{"id":2052,"date":"2011-09-30T12:32:30","date_gmt":"2011-09-30T12:32:30","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2052"},"modified":"2011-09-30T12:32:30","modified_gmt":"2011-09-30T12:32:30","slug":"in-oltre-festival","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2052","title":{"rendered":"In-Oltre Festival"},"content":{"rendered":"<p>intervista a cura di Giovanna Di Pasquale e Emanuela Marasca<\/p>\n<p>Angela Prisco &egrave; referente Asl e Direttore Gestionale di In-Oltre; Lucio Moioli collabora con l&rsquo;associazione In-Oltre per i progetti in ambito artistico. Il Festival, nel 2008 alla sua settima edizione, ha avuto come elemento centrale la disabilit&agrave; raccontata dai linguaggi espressivi dell&rsquo;arte.<\/p>\n<p><em>Come &egrave; nata l&rsquo;idea di questo Festival? Qual &egrave; il vostro modo di approccio alle espressioni artistiche e alla disabilit&agrave; che rende specifico e distingue questo Festival?<\/em><br \/>\nCredo che siano molti gli elementi che otto anni fa hanno spinto la nostra Associazione a impegnarsi nella realizzazione del Festival.<br \/>\nI promotori della Associazione erano enti istituzionali, soggetti del Terzo Settore e soggetti della societ&agrave; civile in generale, tutti impegnati nell&rsquo;ambito della disabilit&agrave;. Tra gli altri ricordo l&rsquo;ASL della Provincia di Bergamo, la Provincia e il Comune di Bergamo, l&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Bergamo, Organismi sindacali, Confcooperative Bergamo, Associazioni di famigliari, Associazioni di volontariato. <br \/>\nDa tutti era condiviso il desiderio di &ldquo;andare oltre&rdquo;, da cui il nome stesso dell&rsquo;Associazione, e cio&egrave; di innovare il sistema di culture, progetti e interventi che la Provincia di Bergamo aveva sviluppato in materia di disabilit&agrave;. <br \/>\nLa prima pista che decidemmo di esplorare era proprio di natura artistica e riguardava l&rsquo;utilizzo di laboratori teatrali all&rsquo;interno dei servizi alla disabilit&agrave;. Si trattava di sperimentare le potenzialit&agrave; educative, relazionali e sociali, culturali del linguaggio teatrale. In altri termini, si trattava di verificare se il laboratorio teatrale e lo spettacolo che da questo potenzialmente scaturisce sono in grado di sviluppare o consolidare le autonomie delle persone coinvolte, se sono in grado di ampliare le reti relazionali e la loro qualit&agrave;, se sono in grado di promuovere presso il pubblico &ndash; e dunque presso la generalit&agrave; delle persone &ndash; un&rsquo;immagine pi&ugrave; positiva della persona con disabilit&agrave;, pi&ugrave; centrata sulle sue capacit&agrave; e meno sulle sue disabilit&agrave;, caratterizzata da maggiore vicinanza e condivisione con la normalit&agrave;.<br \/>\nL&rsquo;esperienza costruita possiede diversi aspetti distintivi, che la caratterizzano rispetto ad altri percorsi. <br \/>\nInnanzitutto citerei la dimensione di rete. La nostra Associazione ha saputo giocare fino in fondo la sua natura di secondo livello ottenendo il coinvolgimento attivo di una pluralit&agrave; di enti e realt&agrave; anche molto diverse tra loro. I laboratori e il Festival, infatti, vedono il contributo di scuole, di servizi alla disabilit&agrave;, di famiglie, di enti istituzionali, di enti di formazione e ricerca, di singoli volontari.<br \/>\nIn secondo luogo sottolineerei la scommessa sulla disabilit&agrave; grave. Una delle radici dell&rsquo;Associazione &egrave; rappresentata da un Centro Residenziale Handicap di Bergamo (oggi, in base alla normativa regionale, si chiama RSD &ndash; Residenza Sanitaria Disabili), servizio che accoglie persone con gravi disabilit&agrave; in et&agrave; adulta. Non era una scommessa facile. Abbiamo dovuto infatti immaginare forme creative di utilizzo del linguaggio teatrale e abbiamo dovuto affrontare la resistenza di molti di fronte alla possibilit&agrave; che anche soggetti cos&igrave; gravemente compromessi potessero salire su un palco, entrare in scena e dunque fare mostra di s&eacute;. <br \/>\nAlla luce dei risultati ottenuti, la scommessa &egrave; risultata vincente da tutti i punti di vista.<br \/>\nUn altro elemento distintivo &egrave; la scelta costante di intrecciare le diversit&agrave;. In ogni contesto abbiamo cercato di far convivere persone classificate come normali e persone classificate come disabili. Del resto, se una delle potenzialit&agrave; importanti del teatro (e dell&rsquo;arte in generale) sta nella comunicazione, rinunciare alla compresenza delle diverse abilit&agrave; sarebbe estremamente limitante. <br \/>\nDiversit&agrave; non vuol dire, per altro, solo rapporto tra normalit&agrave;\/disabilit&agrave;, ma anche e soprattutto interazione tra punti di vista differenti. Sopra richiamavo la dimensione di rete. &Egrave; una dimensione che ritroviamo riflessa all&rsquo;interno dei singoli laboratori, dove si intrecciano le prospettive delle persone con disabilit&agrave; con quelle degli educatori che li &ldquo;accompagnano&rdquo;, con quelle di ragazzi e adulti volontari, con quelle di famigliari che in diversi contesti a loro volta si giocano come attori. Il tutto, ovviamente, con la mano invisibile (per il pubblico) del regista\/conduttore.<\/p>\n<p><em>Vi siete avvalsi di collaborazioni esterne per la riuscita dell&rsquo;evento? <\/em><br \/>\nGi&agrave; nella risposta alla domanda precedente ho evidenziato la pluralit&agrave; di apporti che sostiene la nostra attivit&agrave;.<br \/>\nAggiungerei qui un riferimento al sistema degli sponsor, assolutamente determinante per la sostenibilit&agrave; di un progetto come il nostro. <br \/>\nSi sa per&ograve; che gli sponsor arrivano se si garantisce una visibilit&agrave; alta e di qualit&agrave;. Da questo punto l&rsquo;ampliamento delle realt&agrave; che danno un contributo &egrave; stato negli anni importante ed &egrave; ulteriore elemento che testimonia l&rsquo;attenzione crescente di cui godiamo.<\/p>\n<p><em>Quali sono state le maggiori difficolt&agrave; che hai\/avete incontrato?<\/em><br \/>\nLavorare in rete mette a disposizione delle potenzialit&agrave; notevoli, ma richiede anche una cura certosina e costante delle relazioni. E ci&ograve; si traduce in fatica. <br \/>\nNon sono mancati negli anni momenti di tensione tra i partner, come &egrave; naturale e prevedibile. Trovare vie di uscita condivise &egrave; stato per&ograve; ulteriore motivo di soddisfazione.<br \/>\nVoglio citare un aspetto che ancora oggi ci impegna in confronti e discussioni. La maggior parte dei soggetti che operano all&rsquo;interno dell&rsquo;Associazione ha una cultura di tipo sociale e, specificamente, socio-educativa. Ma qui abbiamo davanti un compito squisitamente artistico-culturale, che ha esigenze che non sempre si coniugano con l&rsquo;organizzazione e le prassi consolidate dei servizi alla disabilit&agrave;. Basti pensare che un gruppo teatrale richiede una continuit&agrave; pluriennale, continuit&agrave; che dovrebbe essere garantita sia dagli educatori che dalle persone con disabilit&agrave; che i servizi inseriscono nei  laboratori, ma ci&ograve; spesso va a confliggere con le esigenze organizzative dei servizi e con il respiro annuale dei progetti educativi.<\/p>\n<p><em>Quali sono stati gli aspetti positivi di questa esperienza?<\/em><br \/>\nSono moltissimi e difficili da riassumere in poche righe. <br \/>\nInnanzitutto &egrave; cresciuto il pubblico dei nostri spettacoli e l&rsquo;attenzione che pi&ugrave; in generale riceviamo dal territorio. <br \/>\nOltre al Festival, i nostri gruppi teatrali e specialmente quelli composti da genitori sono chiamati in diversi Comuni della nostra provincia per proporre il loro spettacolo. <br \/>\nIo credo che se tutto ci&ograve; si &egrave; sviluppato &egrave; perch&eacute; abbiamo scoperto e mostrato che il linguaggio artistico &egrave; davvero in grado di fare emergere aspetti e capacit&agrave; insospettate anche nelle persone con disabilit&agrave; pi&ugrave; grave. Non &egrave; infrequente sentire da parte dei genitori stessi la meraviglia intorno alla seriet&agrave; con cui tutti assumono il ruolo di attori, la tensione per lo spettacolo e la capacit&agrave; di farvi fronte, la comprensione di quanto avviene sulla scena e la capacit&agrave; di controllare in maniera coerente e coordinata il proprio comportamento. <br \/>\nAnche la dimensione relazionale &egrave; stata estremamente positiva. &Egrave; molto bello sentire durante i momenti di verifica che i ragazzi &ldquo;normali&rdquo; vivono il laboratorio e lo spettacolo come occasione di crescita personale, di sviluppo di una maggiore consapevolezza di s&eacute; e delle proprie competenze relazionali e tutto ci&ograve; grazie a una vicinanza emotiva-cognitiva ma anche fisica con persone con disabilit&agrave; molto gravi. Si tocca con mano che l&rsquo;inclusione e l&rsquo;interazione delle diverse abilit&agrave; possono non ridursi a affermazioni retoriche o a elaborazioni teoriche.<\/p>\n<p><em>Tra i tanti artisti che sono intervenuti nelle varie edizioni ce n&rsquo;&egrave; qualcuno che vi ha colpito in modo particolare? Che &egrave; rimasto nella memoria delle persone e del Festival?<\/em><br \/>\nVoglio ricordare due eventi dell&rsquo;ultima edizione. <br \/>\nIl primo &egrave; uno spettacolo teatrale tratto dal libro Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, spettacolo proposto dalla compagnia &ldquo;Studi imperfetti&rdquo; con Andrea Carabelli e Giorgio Scium&egrave;. Devo dire che la finezza dei contenuti del libro e l&rsquo;intensit&agrave; con cui sono stati resi alcuni passaggi hanno dato uno spaccato davvero profondo della complessit&agrave; che caratterizza l&rsquo;arrivo in una famiglia di una persona con disabilit&agrave;. Il tutto &egrave; stato poi arricchito dal contesto in cui abbiamo deciso di collocare l&rsquo;evento, e cio&egrave; la rassegna &ldquo;Bergamo Scienza&rdquo;, con una sala piena e un pubblico estremamente attento.<br \/>\nIl secondo invece riguarda uno spettacolo frutto di un nostro laboratorio: la compagnia &ldquo;Officine Intrecci&rdquo;. &Egrave; una delle esperienze pi&ugrave; consolidate, con un gruppo formato da persone con disabilit&agrave;, educatori di diverse cooperative sociali della nostra provincia, studenti di scuole superiori e volontari, con la regia di Giusy Marchesi del Teatro Prova. Anche in questo caso il contesto &egrave; risultato importante. Abbiamo scelto il Teatro Donizetti, lo storico teatro cittadino, e vista la presenza di pubblico abbiamo dovuto aprire anche tutte le gallerie. Il modo peculiare con cui il lavoro teatrale ha scavato nei gesti delle persone, anche in quelli pi&ugrave; stereotipati, rendendoli occasione di espressione e comunicazione ha mostrato a tutti i presenti un modo nuovo di guardare chi fatica a utilizzare i codici e i linguaggi usuali, a partire da quello verbale. La serata &egrave; poi stata completata e arricchita da un concerto musicale dei &ldquo;Jabberwocky&rdquo;, band con una <br \/>\nconsolidata sensibilit&agrave; sociale che ha saputo attirare un pubblico giovanile per noi normalmente poco raggiungibile.<\/p>\n<p><em>Il rapporto fra l&rsquo;evento Festival e le attivit&agrave; e l&rsquo;impegno dei laboratori che lo precedono: come lo definireste? Quali caratteristiche presenta?<\/em><br \/>\n&Egrave; un rapporto molto semplice da descrivere, a mio avviso. Non c&rsquo;&egrave; laboratorio teatrale senza spettacolo finale che ne sostanzia la tensione comunicativa e non c&rsquo;&egrave; spettacolo teatrale senza un serio laboratorio in grado di produrre sostanza autentica da comunicare. Con una parafrasi ardita, un laboratorio senza spettacolo &egrave; cieco, uno spettacolo senza un (buon) laboratorio &egrave; vuoto.<\/p>\n<p><em>C&rsquo;&egrave; un &ldquo;messaggio&rdquo; che vorreste arrivasse al pubblico con questo Festival?<\/em><br \/>\nLa questione del &ldquo;messaggio&rdquo; &egrave; invece complessa. L&rsquo;Associazione &egrave; una rete di realt&agrave;, ciascuna delle quali ha una propria prospettiva sulle questioni della disabilit&agrave; ed &egrave; da queste prospettive che porta il suo contributo. C&rsquo;&egrave; poi il livello dei laboratori, nei quali &egrave; il percorso stesso, senza mete predefinite, che va a costruire il contenuto dello spettacolo, sia che consideriamo le esperienze con persone disabili sia che consideriamo i gruppi teatrali composti da famigliari. L&rsquo;Associazione evidentemente non pu&ograve; e non vuole prescrivere un messaggio ai gruppi.<br \/>\nDall&rsquo;altra parte, per&ograve;, le scelte progettuali di fondo e l&rsquo;utilizzo del linguaggio artistico, aperto di per s&eacute; alla totalit&agrave; delle persone, contengono una sorta di messaggio proprio, di messaggio implicito, che mi pare sia riassumibile in due affermazioni principali.<br \/>\nLa prima: mettere insieme su un palco persone con disabilit&agrave; e persone senza disabilit&agrave; in un dialogo paritario e reciproco mostra che il rapporto tra diverse abilit&agrave; &egrave; possibile, non &egrave; qualcosa di specialistico, ma &egrave; accessibile &ndash; e utile &ndash; a ciascuno di noi.<br \/>\nLa seconda: i temi della forza e della fragilit&agrave; che emergono nelle rappresentazioni si rivelano come generali, come qualcosa che non riguarda solo alcuni pochi &ldquo;sfortunati&rdquo;, ma che costituisce una dimensione trasversale e universale della condizione umana e dunque della storia di vita di ciascuno di noi.<br \/>\n&Egrave; per questo che chi viene ai nostri spettacoli ne esce generalmente &ldquo;commosso&rdquo;: viene infatti raggiunto e colpito da un messaggio che tende a modificare l&rsquo;idea che la disabilit&agrave; sia affare solo di qualcuno e a far sperimentare come ciascuno di noi &egrave; di principio e di fatto disabile, cio&egrave; &egrave; protagonista (e non semplice spettatore) del gioco di risorse e limiti che muove la logica delle diverse abilit&agrave;.<\/p>\n<p><em>E secondo voi quanto &egrave; stato recepito dal pubblico, presente o anche pi&ugrave; ampio attraverso la publicizzazione dei media ?<\/em><br \/>\nL&rsquo;attenzione dei media &egrave; stata crescente in questi anni. Rispetto all&rsquo;ultima edizione possiamo citare le  numerose apparizioni sugli organi di stampa locale e la partecipazione a trasmissioni radiofoniche e televisive. Ovviamente non &egrave; facile capire quale tipo di accoglienza abbia avuto il &ldquo;nostro messaggio&rdquo; comunicato attraverso questi canali.<br \/>\nRispetto al pubblico presente nelle sale si possono fare alcune considerazioni. In generale l&rsquo;impatto avviene, lo spettacolo &egrave; in grado di trasmettere molto e di coinvolgere. Ho la sensazione che in qualche caso ci sia la difficolt&agrave; ad andare oltre il piano emotivo. D&rsquo;altra parte le scelte artistiche compiute dai registi sono spesso innovative, creative, vanno al di l&agrave; del teatro tradizionale in cui &egrave; presentata in termini narrativi una qualche vicenda. Ci&ograve; richiede una disponibilit&agrave; a lasciarsi spiazzare che forse non &egrave; ancora molto diffusa nel pubblico comune, ma che &egrave; anche una delle finalit&agrave; che perseguiamo.<\/p>\n<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;<\/strong>:<br \/>\nAssociazione In-Oltre Onlus<br \/>\nVia Borgo Palazzo, 130<br \/>\n24125 Bergamo<br \/>\nTel. 035\/227.03.20 <br \/>\nFax 035\/227.03.33 <br \/>\ninoltre@asl.bergamo.it<br \/>\nwww.inoltre-bg.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>intervista a cura di Giovanna Di Pasquale e Emanuela Marasca<br \/>\nAngela Prisco &egrave; referente Asl e Direttore Gestionale di In-Oltre; Lucio Moioli collabora con l&rsquo;associazione In-Oltre per i progetti in ambito artistico. 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