{"id":211,"date":"2009-11-04T17:05:11","date_gmt":"2009-11-04T17:05:11","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=211"},"modified":"2025-12-10T11:33:47","modified_gmt":"2025-12-10T10:33:47","slug":"dall-imbuto-di-norimberga-alla-costruzione-condivisa-dell-apprendimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=211","title":{"rendered":"1. Dall&#8217;imbuto di Norimberga alla costruzione condivisa dell&#8217;apprendimento"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">a cura di Giovanna Di Pasquale e Marina Maselli<b><\/p>\n<p>Due convinzioni radicate<br \/>\n<\/b>Il senso etimologico del termine educazione (ex-duco) riconduce al significato di guidare, condurre verso uno scopo. Questa forte<!--break--> valenza di indirizzo e guida esercitata da \u201cchi sa\u201d verso \u201cchi non sa\u201d ha formato il modello educativo prevalente per buona parte della storia europea ed \u00e8 a tutt\u2019oggi ben esemplificato da due convinzioni presenti, pi\u00f9 o meno esplicitamente, nella pi\u00f9 parte del modo comune di pensare e gestire il processo di apprendimento.<br \/>\n\u201cLa prima convinzione pu\u00f2 essere illustrata dalla Metafora dell\u2019imbuto di Norimberga che trae origine da un incisione su legno del diciassettesimo secolo dove si vede una sedia sulla quale \u00e8 seduto un ragazzo che in testa ha un buco nel quale \u00e8 infilato un imbuto. In piedi accanto al ragazzo c\u2019\u00e8 l\u2019insegnante intento a riversare nell\u2019imbuto A, B, C, 2+2=4 e tutto il resto della sapienza dell\u2019epoca. Questo favoloso e ingegnoso dispositivo \u00e8 stato chiamato \u2019imbuto di Norimberga\u2019 perch\u00e9 \u00e8 in quella citt\u00e0 che per la prima volta fu immortalato in un\u2019incisione.<br \/>\nSi tratta di un dispositivo certamente molto attraente, se \u00e8 vero com\u2019\u00e8 vero che ancora nel nostro secolo tutte le nozioni sull\u2019imparare e insegnare ruotano attorno a questa idea della conoscenza come qualcosa che alcuni possiedono e altri no e che i primi possono versare nelle menti dei secondi. La conoscenza \u00e8 concepita come un\u2019entit\u00e0, come un insieme di oggetti. Purtroppo le cose non funzionano cos\u00ec, ma si assume che cos\u00ec sia, che l\u2019apprendimento sia un processo di questo tipo.<br \/>\nLa seconda convinzione nasce dalla necessit\u00e0 di renderci periodicamente conto di cosa lo studente sa, cosa \u2018ha imparato\u2019. E allora lo esaminiamo; gli facciamo delle domande e ascoltiamo e valutiamo le sue risposte.<br \/>\nUn mio collega, un compositore di nome Herbert Brun, tempo fa mi fece notare che esistono due tipi di domande: quelle che ha chiamato le \u2018domande legittime\u2019, cio\u00e8 le domande per le quali non abbiamo ancora una risposta e le altre che ha chiamato \u2018domande illegittime\u2019, di cui gi\u00e0 conosciamo la risposta. Se accettiamo questa distinzione, dobbiamo riconoscere che le domande che gli insegnanti rivolgono agli studenti, sono tutte domande illegittime, di cui gi\u00e0 si conosce la risposta; il loro unico scopo \u00e8 verificare se la sa anche lo studente.<br \/>\nFaccio un salto e arrivo al problema successivo: a scuola gli studenti dovrebbero essere stimolati a porsi e porre domande legittime; ma come fanno ad apprendere se non c\u2019\u00e8 esempio e occasione?<br \/>\nQuali sono le domande per le per le quali non abbiamo risposte? Il punto \u00e8 che non esiste un catalogo per le quali non conosciamo le risposte; dobbiamo inventarcele assieme, stimolare l\u2019invenzione invece che la tendenza a ripetere. Senza invenzione non si pongono domande legittime e senza domande legittime non si mette in moto un vero e proprio processo di apprendimento.\u201d<br \/>\n(Da Heinz von Foester Inventare per apprendere, apprendere per inventare in: P.Perticari, M.Sclavi (a cura), Il senso dell\u2019imparare, Milano, Anabasi, 1994)<\/p>\n<p>Molti fattori, di ordine assai diverso cha vanno da nuove concezioni dell\u2019apprendimento alla presenza sulla scena sociale di altre agenzie formative che minano la centralit\u00e0 della scuola, hanno portato alla messa in crisi del concetto classico di educazione\/formazione, soprattutto per quanto riguarda la sua linearit\u00e0 e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>la presenza di una distinzione rigida di competenze.<br \/>\nMolta parte dell\u2019elaborazione teorica nonch\u00e9 delle pratiche di lavoro si \u00e8 orientata, dunque, verso la ricerca di altri modelli formativi e scolastici che tengano conto di alcuni aspetti.<\/p>\n<p><strong>Reciprocit\u00e0 fra insegnamento ed apprendimento<br \/>\n<\/strong>Questo collegamento viene incisivamente riassunto da una frase di G. Pask\u201cnon si insegna se al contempo non si impara, non si impara se al contempo non si insegna\u201d. Lo spazio dell\u2019apprendimento \u00e8 uno spazio di costruzione con gli altri della propria conoscenza. Lontani da una trasmissione lineare di informazione, i modelli formativi si aprono alla prospettiva dell\u2019educare al comprendere che richiama inevitabilmente la distinzione ricordata dal brano di Von Foester fra domande legittime e domande illegittime.<br \/>\nL\u2019intreccio reciproco tra le dimensioni dell\u2019insegnamento e apprendimento rivela anche come le modalit\u00e0 attraverso cui si realizza l\u2019atto dell\u2019insegnare sono strettamente correlate al modo personale di apprendere. Il riconoscimento di stili cognitivi propri \u00e8 uno degli elementi portanti dell\u2019esigenza di individualizzazione emersa in questi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>ultimi anni come asse centrale di ogni proposta educativa e formativa. Ripresa e citata da pi\u00f9 contributi teorici, recepita anche dai documenti ufficiali, l\u2019idea di individualizzazione va ancora ripresa, soprattutto per ribadire che il significato profondo non ha a che fare con la predisposizione di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>percorsi separati ma \u00e8 pi\u00f9 strettamente legata al riconoscimento di bisogni, storie, competenze propri, \u201cindividuali\u201d appunto, che devono trovare spazio e legittimit\u00e0 all\u2019interno del contesto reale di apprendimento, quello di un gruppo non omogeneo impegnato in un compito collettivo di costruzione di significati e conoscenze.<\/p>\n<p><strong>Complementariet\u00e0 degli aspetti emotivi e cognitivi<br \/>\n<\/strong>Nel processo di apprendimento giocano un ruolo primario le emozioni. Come carico emotivo che influenza in modo diretto la capacit\u00e0 di apertura che ogni situazione di apprendimento richiede. Gli insegnanti sanno bene quanto \u00e8 difficile coinvolgere i bambini e i ragazzi nelle attivit\u00e0 a scuola<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>quando si vivono situazioni esistenziali difficili, durature come la presenza di un deficit, di una malattia o temporanee (un lutto, una separazione). Accogliere una persona \u00e8 anche accogliere il suo tono emotivo e darle l\u2019opportunit\u00e0, rispettando tempi e modi, per poter<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>riuscire a \u201cdire\u201d ci\u00f2 che provoca difficolt\u00e0 e sofferenza. Questo non solo per il rispetto dovuto alla persona ma anche come compito educativo che l\u2019adulto insegnante deve assolvere. Se la testa \u00e8 occupata da emozioni non rielaborate non c\u2019\u00e8 spazio per imparare e diventa estremamente difficile riconoscere un<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>legame fra<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>me e ci\u00f2 che imparo, passaggio essenziale per un apprendimento efficace e duraturo.<\/p>\n<p><strong>Centralit\u00e0 nel processo di apprendimento della relazione fra chi \u201cinsegna\u201d e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>chi \u201capprende\u201d fra ci\u00f2 che viene insegnato\/appreso e la persona in formazione<br \/>\n<\/strong>L\u2019oggetto dell\u2019apprendimento \u00e8 tra chi apprende e chi insegna; come anche Paulo Freire ci dice che \u201cogni pratica educativa \u00e8 complessa e contraddittoria, ha a che fare con me e con gli altri\u201d.<br \/>\nConoscere, possedere un sapere \u00e8 quindi un processo che ci induce a fare i conti contemporaneamente con due posizioni. Una estremamente soggettiva, legata alla possibilit\u00e0 che il soggetto ha di riconoscere in ci\u00f2 che gli viene proposto come contenuto di apprendimento qualche tratto (o molteplici tratti) da ricondurre a s\u00e9, alla propria storia, competenza, aspettativa.<br \/>\nL\u2019altra che rimanda alla dimensione dialogica, di scambio e apertura verso l\u2019altro. Si impara con e a partire dagli altri come \u00e8 esemplarmente concretizzato dal fondamentale processo di acquisizione del linguaggio nel bambino piccolo.<br \/>\nIn senso generale si pu\u00f2 dire che siamo in possesso di una forma di conoscenza quando essa diventa parte della nostra esperienza, viene cio\u00e8 rielaborata riconoscendone gli aspetti di vicinanza e di distanza.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><b>La lettura<br \/>\n<\/b>Genitori, figli, insegnanti<br \/>\nLa scuola, sin dagli inizi, si \u00e8 distinta come istituzione che, contrariamente ai rischi della vita sociale, organizza l\u2019apprendimento in maniera sistematica, progressiva ed esaustiva. Finch\u00e9 la societ\u00e0 riteneva del tutto normale che l\u2019accesso al sapere fosse determinato dal retaggio familiare, non vi era necessit\u00e0 di avere una scuola. Ciascuno apprendeva ci\u00f2 che i propri genitori e la propria cerchia di conoscenti sapevano. Si viveva in un ambiente dato, di cui si sforzava di apprendere progressivamente il linguaggio, i modi e le competenze; l\u2019apprendimento funzionava in sostanza per osmosi. Risultato: si impiegava molto tempo e ci\u00f2 che ogni persona sapeva si limitava a ci\u00f2 che l\u2019ambiente in cui viveva poteva insegnare.<br \/>\nFurono gli enciclopedisti settecenteschi (Diderot, d\u2019Alambert, ecc.) i primi a immaginare uno strumento che mettesse a disposizione di tutti coloro che sapevano leggere il complesso dei saperi elaborati dagli uomini. L\u2019obiettivo della loro impresa \u2013 che noi oggi proseguiamo mediante una molteplicit\u00e0 di strumenti e istituzioni quali libri, enciclopedie a stampa, sonore, visive o digitali, manuali e programmi scolastici, musei, conservatori, ecc. \u2013 era avvicinare gli uomini alla conoscenza e consentire loro di accedervi in maniera progressiva ed esaustiva. \u00c8 un primo piano, notevole passo verso la democratizzazione dell\u2019accesso al sapere. Ma i sociologi del ventesimo secolo ci hanno insegnato che \u201cmettere a disposizione\u201d non \u00e8 sufficiente e che l\u2019offerta, per quanto ben concepita, rinvia sempre all\u2019ineguaglianza delle persone e dei gruppi nel trovare la propria strada nel labirinto dei saperi e nel comprendere ci\u00f2 che viene proposto loro. In altre parole: i saperi, oggi, sono a portata di mano. Un tempo era sufficiente aprire un manuale o un\u2019enciclopedia; ora basta ciccare su Internet\u2026 Ma con ci\u00f2, in realt\u00e0, si accede soltanto a una massa di informazioni. Occorre saperle cercare, comprenderle, vagliarle, confrontarle, metterle in relazione le une con le altre, identificare ci\u00f2 che \u00e8 necessario memorizzare\u2026 \u00c8 nostro compito proseguire l\u2019opera degli enciclopedisti. \u00c8 compito degli insegnanti di oggi essere gli enciclopedisti di domani\u2026 veri professionisti, non solo della \u201cdistribuzione\u201d delle conoscenze, ma anche dell\u2019accesso ragionato e autonomo ai saperi. Si tratta del prolungamento naturale del tradizionale mestiere di insegnare; ma ci\u00f2 richiede anche una nuova professionalit\u00e0, caratterizzata da un\u2019attenzione particolare a ci\u00f2 che assai impropriamente viene definito \u201cstudio a casa\u201d.<br \/>\n(P. Merieu, I compiti a casa. Genitori, figli, insegnanti: a ciascuno il suo ruolo, Milano, Feltrinelli, 2002)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due convinzioni radicate Il senso etimologico del termine educazione (ex-duco) riconduce al significato di guidare, condurre verso uno scopo. Questa forte<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3605],"edizioni":[34],"autori":[241],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[4061],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/211"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=211"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/211\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5575,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/211\/revisions\/5575"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=211"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=211"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=211"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=211"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=211"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=211"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=211"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=211"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=211"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}