{"id":2021,"date":"2011-07-14T11:50:58","date_gmt":"2011-07-14T11:50:58","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2021"},"modified":"2025-10-15T13:01:06","modified_gmt":"2025-10-15T11:01:06","slug":"una-ricerca-sperimentale-a-cesena-bambini-figli-di-migranti-con-bisogni-speciali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2021","title":{"rendered":"8. Una ricerca sperimentale a Cesena: bambini, figli di migranti, con bisogni speciali"},"content":{"rendered":"<p>di Luca Baldassarre<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto, emerge, ripetutamente, il bisogno di fare e di capire. Nelle parole di chi progetta, di chi lavora sul campo, nei servizi. \u00c8 evidente che il ruolo della ricerca \u00e8 fondamentale. Abbiamo chiesto ad Alain Goussot, docente di Pedagogia speciale alla Facolt\u00e0 di Psicologia di Cesena (Universit\u00e0 di Bologna) di raccontare le motivazioni, la necessit\u00e0 e le finalit\u00e0 di una nuova ricerca sul campo sperimentale.<br \/>\nLa Facolt\u00e0 di Psicologia a Cesena sta avviando una ricerca che riguarda i bambini figli di migranti con bisogni speciali (con l\u2019espressione bisogni speciali si intendono i bambini o le bambine con disabilit\u00e0 e con dei disturbi dell\u2019apprendimento o dei disturbi specifici dell\u2019apprendimento); la ricerca si svolger\u00e0 fino a giugno del 2009 nelle scuole primarie e secondarie di primo grado della citt\u00e0. L\u2019idea della ricerca parte da una serie di considerazioni di natura socio-antropologiche, culturali e pedagogiche:<br \/>\n1) i cambiamenti antropologici avvenuti nel tessuto socio-culturale del territorio con l\u2019arrivo delle diverse ondate migratorie;<br \/>\n2) i mutamenti nella composizione socio-culturale della popolazione scolastica con la presenza significativa di alunne e alunni provenienti da altri mondi culturali ma anche di alunne e alunni nate o nati qui ma di genitori non italiani;<br \/>\n3) la presenza sempre pi\u00f9 frequente di famiglie miste dove uno dei due genitori non \u00e8 italiano;<br \/>\n4) la presenza di alunne e alunni figlie e figli di migranti con disabilit\u00e0 e\/o disturbi degli apprendimenti in carico presso i servizi territoriali e iscritti nelle scuole;<br \/>\n5) la necessit\u00e0 di reimpostare e rinnovare in modo innovativo gli strumenti e le tecniche della stessa diagnosi funzionale a fronte della variabile socio-culturale nuova portata dall\u2019immigrazione;<br \/>\n6) la necessit\u00e0 d\u2019inventare o di re-attualizzare le pratiche didattiche e pedagogiche per favorire gli apprendimenti di questi bambini e i percorsi d\u2019inclusione nella scuola e nella societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La scarsit\u00e0 di documentazione pregressa<\/strong><br \/>\nUn\u2019altra osservazione di ordine scientifico \u00e8 quella della scarsit\u00e0 delle ricerche empiriche svolte in Italia su questo tema; ricordiamo alcuni lavori come quelli di Folgheraiter e Tressoldi (2003) sulle variabili che servono a distinguere alunni stranieri con e senza difficolt\u00e0, ma anche per prevedere la possibilit\u00e0 che ci siano delle difficolt\u00e0 (il numero di anni di permanenza in Italia e di frequenza della scuola, l\u2019intelligenza non verbale, la lingua usata nella comunicazione con i familiari, l\u2019ampiezza e la ricchezza del vocabolario); vi \u00e8 anche l\u2019indagine di Murineddu, Duca e Cornoldi (2006) su un campione di 44 bambini stranieri delle scuole primarie e medie di Padova a confronto con un campione di alunni italiani. L\u2019indagine ha evidenziato che gli alunni stranieri si distinguono dagli italiani solo per le prove di lettura e quindi sottolinea le difficolt\u00e0 legate all\u2019apprendimento linguistico. Quello che non abbiamo ancora sono lavori empirici seri su un campione ampio e significativo di alunni figli di migranti con bisogni speciali e su come la scuola e gli insegnanti rispondono a questa sfida. A livello scientifico si trovano in generale ricerche empiriche centrate sul tema integrazione degli alunni disabili in generale oppure su quella degli alunni figli di migranti; non si trovano praticamente nulla sugli alunni figli di migranti con bisogni speciali. Facciamo notare che usiamo accuratamente l\u2019espressione figli di migranti e non bambini immigrati e poco quella di bambini stranieri: il motivo \u00e8 insieme di natura euristica ed epistemologica. Parlare di bambini immigrati \u00e8 spesso improprio poich\u00e9 non tutti i bambini di origine non italiana hanno vissuto la migrazione in quanto tale perch\u00e9 sono nati in Italia; inoltre anche l\u2019espressione bambini stranieri potrebbe sembrare pi\u00f9 corretta ma \u00e8 carente sul piano euristico, vi sono bambini che risultano italiani ma sono figli di genitori di origine non italiana che hanno acquisito la cittadinanza italiana dopo numerosi anni di permanenza in Italia; vi sono anche bambini di coppie miste dove uno dei due genitori \u00e8 italiano e quindi bambini che sono confrontati con la gestione della propria multiculturalit\u00e0 e del loro essere meticci.<br \/>\nVerificando un po\u2019 il panorama degli studi e delle ricerche all\u2019estero si possono notare alcuni indirizzi che sono anche l\u2019espressione di una certa cultura della relazione con il soggetto disabile e con l\u2019immigrazione: abbiamo la grande maggioranza dei Paesi anglosassoni dove troviamo studi e ricerche interessanti o nell\u2019ambito delle tecniche di riabilitazione o nell\u2019ambito della multiculturalit\u00e0; questi due mondi (disabilit\u00e0, bisogni speciali e differenza culturale) sembrano non incontrarsi mai; per di pi\u00f9 in molti di quei Paesi \u2013 basta leggere l\u2019ultimo lavoro della Nussbaum (2007) sulla situazione negli Stati Uniti \u2013 non vi \u00e8 un orientamento verso l\u2019integrazione e l\u2019inclusione poich\u00e9 esistono ancora gli istituti speciali o le scuole speciali. Il panorama \u00e8 pi\u00f9 eterogeneo nell\u2019Europa continentale e i lavori che legano disabilit\u00e0, disturbi dell\u2019apprendimento e differenza culturale si trovano molto nel mondo francofono; basti pensare all\u2019esperienza della Moro presso l\u2019ospedale Avicenna di Bobigny dove lavora con bambini e adolescenti provenienti dal mondo dell\u2019immigrazione e che presentano dei disturbi dell\u2019apprendimento, del comportamento, delle disabilit\u00e0 e delle psicopatologie. Riferendosi all\u2019approccio transculturale di George Devereux, la Moro crea dei percorsi di presa in carico che fanno i conti con la globalit\u00e0 della personalit\u00e0 dei bambini, il suo sistema di riferimento e il suo carattere meticcio culturalmente. Vi sono anche i lavori di Mouchenik che ha collaborato con la Moro a Bobigny, in particolare con bambini disabili originari della Nuova Caledonia (popolazione dei canachi, aborigeni); Mouchenik espone il suo approccio transculturale sul piano riabilitativo con questi bambini e le loro famiglie. Vi sono anche i lavori interessanti di Chevrie-Muller e Narbona (2007) sui disturbi del linguaggio nei casi di bi-linguismo o di multi-linguismo e su come gestirli sia sul piano riabilitativo che educativo.<br \/>\nComunque anche in questi casi, visto l\u2019eterogeneit\u00e0 della realt\u00e0 scolastica francese (in alcune zone si sperimentano da anni dei percorsi d\u2019integrazione e in altre no) non abbiamo dei lavori sull\u2019integrazione scolastica dei bambini figli di migranti con bisogni speciali. Per tutte queste ragioni ci sembra utile proporre un lavoro empirico d\u2019indagine che coinvolga le scuole, gli insegnanti, gli operatori dei servizi, i bambini e le loro famiglie.<\/p>\n<p><strong>Osservare, capire, scoprire le risorse<\/strong><br \/>\nLe finalit\u00e0 della ricerca sono quindi quelle di: 1) comprendere quali sono le rappresentazioni degli insegnanti curriculari e specializzati rispetto ai bambini figli di migranti con bisogni speciali; qual \u00e8 la loro mappa mentale, con quali conoscenze e categorie funzionano dal punto di visto didattico e pedagogico; 2) analizzare le esperienze innovative di accompagnamento pedagogico nelle scuole per favorire l\u2019inclusione; 3) comprendere come si vivono questi bambini e come li vivono gli altri nelle classi attraverso dei momenti di osservazione partecipata in alcune classi durante le attivit\u00e0 didattiche e i laboratori; 4) capire in che misura i bambini immigrati con bisogni speciali possano essere una risorsa per la classe, per il lavoro dei docenti e per il contesto scuola in generale; 5) capire come la presenza di questi bambini possa produrre innovazione sul piano formativo per il personale docente; 6) comprendere come alcune delle risorse esistenti (mediatori, insegnanti specializzati, educatori, ausili) possano essere utilizzati anche per bambini immigrati che presentano grosse difficolt\u00e0 nel proprio percorso di studio; 7) individuare alcune buone prassi pedagogiche nella scuola per rispondere alle nuove sfide culturali di una comunit\u00e0 scolastica che sappia includere. Per individuare il campione della popolazione scolastica e le scuole si sono incrociati diversi dati: il numero di bambine e bambini figlie e figli di migranti e i bambini figli di migranti certificati. Nel rapporto sia con le ASL che con l\u2019Ufficio scolastico provinciale si \u00e8 ragionato anche sul fatto che vi sono bambini che risultano italiani ma sono di genitori di origine non italiana (hanno acquisito la cittadinanza successivamente all\u2019arrivo in Italia) e vi sono bambini che hanno un cognome italiano ma una madre di un\u2019altra origine culturale. Si \u00e8 quindi preso in considerazione queste diverse variabili; inoltre nel rapporto con il servizio di Neuropsichiatria infantile \u00e8 emerso che vi sono numerosi casi di bambini figli di migranti in carico presso i servizi, non certificati, ma con disturbi dell\u2019apprendimento e disturbi specifici dell\u2019apprendimento. Su questa popolazione spesso poco visibile a livello scolastico si \u00e8 ragionato pensando nello specifico agli alunni figli di migranti: uno dei nodi critici \u00e8 quello legato alla lingua; alle difficolt\u00e0 collegate all\u2019apprendimento di quest\u2019ultima. La domanda \u00e8 anche: capire se si ha a che fare con delle semplici difficolt\u00e0 dovute all\u2019apprendimento di un\u2019altra lingua in un contesto culturale nuovo oppure se dietro vi sono anche dei disturbi specifici dell\u2019apprendimento. Nel progetto di ricerca \u00e8 prevista una parte di osservazione pedagogica con diverse classi per comprendere come possono essere superate le difficolt\u00e0 che incontrano i bambini figli di migranti e in che misura la loro presenza possa costituire una chance per la scuola italiana: infatti questa presenza potrebbe mobilitare alcune delle risorse e competenze che sono gi\u00e0 presenti al suo interno, visto i trenta anni di esperienza nell\u2019ambito dell\u2019integrazione scolastica. Tra i diversi aspetti della ricerca che si vogliono rilevare vi \u00e8 anche la possibilit\u00e0 della risorsa alunno-disabile italiano nella relazione con l\u2019alunno o l\u2019alunna figlio o figlia di migranti con bisogni speciali; l\u2019uso dell\u2019approccio educativo cooperativo basato sull\u2019aiuto reciproco nella gestione del processo di apprendimento o anche del tutoring in classe e nella scuola.<\/p>\n<p><strong>Le fasi della ricerca<\/strong><br \/>\nLa ricerca si sta articolando in due fasi. La fase uno consiste nella somministrazione di un questionario a tutti gli insegnanti curriculari e specializzati su competenze, conoscenze, rappresentazioni (rispetto alla disabilit\u00e0 e all\u2019immigrazione), esperienze didattiche e pedagogiche, rete e rapporti con le famiglie. Prevede anche interviste qualitative con gli insegnanti curriculari coordinatori delle classi e gli insegnanti specializzati (o di sostegno): le interviste portano sui vissuti degli insegnanti, sulla loro esperienza nella relazione didattica ed educativa con gli alunni figli di migranti con bisogni speciali, sul transfert e contro-transfert pedagogico. Sono previsti anche dei colloqui con le famiglie di questi alunni: il nodo famiglia appare come una delle grosse criticit\u00e0 attuali. Interessa sapere come queste famiglie che provengono dalla Romania, la Cina o il Marocco vedono la scuola, i rapporti con l\u2019insegnante di sostegno o specializzato, come vivono la disabilit\u00e0 o i disturbi dei propri figli, ma anche come vivono i rapporti con i servizi del territorio. Uno degli indicatori qualificanti di progetti educativi per l\u2019integrazione \u00e8 sicuramente la collaborazione che si viene a creare tra scuola, famiglie e servizi. \u00c8 quindi importante comprendere qual \u00e8 il punto di vista delle famiglie e come coinvolgerle nella gestione del progetto educativo accogliendo il loro contributo come una risorsa. Parallelamente a questo lavoro d\u2019indagine sulle rappresentazioni e i vissuti degli insegnanti e delle famiglie la nostra ricerca sta predisponendo la costruzione di vere Monografie di bambini integrando il punto di vista degli insegnanti, della famiglia, degli operatori dei servizi e dei bambini stessi. Per questi ultimi si stanno attivando momenti di osservazione di alcune attivit\u00e0 didattiche nelle classi dove sono inseriti gli alunni figli di migranti individuati come campione della ricerca: questo lavoro di osservazione va a integrare le informazioni raccolte dalle interviste, i colloqui e la documentazione fornita dalla diagnosi funzionale, il profilo dinamico funzionale e il piano educativo individualizzato. Le Monografie servono a cogliere quali attivit\u00e0 svolgono i bambini nella classe, con quali mediazioni, in che misura si crea una rete cooperativa all\u2019interno del gruppo classe, come funziona l\u2019aiuto-reciproco tra pari, quale collaborazione effettiva vi \u00e8 tra l\u2019insegnante curriculare e l\u2019insegnante specializzato o di sostegno, se intervengono altre figure professionali per favorire i processi comunicativi in classe ed educare tutti ad accogliere le differenze (mediatori culturali, educatori specializzati, operatori socio-sanitari o operatori della riabilitazione).<br \/>\nLa fase due \u00e8 quella sperimentale che vuole indagare le modalit\u00e0 dell\u2019inserimento e di apprendimento nei gruppi classe e nelle classi mediante un lavoro di osservazione diretta attraverso delle attivit\u00e0 strutturate. Questa fase prevede la sperimentazione di attivit\u00e0 e di laboratori che sappiano utilizzare i giochi educativi, organizzare spazi, laboratori didattici per comprendere come funzionano i processi di apprendimento e quali strategie operative possono favorire il superamento delle difficolt\u00e0 e l\u2019eliminazione delle barriere. Si parte dalla constatazione emersa in numerosi incontri con gli insegnanti che vi \u00e8 una questione aperta legata all\u2019apprendimento della lingua italiana che, nel caso dell\u2019alunno figlio di migrante, non \u00e8 solo l\u2019apprendimento di una seconda e talvolta di una terza lingua. Ma costituisce una esperienza del processo di definizione transculturale del proprio s\u00e9 nel passaggio dalla terra di origine all\u2019Italia oppure nella gestione della propria costruzione meticcia, in quanto si trova a cavallo su almeno due universi linguistico-culturale: la famiglia di origine e la scuola. Si pensa di costruire con gli insegnanti le condizioni per la realizzazione di attivit\u00e0 educative e didattiche che possono permetterci di comprendere quali differenze esistono tra un gruppo sperimentale che comprende un numero significativo di alunni e alunne figli e figlie di migranti; di alunni e alunne con disabilit\u00e0 e difficolt\u00e0 di apprendimento e un gruppo di controllo composto essenzialmente da alunne e alunni italiani e dove non riscontrano grosse difficolt\u00e0. Verranno scelte due classi nella scuola primaria e due nella scuola secondaria di primo grado; sia al gruppo sperimentale che a quello di controllo verranno somministrati test simili e verranno proposte le medesime attivit\u00e0. Si tratta di comprendere quali strategie mettono in atto i bambini con difficolt\u00e0 e bisogni speciali per apprendere, e quali pratiche didattiche e approcci pedagogici usano gli insegnanti per facilitare gli apprendimenti e favorire l\u2019inclusione. Interessa comprendere come funzionano le varie tecniche di mediazione pedagogica e culturale nella costruzione di processi comunicativi facilitanti per la socializzazione, l\u2019incontro e l\u2019apprendimento: qui si colloca anche il discorso legato alle modalit\u00e0 dell\u2019accoglienza a scuola, nelle classi e la sua organizzazione tecnica e pedagogica. L\u2019insieme del lavoro verr\u00e0 restituito al mondo della scuola e degli operatori dei servizi coinvolti in questa ricerca.<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<br \/>\n<\/strong>C. Chevrie-Muller, J. Narbona (2007): Le langage de l\u2019enfant (aspect normaux et pathologiques), Paris, Masson<br \/>\nK. Folgheraiter e P.E. Tressoldi (2003): Apprendimento scolastico degli alunni stranieri: quali fattori lo favoriscono?, in \u201cPsicologia dell\u2019educazione e della formazione\u201d, n. 3, pp. 365-387<br \/>\nM.R. Moro (2005): Bambini di qui venuti da altrove. Saggio di transcultura, Milano, FrancoAngeli<br \/>\nM.R. Moro (2002): Genitori in esilio. Psicopatologia e migrazioni, Milano, Raffaello Cortina<br \/>\nM.R. Moro (2008): Manuel de psychiatrie transculturelle, Paris, Actes Sud<br \/>\nY. Mouchenik (2008): L\u2019enfant vuln\u00e9rable (psychoth\u00e9rapie transculturelle au pays kanak), Paris, La pens\u00e9e sauvage<br \/>\nM. Murineddu, V. Duca, C. Cornoldi (2006): Difficolt\u00e0 di apprendimento scolastico degli studenti stranieri, in \u201cDifficolt\u00e0 di apprendimento\u201d, n. 12, pp. 49-70<br \/>\nM.C. Nussbaum (2007): Frontiers of Justice: Disability, Nationality, Species Membership, Harvard, Belknap Press<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Baldassarre<br \/>\nArrivati a questo punto, emerge, ripetutamente, il bisogno di fare e di capire. Nelle parole di chi progetta, di chi lavora sul campo, nei servizi. &Egrave; evidente che il ruolo della ricerca &egrave; fondamentale. 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