{"id":2077,"date":"2011-10-20T11:10:50","date_gmt":"2011-10-20T11:10:50","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2077"},"modified":"2011-10-20T11:10:50","modified_gmt":"2011-10-20T11:10:50","slug":"il-servizio-di-assistenza-domiciliare-la-voce-degli-operatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2077","title":{"rendered":"Il servizio di assistenza domiciliare: la voce degli operatori"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"autori\">di Giovanna Di Pasquale e Luca Baldassarre<\/span><\/p>\n<p><em>Servizi, Fascino, Cura, Esperienza, Gratificazione, Sollievo, Alleviare, Missione, Indipendenza, Autonomia, Aiuto, Benessere, Identit&agrave;, Crescita reciproca, Passione, Conoscenza:<\/em> queste le parole che danno significato al lavoro.<br \/>\nGli operatori seduti in cerchio ascoltano e raccontano, dal loro punto di vista, il servizio di assistenza domiciliare cos&igrave; necessario, prezioso e nascosto. Provano con una parola per ciascuno a definire il senso pi&ugrave; forte del loro mestiere, si costruisce cos&igrave; una lista che tocca vari registri del lavoro. <br \/>\nIn questo primo giro di parole troviamo una ricerca di significato rispetto all&rsquo;agire quotidiano. Questa ricerca per alcuni va verso una definizione di obiettivi possibili per la persona disabile, destinatario primo dell&rsquo;intervento &ndash; promozione di autonomia e indipendenza, aumento delle situazioni di benessere &ndash; mentre per altri si dilata a un&rsquo;idea di aiuto pi&ugrave; ampio che comprende l&rsquo;intero contesto familiare verso cui si cerca di dare sollievo e di alleviare le fatiche. <br \/>\nAncora, altre parole scelte (fascino, esperienza, gratificazione, crescita reciproca, passione, conoscenza) mettono in primo piano la centralit&agrave; del concetto di cura educativa, una cura cio&egrave; che non &egrave; n&eacute; esclusivamente tecnica n&eacute; una teoria di cui impadronirsi, ma &egrave; una relazione, un atteggiamento personale e contemporaneamente un fare che si impara facendo.<\/p>\n<p><strong>Quale idea di cura<br \/>\n<\/strong>Dalle parole degli educatori &egrave; possibile, quindi, entrare in modo pi&ugrave; preciso dentro l&rsquo;idea di cura che sostiene il loro ruolo e orienta le azioni nella quotidianit&agrave;.<br \/>\nSono parole che concretizzano alcuni dei significati che molti studiosi hanno privilegiato nel tentativo di dare una definizione che aiuti a comprendere cosa si pu&ograve; intendere per cura e lavoro di cura.<br \/>\nUn primo significato &egrave; riferito al fatto che la cura consiste in molteplici attivit&agrave; finalizzate a sostenere il benessere. Queste attivit&agrave; vengono agite non per il o sul soggetto interlocutore, ma con lui, nel suscitare la partecipazione attiva dell&rsquo;azione di cura, verso un obiettivo di benessere condiviso. <br \/>\nQuesta centralit&agrave; della compartecipazione emerge con estrema consapevolezza nelle riflessioni proposte, dove l&rsquo;idea di cura si lega a un lavoro di vicinanza e ascolto della persona, delle sue difficolt&agrave; ma soprattutto delle possibilit&agrave; potenziali.<br \/>\n<em>&ldquo;Ritornando al concetto del prendesi cura per me &egrave; molto importante l&rsquo;ascolto, un ascolto partecipe, ascolto tutto quello che dice il ragazzo, aiuto il ragazzo a sviluppare le parti sane&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Prendersi cura degli utenti per me &egrave; cercare di guidarli verso una riscoperta delle parti buone, sane&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Bisogna rendere la persona consapevole pi&ugrave; per le cose che riesce a fare rispetto a quelle che non riesce a fare, anche se &egrave; disabile non &egrave; detto che non abbia delle potenzialit&agrave;, anche se sono diverse, o vengono nascoste, o non espresse e a volte la famiglia non aiuta&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Il concetto di prendersi cura cambia da utente a utente. Per me prendersi cura degli utenti significa cercare di capire e sostenere quello che loro vogliono, a prescindere dalla famiglia, sostenere e filtrare le loro aspettative: un po&rsquo; come nella commedia dell&rsquo;arte si cambia maschera a seconda della necessit&agrave;&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Lavoro nel disagio mentale, per me prendersi cura della persona significa prendere in considerazione la persona globalmente e lavorare sulla disabilit&agrave; per riuscire a reinserirla all&rsquo;interno della societ&agrave;&rdquo;.<br \/>\n<\/em>L&rsquo;ultima frase riporta come centrale un altro significato forte attribuibile alla cura; significato che si collega a quell&rsquo;insieme di attivit&agrave; e attitudine che hanno a che fare con l&rsquo;attenzione per il benessere di una o pi&ugrave; persone dentro un contesto che ha sempre una ricaduta in termini sociali.<br \/>\nIl benessere individuale, infatti, &egrave; un bene sociale; l&rsquo;incapacit&agrave; di prendersi cura di se stessi genera sempre non solo ansia e fatica personale ma paura e insicurezza a livello collettivo.<br \/>\nIn questo senso il ruolo educativo degli operatori ha, tra le sue funzioni principali, quella di sviluppare collegamenti e comunicazioni, l&rsquo;operatore diventa mediatore fra la persona disabile e il mondo. Esemplari le parole di un partecipante al focus:<br \/>\n<em>&ldquo;Quando penso&nbsp;al caso che seguo, &egrave; quella di un estremo isolamento, intorno a loro, una sorta di barriera nei confronti di tutto, vedo la possibilit&agrave; di farli uscire dall&rsquo;isolamento, aprire la famiglia all&rsquo;esterno. Mi ricordo questa immagine: entravo in casa e oltre a chiudere la porta chiudevano anche il cancello a chiave, poi si doveva fare lo sforzo di riaprire il cancello&rdquo;.<br \/>\n<\/em>I servizi di intervento domiciliare costruiscono il loro senso e la loro utilit&agrave; proprio nel poter essere ponte fra gli ambiti di vita della persona disabile, ambiti troppe volte separati e non comunicanti. La capacit&agrave; che gli operatori hanno risiede, appunto, nel riuscire a stare in equilibrio fra istanze diverse (famiglia, servizi, persona) per trovare lo specifico del proprio intervento che possiamo definire come un accompagnamento leggero e costante per aumentare le possibilit&agrave; che la persona disabile sia riconosciuta, anche a livello sociale, per le sue parti adulte e capaci.<br \/>\nInoltre gli interventi assistenziali o educativi si realizzano nelle relazioni, ma l&rsquo;obiettivo non &egrave; far s&igrave; che il soggetto si affezioni o interessi all&rsquo;operatore, bens&igrave; al mondo esterno.<br \/>\n<em>&ldquo;Cerco di aprirgli la strada, di fargli vedere che c&rsquo;&egrave; un mondo, la relazione con i familiari per me &egrave; problematica&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Per me significa essere il filtro tra l&rsquo;utente e la societ&agrave;, l&rsquo;esterno. Prendersi cura dell&rsquo;utente significa affacciarlo nel migliore modo possibile al mondo esterno affinch&eacute; lui si possa sentire a suo agio e far avvicinare la societ&agrave; alla diversit&agrave;&rdquo;.<br \/>\n<\/em>Il sostegno a un benessere possibile passa attraverso l&rsquo;instaurarsi di una relazione che aiuti la persona disabile a entrare in rapporto con le sue potenzialit&agrave;, a partire da ci&ograve; che &egrave;. <br \/>\n<em>&ldquo;Cerco di lavorare per fare in modo che la persona con disabilit&agrave; si veda non come malato ma come persona; la persona con disabilit&agrave; vive sospesa tra la consapevolezza\/peso della propria &lsquo;malattia&rsquo; e la voglia\/possibilit&agrave; di liberarsi di questo &lsquo;pre-concetto&rsquo;.<br \/>\n<\/em>Le possibilit&agrave; di un cambiamento nascono da un atteggiamento educativo disponibile a entrare anche in punta di piedi nel mondo dell&rsquo;altro, accettando in termini non valutativi la situazione personale e familiare che &egrave; il dato di partenza, spesso duro, con cui gli operatori si confrontano.<br \/>\n<em>&ldquo;Per me prendersi cura &egrave; accompagnare una persona che ha dei problemi, &egrave; stabilire una relazione&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Per me prendersi cura &egrave; una responsabilit&agrave;, &egrave; entrare nel loro mondo, capire tutte le cose che loro fanno, come lo fanno&rdquo;.<br \/>\n<\/em>La pesantezza delle situazioni con cui ci si confronta fa s&igrave; che il senso della cura che si presta lo si ritrovi anche nelle possibilit&agrave; di alleggerirne il peso, e questo chiama direttamente in causa il rapporto con la famiglia.<br \/>\n<em>&ldquo;Alleggerirli e cercare di distrarli, di distoglierli da tutti i problemi del quotidiano, dare questo sollievo anche alla famiglia; l&rsquo;intervento &egrave; indirizzato s&igrave; all&rsquo;utente ma anche alla famiglia&rdquo;.<br \/>\n<\/em>Cos&igrave; come tante volte viene affermato per i servizi alla prima infanzia, accogliere e lavorare con una persona disabile o in difficolt&agrave; significa confrontarsi costantemente con la famiglia d&rsquo;origine, svolgendo spesso anche con quest&rsquo;ultima un&rsquo;azione importante di rassicurazione e confronto.<br \/>\n<em>&ldquo; Siamo la valvola di sfogo per i genitori dell&rsquo;utente che seguiamo (per esempio lo sfogo di un ausilio che non va bene), ascoltiamo entrambi, i genitori dell&rsquo;utente e l&rsquo;utente stesso. Alcune volte riusciamo a tranquillizzare i familiari, altre volte no&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Occorre sostenere il ruolo dei genitori in questo compito, nell&rsquo;accettare un figlio disabile, e attivare anche nella famiglia le risorse utili per far s&igrave; che l&rsquo;individuo possa crescere&rdquo;.<br \/>\n<\/em>&Egrave; importante la comprensione che emerge dalle riflessioni degli operatori su come la relazione con la famiglia segna l&rsquo;intervento che si sta mettendo in atto. La famiglia non &egrave; mai una variabile neutra e diventa risorsa che supporta il percorso o, spesso, elemento che giocando in difesa non &egrave; capace di attivarsi come presenza collaborativa.<br \/>\nSiamo comunque ancora davvero lontani da quell&rsquo;idea di &ldquo;essere insieme&rdquo; per il soggetto disabile, di quell&rsquo;alleanza fiduciosa che &egrave; alla base di una presa in carico condivisa e percepita da tutte le parti come utile e positiva.<br \/>\n<em>&ldquo;A volte pu&ograve; capitare che i genitori ti vedono come un aiuto per quelle ore in cui stai con il ragazzo, e cos&igrave; loro possono fare altre cose e dedicarsi ad altro; in altri casi invece il genitore stesso ti vede e sta l&igrave;, ti osserva sempre, controlla se stai facendo quello che lui vuole&rdquo;. <br \/>\n&ldquo;Quando si lavora sul domiciliare si pu&ograve; provare a cambiare le abitudini che la famiglia usa cercando comunque di non invadere i loro spazi; purtroppo la ricettivit&agrave; da parte delle famiglie &egrave; spesso nulla nonostante il tentativo di incentivare a fare pi&ugrave; uscite, o creare una rete di relazioni sociali utili al ragazzo&rdquo;.<\/em><\/p>\n<p><strong>Gli aspetti positivi <br \/>\n<\/strong>Gli aspetti percepiti come maggiormente positivi dagli operatori sono raggruppabili in due grandi aree che riguardano due nodi profondi delle professioni di aiuto e cura.<\/p>\n<p><u>Lavoro in &eacute;quipe<br \/>\n<\/u>La prima &egrave; quella identificabile con il supporto insostituibile costituito dal lavoro in &eacute;quipe. <br \/>\n<em>&ldquo;Un aspetto fortemente positivo &egrave; dato dal lavoro di &eacute;quipe con una supervisione psicologica. <br \/>\nVi sono due riunioni al mese dove il coordinatore fa il quadro della situazione. Rispetto all&rsquo;organizzazione interna nostra mi trovo abbastanza bene, nel senso che dal punto di vista di comunicazione sia dal punto di vista orizzontale che verticale va benissimo. Anche con l&rsquo;&eacute;quipe ho un buon rapporto, con gli educatori dell&rsquo;ASL va bene, c&rsquo;&egrave; attenzione e cura&rdquo;.<br \/>\n<\/em>Questa funzione risulta tanto pi&ugrave; valida rispetto agli interventi come quelli di assistenza domiciliare che vengono assolti da una sola figura in un contesto di grande coinvolgimento relazionale; diventa quindi essenziale poter contare su di un gruppo di riferimento che, in modi e tempi diversi a seconda delle scelte organizzate, appoggino gli interventi praticati attraverso la condivisione, lo scambio informativo e la rielaborazione degli snodi significativi. Quando questo avviene c&rsquo;&egrave; il riscontro positivo da parte degli operatori e il riconoscimento del valore.<\/p>\n<p><u>Relazione, gratificazione<br \/>\n<\/u>La seconda area di positivit&agrave; mette in gioco ci&ograve; che torna indietro in termini non solo di risultati delle prestazioni ma di significato pi&ugrave; ampio attribuito al sostegno che si d&agrave; alle persone e ai nuclei familiari. L&rsquo;assistenza domiciliare &egrave; un terreno in cui la qualit&agrave; delle azioni si alza se si inseriscono in un circuito di scambio relazionale in cui anche chi &ldquo;aiuta&rdquo; percepisce la comprensione da parte dell&rsquo;altro e riceve apprezzamento. In questo senso anche il proprio lavoro pu&ograve; essere vissuto come un&rsquo;opportunit&agrave; di crescita reciproca.<br \/>\n<em>&ldquo;Tra gli aspetti positivi, ci sono le gratificazioni, il fatto di seguire un progetto, il fatto di aiutare le persone ed essere ringraziati per questo&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Gli aspetti positivi rispetto all&rsquo;utente riguardano l&rsquo;aspetto della relazione, sento che c&rsquo;&egrave; uno scambio umano, sento che c&rsquo;&egrave; un apprezzamento sia da parte dell&rsquo;utente sia da parte della famiglia&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Un aspetto positivo &egrave; l&rsquo;autonomia&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;L&rsquo;aspetto positivo: opportunit&agrave; di fare il lavoro che faccio&rdquo;.<\/em><\/p>\n<p><strong>Gli aspetti&nbsp;negativi<br \/>\n<\/strong>Le aree critiche che emergono dalle riflessioni possono essere raggruppate in tre filoni di riferimento.<\/p>\n<p><u>Difficolt&agrave; di veder riconosciuto il proprio specifico ruolo professionale<br \/>\n<\/u>Il primo si riallaccia al tema del riconoscimento del profilo professionale di chi opera nel campo dell&rsquo;assistenza domiciliare, riconoscimento che si muove sempre sul doppio livello di una definizione di specificit&agrave; del campo di azione, da cui deriva anche la possibilit&agrave; dell&rsquo;autorevolezza del ruolo, e della motivazione a ricoprirlo in termini professionali investendo quindi non solo su &ldquo;cosa si fa&rdquo; ma anche sul &ldquo;come lo si fa&rdquo;.<br \/>\n<em>&ldquo;A volte non siamo riconosciuti come professionisti, siamo visti come delle persone che vanno a aiutare in casa, e in casa i familiari ti danno delle imposizioni&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Un servizio alla collettivit&agrave; &egrave; quello di legittimare la nostra figura, tante volte ancora siamo l&rsquo;amico, il volontario. Vogliamo fare capire alla societ&agrave; chi siamo e cosa facciamo, anche se rispetto a 30 anni fa la visione della nostra figura &egrave; cambiata, non c&rsquo;&egrave; paragone&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Io sono un operatore socio-assistenziale, con funzioni anche educative, e lamento il fatto che la cooperativa non dedica dovuto tempo agli operatori per riordinarsi le idee, sfogarsi&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Un altro aspetto negativo della cooperativa &egrave; quello che quando ci sono i colloqui di ammissione si tende a sottovalutare la motivazione personale&rdquo;.<\/em><\/p>\n<p><u>Carenza di incontri\/comunicazione\/informazione<br \/>\n<\/u>Il secondo filone riprende la considerazione che l&rsquo;intervento professionale di assistenza domiciliare corre pi&ugrave; di altri il rischio non solo della solitudine ma anche della separazione e frammentazione rispetto a una presa in carico pi&ugrave; complessiva. Questo dato amplifica il bisogno di raccordare il proprio intervento all&rsquo;interno di un quadro pi&ugrave; ampio e di ricevere\/fornire informazioni prima e durante l&rsquo;intervento; le considerazioni degli operatori su questa specifica area informativa-comunicativa la descrivono ancora come carente e necessaria di ulteriore cura.<br \/>\n<em>&ldquo;Ci sono pochi incontri, poche riunioni, poche formazioni&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Si pensa che questi pochi incontri con i referenti siano causati dalla mancanza di tempo materiale&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;La difficolt&agrave; principale &egrave; quella di interfacciare professionalit&agrave; diverse, a me manca molto il contatto con lo psichiatra, abbiamo chiesto un confronto ma dall&rsquo;altra parte c&rsquo;&egrave; un muro&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Si sente la mancanza di riscontri con gli assistenti sociali e gli psicologi, o se avvengono sono molto altalenanti&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Manca una informazione dettagliata e approfondita sul tipo di patologia che si va a trattare&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;C&rsquo;&egrave; differenza fra gli utenti domiciliari sui quali spesso ci sono lacune riguardo al quadro clinico e utenti residenziali sui quali la struttura possiede dei fascicoli dettagliati quanto, spesso, incomprensibili&rdquo;.<\/em><\/p>\n<p><strong>Scarsit&agrave; di risorse<br \/>\n<\/strong>Il terzo filone si inserisce nel tema pi&ugrave; ampio della necessit&agrave; di supporti e risorse maggiori rispetto a quanto il dato economico-politico &egrave; oggi in grado di garantire.<br \/>\n<em>&ldquo;Un&rsquo;altra cosa che mi d&agrave; fastidio &egrave; riferita all&rsquo;ASL, in quanto il ragazzo che seguo ha bisogno di quantit&agrave; di cose in pi&ugrave;, per&ograve; tagliano i fondi, e loro sono costretti a tagliare, nel senso che avrebbe bisogno di due educatori ma devono fare i conti con il budget e perci&ograve; tagliano&rdquo;. <br \/>\n&ldquo;Tra le carenze del servizio si pu&ograve; citare un fatto pratico: mancanza di mezzi di trasporti. Nel mio caso si possedeva una sola macchina, perci&ograve; era contesa da tutti. Cito inoltre il problema del personale, delle volte non ci sono le sostitute&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Rispetto al sostegno psicologico alla famiglia, penso anche io che ce ne sia poco, penso che serva un sostegno terapeutico preciso, perch&eacute; poi altrimenti si arriva al collasso e ci&ograve; si riversa sull&rsquo;utente. C&rsquo;&egrave; bisogno di sportelli di ascolto, non deve essere l&rsquo;educatore che fa da psicologo&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;La cooperativa di cui faccio parte &egrave; piccola, ci sono spesso emergenze, c&rsquo;&egrave; un flusso continuo di gente che viene e che va, per malattia, o per maternit&agrave;&rdquo;.<\/em><\/p>\n<p>A ulteriore rinforzo integriamo anche la sintetica e significativa risposta data alla domanda &ldquo;Se ne aveste il potere che cosa cambiereste del vostro servizio? <br \/>\n<em>&ldquo;Maggiore formazione per gli educatori, maggiori mezzi, maggior stipendio&rdquo;.<\/em><\/p>\n<p><strong>Si pu&ograve; fare a meno del servizio?<br \/>\n<\/strong>In conclusione proviamo a chiudere il cerchio delle riflessioni riportando le risposte maggiormente condivise all&rsquo;ultima domanda posta nei focus-group che richiedeva agli operatori di fare lo sforzo, impegnativo ma sempre utile, di mettersi nei panni degli utenti: &ldquo;Secondo voi gli utenti potrebbero fare a meno del vostro servizio, del servizio che fornite?&rdquo;.<br \/>\n<em>&ldquo;Non potrebbero farne a meno, l&rsquo;utente ha bisogno, il nostro servizio &egrave; utile per il raggiungimento dell&rsquo;autonomia, per il potenziamento delle capacit&agrave;, questo servizio serve, non ne potrebbero fare a meno in questo momento, in questa fase storica&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Togliere questo servizio sarebbe negativo per l&rsquo;utente, traggono benefici dal servizio, come il sostegno all&rsquo;autonomia&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Quando l&rsquo;utente inizia a interagire con un servizio &egrave; difficile poi che ne faccia a meno. <br \/>\n&Egrave; vero che ci sono casi e casi, perch&eacute; esistono casi di handicap gravi, i quali dovranno fare riferimento a noi sempre, a vita, noi dovremmo esserci sempre&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Dipende dalla coerenza del progetto&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;Il servizio &egrave; utile, c&rsquo;&egrave; un reale bisogno ma l&rsquo;obiettivo dovrebbe essere quello di rendere autonomi l&rsquo;utente e la famiglia&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;C&rsquo;&egrave; comunque differenza se il bisogno &egrave; di tipo assistenziale, quindi continuativo o di tipo educativo e quindi temporaneo con finalit&agrave; ultima di restituire l&rsquo;utente a una condizione di totale o parziale autonomia&rdquo;.<br \/>\n&ldquo;In linea di massima il servizio fornito viene inteso dagli utenti o come necessario da un punto di vista operativo-pratico quindi indispensabile, oppure vantaggioso perch&eacute; migliora la qualit&agrave; della propria vita e quindi difficilmente rinunciabile&rdquo;.<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanna Di Pasquale e Luca Baldassarre<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"edizioni":[],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3732],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2077"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2077"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2077\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2077"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2077"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2077"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2077"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2077"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2077"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2077"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2077"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2077"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}