{"id":2062,"date":"2011-10-03T12:15:00","date_gmt":"2011-10-03T12:15:00","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2062"},"modified":"2011-10-03T12:15:00","modified_gmt":"2011-10-03T12:15:00","slug":"una-pedagogia-per-tempi-di-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2062","title":{"rendered":"Una pedagogia per tempi di crisi"},"content":{"rendered":"<p>di Alain Goussot, docente di Pedagogia speciale e formatore<\/p>\n<p>La scuola ha accumulato in questi anni una serie di problemi, ha dimostrato di poter innovare ma anche di cristallizzarsi in risposte stanche e ripetitive. Gli insegnanti non sono  dei marziani, sono anche loro dei prodotti di questa societ&agrave;, come molti ne assorbono, ne respingono o approvano il funzionamento. Molti dicono che il livello si &egrave; abbassato pericolosamente, che gli alunni escono senza sapere scrivere correttamente, che l&rsquo;insegnante non trasmette pi&ugrave; saperi e conoscenze, che vi sono troppi bambini difficili che frenano gli apprendimenti dei &lsquo;migliori&rsquo; , che studiare &egrave; mal visto dalla maggioranza , che l&rsquo;assenza di voti e bocciature abbia provocato questa Caporetto della scuola  italiana. Il dialogo tra scuola e famiglie &egrave; sempre pi&ugrave; difficile , le stesse famiglie sembrano oscillare tra la presenza ossessiva nel &lsquo;proteggere&rsquo; i figli contro i bulli o le angherie di qualche insegnante, le famiglie sembrano chiedere insieme pi&ugrave; severit&agrave; e meno severit&agrave;. Una situazione alquanto confusa.<br \/>\nMa crediamo che le questioni poste al mondo della scuola sono nei fatti le cose che vivono ogni giorno gli insegnanti e gli alunni nella classi: classi numerose, situazioni sempre pi&ugrave; difficili e complesse da gestire per la trasformazione sociale e culturale in atto da diversi anni, presenza significativa di bambine e bambini con problemi legati al disagio sociale, cambiamenti della composizione antropologica della popolazione scolastica con la presenza di alunni provenienti da altri orizzonti culturali, risorse sempre pi&ugrave; scarse per realizzare dei progetti educativi individualizzati o fare sperimentazioni vere sul piano pedagogico, precarizzazione accentuata del corpo docente con migliaia di insegnanti con dei contratti instabili , introduzione di forme di lavoro a chiamate, scarse risorse per la formazione e la preparazione pedagogica e psicopedagogia degli insegnanti, impossibilit&agrave; di realizzare un vero lavoro di rete tra scuola, famiglie e servizi territoriali, discontinuit&agrave; nei progetti sperimentali avviati nella scuola, taglio serio alla presenza degli insegnanti specializzati o di sostegno, non chiarezza nel come realizzare il curricolo dell&rsquo;insegnante ma anche dell&rsquo;alunno, tendenza a proporre una formazione generica abbinata ad un orientamento precoce che porti verso una specializzazione che non tiene conto del processo di sviluppo e di maturazione del bambino nel processo  dei suoi apprendimenti, corsi di aggiornamento che sembrano pi&ugrave; seguire le mode del momento (vedi i corsi sul bullismo) che non formare i docenti alla riflessione pedagogica, anche i corsi di didattica e di tecniche ricette finiscono per annichilire la capacit&agrave; inventiva . Tutte queste questioni finiscono per destabilizzare la scuola e soprattutto il mondo degli insegnanti sembra continuamente subire le situazioni imposte dai cambiamenti politici ma anche strutturali; diciamo anche che  le questioni che riguardano la scuola dovrebbero essere poste partendo da chi lavora sul campo; ma anche chi lavora sul campo dovrebbe esprimersi sui contenuti pedagogici e didattici, sui modelli educativi e d&rsquo;insegnamento e non limitarsi ad una protesta sacrosante sulle condizioni economiche del trattamento degli operatori della scuola. In fondo vi &egrave; qui una responsabilit&agrave; nei confronti delle future generazioni, la scuola &egrave; uno  luogo importante per la formazione d&rsquo;individui che diventeranno anche cittadini e forse classi dirigenti domani. Ma la scuola non &egrave; pi&ugrave; l&rsquo;unico luogo d&rsquo;istruzione e ha dei concorrenti con una pi&ugrave; grande efficace sul piano della formazione delle giovani menti: media, pubblicit&agrave;, internet, sistema dei consumi propongono dei modelli e degli stili di vita con i quali identificarsi. La  scuola ha ancora un ruolo nella societ&agrave; del futuro 21&deg; secolo ? Quale futuro ? Non stiamo andando verso la realizzazione della profezia di Ivan Illich  cio&egrave; la descolarizzazione della societ&agrave; ? In fondo bambini e adolescenti trovano dei modelli con i quali identificarsi nei media, acquisiscono tramite la televisione ed internet delle forme di sapere e delle conoscenze. Il problema &egrave; come e quali saperi e quali conoscenze?<\/p>\n<p><strong><em>Desecolarizzare la societ&agrave;? La vera emergenza pedagogica<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La descolarizzazione della societ&agrave; pu&ograve; trovare un suo punto di forza con l&rsquo;appoggio delle politiche di privatizzazione in atto che rafforzano le disuguaglianze davanti all&rsquo;istruzione. Non solo la formazione e la delega delle giovani menti ai media permette di eliminare la figura dell&rsquo;insegnante o del maestro (unico o meno che sia); i media offrono dei nuovi maestri: uomini di spettacolo, giornalisti tuttologi, politici che assomigliano molto ai sofisti di cui parlava Platone e attori, attricette, veline, gente reale che per quattro  soldi esibiscono ,veri o falsi che siano, i loro problemi pi&ugrave; privati in pubblico. In questo modo tutti diventano spettatori , viene conservata la forma della logica cattedratica della trasmissione e quindi dell&rsquo;auditorio, potenziata dalle luci abbaglianti dello spettacolo televisivo, per meglio passivizzare chi guarda. In questa grande operazione di bombardamento pubblicitario non vi &egrave; pi&ugrave; tempo e spazio per scoprire da s&eacute; e costruire da s&eacute; con l&rsquo;aiuto del maestro le conoscenze , non vi &egrave; pi&ugrave; la possibilit&agrave; di distinguere i saperi che contano perch&eacute;  permettono di comprendere come funziona il mondo nel quale si vive. In questo modo la descolarizzazione in atto amplifica le disuguaglianze sociali e trasforma la massa dei bambini e adolescenti in futuri sudditi. Rispetto a questo cosa fa la scuola ? Quale consapevolezza pedagogica hanno gli insegnanti e in che misura siano davvero pronti a fare &lsquo;la battaglia dell&rsquo;intelligenza &lsquo;  , per usare una espressione del filosofo Bernard Stiegler , sul piano pedagogico.  Eppure i grandi pedagoghi ed educatori della scuola nuova del novecento, da John Dewey a Don Milani , ci hanno insegnati che l&rsquo;educazione &egrave; formazione del cittadino di domani; di un cittadino consapevole e in grado di prendere posto nella societ&agrave; con senso di responsabilit&agrave; ma anche con il senso della centralit&agrave; della libert&agrave; come attore che fa delle scelte.<\/p>\n<p>Ma non si pu&ograve; neanche ignorare il quadro sociale e culturale nel quale oggi la scuola si sta contorcendo alla ricerca di un nuovo equilibrio in un mondo in cui la forza pedagogica dei media , del sistema dei consumi e della pubblicit&agrave; plasma e trasforma in profondit&agrave; le persone. Gli alunni , come gli insegnanti, non vivono su un altro pianeta, sono il prodotto di questo mondo che fa dell&rsquo;individualismo , del narcisismo , dell&rsquo;arricchimento e del consumismo i valori fondanti del riconoscimento. Inoltre condividiamo la tesi del filosofo francese Bernard Stiegler che sottolinea , in un bel libro intitolato <em>&ldquo;Prendre soin de la jeunesse et des g&eacute;n&eacute;rations&rdquo;<\/em>, che sta avvenendo una &lsquo;inversione generazionale&rsquo; , ad opera dei media che funzionano come un vero &lsquo;psicopotere&rsquo;, dove i genitori e i nonni appaiono nella cinematografia , le trasmissioni televisive e la pubblicit&agrave;, come infantilizzati, come esseri immaturi in balia alle loro emozioni non controllabili, e dove i bambini appaiono come degli esseri responsabili e maturi che prendono le decisioni. Da una parte gli adulti vengono delegittimati come punti di riferimento autorevoli e dall&rsquo;altra i bambini vengono sovraccaricati di responsabilit&agrave; che non sono i grado di assumersi e gestire. Stiegler parla e descrive a lungo quello che chiama le &lsquo;tecniche di captazione dell&rsquo;attenzione&rsquo; del nuovo dispositivo mediatico ; tecnica , la chiama anche &lsquo;psicotecnologia &lsquo;, che ha la capacit&agrave; di provocare una &lsquo;eccitazione emotiva immediata &rsquo; che  non esercita nel bambino la facolt&agrave; di attenzione e la strutturazione di una memoria ricca. L&rsquo;attenzione diventa superficiale come il gesto consumistico dell&rsquo;uso e getta ; non fa funzionare la &lsquo;concentrazione e lo sforzo per apprendere &lsquo;, disattiva il desiderio di apprendere e diseduca a sublimare attraverso l&rsquo;apprendimento. Per Stiegler si tratta di una grande operazione di destrutturazione dei meccanismi profondi dell&rsquo;apparato psichico dei bambini e degli adolescenti che diventano dipendenti dall&rsquo;eccitazione immediata e che non riescono a strutturare nel tempo una capacit&agrave; profondo di attenzione e una  tensione intellettiva in grado di farli diventare &lsquo;maggiorenni&rsquo; cio&egrave; esseri che si autodeterminano; Don Milani avrebbe detto &lsquo;sovrani &lsquo;.<\/p>\n<p>Ma chi si prende la pena di farne davvero un&#8217;analisi, chi si chiee quale impatto formativo e psicologico comporta sulle nuove generazioni Quali lavori di ricerca vera vengono condotti in questo ambito per comprendere come condurre la &quot;battaglia dell&#8217;intelligenza&quot; di cui parla Stiegler? Talvolta sembra che il mondo stesso della scuola sia ormai paralizzato e anche parte di questa nuova industria culturale che tende a rendere sempre meno maggiorenne e sovrano l&#8217;individuo. L&rsquo;essere sovrano e maggiorenne fa parte del vecchio progetto illuminista che oggi &egrave; radicalmente messo in discussione; la scuola ha quindi una funzione importante perch&eacute; rimane ancora un luogo dov&rsquo;&egrave; possibile vivere l&rsquo;esperienza della relazione vera e non virtuale, del confronto vivo dove sentimenti e passioni si costruiscono nell&rsquo;esperienza di apprendimento. Ma per poter aiutare gli alunni a sviluppare una &lsquo;<em>deep attention &lsquo;<\/em> &ndash; una attenzione profonda- &nbsp;occorre non ignorare il mondo delle &lsquo;psicotecnologie &lsquo; che  oggi dominano il mondo della comunicazione virtuale nel quale sono immersi i nostri ragazzi. Quando &egrave; nata la stampa vi fu una rivoluzione culturale, il rischio era che una minoranza potesse avere la capacit&agrave; tecnica di gestire questo strumento escludendo la maggioranza, oggi la situazione &egrave; ancora pi&ugrave; complessa perch&eacute; non si tratta solo di tecnica ma di tecnologie complesse e sofisticate che hanno il potere di determinare i cambiamenti mentali . Eppure occorre farvi i conti per rovesciare l&rsquo;utilizzo attuale di queste tecnologia e farle diventare supporti alla &lsquo;battaglia dell&rsquo;intelligenza &lsquo; per fare uscire migliaia di alunni e di persone dalla &lsquo;servit&ugrave; volontaria &lsquo; nella quale si trovano perch&eacute; la loro attenzione &egrave; ormai captata e provoca un effetto di &lsquo;minorazione&rsquo;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Una pedagogia per tempi di crisi<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La questione &egrave; tuttavia di sapere in quale misura vi sia ancora oggi una connessione tra il carattere educativo della comunit&agrave; scolastica, l&rsquo;esperienza nel gruppo classe sia sul piano dell&rsquo;acquisizione di saperi e conoscenze che su quello affettivo-relazionale. In che misura l&rsquo;esperienza scolastica e quella vissuta in classe riesca ancora a collegare vissuti esperenziali significativi per la crescita personale , l&rsquo;acquisizione del sentimento di socialit&agrave; e l&rsquo;acquisizione di saperi e conoscenze fondamentali per lo sviluppo della capacit&agrave; di pensare con la propria testa per comprendere il mondo. Gli insegnanti si trovano a dover rispondere a questioni antiche ma in termini nuovi: come interessare degli alunni che sembrano non interessarsi a nulla, come superare le resistenze di chi dovrebbe imparare ma non vuole imparare, cosa significa valutare l&rsquo;alunno sul piano degli apprendimenti e del rendimento didattico, come gestire le classi numerose con tanti &lsquo;alunni ed alunne difficili&rsquo; , come rispondere all&rsquo;aggressivit&agrave; e al conflitto, quali metodi utilizzare e chiedersi se esistono metodi risolutivi, chiedersi se sia importante avere una filosofia dell&rsquo;educazione oppure se bastano le tecniche, su quest&rsquo;ultimo punto vedere quale rapporto deve esistere tra tecniche ,strumenti, metodi, alunni, docenti e oggetto disciplinare, quali mediazioni e mediatori utilizzare per favorire gli apprendimenti e facilitare l&rsquo;inclusione di chi presenta delle difficolt&agrave;. Questioni antiche della storia dell&rsquo;educazione ma questioni che si pongono in termini nuovi in un mondo che ha subito delle profonde trasformazioni sia sul piano tecnologico che antropologico e culturale. Vi sono poi tutte le questioni che riguardano la formazione delle competenze pedagogiche e didattiche del personale docente e degli educatori. Spesso si afferma che vi &egrave; una scarsa preparazione dell&rsquo;insegnante , in effetti non basta conoscere la propria disciplina per sapere trasmettere i saperi e le conoscenze che vi sono connessi. Qualcuno afferma , giustamente , che l&rsquo;insegnante o il formatore deve avere delle competenze psicologiche, cio&egrave; essere in possesso degli strumenti di lettura psico-sociale  relazionale delle difficolt&agrave; che possono incontrare alcuni alunni nonch&eacute; di lettura delle dinamiche del gruppo classe. Tutte cose giuste ma vi &egrave; anche il rischio di trasformare l&rsquo;insegnante in uno psicologo che passa il suo tempo a fare diagnosi; vi &egrave; un rischio di uso improprio della psicologia e quindi di scivolare verso lo psicologismo.<\/p>\n<p>\nPsicologismo che rappresenta spesso un alibi da parte dell&rsquo;insegnante e dell&rsquo;educatore o del formatore per nascondere le proprie difficolt&agrave; o incompetenze sul piano pedagogico e didattico. Tentare di spiegare &lsquo;psicologicamente &lsquo;tutti i comportamenti degli alunni rischia di togliere spazio alla comprensione che pu&ograve; avvenire tramite l&rsquo;attivit&agrave; d&rsquo;insegnamento, &egrave; in questa attivit&agrave;, nel modo di organizzarla con il gruppo che si realizza quella osservazione che funziona come processo di conoscenza dell&rsquo;altro e di se stesso. Ma per fare questo l&rsquo;insegnante non deve nascondersi dietro le posture dello psicologismo ma neanche dietro la &lsquo;certezze pragmatica &lsquo; delle tecniche e degli strumenti. Questi ultimi sono importanti cio&egrave;  &egrave; importante essere detentori di saperi tecnici per insegnare e stimolare il processo di apprendimento ma sono anche un rischio se chiudono l&rsquo;operatore pedagogico dentro una razionalizzazione rigida della sua azione didattica non creando pi&ugrave; lo spazio necessario per sperimentare tramite la relazione l&rsquo;esplorazione di percorsi inediti e lo sviluppo creativo delle potenzialit&agrave; dell&rsquo;alunno. Gi&agrave; ai primi del 900&rsquo; il grande pedagogo italiano Giuseppe Lombardo Radice distingueva didatticismo  e didattica. Il didatticismo corrisponde ad una modalit&agrave; rigida , precostituita d&rsquo;intendere l&rsquo;insegnamento , un &lsquo; formalismo metodologico &lsquo; che non tiene conto dell&rsquo;imprevisto, dell&rsquo;incertezza della relazione pedagogica e anche delle potenzialit&agrave; presenti in questa &lsquo;zona del non prevedibile&rsquo; ; la didattica invece tenta di programmare e di usare strumenti e metodologie in modo flessibile tenendo conto delle situazioni e dando spazio alla sperimentazione del processo di apprendimento. La composizione eterogenea delle classi, la presenza di vaste aree di disagio psico-sociale collegato alla crisi che vivono molte famiglie, la pressione dei messaggi pubblicitari della societ&agrave; dei consumi con i suoi modelli culturali e i suoi stili di vita basati sull&rsquo;autoreferenzialit&agrave;, la presenza di alunni con &lsquo;bisogni speciali &lsquo; che presentano disabilit&agrave; e anche disturbi dell&rsquo;apprendimento che molti insegnanti non sanno come gestire , la presenza significativa di tanti bambini figli di migranti che hanno profondamente modificati la struttura antropologica culturale delle nostre scuole; la presenza di fenomeni legati all&rsquo;aggressivit&agrave; o alla depressione tra tanti adolescenti che sembrano come lasciati a se stessi; tutti questi fattori mettono gli insegnanti e gli educatori in grande difficolt&agrave; soprattutto quando non sanno trasformare queste criticit&agrave; in una nuova &lsquo;pedagogia per tempi di crisi &lsquo;, per utilizzare una espressione del pedagogista francese Philippe Meirieu, cio&egrave; di una pedagogia in grado di rispondere alle sfide di una societ&agrave; invasa da nuovi linguaggi e anche alla ricerca di nuovi punti di riferimento per navigare ed orientarsi in un&rsquo;epoca di tempeste sociali ,economiche , politiche e culturali. Condividiamo il punto di vista del pedagogista francese che afferma che l&rsquo;innovazione pedagogica, anzi l&rsquo;atto pedagogico , che sia in classe con l&rsquo;insegnante o nel quartiere con l&rsquo;educatore, nasce di fronte alla resistenza dell&rsquo;alunno, dell&rsquo;educando in un contesto di crisi e di apparente impossibilit&agrave; di cambiamento.  Parlare di una &lsquo;pedagogia per tempi di crisi &lsquo; vuol dire reinvestire passioni, intelligenze , motivazioni ideali , principi etici , ragione critica e competenze scientifiche nell&rsquo;esperienza di relazione che coinvolge la figura del maestro e quella dell&rsquo;educando senza temere il confronto con quest&rsquo;ultimo. Una delle cose che caratterizza la situazione di tanti insegnanti ed educatori &egrave; proprio la paura del confronto, la paura della gestione educativa del conflitto, la paura dell&rsquo;incerto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alain Goussot, docente di Pedagogia speciale e formatore<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"edizioni":[],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3729],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2062"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2062"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2062\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2062"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2062"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2062"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2062"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2062"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2062"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2062"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2062"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2062"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}