senso di catarsi inediti. Il teatro, in sostanza, non rimuove le sofferenze, non pu\u00f2 n\u00e9 gli spetta farlo; per\u00f2 pu\u00f2 infondere un coraggio mai sperimentato<br \/>\nprima, almeno l\u00ec, sulla scena, sotto il calore delle luci e degli sguardi del pubblico.<br \/>\nDopo questa parentesi pseudo-impegnata, fortunatamente il nostro incontro prosegue su un piano pi\u00f9 pragmatico: come cambier\u00e0 il copione visto quello che \u00e8 venuto fuori dal laboratorio di scrittura? Roberta sembra assai sicura di s\u00e9: alcune poesie del sommo Neruda (non se ne abbia a male) saranno sostituite dagli scritti degli attori. In particolare, salta la poesia sul \u201ccammino errante\u201d. Il tema dell\u2019esilio \u00e8 stato analizzato pi\u00f9 volte durante l\u2019anno, come si capisce dal testo che ne \u00e8 venuto fuori:<\/p>\n<p>Come sa di sale lo scendere e lo salire l\u2019altrui scale<br \/>\nal termine dei miei giorni mi trovai esiliato<br \/>\nin un paese lontano<br \/>\ne nulla mi rimaneva nella mano<br \/>\nqui in esilio sto bene<br \/>\nho gioia e poche pene<br \/>\nvagabondo in questo vuoto e nell\u2019assenza dei miei affetti<br \/>\ntrovo sempre dei difetti<br \/>\nlontano dall\u2019amore mio<br \/>\nbatte il cuore dell\u2019amato mio<br \/>\ndesiderio di solitudine ed isolamento<br \/>\nci\u00f2 a volte mi rende contento<br \/>\nma\u2026 trover\u00f2 un\u2019alternativa costruttiva?<\/p>\n<p>E chi lo sa? Verrebbe da dire: capita sempre qualche bivio durante l\u2019esistenza davanti al quale non si sa cosa fare. Il brutto \u00e8 quando ci si sente di essere arrivati in fondo. Ma lasciamo perdere la (mia) filosofia da quattro soldi. L\u2019altra novit\u00e0 \u00e8 invece al passaggio dei tipi strani, pi\u00f9 o meno all\u2019inizio del vecchio copione. I commenti malevoli e benevoli erano troppo confusi? Allora Ro ha ipotizzato il seguente stratagemma: al passaggio di ogni personaggio i due gruppi di uomini e donne pronunceranno alternandosi le battute della filastrocca sulla diversit\u00e0 composta durante il laboratorio di scrittura.<br \/>\nEccola:<\/p>\n<p>Amo le cose di diverse, pazzamente<br \/>\namo il bello e il brutto<br \/>\nsono indifferente a tutto<br \/>\nn\u00e9 io, n\u00e9 nessuno<br \/>\nci sentiamo uguali a qualcuno<br \/>\ngay, africano o musulmano<br \/>\nateo, cattolico o sciamano<br \/>\nognuno ha il diritto di sentirsi normale<br \/>\nognuno ha diritto alla propria diversit\u00e0<br \/>\ntu diverso non hai un difetto<br \/>\nesprimi tutto con grande affetto.<br \/>\n[\u2026]<\/p>\n<p>L\u2019ultima innovazione \u00e8 a monte del copione e di questo stesso volume. L\u2019autore dell\u2019aforisma degno del miglior Aristotele \u00e8 Mario:<\/p>\n<p>La diversit\u00e0 \u00e8 informe infinito<br \/>\npoich\u00e9 la forma<br \/>\n\u00e8 limitante e finita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Alessandra Pederzoli<br \/>\ntratto da A. Cicalini, Progetto Teatral &ndash; Mente. Un pretesto: il postino di Neruda, Legatoria della Nuova Serra, Porto Sant&rsquo;Elpidio (AP), 2007<br \/>\n&ldquo;Era un tardo pomeriggio d&rsquo;inverno. 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