{"id":2055,"date":"2011-09-30T12:41:39","date_gmt":"2011-09-30T12:41:39","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2055"},"modified":"2011-09-30T12:41:39","modified_gmt":"2011-09-30T12:41:39","slug":"formazione-una-cura-sociale-pensieri-e-modi-di-intendere-l-apprendimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2055","title":{"rendered":"Formazione: una cura sociale. Pensieri e modi di intendere l&#8217;apprendimento"},"content":{"rendered":"<p>di Antonio Zanardo, educatore, formatore e consulente (<a href=\"http:\/\/www.aziform.com\">www.aziform.com<\/a>)<\/p>\n<p>La comunicazione in questa epoca pare essere diventata una linfa vitale senza la quale si va incontro ad una morte certa. Vi &egrave; una sorta di intolleranza al silenzio che accompagna la solitudine di coloro che non possono mostrarsi o distinguersi nella miriade di messaggi che quotidianamente ci bombardano. Alcuni sono palesemente casi si disagio, ma questo &egrave; a dire il vero gi&agrave; un modo per essere visti, altri sono semplicemente restii per varie ragioni ad esporsi, a lanciarsi, a far valere ragioni e pensieri. Non &egrave; una qualsivoglia manifestazione patologica; esistono semplicemente persone con un tono di voce pi&ugrave; basso che, per quanto si sforzino, non riescono ad attirare l&rsquo;attenzione su di s&eacute; o, pi&ugrave; semplicemente, non lo vogliono fare. <br \/>\nTuttavia la comunicazione, ossia la capacit&agrave; di rimanere a contatto con gli altri abitanti del mondo, di scambiare con loro informazioni o di affermare la propria identit&agrave;, &egrave; solo la prima essenziale caratteristica di un individuo a cui di norma segue una costruzione graduale di competenze specifiche, utili per il proprio lavoro e per la propria vita. E&rsquo; insindacabile, infatti, che il mondo del lavoro non &egrave;, come spesso si dice o si vorrebbe che fosse, un ambito del tutto scollato dalla propria vita privata. Le conoscenze e le competenze si intersecano, le emozioni travasano da un ambito all&rsquo;altro e, soprattutto, i propri nodi conflittuali li attraversano inevitabilmente entrambi. Pensare alla formazione come un qualcosa che riguarda un solo ed unico &ldquo;territorio&rdquo; della persona diviene quindi profondamente riduttivo, oltre a rappresentare un punto di vista che rischia di considerare l&rsquo;apprendimento come un processo parziale o, peggio ancora, che riguardi unicamente il livello cognitivo, confondendo la formazione con altre pratiche come ad esempio &ldquo;l&rsquo;informazione&rdquo; o &ldquo;l&rsquo;istruzione&rdquo;. Non che queste siano necessariamente secondarie, tuttavia &egrave; bene stabilire le giuste distanze tra dei singoli frammenti ed un processo che invece riguarda la persona nel suo insieme. Questa confusione non &egrave; in verit&agrave; del tutto nuova e molta della &ldquo;formazione formale&rdquo; all&rsquo;interno delle organizzazioni pubbliche si &egrave; svolta secondo il principio, o perlomeno ritenuto tale, dell&rsquo;apprendimento indolore. Una specie di laser che opera in assenza di anestesia e che produce cambiamenti parziali, cancellando qua e l&agrave; le piccole rughe del ruolo e procedendo ad un lifting funzionale. Tuttavia, come ben sappiamo, questo genere di interventi si collocano in un tempo del tutto relativo e necessitano di costanti e continue correzioni per mantenere la loro efficienza. Si tratta, in sostanza, di modificazioni temporanee che si innestano su degli schemi motivazionali deboli e che, quando va bene, funzionano grazie al fascino che il docente &egrave; in grado di esercitare per far presa sull&rsquo;attenzione del suo pubblico. La scuola, ad esempio, &egrave; stata per anni il prototipo dell&rsquo;aggiornamento soggettivo.<\/p>\n<p><em><strong>Formazione come strumento di raccordo<br \/>\n<\/strong><\/em><\/p>\n<p>\nIl problema &egrave; quindi sostanzialmente di &ldquo;cosa&rdquo; la formazione si deve occupare e di &ldquo;come&rdquo; lo deve fare, piuttosto che ritenerla un ambito passivo in cui ascoltare le pi&ugrave; recenti teorie o le migliori soluzioni alle questioni socio-organizzative. Si tratta di considerarla come uno strumento di raccordo tra uno stato di fatto, il cambiamento, e la nuova forma che il ruolo assumer&agrave; una volta interiorizzate le modificazioni ritenute necessarie.  Questo &ldquo;<em>processing<\/em>&rdquo; pone l&rsquo;accento sulla trasformazione, non sulla somma dei saperi e non sul reset di quest&rsquo;ultimi per far spazio al nuovo. E&rsquo; un&rsquo;angolazione molto particolare e profondamente legata all&rsquo;andragogia, scienza considerata in modo dignitoso solamente nell&rsquo;ultimo decennio.  Si parte dal presupposto che vi sia una &ldquo;struttura di base&rdquo;, con differenti tonalit&agrave; evolutive, costituita da saperi, da competenze e da esperienze rispetto alle quali posizionarsi per offrire una certa gamma di stimoli. Esiste una sorta di leva primordiale nell&rsquo;affrontare uno dei tanti temi che la formazione propone, che consiste nel socratico atteggiamento del fare domande appropriate e orientate all&rsquo;insinuazione del &ldquo;dubbio&rdquo;. Lo schema motivazionale dell&rsquo;individuo ha il pregio di garantire risposte comportamentali stabili nel tempo e strutturalmente organizzate secondo quanto queste sono percepite come vantaggiose in termini di soddisfazione dei propri bisogni. Tuttavia sono proprio questi stessi schemi a rappresentare l&rsquo;ostacolo pi&ugrave; importante alla trasformazione, in quanto questa si colloca in un terreno sconosciuto e quasi sempre privo delle certezze che lo stato precedente &egrave; in grado di assicurare. Ed &egrave; proprio il &ldquo;dubbio&rdquo; che va a mettere in discussione il sistema motivazionale, aprendo la porta alla novit&agrave; e alla possibilit&agrave; di intraprendere nuovi percorsi di ricerca personale. L&rsquo;ottica evolutiva &egrave; intrisa di opportunit&agrave;, di scelte, di correnti emozionali e di relazioni in cui riconoscersi o differenziarsi, da cui apprendere attraverso incontri o scontri, da cui prendere distanza per osservare e riflettere. Come possiamo dedurre, la prospettiva della formazione si presenta in modo profondo e denso di significati a cui occorre attribuire un valore univoco ed essenziale. Pi&ugrave; che dubbi vi sono certezze circa quanto l&rsquo;esperienza del docente non possa essere limitata a quanto appreso nel proprio percorso di laurea, ma necessiti di una codifica importante che permetta di allacciarsi a competenze ben pi&ugrave; allargate della singola cerchia del sapere. Ai classici &ldquo;saper fare&rdquo; e &ldquo;saper essere&rdquo; aggiungerei non solo un inevitabile &ldquo;saper divenire&rdquo;, ma anche un indispensabile &ldquo;saper stare&rdquo;, all&rsquo;interno del quale manifestare la capacit&agrave; di occuparsi degli altri, dei loro ruoli, delle loro emozioni, del loro modo di affrontare la vita professionale. <br \/>\nQuesta &ldquo;virt&ugrave;&rdquo; si contrappone in un certo qual modo alla visione classica del marketing della formazione, dove le leggi della vendita e della fidelizzazione sconfinano spesso in una dipendenza inconsapevole, almeno da parte del cliente, che finisce per manifestare la propria autonomia di scelta cambiando fornitore. Ci&ograve; che in realt&agrave; accade &egrave; che il bisogno del cliente ed il bisogno del fornitore si sovrappongono entrando in conflitto tra loro; il bisogno di autonomia, che tanto viene promosso attraverso un&rsquo;azione formativa strutturata, si scontra con l&rsquo;elementare struttura organizzativa del fornitore, il quale si trova nell&rsquo;imbarazzante condizione che, per rispondere in modo adeguato a questa incombente necessit&agrave;, finir&agrave; per trovarsi tagliato fuori dal suo stesso business.<\/p>\n<p><em><strong>Ruoli e identit&agrave;<\/strong><\/em><\/p>\n<p>\nIl tema del ruolo, come elemento puramente pragmatico e circoscritto ad un campo di azione relativo ad uno scopo, distingue in modo sommario le molteplici sfaccettature della persona nel suo agire. Il ruolo &egrave; una &ldquo;forma operativa&rdquo;, ovvero la manifestazione visibile del modo in cui un soggetto entra in relazione con un altro. Non quindi una struttura elementare ancorata ad uno stereotipo sociale, o ad un organigramma formale, ma una catena di elementi complessi che interagiscono tra loro e che producono significato nelle interazioni. Su di esso sono riversate aspettative, pressioni e attribuzioni di vario genere; &egrave; la modalit&agrave; attraverso la quale vengono definite, oltre agli scopi, le identit&agrave; dei soggetti in gioco. Per questo motivo lo stesso Moreno ne parla in termini di sviluppo e di evoluzione, sino ad affermare che la realizzazione dell&rsquo;uomo &egrave; profondamente legata alla capacit&agrave; di assumere ruoli nuovi, sconosciuti o inibiti da arcaiche paure. E&rsquo; in questa chiave, ad esempio, che interviene l&rsquo;approccio psico-sociodrammatico. Questo, come descritto ampiamente nel mio libro <em>Action Methods nella Formazione- Approcci e strumenti per la conduzione di piccoli e grandi gruppi <\/em>(Bologna, Pardes Edizioni, 2007), considera l&rsquo;individuo come un insieme di ruoli modificabili e attraverso i quali organizzare le proprie strutture di apprendimento. La valorizzazione della persona, e del gruppo come agente di cambiamento, viene affermata nel riconoscimento delle risorse personali fruibili e nella scoperta di nuove opportunit&agrave;. Il metodo psicodrammatico utilizza la &ldquo;scena&rdquo;, nel senso teatrale del termine, come ambito di esplorazione del proprio  mondo interno. E&rsquo; chiaro che, trattandosi di interventi di formazione, tutto ci&ograve; rimane primariamente circoscritto a quell&rsquo;area relativa ai ruoli professionali. Tuttavia, come accennato in precedenza, il mondo privato non ne pu&ograve; rimanere totalmente estraneo, manifestandosi chiaramente come un sfondo o una cornice della stessa rappresentazione. <br \/>\nE&rsquo; rispetto a questo panorama che si sviluppano i termini del cambiamento, nonch&eacute; nella concreta possibilit&agrave; di sperimentare attivamente i suoi effetti per poterli tradurre in esperienza interiore. Tutto questo genere di modificazioni hanno a che fare con le strutture &sect;mentali, motivazionali, emotive, comportamentali, ecc.,    che possono trovare risposte pi&ugrave; armoniche e concilianti. L&rsquo;obiettivo, o per meglio dire il punto nevralgico, si traduce nella ricerca di equilibrio tra le necessit&agrave; interne, in termini di realizzazione e bisogni personali, e quelle organizzative, in quelli di mission, di business o di gestione. E&rsquo; infatti su tale rapporto che si basa l&rsquo;articolazione delle relazioni tra la direzione e i collaboratori. <br \/>\nPotremmo pertanto azzardare alcune importanti conclusioni su cosa si intenda esattamente per formazione e cosa occorra per renderla efficace. Se l&rsquo;importanza di un catalogo strutturato, o comunque di un ventaglio di opportunit&agrave; formative da offrire, rappresentano sostanzialmente una buona chance per orientare il proprio cliente nel mondo della formazione, &egrave; il vero e proprio lavoro di contesto che caratterizza l&rsquo;identit&agrave; dell&rsquo;azione. Sia nella quantit&agrave; che nella qualit&agrave;, il vero problema che si pone non riguarda semplicemente il &ldquo;fare&rdquo;, quanto il &ldquo;cosa serve&rdquo;. Spesso si sottolinea il proprio stile di lavoro come un qualcosa di insindacabile e imprescindibile dall&rsquo;intervento, senza per&ograve; porsi il problema di quanto gli strumenti a propria disposizione siano effettivamente spendibili per quella specifica popolazione. Occorre pertanto avere la capacit&agrave; di selezionarne alcuni, rinunciare ad altri, acquisirne o crearne di nuovi. E&rsquo; una forma di flessibilit&agrave; assolutamente necessaria, almeno quanto le stesse conoscenze dei temi che si propongono. L&rsquo;abilit&agrave; di chi si occupa di formazione consiste proprio nel saper collocare in modo opportuno la novit&agrave; all&rsquo;interno di una rete di relazioni esistente senza che, non solo essa non rappresenti un ostacolo, ma venga del tutto assimilata ed interiorizzata in modo funzionale. La comprensione dell&rsquo;ambiente e delle persone che vi abitano &egrave; quindi un atto di formale avvicinamento, per ridurre quelle distanze che potrebbero condizionarne la visione o l&rsquo;interpretazione. In pratica &egrave; lo stesso ambito della formazione a dover essere in un costante e virtuoso movimento, proprio a rappresentare in tal modo una spirale adattiva con la quale confrontarsi e dalla quale attingere l&rsquo;energia necessaria al cambiamento.<\/p>\n<p>Educatore residente nella provincia di Como. Svolge la propria attivit&agrave; di formatore e consulente free lance all&rsquo;interno di organizzazioni pubbliche <br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.aziform.com\">www.aziform.com<\/a>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Per contatti<\/strong><br \/>\n<a href=\"mailto:antonio.zanardo@aziform.com\">antonio.zanardo@aziform.com<\/a><\/p>\n<p>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Zanardo, educatore, formatore e consulente (www.aziform.com)<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"edizioni":[],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3729],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2055"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2055"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2055\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2055"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2055"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2055"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2055"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2055"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2055"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2055"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2055"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2055"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}