{"id":2018,"date":"2011-07-14T11:26:06","date_gmt":"2011-07-14T11:26:06","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2018"},"modified":"2025-10-15T12:54:02","modified_gmt":"2025-10-15T10:54:02","slug":"un-esperienza-di-inserimento-scolastico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2018","title":{"rendered":"5. Un&#8217;esperienza di inserimento scolastico"},"content":{"rendered":"<p>di Luca Baldassarre<\/p>\n<p>S., 13 anni, di origine marocchina, con Sindrome di Down e difficolt\u00e0 nell\u2019articolazione delle parole e nell\u2019astrazione, \u00e8 arrivata in Italia nel 2000 con la mamma e una sorellina appena nata. Il pap\u00e0 era gi\u00e0 in Italia dal 1987. Il primo anno \u00e8 rimasta a casa, mentre \u00e8 poi riuscita nell\u2019anno successivo a frequentare la scuola d\u2019infanzia, dove \u00e8 rimasta per due anni.<\/p>\n<p><strong>Una giornata a scuola<\/strong><br \/>\nQuando arriva a scuola \u00e8 tutta allegra, contenta e sorridente, ancora di pi\u00f9 da quando c\u2019\u00e8 anche la sorellina. Si baciano e si abbracciano nei corridoi prima di lasciarsi e raggiungere ognuna la propria classe da cui usciranno alle 16.30 per tornare a casa con il pap\u00e0 in autobus.<br \/>\nLa lezione del luned\u00ec [giorno in cui abbiamo fatto l\u2019intervista agli insegnanti] \u00e8 cominciata con la conversazione, guidata dall\u2019insegnante di sostegno O., in cui i bambini hanno parlato di cosa si era fatto il giorno prima. In questa attivit\u00e0 che \u00e8 svolta in diverse mattinate e che dura circa un quarto d\u2019ora, mentre si aspetta che tutti arrivino e si sistemino, si coinvolge tutta la classe. \u201cLo scopo \u00e8 cercare di prendersi quel tempo per parlare tra di noi, per cercare di riflettere sul modo di esprimere i propri sentimenti&#8230; Non \u00e8 facile naturalmente, spesso scoppiano delle liti e delle divisioni radicali tra maschi e femmine. I bambini devono imparare anche ad ascoltare chi, come S., ha delle difficolt\u00e0 nell\u2019espressione\u201d, dice il maestro.<br \/>\nAnche lei infatti racconta la sua esperienza e ha sempre qualcosa da dire, mima anche cose che ha visto il giorno prima, e si esprime come pu\u00f2, perch\u00e9 ha dei problemi nell\u2019articolazione delle parole. \u201cLa bambina da qualche anno balbetta, e lo fa sia nella sua lingua madre, l\u2019arabo, che in italiano, sia a casa che a scuola\u201d, racconta V., l\u2019insegnante di matematica. Da quest\u2019anno \u00e8 infatti seguita dalla logopedista, la quale ha voluto incontrare sia le insegnanti che il padre per insegnar loro degli esercizi da ripetere con la bambina. Il problema non sembra legato quindi alla scuola o a situazioni particolarmente delicate. Questo handicap si pensa che sia apparso in seguito ai notevoli passi in avanti che la bambina ha compiuto in diversi ambiti, tanto che probabilmente non \u00e8 riuscita a gestirli del tutto perch\u00e9 sono stati troppo grandi per lei. \u201cProgressi che sono dovuti anche al suo modo di essere solare, disponibile e curioso, senza particolari idiosincrasie, anche se vorrebbe fare spesso le cose a suo modo \u2013 senza ascoltare \u2013 e con una certa pigrizia che talvolta prende il sopravvento\u201d, racconta il maestro.<br \/>\nQuindi, nonostante il problema nell\u2019espressione linguistica, ci \u00e8 descritta come una bambina serena che ha in realt\u00e0 una grande facilit\u00e0 nell\u2019imparare le lingue. Una volta, al termine di una lezione di inglese, ha tirato fuori un panino enorme per merenda e il maestro O. le ha chiesto: \u201cAmmazza che panino, ma cos\u00ec grande te lo mangi tutto?!\u201d. E lei in una battuta: \u201cI like!\u201d, per farsi sentire dall\u2019insegnante di inglese e dimostrando un senso dell\u2019ironia notevole, o perlomeno il senso del comico, della battuta pronta. \u201cE questo \u00e8 molto rassicurante, perch\u00e9 nell\u2019handicap non \u00e8 dato per scontato. Ci sono poi altri momenti in cui la vedo in crisi, anche per il discorso delle dinamiche coi compagni. A volte i bambini sanno essere spietati, duri e vanno a cercare proprio il punto debole per fare pressione l\u00e0\u201d.<br \/>\nS. \u00e8 una bambina aperta, espansiva, disponibile e le piace molto scherzare: infatti \u201ctra di noi ci sono un sacco di dinamiche che si basano sull\u2019umorismo\u201d, racconta sempre O. A proposito del cogliere lo scherzo ma anche della fragilit\u00e0 di una persona con Sindrome di Down, per\u00f2, la possibilit\u00e0 di dialogare con un soggetto Down, di scoprire la sua capacit\u00e0 di cogliere l\u2019ironia, \u00e8 molto nota, ma non \u00e8 possibile in tutti i contesti: se il contesto condiziona fortemente la percezione di s\u00e9 come persona incapace, un soggetto Down si adegua all\u2019immagine di incapacit\u00e0.<br \/>\nLa bambina esce dalla classe e va nell\u2019\u201cauletta\u201d con il maestro per svolgere delle attivit\u00e0 individualizzate per non pi\u00f9 di due ore. Con lui trascorre o le prime due ore o le ultime due della mattina per un totale di 14 ore, e tutti i pomeriggi arriva l\u2019insegnante di sostegno comunale che copre 22 ore.<br \/>\nQuesto spazio \u00e8 abbastanza ampio e la bambina pu\u00f2 ritrovarvi le sue cose, i suoi disegni appesi e quelli ancora da finire, i suoi colori, libri, pennelli. Nell\u2019aula ci sono due armadi pieni di materiali e libri anche per il resto della classe, otto banchi disposti a file di quattro tutti uniti a formare un rettangolo, c\u2019\u00e8 una lavagna e una grande finestra; non ci sono cartelloni appesi, solo dei bellissimi disegni fatti da lei con varie tecniche, raffiguranti delle figure umane e dei ritratti, due mappe create con l\u2019aiuto del maestro dove \u00e8 raffigurato il percorso che lei fa con la sua famiglia per arrivare a Casablanca a trovare i parenti rimasti l\u00e0. \u201cLei sa che quando arriva nell\u2019auletta si trova in uno spazio che le appartiene, si riesce a rilassare, considera quella parete come la sua e pu\u00f2 addobbarla come vuole\u201d. Questo spazio non \u00e8 certo precluso al resto della classe che, durante la ricreazione, pu\u00f2 entrarvi spontaneamente e usufruire dei vari materiali a disposizione. Il maestro conta di riempire quella parete e vedere cosa succeder\u00e0 a giugno, se fare una piccola esposizione dei suoi disegni ad esempio. Ci spiega che hanno cercato di usare varie tecniche e il risultato raggiunto \u00e8 straordinario, perch\u00e9 prima di arrivare a fare la figura umana S. ci ha impiegato anni. Le persone che ha rappresentato hanno facce sorridenti, con bocche spalancate e sono coloratissime.<br \/>\nMentre il resto dei compagni \u00e8 impegnato in un\u2019attivit\u00e0 di italiano, la bambina e il maestro cominciano nell\u2019auletta la lettura ad alta voce di un libro che ha per titolo <em>L\u2019alfabeto del deserto<\/em>. Questa attivit\u00e0 ha lo scopo non solo della comprensione e ascolto della lettura del maestro, ma dell\u2019indurre S. al rilassamento iniziale, e poi, naturalmente, si vuole valorizzare la sua cultura madre. Sono ventotto favole arabe, semplici, che cominciano ognuna con una lettera con anche le indicazioni di pronuncia in lingua araba.<br \/>\nL\u2019anno scorso il maestro ha puntato molto sulla lettura, quest\u2019anno si raccolgono i miglioramenti che ci sono stati. \u201cAdesso questo salto va rafforzato, per\u00f2, e non si deve mai abbassare la guardia per paura che la bambina dimentichi. Il percorso \u00e8 ancora lungo e deve tendere all\u2019autonomia della bambina, il pi\u00f9 possibile, per quanto pu\u00f2. Deve essere in grado di ragionare, di vedere le cose\u201d.<br \/>\nDopo la lettura, il maestro passa al dettato e poi di nuovo fa rilassare la bambina e la gratifica con il disegno. S. riesce a lavorare per un\u2019oretta, altre volte anche una mezzora in pi\u00f9.<br \/>\nSuona la campanella della ricreazione. S. va in aula e prende dallo zaino la sua merenda. Gioca con i compagni, in particolare con la sua migliore amica.<br \/>\nAlle undici rientrano in classe per la lezione di inglese e S. partecipa inizialmente con interesse, aiutata dalla compagna che le siede vicino o dall\u2019insegnante di italiano che osserva se ha bisogno. Col passare del tempo per\u00f2 sembra appisolarsi sul banco o fare altro, tipo guardare fuori dalla finestra o colorare sul quaderno.<br \/>\nDa qualche tempo S. tiene un diario in cui descrive delle giornate particolarmente significative da far leggere poi ai genitori e ai compagni stessi. Questo le funge anche da memoria, viste le difficolt\u00e0 nel ricordare, per potervi ritornare sopra in altri momenti e riflettere evocando. Si lavora molto dunque anche sul tempo: dalla descrizione della routine giornaliera con la scansione delle varie azioni, al confronto con il concetto di contemporaneit\u00e0, con il mentre.<br \/>\nAnche lei come gli altri riceve degli incarichi che ruotano ogni quindici giorni, come distribuire le merende o il materiale, sparecchiare la tavola, innaffiare le piante.<\/p>\n<p><strong>Cosa pensano i genitori<\/strong><br \/>\nIl pap\u00e0 \u00e8 molto contento della vita a scuola di S. e sottolinea anche come a lei piaccia. Ha un\u2019ottima opinione degli insegnanti e dei collaboratori scolastici che sono sempre disponibili. Si sentono coinvolti come famiglia dalla programmazione scolastica e dagli operatori dell\u2019ASL che svolgono un lavoro efficace sul piano tecnico.<br \/>\nSia lui che la moglie non vedevano l\u2019ora di poter mandare la bambina a scuola, di poter trovare un aiuto concreto negli insegnanti e oggi sono certi di averlo trovato. \u201cAnche in Marocco la mandavamo in una scuola, era privata, io pagavo, ma come andava la mattina, tornava anche la sera. Non cambiava niente per lei, non migliorava\u201d, racconta il signor M.<br \/>\nOggi le cose stanno lentamente cambiando in Marocco, il nuovo re sta fornendo degli aiuti economici, il trasporto, le carrozzine, dei centri di assistenza per gli invalidi, delle associazioni di volontariato; e cominciano le prime forme di integrazione nelle scuole normali. Un tempo per nulla lontano, i bambini come S. o con altri problemi dovevano restare a casa o in scuole appunto private a pagamento. Nell\u2019anno in cui S. \u00e8 dovuta rimanere a casa, il primo rispetto al suo arrivo in Italia, perch\u00e9 non riuscivano ad accompagnarla alla scuola materna che era lontana, la bambina non ha fatto un progresso e non ha imparato una parola di italiano, secondo l\u2019opinione del padre. Poi non appena ha iniziato la scuola dell\u2019infanzia i cambiamenti si sono visti giorno dopo giorno.<\/p>\n<p><strong>Cosa pensano gli insegnanti<\/strong><br \/>\nI tre insegnanti intervistati sono molto soddisfatti di come S. sta a scuola, di come l\u2019esperienza scolastica sia positiva per lei, per i compagni e per loro stessi, di come sia migliorata nell\u2019apprendimento, nelle autonomie di base, nella funzionalit\u00e0 motoria e comunicativa.<br \/>\nTuttavia emergono importanti divergenze di pensiero per quel che concerne il concetto e la pratica di integrazione di S. Le insegnanti V. e M. da un lato pensano sia pi\u00f9 fruttuoso il lavoro dentro alla classe, mentre O. propende per quello fuori.<br \/>\nLa programmazione di S. \u00e8 infatti diversa dal resto della classe, ha degli obiettivi specifici per quanto riguarda lo scrivere, il leggere, il contare e quindi \u2013 secondo O. \u2013 \u201cnecessita di uscire dalla classe, a meno che non si abbia intenzione di svolgere un\u2019attivit\u00e0 integrativa. Per questo \u00e8 utile stare in classe, altrimenti se deve fare qualcosa di completamente diverso \u00e8 inutile starci perch\u00e9 sappiamo i rumori che ci sono, le distrazioni\u2026 e S. non ha una capacit\u00e0 di attenzione molto lunga, si stanca velocemente. Secondo me quindi \u00e8 del tutto controproducente stare in una classe dove si fanno altre attivit\u00e0\u201d. Il maestro ha l\u2019impressione che la bambina si sia abituata a uscire dalla classe e lo faccia volentieri tanto che, quando capita di restarci, lo guarda male e gli dice sottovoce che \u00e8 arrabbiata. \u201cPer lei \u00e8 difficile seguire anche una lezione di scienze e nel momento in cui sta in classe deve svolgere delle attivit\u00e0 che possano toccare il suo mondo per interagire e interiorizzare quanto sta facendo\u201d, sempre secondo O.<br \/>\nM. e V. la pensano diversamente, per loro \u00e8 proprio l\u2019opposto, infatti S. dovrebbe stare in classe il pi\u00f9 possibile: mediando il lavoro, oppure lavorando per piccoli gruppi, qualcosa S. percepisce, le rimane impresso. A loro non piace che venga portata fuori, a parte ovviamente la volta che \u00e8 pi\u00f9 stanca o che ha bisogno di rilassarsi perch\u00e9 \u00e8 un po\u2019 ammalata. In questi casi anche M. la fa uscire e la porta su dei divanetti che hanno predisposto come spazio relax per tutti i bimbi nello spazio antistante all\u2019aula, l\u00ec leggono una favola. \u201cPer\u00f2 deve essere in classe il grosso del lavoro, gli altri spazi sono di supporto\u201d, dice l\u2019insegnante comunale. Quando fanno un lavoro di gruppo, tutta la classe trova i materiali nell\u2019auletta che funge un po\u2019 da valvola di sfogo dell\u2019aula grande. Anche S. \u2013 quando sta facendo un lavoro di geografia \u2013 va di l\u00e0 da sola per prendere i giornali e tutto l\u2019occorrente per ritagliare, perch\u00e9 ha una buona autonomia per questo.<br \/>\nNel caso di S. lo spazio \u00e8 progettato e pensato dagli insegnanti per lei e per gli altri; \u00e8 uno spazio composto da tante facce. C\u2019\u00e8 quello della scuola, quello comune in classe e quello personale dentro e fuori. Lo spazio di S. comunica una pluralit\u00e0 di interventi e di cambiamenti apportati all\u2019organizzazione scolastica per favorire comunque sempre la sua integrazione, da qualsiasi angolatura la si osservi.<br \/>\nPer quanto riguarda il rapporto e il raccordo tra operatori dell\u2019ASL, scuola e famiglia, sembra esserci una catena che funziona abbastanza bene e che serve anche per conoscere a tutte le parti in causa i progressi della bambina nei vari campi. Il neuropsichiatra chiamato dalla scuola, e che segue S. da anni una volta al mese, ha coinvolto a sua volta la logopedista, e lei di ritorno \u00e8 andata dagli insegnanti e dai genitori a riferire come aveva trovato la bambina e cosa si poteva fare per aiutarla. Visto poi che la famiglia fatica a fare un lavoro sulla lingua italiana, \u00e8 stato chiesto soprattutto agli insegnanti di collaborare.<\/p>\n<p><strong>Il futuro fra limiti e risorse<\/strong><br \/>\nQuando S. \u00e8 arrivata in prima elementare aveva dei problemi motori, faticava a fare le scale; ora riesce a farle con un po\u2019 meno titubanza. Non riusciva n\u00e9 a leggere n\u00e9 a scrivere o a disegnare. Ora legge tutto lo stampato maiuscolo e sta cominciando con il minuscolo; scrive per inviare messaggi a qualcuno; pittura con varie tecniche e rappresenta diverse figure e oggetti per lei significativi. \u201cTutto questo grazie alla scuola\u201d, ci dice il padre.<br \/>\nIl sogno del padre \u00e8 che la bambina un giorno possa gestire se stessa e la casa, andare a lavorare, magari in una struttura protetta o in qualche luogo dove possa imparare un\u2019attivit\u00e0, che riesca a prendere un mezzo pubblico da sola per fare il tragitto da casa al lavoro. Tutte le mattine il signor M. prende un autobus per recarsi in fabbrica e l\u00ec vede da tanti anni due gemelle con Sindrome di Down che si accudiscono a vicenda mentre fanno il tragitto per andare a lavorare. Lui \u00e8 disponibile affinch\u00e9 sua figlia studi il pi\u00f9 possibile, non vuole che resti a casa con la mamma tutto il giorno, desidera la sua autonomia.<br \/>\nL\u2019integrazione in un contesto si realizza anche grazie all\u2019equilibrio tra le diverse forme di responsabilit\u00e0 e l\u2019autonomia.<br \/>\nIl padre, dal canto suo, sente che i progressi raggiunti li deve tutti alla scuola italiana e agli insegnanti. E loro, dall\u2019altro, sottolineano la relazione fra i progressi e l\u2019atteggiamento della famiglia: \u00e8 anche grazie alla loro disponibilit\u00e0, apertura e affetto se S. sta formando un carattere cos\u00ec positivo.<br \/>\n\u00c8 come se questa bambina fosse \u201cnata due volte\u201d, prendendo a prestito il famoso titolo del libro di Pontiggia: la prima in Marocco dove, nonostante frequentasse una scuola speciale privata, non aveva fatto un solo passo in avanti; la seconda in Italia, dove la famiglia ha potuto credere finalmente nella possibilit\u00e0 di una vita felice per S.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Baldassarre<br \/>\nS., 13 anni, di origine marocchina, con Sindrome di Down e difficolt&agrave; nell&rsquo;articolazione delle parole e nell&rsquo;astrazione, &egrave; arrivata in Italia nel 2000 con la mamma e una sorellina appena nata. Il pap&agrave; era gi&agrave; in Italia dal 1987. 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