{"id":215,"date":"2009-11-04T17:05:12","date_gmt":"2009-11-04T17:05:12","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=215"},"modified":"2025-12-10T12:45:25","modified_gmt":"2025-12-10T11:45:25","slug":"brutti-sporchi-e-cattivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=215","title":{"rendered":"7. Brutti, sporchi e cattivi"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">di Nino Scaffidi, Nino Scaffidi Damianello \u00e8 nato a Palermo nel 1977. E\u2019 laureando presso il Dipartimento di Cinema del DAMS di Bologna, dove risiede. Oltre a scrivere di cinema \u00e8 autore di canzoni, racconti brevi, soggetti e sceneggiature cinematografiche<\/p>\n<p>Mentre i poveri<br \/>\n(che, c\u2019\u00e8 stato assicurato da persona degna di fede,<br \/>\nsaranno sempre con noi)<br \/>\nsaranno gli unici mostri che ci resteranno.<br \/>\n(Leslie <!--break-->Fiedler, La tirannia del normale, data)<\/p>\n<p align=\"justify\">Quando, intorno alla met\u00e0 degli anni Ottanta, il fenomeno delle emittenti televisive locali si propag\u00f2 in tutta Italia, pochi si accorsero che l\u2019emittente TVM di Palermo aveva cominciato a ospitare una serie di sperimentazioni televisive alquanto originali. Accanto alle notizie della cronaca cittadina (orribilmente sanguinosa), agli spettacoli di intrattenimento vari e alle tante trasmissioni di improbabili maghi e fattucchiere che riempivano il palinsesto, venivano presentati brevi frammenti in bianco e nero in cui uomini seminudi e dalle espressioni piuttosto indolenti rispondevano alle domande di una misteriosa voce fuori campo. A volte, mentre la voce li intervistava rudemente, questi strani personaggi si limitavano a rimanere immobili, con l\u2019unico contorno di una periferia degradata composta da discariche, case dirupate e macerie.<br \/>\nQuesti \u201cesperimenti\u201d, che comprendevano gi\u00e0 una dozzina di cortometraggi, andavano sotto il nome di Cinico TV e i loro autori erano Franco Maresco e Daniele Cipr\u00ec, che solo pochi anni dopo avrebbero scandalizzato il pubblico cinematografico italiano ed europeo con Lo zio di Brooklyn (1995) e Tot\u00f2 che visse due volte (1998), al punto di procurarsi una serie di denuncie per oscenit\u00e0 e il sequestro delle pellicole da parte della censura. Ci\u00f2 che scandalizzava i benpensanti in quell\u2019Italia tutta indaffarata nelle questioni che riguardavano i vari De Mita e Bettino Craxi, Andreotti e Martelli (oppure, pi\u00f9 probabilmente, i mondiali di calcio che stavano per arrivare\u2026) erano le immagini di un\u2019umanit\u00e0 \u201cinvisibile\u201d, collocata ai margini estremi della vita sociale, afflitta dall\u2019ignoranza, dalla solitudine, e spesso anche da tutta una serie di menomazioni fisiche. Esibiti in mutande o completamente nudi, questi veri e propri rifiuti della societ\u00e0 rispondevano alle provocazioni degli autori con sputi, imprecazioni, peti, rutti, o ingozzandosi avidamente come animali. Non si trattava semplicemente di curiosi e pittoreschi personaggi della strada, ma di un vero e proprio repertorio di disadattati, che offriva una visione scioccante della disabilit\u00e0 nei contesti sociali pi\u00f9 degradati. Alla comoda ipocrisia del pietismo dominante si sostituiva una visione schietta, fastidiosamente realistica e sinceramente cinica, dominata da una sorta di poetica dello scatologico, da qualcosa come un lirismo della malformazione. Niente di pi\u00f9 impudico per un pubblico abituato alla \u201callegria\u201d da gerocomio di Mike Buongiorno e che, durante i suoi spassosi zapping (\u201csport nazionale\u201d, secondo i dati Eurispes, almeno fino al 1998, quando venne sostituito con la navigazione in Internet), si vedeva costretto a intervallare la mascella scolpita dal chewing-gum del Ridge di Beautiful e i prodigi calcistici di Diego Armando con lo squallore dell\u2019universo di Cinico TV. Dal 1990, infatti, l\u2019universo-immondezzaio di Cipr\u00ec e Maresco veniva trasmesso sulla terza emittente RAI in prima serata, andando a cozzare con il perbenismo televisivo delle famiglie riunite attorno all\u2019apparecchio come davanti a un focolare tecnologico e provocando cos\u00ec inevitabilmente una serie di polemiche e di incomprensioni (delle quali, peraltro, il programma stesso si alimentava). Frammenti cinematografici di pochi minuti e dai titoli spesso provocatori come L\u2019invasione degli ultrastorpi, Il piacere di essere diversi, La famiglia Ciancimino, Pi\u00f9 liberi con la mafia, Cani, Frammenti necropolitani, Sudnormali, Il deserto dei gobbi, Mafiaman1 hanno un impatto molto forte sullo spettatore, al quale, attraverso una buona dose di sarcasmo al vetriolo indirizzato in primo luogo ai disgraziati, viene proposta una visione decisamente caustica della societ\u00e0. Un\u2019intera banda di freaks \u00e8 la vittima del cinismo di Daniele Cipr\u00ec e Franco Maresco che ogni volta vanno programmaticamente a schernire l\u2019inadeguatezza disarmante &#8211; al contempo fisica, sociale ed esistenziale &#8211; di veri emarginati, scoperti tra i quartieri popolari del capoluogo siciliano e improvvisati attori. Ci\u00f2 che faceva gridare allo scandalo non era ovviamente la grossolana performance attoriale di questi personaggi, n\u00e9 tanto meno l\u2019improvvisazione della messa in scena. Era, puntualmente, l\u2019esibizione spicciola e brutale di corpi sgradevoli e per di pi\u00f9 colti nelle pi\u00f9 basse questioni di vita quotidiana (la defecazione, il ruttare), l\u2019irruzione di un universo di rifiuti umani in un\u2019Italia gi\u00e0 tutta indaffarata a ripulire, con la forza igienica di Mastrolindo e altri sgrassanti, i suoi apparati istituzionali dall\u2019onta della corruzione (e ben presto anche a riproporre, nella migliore tradizione del fustino Dixan e dell\u2019orsetto Coccolino, l\u2019ordine politico di sempre).<br \/>\nDi fatto, la scelta dei personaggi di Cinico TV \u00e8 l\u2019elemento centrale di un discorso critico verso la societ\u00e0 nel suo complesso che assume un evidente valore polemico non solo nei confronti dell\u2019arrivismo cinico che dominava quegli anni (ma sono davvero finiti?), ma soprattutto di ogni tentativo di falsificare la realt\u00e0 e la sua durezza attraverso la gradevolezza di immagini preconfezionate, come quelle della pubblicit\u00e0 o dei talk-show, in cui il mondo appare solo come merce seriale adatta alla vendita. Questa dinamica ipocrita investe qualsiasi elemento della vita: facendo leva sui buoni sentimenti, per esempio, \u00e8 facile vendere al pubblico addomesticato il divertimento procurato da un nano ballerino o la compassione nei confronti di un cieco o di un mutilato. In questo contesto i crudeli frammenti di Cinico TV non potevano non apparire almeno \u201csospetti\u201d: e infatti, nel 1994, cio\u00e8 all\u2019alba della famosa Seconda Repubblica, l\u2019esperienza di Cipr\u00ec e Maresco in RAI si concluse. Nonostante ci\u00f2, i due registi con il loro esercito di \u201cbrutti, sporchi e cattivi\u201d avevano raggiunto una certa fama ed erano ormai pronti per il gran salto nel cinema. L\u2019esordio nel lungometraggio avvenne, senza alcun cambiamento dal punto di vista tematico, con Lo zio di Brooklyn, uscito nel 1995. In realt\u00e0, Luigi e Aurelio De Laurentis che distribuivano il film per conto della Filmauro, pensavano che il groviglio di polemiche suscitate dagli autori siciliani potesse in qualche modo giovare al successo del film e &#8211; col tradizionale cinismo che contraddistingue le mentalit\u00e0 imprenditoriali &#8211; si affrettarono a diffondere la notizia che il film fosse un continuo susseguirsi di gag, esagerando a dismisura la sua attinenza con il genere comico. Prevedibilmente queste speranze vennero per\u00f2 deluse al botteghino, che premi\u00f2 senza indugi l\u2019umorismo meno azzardato di Pieraccioni. Ma per quante analogie i film di Cipr\u00ec e Maresco possano avere con il genere comico, il cinema cinico \u00e8 pervaso di un immaginario grottesco che rimanda, pi\u00f9 propriamente, a un sentimento tragico della vita.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>L\u2019invasione degli ultrastorpi<br \/>\n<\/b>\u201cBuonasera, buonasera!\u201d.<br \/>\n\u201cBuonasera\u201d. \u201cSiete soli? Cercate un\u2019anima gemella? L\u2019Agenzia Infame vi d\u00e0 la possibilit\u00e0 di coronare il vostro sogno: questa sera abbiamo con noi il signor\u2026? Come vi chiamate?\u201d<br \/>\n\u201cPietro Giordano\u201d<br \/>\n\u201cDetto?\u201d<br \/>\n\u201cIl Gobbo di Palermo\u201d<br \/>\n\u201cSignor Giordano, perch\u00e9 si \u00e8 rivolto alla nostra Agenzia?\u201d<br \/>\n\u201cPer avere un\u2019anima gemella, possibilmente sicula, con la quale condividere la mia triste esistenza\u201d.<br \/>\n\u201cLei \u00e8 solo da quanto?\u201d<br \/>\n\u201cDa tutta la vita\u2026\u201d<\/p>\n<p align=\"justify\">Comicit\u00e0 grossolana, innesti surreali, sberleffo cinico e sentimento tragico sono i tratti che caratterizzano i lavori di Cipr\u00ec e Maresco, incentrati sempre su personaggi veramente \u201cbrutti, sporchi e cattivi\u201d, i quali, pi\u00f9 che vivere, sembrano subire il loro ambiente in maniera dissociata, passiva, assolutamente desolata. Pietro Giordano \u00e8 di volta in volta topo di fogna, pezzo di merda, escremento di barbone, profilattico usato, bomba in attesa di magistrato, pallottola vagante, cane rognoso, Rifiutoman, ed appare come presidente della Associazione Falliti Italiani. Se vi capita di girare per Palermo, \u00e8 facile incontrarlo davanti a qualche chiesa a mendicare qualche spicciolo per comprare qualcosa da mangiare e d\u2019altra parte, in qualche frammento di Cinico TV, egli stesso ammette di preferire \u201cessere pezzo di merda\u201d piuttosto che essere costretto a fare il mendicante. Un altro Giordano, Carlo, \u00e8 un uomo sdentato, quasi completamente cieco, che la voce di Franco Maresco interpella sulle tematiche pi\u00f9 assurde, ma solo per interromperlo bruscamente di continuo. Appare anche come nazista nella serie \u201cKarlo Giordanen! -Diken!\u201d e soprattutto interpreta Fef\u00e8, omosessuale che mira all\u2019eredit\u00e0 dell\u2019amante, ma che invece, nel secondo episodio di Tot\u00f2 che visse due volte, finir\u00e0 per essere scorticato dai topi. Giuseppe Paviglianiti, scomparso nel 2000, era il Buddha di Palermo: guercio, con una pancia ai limiti dell\u2019inverosimile, viene tipicamente ripreso mentre scorreggia esclamando \u201ccertamente\u201d, o cantando le pi\u00f9 soavi melodie del repertorio della canzonetta italiana. In un\u2019istallazione realizzata al museo Pecci la sua abbuffata in diretta durava un\u2019ora e mezza. Marcello Miranda \u00e8 una specie di alter ego dei due autori. Un totem che guarda dall\u2019interno della scena. Personificazione della desolazione, le sue interpretazioni si limitano spesso al solo apparire nella pi\u00f9 assoluta fissit\u00e0 (come ne Lo zio di Brooklyn). Quasi sempre in mutande, lo ricordiamo come tentato suicida che uno zio afono vuole salvare, poi come uomo in vendita, uomo-cesso, e ancora come Rocco Cane, maniaco sessuale che attraversa paesaggi desolati e che un occhio perfettamente distaccato osserva come in una specie di Quark. Una sorta di summa di tutti i suoi personaggi si trova in Tot\u00f2 che visse due volte: qui \u00e8 Paletta, un\u2019onanista che \u00e8 l\u2019espressione totale del \u201cpovero cristo\u201d. Francesco Tirone \u00e8 una delle prime figure che vediamo abitare la \u201cterra desolata\u201d di Cinico Tv. Sempre accompagnato dalla sua bicicletta e vestito di tutto punto come un perfetto ciclista, \u00e8 efficace sia come figura fissa sia come monologante. Parla un italiano dialettale contorto e ostinatamente poetico, al limite della comprensibilit\u00e0 anche quando deve difendersi dalle accuse di chi, in un interrogatorio, lo insulta con termini come grossa baldracca, sodomita, pezzo di merda, con la data di nascita, l\u2019identit\u00e0 completamente sbagliati. Tirone interpreta anche Mafiaman, il \u201csupereroe\u201d che aiuta i cattivi e che conclude tutte le sue avventure con la frase \u201cAh! Ah! Siamo davvero pietosi!\u201d. Altri personaggi sono Francesco Arnao, il \u201cSan Polifemo\u201d che apre i due lungometraggi togliendosi il suo occhio di vetro e lasciando intravedere l\u2019orbita cava (mirabile metafora di una visione alquanto dolorosa, nonch\u00e9 evidente richiamo al Luis Bu\u00f1uel di Un Chien andalou); Giuseppe Filingeri, trentenne miope e devastato dai tic; Fortunato Cirincione, dall\u2019eloquio assolutamente incomprensibile a cominciare da quando deve pronunciare il proprio nome e, least but non least, i nani Bruno Di Benedetto, Giuseppe Di Sterno, Ernesto Gattuso e gli \u201cangeli\u201d gobbi Paolo Alaimo, Antonello Pensati. Un discorso a parte, per\u00f2, merita la presenza invisibile che con questi strani personaggi dialoga attivamente durante le vicende. La Voce (che appartiene a Franco Maresco) propone situazioni inverosimili presentando i personaggi nelle vesti pi\u00f9 improbabili e assurde. Nonostante sia spesso beffarda nell\u2019incalzare i personaggi e nel suo \u201cmettere il dito nella piaga\u201d assumendo toni mordaci, intrattiene con i personaggi un paradossale rapporto di partecipazione. La Voce permette ai personaggi di esprimere il loro disagio e i loro problemi, li mette al centro della propria attenzione e di quella degli spettatori. Certo il senso della sua distanza non viene mai abolito, e tuttavia si tratta di una distanza \u201camorevole\u201d, che definisce al contempo un serio interessamento emotivo, ironico e fraterno e la difficolt\u00e0 di rapportarsi con un universo che appare inesorabilmente altro, diverso, non normalizzabile (\u201cma lei non \u00e8 un pezzo di merda, non pu\u00f2 capire!\u201d afferma spesso Pietro Giordano dopo essersi sfogato con la voce che lo intervistava).<br \/>\nQueste sono dunque le figure che attraversano il cinema cinico di Cipr\u00ec e Maresco: visioni fastidiose, immagini e situazioni al limite della sopportabilit\u00e0, che raramente il cinema \u00e8 stato cos\u00ec radicale nel mostrare. Ma analizzando pi\u00f9 attentamente i film dei due registi siciliani, ci si accorge che il vero protagonista di queste storie \u00e8 il paesaggio in cui hanno luogo, un paesaggio disastrato, composto da ruderi, rifiuti, scheletri industriali, da una natura scarna e almeno altrettanto mostruosa e selvaggia dei personaggi che la abitano.2 La citt\u00e0 di Palermo, la sua infinita periferia degradata \u00e8 il non-luogo arcaico nel quale si svolge il dramma eterno dell\u2019abiezione. Le persone umane appaiono pi\u00f9 prossime all\u2019irrazionalit\u00e0 impulsiva degli animali che non all\u2019 illuminata saggezza di un\u2019entit\u00e0 superiore.<br \/>\nLa dimensione religiosa viene evocata solo nelle immagini dei santuari dedicati alla \u201cSantuzza\u201d, siti nella rete vorticosa dei vicoli del capoluogo di cui \u00e8 patrona, allo stesso modo in cui i santuari rimandano all\u2019occhio putrefatto di San Polifemo e i vicoli all\u2019iride di quell\u2019occhio, in una terra (vero corpo di questo cinema) che ha perso anche le sue ultime speranze. Un popolo e una terra definitivamente rassegnati a delegare sempre a qualcun altro (che si tratti di un ordine divino o un ordine mafioso) la possibilit\u00e0 di un eventuale piccolo beneficio. In questo modo il disadattamento e l\u2019handicap viene rappresentato non solo nei singoli esseri umani, ma anche in tutto ci\u00f2 che li circonda. In questa visione tragica, la malattia \u00e8 presente in ogni elemento del reale e nasconderla sarebbe solo l\u2019annuncio di un sentimento di paura, di falsit\u00e0, di ipocrisia. Conoscendo il substrato culturale della societ\u00e0 siciliana, la sua storia millenaria e tormentata, non \u00e8 difficile comprendere come proprio qui sia potuto nascere un cinema cos\u00ec scontroso, in cui immagine dopo immagine si intessono le cellule disperate di un corpo sociale sofferente ed eternamente mutilato, proprio come quello dei suoi protagonisti. Il sentimento cinico degli autori d\u00e0 dunque espressione a un forte disagio di natura sociale ed esistenziale, che ha le sue radici direttamente nella realt\u00e0 (e pi\u00f9 in generale nella natura e nella \u201ccivilt\u00e0\u201d umana) e che trova la sua poetica e la sua diagnosi nella messa in scena del disadattamento e dell\u2019handicap come espressione di una societ\u00e0 malata. Il cinema di Cipr\u00ec e Maresco racconta forti contraddizioni ed \u00e8 caratterizzato esso stesso da scelte formali estreme, in cui il bianco e nero della fotografia rimanda allo scontro frontale tra forze estreme e lucenti (Gesualdo Bufalino parlava della Sicilia come di una terra in cui \u201cla vita si declina tra la luce e il lutto, tra il nero e l\u2019abbaglio\u201d). Sotto questa luce dura si stagliano i protagonisti, al centro di uno scontro che \u00e8 anche l\u2019equivoco o l\u2019ambivalenza della nostra condizione spettatoriale: luce o lutto? Riso o pianto? Crudelt\u00e0 o partecipazione? La risposta, per quanto autentica possa essere, sar\u00e0 comunque spiazzante.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Anche la terra ha le sue bolle come l\u2019acqua<br \/>\n<\/b>Dopo Lo zio di Brooklyn era evidente che Cipr\u00ec e Maresco avrebbero avuto seri problemi a diffondere il loro materiale su larga scala. Tot\u00f2 che visse due volte, il loro secondo lungometraggio, inizialmente doveva essere distribuito dalla Filmauro, ma all\u2019ultimo momento i De Laurentis rinunciarono all\u2019impresa. Nonostante il buon riscontro di critica ottenuto alla Mostra di Berlino, arrivato il momento di uscire nelle sale italiane, il film fu sequestrato e proibito dalla censura. Il film \u201cmaledetto\u201d veniva accusato di \u201coffendere la dignit\u00e0 umana\u201d, di essere \u201cuno squallore. Peggio, un disonore\u201d. Il quotidiano di Alleanza Nazionale sentenzi\u00f2 che \u201cquel film attenta alla religione\u201d e poco ci manc\u00f2 che lo definisse opera di Satana in persona. Un coro di intellettuali si lev\u00f2 contro il provvedimento in difesa del film e clandestinamente vennero organizzate proiezioni a sorpresa in sei cinema italiani. Finalmente, dopo altri mesi di fosche polemiche, il nullaosta per la proiezione pubblica venne concesso (ma accompagnato dal divieto ai minori). Contemporaneamente, l\u2019allora vicepresidente del Consiglio Walter Veltroni, propose un disegno di legge per eliminare la possibilit\u00e0 che un organo amministrativo (come la commissione per la censura cinematografica) impedisse definitivamente, con un suo semplice giudizio, la proiezione pubblica di un film. La soddisfazione di chi si era schierato contro la censura fu grande almeno quanto la rabbia di chi aveva fatto di tutto per boicottare l\u2019uscita in sala del film: avevano vinto i mostri, e non quelli virtuali raccontati da Hollywood, ma quelli in carne e ossa che realmente abitano le nostre citt\u00e0. Tutto ci\u00f2 cre\u00f2 non poco fastidio a chi faceva del politically correct un dogma di vita, acconsentendo bonariamente di partecipare a una societ\u00e0 dell\u2019immagine che, se in superficie si dimostra sensibile ai problemi del prossimo, in realt\u00e0 fonda la propria caritatevole presenza sull\u2019ipocrisia e sull\u2019egoismo, rivelandosi, infine, semplicemente indifferente.<br \/>\nIl cinema di Cipr\u00ec e Maresco non \u00e8 altro, infatti, se non lo specchio cinico del cinismo ben pi\u00f9 pericoloso della societ\u00e0 in cui viviamo, il quale, in ogni caso, \u00e8 di diversa matrice e che nei loro film viene dunque come tale criticato3. In altri termini, Cipr\u00ec e Maresco sanno benissimo che la societ\u00e0 a cui propongono le loro ciniche provocazioni \u00e8 pervasa da un cinismo ben pi\u00f9 subdolo e pi\u00f9 profondo, che agisce soprattutto nel sistema mediatico e nell\u2019uso delle immagini. Nel mondo-spettacolo in cui siamo immersi, la sofferenza e la brutalit\u00e0 del reale vengono continuamente edulcorate, sublimate, patinate, e infine rese digeribili a un pubblico addomesticato, sempre pi\u00f9 imbottito di immagini cordiali, sorridenti, pulite e apparentemente innocue. O peggio ancora, la realt\u00e0 viene fornita sotto forma di reality show, o data in pasto al pubblico come scoop giornalistico, dove il grado di verit\u00e0 \u00e8 inversamente proporzionale al voyeurismo bigotto di cui la nostra cara Auditel (unica vera sovraentit\u00e0 della societ\u00e0-spettacolo in cui viviamo) si nutre. Nel momento in cui scriviamo, si attende l\u2019uscita dell\u2019ultimo, segretissimo lungometraggio dei registi palermitani. Dovrebbe intitolarsi Il ritorno di Cagliostro ma a causa della riservatezza dei registi (ma del resto, interessa davvero a qualcuno?), non se ne sa granch\u00e9. Quel che si sa \u00e8 che l\u2019anno duemilatre dell\u2019epoca cristiana ci ha offerto una nuova guerra, come del resto era gi\u00e0 accaduto l\u2019anno precedente e come probabilmente accadr\u00e0 anche in quello a venire (sono le speranze le ultime a morire, o i guerrafondai?). Del resto, qualche emittente via cavo se ne sta forse gi\u00e0 assicurando l\u2019esclusiva e la condir\u00e0 con una buona dose di provocanti curve sul calendario, qualche eccitante baruffa televisiva e una grattugiata domenicale di sane, utilissime polemiche sul rigore che forse c\u2019era e forse non c\u2019era. Non bisogna essere grandi intenditori di cinema o avere una sfera di cristallo per prevedere che, in questo clima, anche l\u2019ultimo film di Cipr\u00ec e Maresco sar\u00e0 un fiasco. Non \u00e8 certo una novit\u00e0: mostrare la sofferenza e le sventure reali non \u00e8 mai di moda. E poi il cinismo con cui le televisioni sfruttano la guerra non sar\u00e0, a conti fatti, pi\u00f9 gratificante?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre i poveri (che, c\u2019\u00e8 stato assicurato da persona degna di fede, saranno sempre con noi) saranno gli unici mostri che ci resteranno.Leslie<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3962,3587,3608],"edizioni":[37],"autori":[237],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3716],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/215"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=215"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/215\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5609,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/215\/revisions\/5609"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=215"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=215"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=215"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=215"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=215"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=215"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=215"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=215"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=215"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}