{"id":2016,"date":"2011-07-14T11:21:52","date_gmt":"2011-07-14T11:21:52","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2016"},"modified":"2025-10-15T12:49:12","modified_gmt":"2025-10-15T10:49:12","slug":"la-rete-dei-servizi-territoriali-il-caso-dell-emilia-romagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2016","title":{"rendered":"3. La rete dei servizi territoriali: il caso dell&#8217;Emilia Romagna"},"content":{"rendered":"<p>di Luca Baldassarre<\/p>\n<p>Per il passaggio dal tema degli infortuni sul lavoro a livello nazionale a una panoramica complessiva della rete dei servizi territoriali (sociali, sanitari, educativi, di inserimento lavorativo, ecc.) indirizzati a minori e adulti, siamo scesi ad analizzare un contesto regionale. A Luigi Mazza, funzionario della Regione Emilia Romagna, Servizio Governo Integrazione Socio-Sanitaria, abbiamo chiesto di raccontarci la situazione di questo territorio.<\/p>\n<p><strong>Innanzitutto partiamo dalle dimensioni del fenomeno: sono disponibili dei dati sul binomio immigrazione e disabilit\u00e0?<\/strong><br \/>\nPurtroppo al momento attuale non sono ancora disponibili dati che descrivano con precisione quanto \u00e8 diffusa la disabilit\u00e0 tra la popolazione immigrata. Abbiamo fatto una breve ricerca di sfondo e l\u2019impressione \u00e8 che dati organizzati non siano ancora disponibili n\u00e9 a livello regionale, n\u00e9 a livello nazionale. Per adesso possiamo dunque fare soltanto delle ipotesi, sulla base di studi che sono stati fatti in altri Paesi e di dati che ci segnalano i nostri servizi, in assenza comunque di una rappresentazione esaustiva di questo fenomeno.<br \/>\nConsiderando che, come emerge ad esempio dal rapporto Caritas\/Migrantes, in Italia l\u2019immigrazione \u00e8 ancora un fenomeno relativamente nuovo e ancora in fase di \u201cstrutturalizzazione\u201d, possiamo ipotizzare che la disabilit\u00e0 sia diffusa tra la popolazione immigrata in misura inferiore rispetto alla popolazione complessiva, anche se si tratta di un fenomeno in crescita e comunque gi\u00e0 rilevante dal punto di vista qualitativo, considerando i bisogni assistenziali espressi. Come emerge anche dai dati raccolti dall\u2019ISTAT, la principale causa di disabilit\u00e0 \u00e8 il processo di invecchiamento. La struttura demografica della popolazione immigrata, invece, si sta ancora stabilizzando, sono quasi assenti gli anziani, soltanto recentemente sta aumentando la presenza di minori e donne. Chi arriva in Italia lo fa principalmente per lavorare e deve spesso affrontare un viaggio difficoltoso. Per questi motivi, come \u00e8 documentato nella letteratura straniera, generalmente la popolazione immigrata presenta livelli di salute migliori di quanto invece ci si sarebbe dovuti aspettare considerando le condizioni socio-economiche generalmente meno favorevoli nelle quali gli immigrati vivono. Funziona in questi casi una sorta di fenomeno di selezione, che tuttavia \u00e8 un effetto destinato ad attenuarsi con la stabilizzazione demografica. Questo fenomeno contrasta con il pregiudizio spesso diffuso, che considera gli immigrati stranieri sempre e comunque un gruppo di popolazione che consuma pi\u00f9 servizi di welfare rispetto alla popolazione generale.<br \/>\nTutte queste considerazioni ci portano infatti a ipotizzare che la percentuale di persone con gravi disabilit\u00e0 presenti tra la popolazione immigrata non dovrebbe sicuramente raggiungere la quota di presenza che si registra invece tra la popolazione italiana, che \u00e8 intorno al 5%. In Emilia Romagna \u00e8 il 3,8%.<br \/>\nTra i minori la presenza di disabilit\u00e0 dovrebbe essere invece pi\u00f9 vicina a quella della popolazione generale, anche se alcuni autori sottolineano che la popolazione immigrata, poich\u00e9 vive in una situazione di svantaggio sociale, \u00e8 pi\u00f9 esposta alla disabilit\u00e0. Al momento attuale comunque non abbiamo dati che ci dicono che a scuola ci sono pi\u00f9 minori stranieri, che in generale sono circa il 10% della popolazione scolastica, certificati in situazione di handicap o seguiti dai Servizi di Neuropsichiatria infantile delle ASL, rispetto alle quote del 2% e del 6% che si registrano in Emilia Romagna sulla popolazione in generale. \u00c8 comunque rilevante sottolineare che in alcuni territori della nostra Regione gi\u00e0 oggi ci segnalano che oltre il 10% degli alunni in situazione di handicap \u00e8 anche straniero, situazione che spesso comporta un doppio svantaggio.<br \/>\nEcco perch\u00e9 possiamo parlare di un fenomeno rilevante soprattutto dal punto di vista qualitativo. \u00c8 bene ribadire che si tratta comunque di un fenomeno che non \u00e8 ancora stato studiato in maniera sistematica e accurata.<\/p>\n<p><strong>Volendo fare una ricerca su immigrazione e disabilit\u00e0 a quali fonti si deve fare riferimento?<\/strong><br \/>\nInnanzitutto \u00e8 necessario definire con precisione cosa intendiamo per immigrazione e cosa per disabilit\u00e0. Le cose cambiano ad esempio se si considerano i soggiornanti, i residenti oppure cercando di fotografare la situazione degli irregolari. Allo stesso modo, per quanto riguarda la disabilit\u00e0, in questo tipo di studi generalmente si pu\u00f2 considerare o la semplice presenza di una limitazione funzionale, oppure una situazione di disabilit\u00e0 pi\u00f9 complessa. Nel caso della popolazione italiana, ad esempio, le stime dell\u2019ISTAT sono nel primo caso del 12%, mentre per le disabilit\u00e0 pi\u00f9 gravi si scende al 5%.<br \/>\nVolendo invece individuare le fonti gi\u00e0 disponibili rispetto all\u2019accesso al sistema dei servizi, si dovrebbe seguire l\u2019approccio del cosiddetto \u201cprogetto di vita\u201d, che consiste nel considerare a 360 gradi i bisogni della persona e tutti gli interventi disponibili. La stessa Legge quadro sull\u2019handicap n. 104\/92 prevede un insieme piuttosto articolato di servizi e prestazioni, a vario titolo collegate alle certificazioni di handicap e invalidit\u00e0, che \u00e8 possibile ricondurre ai quattro ambiti fondamentali della salute, della scuola, dei servizi sociali e socio-educativi e infine delle prestazioni assistenziali, anche se ci sono comunque delle limitazioni di accesso, che variano da settore a settore.<br \/>\nL\u2019approccio del progetto di vita ci porta dunque ad analizzare i dati di attivit\u00e0 non solo dei servizi sociali e socio-educativi, ma anche i dati relativi alle diagnosi e prese in carico da parte dei servizi di Neuropsichiatria per l\u2019Infanzia e l\u2019Adolescenza (NPIA) e degli altri servizi territoriali o ospedalieri, cos\u00ec come i dati relativi all\u2019integrazione scolastica forniti dall\u2019Ufficio scolastico regionale e infine i dati relativi alle provvidenze di carattere assistenziale. Si tratta di un lavoro che non \u00e8 ancora stato fatto in modo sistematico e che richiede qualche attenzione perch\u00e9 in tutti questi flussi, proprio perch\u00e9 parliamo ancora di un fenomeno emergente, non \u00e8 ancora abituale l\u2019analisi congiunta del binomio immigrazione e disabilit\u00e0. Sicuramente pi\u00f9 complesso \u00e8 invece uscire dalle fonti ufficiali per stimare la presenza di disabilit\u00e0 tra i cosiddetti irregolari.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le priorit\u00e0 per le politiche regionali?<\/strong><br \/>\nUn primo obiettivo \u00e8 sicuramente quello della tutela e della lotta alla discriminazione. In questa direzione il primo risultato da raggiungere \u00e8 una legislazione che garantisca l\u2019accesso al sistema di welfare rivolto alla generalit\u00e0 della popolazione, senza creare separazioni o discriminazioni.<br \/>\nRaggiunto questo primo obiettivo, con l\u2019aumentare dei flussi, si apre una seconda questione che riguarda l\u2019efficacia e l\u2019appropriatezza dei servizi.<br \/>\nSe \u00e8 vero che gli immigrati stranieri hanno gli stessi diritti, non va dato per scontato che i bisogni da soddisfare siano sempre gli stessi e che i nostri servizi siano gi\u00e0 in grado di farlo.<br \/>\nPer fare soltanto alcuni esempi, la diagnosi e il trattamento delle disabilit\u00e0 intellettive tra i minori stranieri presenta sicuramente dei punti di attenzione e delle peculiarit\u00e0 da considerare. In generale la presenza di una situazione di svantaggio economico, sociale e culturale amplifica i problemi legati a una determinata patologia o disabilit\u00e0. Ad esempio, l\u2019assenza di una rete familiare di riferimento \u00e8 un elemento che molto spesso i servizi sociali devono affrontare nelle situazioni di deficit acquisito tra gli immigrati stranieri. Ancora, molti studi sottolineano che tra gli immigrati \u00e8 spesso frequente un uso non appropriato dei servizi sanitari, in particolare ospedalieri. Infine, non sappiamo molto sugli atteggiamenti che gli appartenenti alle diverse comunit\u00e0 straniere presenti nel nostro paese hanno nei confronti della disabilit\u00e0. Sappiamo invece che gli atteggiamenti personali e culturali possono contribuire a superare o amplificare una situazione di handicap.<br \/>\nQuesti esempi ci fanno capire che non \u00e8 sufficiente garantire l\u2019accesso ai servizi, ma anche sviluppare la qualit\u00e0 e le competenze presenti nei servizi stessi. Nella Legge regionale n. 5\/2004 sull\u2019immigrazione sono presenti entrambi gli obiettivi. Come indicato nella norma, infatti, la legislazione regionale \u00e8 finalizzata non solo alla garanzia delle pari opportunit\u00e0 di accesso ai servizi, ma anche a indirizzare concretamente l\u2019azione amministrativa nel territorio della Regione al fine di rendere effettivo l\u2019esercizio dei diritti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Baldassarre<br \/>\nPer il passaggio dal tema degli infortuni sul lavoro a livello nazionale a una panoramica complessiva della rete dei servizi territoriali (sociali, sanitari, educativi, di inserimento lavorativo, ecc.) indirizzati a minori e adulti, siamo scesi ad analizzare un contesto regionale. 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