{"id":2042,"date":"2011-09-30T11:15:50","date_gmt":"2011-09-30T11:15:50","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2042"},"modified":"2011-09-30T11:15:50","modified_gmt":"2011-09-30T11:15:50","slug":"dopo-guyot-26-28-ottobre-2006-le-giornate-di-bergamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2042","title":{"rendered":"Dopo Guyot. 26-28 ottobre 2006: le giornate di Bergamo"},"content":{"rendered":"<p>di Daniele Gambini, musicista-pianista <br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p>Le giornate di Bergamo, dove si sono svolti i laboratori di musicoterapia, sono state ricche di emozioni e di contenuti profondi, soprattutto dal punto di vista dell&rsquo;integrazione fra le persone, bambini, ragazzi e adulti, ciascuno con le proprie caratteristiche.<br \/>\nCiascun laboratorio effettuato ha evidenziato quanto siamo diversi fra noi e, soprattutto, come sia importante il rispetto fra gli individui.<br \/>\nLa musica &egrave; stata veicolo di comunicazione comune per tutti i laboratori e si &egrave; notata la fondamentale importanza della sua funzione didattica educativa per ciascun essere umano.<\/p>\n<p>Essa ci ha fatto comprendere il rispetto, l&rsquo;ascolto, la gioia, lo stare insieme in armonia ma anche la condivisione della sofferenza o della fatica dell&rsquo;altro e la capacit&agrave; di saper aspettare il nostro prossimo.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nMusica come ascolto<\/strong><br \/>\nesistono tanti modi di ascoltare, ma tutte le modalit&agrave; d&rsquo;ascolto che pratichiamo ci fanno comprendere l&rsquo;esistenza di noi stessi.<br \/>\nL&rsquo;ascolto &egrave; l&rsquo;essenza della nostra realizzazione, &egrave; la messa in atto di tutte le componenti di cui siamo costituiti e la musica ci guida alla comprensione di queste. Infatti non si ascolta solo con le orecchie, ma anche con gli occhi, col corpo, col tatto, con la testa, ogni nostra parte &egrave; coinvolta.<br \/>\nOsservare con gli occhi per compiere un gesto musicale ha fatto s&igrave; che fossero coinvolti ragazzi che generalmente vengono esclusi da determinate attivit&agrave; per alcune loro caratteristiche fisiche.<br \/>\nMa quale gioia la musica recava loro! Ed erano, essi, in grado di stare attenti al gesto che veniva chiesto loro di compiere, in armonia con tutti.<br \/>\nLa musica ha provocato dei cambiamenti, sia nei ragazzi disabili, sia nei ragazzi stagisti, recando in tutti una crescita del livello di attenzione e una maggiore consapevolezza dello stare insieme, dell&rsquo;ascoltarsi e una cosciente capacit&agrave; di autocontrollo.<br \/>\nAbbiamo notato tutti che c&rsquo;erano ragazzi che tendevano a mettersi in mostra disturbando con i loro interventi a voce alta, ma nel giro do poco tempo avevano gi&agrave; diminuito il volume della voce e i loro interventi si erano gi&agrave; diradati.<\/p>\n<p>\n<strong>Musica come osservazione e ascolto di regole<\/strong><\/p>\n<p>Ci riferiamo alla capacit&agrave; di appropriarsi delle regole della musica per saper gestire il proprio corpo, il proprio pensiero e sapersi divertire all&rsquo;interno di esse. Dirigere un movimento del corpo per obbedire ad un gesto musicale del direttore e riuscire a comprendere come funziona l&rsquo;insieme ha contribuito a mettere insieme una piccola orchestra di percussioni in cui ragazzi disabili e normali erano trattati sullo stesso piano.<\/p>\n<p>\n<strong>Musica come mezzo di sovversione delle regole<\/strong><\/p>\n<p>I ragazzi disabili riescono a far valere le loro intenzioni con un gesto musicale, non solo per comandare ma anche per sorridere e divertirsi. Essi sconvolgono il pensiero dei &quot;normali&quot; perch&eacute; non ci rendiamo conto delle potenzialit&agrave; umane e della bellezza di un semplice gesto.<br \/>\nChi si sarebbe aspettato da Raffaele Saggese, ragazzo con sindrome di Down, un concerto di sax tenore, con brani che richiedono una precisione ritmica molto rigorosa e arrangiati su basi ricche di contrattempi? Oltretutto Raffaele aveva anche un suono molto pastoso ed una emissione di fiato da far concorrenza ad un maratoneta!<\/p>\n<p>\n<strong>Musica come rispetto<\/strong><\/p>\n<p>Rispetto significa piena fiducia in chi ti sta di fronte e massimo ascolto.<br \/>\nForse &egrave; stata la parte pi&ugrave; toccante del laboratorio di musicoterapia perch&eacute; ha coinvolto le nostre parti pi&ugrave; profonde.<br \/>\nIn particolare, il gesto di una persona &quot;diversa&quot; ha un senso molto ricco di significato, perch&eacute; si vede di meno ma &egrave; portatore di tante sfumature di pensiero che non siamo abituati a cogliere nella nostra gestualit&agrave; quotidiana.<br \/>\nQueste persone non hanno bisogno di farsi sentire, perch&eacute; suonano con il corpo, con gli occhi, col sorriso con un semplice gesto che spesso noi trascuriamo perch&eacute; non notiamo.<br \/>\nL&rsquo;assenza di movimento, o di reazione corporea, in queste persone, non significa mancanza di gioia e poca voglia di partecipare, ma mette alla prova la nostra capacit&agrave; di saper osservare, ascoltare e comprendere la loro sfera umana.<br \/>\nIl laboratorio che abbiamo effettuato coi ragazzi disabili mi ha insegnato che non si tratta solamente di ripetere i loro gesti cogli strumenti, ma di capire quei movimenti cos&igrave; lievi, osservare le loro intenzioni per ascoltare il loro volere e pensiero.<br \/>\nLa musica era il loro pensiero che veniva interpretato da noi, che cercavamo di ascoltarli.<br \/>\nUn altro aspetto che mi ha colpito &egrave; quello di non affrettare le nostre conclusioni, perch&eacute; questi ragazzi sono in grado di ribaltare il nostro modo di vedere, perch&eacute; non li conosciamo e quindi dobbiamo avvicinarci a loro con molta umilt&agrave; e fiducia.<br \/>\nDurante il laboratorio, ad un&rsquo;apparente indifferenza da parte di un ragazzo disabile si &egrave; verificata invece una sua partecipazione emotiva molto grande, perch&eacute; al cessare dell&rsquo;attivit&agrave; musicale egli gesticolava per segnalare che non voleva smettere.<br \/>\nCi vuole molta esperienza di osservazione e pratica musicale per giungere ai livelli di comunicazione espressi durante il laboratorio di musicoterapia di Bergamo.<br \/>\nOccorre una buona dose di competenza musicale e capacit&agrave; di interpretazione perch&eacute; ogni gesto sonoro dia un senso al movimento compiuto dal paziente. La musica dona colore alla vita contribuendo all&rsquo;espressione delle nostre emozioni. Per questo un musicoterapeuta deve sapere cosa compie con un gesto musicale per saper osservare, accogliere e guidare con la musica.<\/p>\n<p>\n<strong>Musica per suonare insieme<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei descrivere la mia esperienza personale nei vari momenti in cui sono stato coinvolto come musicista-pianista sordo.<br \/>\nQuando ho suonato a quattro mani con Giulia le parti del Peer Gynt di Grieg ho sentito che si era creata una specie di magia.<\/p>\n<p>L&rsquo;attacco del brano, il suono che usciva, l&rsquo;espressione della musica, mi hanno fatto comprendere che le cose stavano andando per il verso giusto.<br \/>\nQuando suonavo ero avvolto in un vortice sonoro, comprendevo che il mio corpo recepiva i suoni dalle mani e dai piedi per passare attraverso il torace, le braccia e nello stesso tempo ero investito dai suoni che uscivano dalla cordiera del pianoforte a mezzacoda. Il mio corpo era coinvolto in una specie di danza in armonia con il movimento musicale dei brani.<br \/>\nLa gioia che avevo in corpo era grande e ci&ograve; mi ha permesso di suonare con vitalit&agrave; e soprattutto di ascoltare meglio la musica. Non mi sentivo menomato perch&eacute; sordo, anzi, mi sono reso conto di essere stato una unit&agrave; corporea-spirituale, perch&eacute; il mio corpo ha funzionato in modo molto efficiente come cassa di risonanza per generare in me un piacere e una gioia profonda.<br \/>\nVibravo insieme allo strumento e alla magia che si era creata!<br \/>\nIl brano di Schubert &egrave; stato significativo perch&eacute; mi ha completato sia musicalmente, sia trasversalmente, ed ho fatto esperienza di guida musicale, di ascolto e di empatia sonora. La decisione e la precisione ritmica, espressione musicale si possono riportare anche a livello metaforico nei rapporti umani.<\/p>\n<p>Il suono del violoncello apparteneva anche a me, poich&eacute; lo sentivo nel mio petto e risuonava perfettamente con il mio canto interiore.<br \/>\nMentre accompagnavo al pianoforte cantavo dentro di me la parte del violoncello, rendendomi conto dei suoi respiri, delle sue appoggiature, dei suoi echi sonori e dei contrasti.<br \/>\nDecisione nel tenere il tempo, significa saper portare avanti un progetto tenendo un certo ordine ma sapendo ascoltare e osservare anche gli altri.<br \/>\nL&rsquo;osservare i gesti musicali dell&rsquo;altro aiutano a creare una migliore comprensione dell&rsquo;espressione e del tempo musicale, un gioco di partecipazione e di complicit&agrave; con l&rsquo;altro.<br \/>\nCon l&rsquo;esecuzione della mia composizione sono entrate in gioco tutte le componenti descritte sopra, in modo molto pi&ugrave; accentuate.<br \/>\nAscoltare se al movimento delle braccia corrispondeva una certa vibrazione del suono e, allo stesso tempo, una percezione corporea, stare attento al tipo di tocco e alla regolarit&agrave; di tatto-tasto-suono, suscitare sorpresa, meraviglia e stupore, corrispondenza fra realizzazione sonora e pensiero mentale-musicale, rendere partecipi e vivi gli altri delle mie emozioni ma anche far sorgere in chi mi ascoltava un proprio modo di ascoltare, spero il pi&ugrave; completo possibile!<\/p>\n<p><strong><br \/>\nPer saperne di pi&ugrave;<\/strong>:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.musicoterapia.it\">www.musicoterapia.it<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Daniele Gambini, musicista-pianista<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"edizioni":[],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3731],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2042"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2042"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2042\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2042"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2042"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2042"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2042"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2042"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2042"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2042"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2042"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2042"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}