{"id":2020,"date":"2011-07-14T11:37:27","date_gmt":"2011-07-14T11:37:27","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2020"},"modified":"2025-10-15T12:57:57","modified_gmt":"2025-10-15T10:57:57","slug":"non-d-soddisfazione-essere-guardata-come-una-cosa-strana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2020","title":{"rendered":"7. &#8220;Non d\u00e0 soddisfazione essere guardata come una cosa strana&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>di Luca Baldassarre<\/p>\n<p>Lemlem Ghebray \u00e8 una donna eritrea che vive in Italia dal 1993. \u00c8 emiplegica. Ha acquisito la sua disabilit\u00e0 nel 1982, a seguito di un ferimento in battaglia, durante la trentennale guerra di liberazione che ha interessato il suo Paese. La sua storia di vita in Italia fa emergere molti spunti interessanti, alcuni inaspettati, soprattutto in riferimento a servizi di prima accoglienza, corsi di formazione professionale e universitari, accesso a servizi sociali e sanitari e, in generale, alla capacit\u00e0 di generare sani rapporti interpersonali.<\/p>\n<p><strong>Dove sei nata?<\/strong><br \/>\nSono nata ad Asmara, in Eritrea. Mia madre era proprietaria di un negozio di alimentari; mio padre faceva l\u2019autista di camion. Tutti e due erano grandi lavoratori. A noi figli (eravamo 9) hanno trasmesso molta pace. Mia mamma era molto brava anche ad amministrare il denaro. \u00c8 anche grazie a questo che tutti noi figli siamo riusciti a studiare in una scuola privata; anche perch\u00e9 loro erano convinti che questa scuola, evangelica, fosse la migliore. L\u2019ho frequentata fino alle medie, insieme ai miei fratelli. Poi ho voluto a tutti i costi cambiare, e sono riuscita a convincere i miei genitori a trasferirmi in quella governativa. L\u00ec sono andata per due anni, fino a quando sono scappata da casa per andare al fronte a combattere la guerra di liberazione del mio Paese.<\/p>\n<p><strong>Sei diventata disabile durante la guerra?<\/strong><br \/>\nS\u00ec. Mi sono arruolata nel Fronte Popolare per la Liberazione dell\u2019Eritrea, fin dal 1974. Sono stata nelle forze armate ma non ho solo combattuto. Ho insegnato ai miei commilitoni; sono stata maestra per i bambini, ho insegnato storia ai prigionieri di guerra e, dopo il ferimento, ho lavorato anche come bibliotecaria fino alla grande giornata di liberazione, nel 1991. Nel 1982, durante un\u2019offensiva, sono stata colpita alla parte sinistra del cervello: ho avuto un\u2019emiplegia e perso l\u2019uso della parola. Cos\u00ec sono diventata disabile. Mi sono curata nel mio Paese: sono stata 5 mesi all\u2019ospedale. I medici dopo molti controlli per verificare le mie condizioni, mi dissero: \u201cSe vuoi affrontare la vita, vai! Il nostro lavoro \u00e8 finito\u201d. Dopo la liberazione, nel 1991, in due anni ho terminato il mio percorso di studi di scuola superiore. Poi ho partecipato al referendum che ci ha permesso di chiudere con l\u2019Etiopia per sempre. Poi volevo vedere il mondo. Quello che c\u2019era fuori. Allora sono partita per la Svizzera.<\/p>\n<p><strong>Quando sei arrivata in Italia?<\/strong><br \/>\nSono arrivata in Italia, a Parma, l\u20198 novembre del 1993. Nei primi mesi sono stata da alcune mie cugine; in seguito, l\u2019associazione \u201cPozzo di Sicar\u201d, che fornisce ospitalit\u00e0 a donne straniere, mi ha dato un alloggio per sei mesi e vita. Poi sono andata dal Vescovo di Parma [attuale Vescovo di Modena, Ndr] che mi ha aiutato a trovare una stanza a Ferrara, vicino all\u2019ospedale San Giorgio, dove ancora oggi faccio riabilitazione.<\/p>\n<p><strong>Tu sei una cittadina straniera che ha una disabilit\u00e0. Ritieni che questa tua duplice condizione ti abbia condizionato in qualche modo, da quando vivi in Italia?<\/strong><br \/>\nDevi sapere questo: per me \u00e8 sempre stato importante creare legami con le persone. Credo nell\u2019amicizia e negli affetti. Il mio cuore \u00e8 sempre stato grande e al fronte ho imparato moltissimo: l\u00ec si divideva tutto. Tutto era di tutti. Eravamo tutti fratelli e sorelle. La cultura che ho respirato era molto diversificata perch\u00e9 era portata dalle zone di tutto il Paese. Quando sono arrivata in Italia ho dovuto confrontarmi con un modo di fare e pensare che spesso non capivo. Ancora adesso faccio fatica quando chiedo informazioni e le persone non mi guardano in faccia. Io dico sempre: \u201cScusi, perch\u00e9 non mi guardi?\u201d. Cos\u00ec come non mi piace quando le persone mi scrutano, con lo sguardo pieno di compatimento. Quante persone leggono, sanno di attualit\u00e0, si informano, come faccio io? A tutti quelli che mi guardano con questi occhi io dico: \u201cGuardate a voi stessi con compassione! Maledizione!\u201d. Faccio le mie cose con orgoglio e serenit\u00e0; non voglio essere giudicata. Pensa che non mi sono mai sentita giudicata perch\u00e9 sono nera ma solo perch\u00e9 sono disabile. Per andare a camminare sulle mura di Ferrara mi alzo alle quattro del mattino, e torno a casa prima delle sei, cos\u00ec non vedo nessuno. Non d\u00e0 soddisfazione essere guardata come una cosa strana! All\u2019inizio di quest\u2019anno mi sono anche riproposta di smettere di usare il triciclo con il quale giro la citt\u00e0. Cos\u00ec vado in autobus e la gente mi osserva meno. Io cerco di vestirmi sempre bene e di curare la mia persona. Ho notato che per questo mio modo di fare molte persone mi percepiscono non come disabile ma come una disabile che cerca di essere abile. Molti autisti non aspettano che mi sieda. Partono senza attendere. E io tutte le volte rischio di ribaltarmi [ride di gusto, Ndr]. A casa mia, in Eritrea, nessuno ti guarda. Chiacchierano con te senza giudicarti. Per fortuna ho tanti amici italiani che sanno farsi volere bene e farti sentire benvoluta.<\/p>\n<p><strong>Tu conosci i servizi che esistono in Italia per le persone disabili?<\/strong><br \/>\nAlcuni s\u00ec. Ho potuto avere posti dove stare, i buoni taxi e il triciclo per spostarmi, il riconoscimento dell\u2019invalidit\u00e0; ho provato anche a studiare all\u2019Universit\u00e0 di Bologna.<br \/>\nIo leggo tantissimo e, quando sono a casa, ascolto moltissimo la radio e mi informo. Cos\u00ec imparo a conoscere le cose. In generale, non ho fiducia. Per la mia disabilit\u00e0 non pretendo di vivere nell\u2019oro. Tu sai che dal 1869 fino alla Seconda Guerra Mondiale gli italiani sono stati colonizzatori del mio Paese. Credo di avere diritto a tutto quello che i miei genitori, i miei nonni, i miei bisnonni hanno pagato, non con i soldi ma col sudore della fronte, con la fatica e soprattutto col sangue. Ho tutto il diritto di vivere tranquillamente.<\/p>\n<p><strong>Dicevi degli studi all\u2019Universit\u00e0 di Bologna\u2026<\/strong><br \/>\nSiccome ho frequentato per un anno \u201cLa citt\u00e0 del Ragazzo\u201d, che mi ha dato la possibilit\u00e0 di studiare per imparare meglio l\u2019uso del computer, da l\u00ec ho provato a capire se potevo iscrivermi alla Facolt\u00e0 di Psicologia. All\u2019interno dell\u2019Universit\u00e0 ho trovato un servizio che mi ha aiutato molto, il Servizio Studenti Disabili, per\u00f2 alla fine non sono riuscita ad avere il riconoscimento del titolo conseguito in Eritrea. C\u2019era il trucco! Mancava un anno.<\/p>\n<p><strong>Tu pensi che qualunque migrante con una disabilit\u00e0 incontra le stesse difficolt\u00e0 che hai incontrato tu?<\/strong><br \/>\nVoglio dirti una cosa: quando uno parte dal proprio Paese per emigrare non lo fa per cambiare aria ma perch\u00e9 cerca di andare a stare meglio. Che Paese \u00e8 un Paese che non sa fare stare bene i suoi cittadini disabili?<br \/>\nGrosso modo grazie alle mie amicizie, io non ho tante difficolt\u00e0. Molte persone sono state e sono importanti per la mia vita qui: dal Primario dell\u2019Ospedale San Giorgio di Ferrara fino alle donne dell\u2019UDI [Unione Donne Italiane, Ndr].<br \/>\nFino al 2004 non avevo intenzione di rimanere in Italia perch\u00e9 avevo un progetto per aiutare le bambine disabili in Eritrea. Nel 2000, con alcuni amici, abbiamo creato un\u2019associazione con questo scopo che purtroppo, proprio l\u2019anno scorso, ha chiuso per mancanza di fondi.<br \/>\nSai che io sono Protestante e spesso mi dico: \u201cDio, perch\u00e9 mi hai dato la forza di uscire dall\u2019Eritrea? Adesso devi darmi la forza di andare avanti. In qualsiasi maniera\u201d. E poi i miei mi hanno chiamato Lemlem. Sai che vuol dire? Verde. Segno di speranza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Baldassarre<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3591,4037,3607],"edizioni":[111],"autori":[1936],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3726],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2020"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2020"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2020\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4966,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2020\/revisions\/4966"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2020"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2020"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2020"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2020"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2020"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2020"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2020"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2020"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2020"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}