{"id":217,"date":"2009-11-04T17:05:13","date_gmt":"2009-11-04T17:05:13","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=217"},"modified":"2025-12-10T12:34:55","modified_gmt":"2025-12-10T11:34:55","slug":"c-era-una-volta-un-paese-lontano-cinema-sordit-e-identit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=217","title":{"rendered":"5. C&#8217;era una volta un paese lontano\u2026Cinema, sordit\u00e0 e identit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">di Laura Vichi, svolge attivit\u00e0 di ricerca presso l\u2019Universit\u00e0 di Bologna. Socia fondatrice dell\u2019Associazione Home Movies, ha pubblicato i saggi Jean Epstien (Milano, Il Castoro, 2003) e Henri Storck. De l\u2019avant-garde au documentaire social (Crisn\u00e9e, Yellow Now, 2002).<br \/>\n<b><br \/>\nPremessa <\/b><br \/>\nIn un brano di Platone si parla di sordi che si esprimono muovendo le mani, ma le prime notizie storiche sull\u2019uso dei segni nell\u2019educazione dei bambini sordi risalgono al Cinquecento, quando Girolamo Cardano si pone il problema dell\u2019istruzione dei sordomuti e Pedro Ponce de Le\u00f3n viene chiamato da un nobile castigliano a educare i suoi tre figli non udenti. Il suo metodo, pi\u00f9 tardi ripreso da Juan Pablo Bonet e basato sull\u2019imitazione della posizione dei diversi organi atti ad emettere i suoni e sulla lettura labiale, \u00e8 all\u2019origine dell\u2019oralismo, che domina i metodi europei ininterrottamente fino alla met\u00e0 del XVIII secolo. Nel 1760 l\u2019abate L\u2019Ep\u00e9e fonda a Parigi l\u2019Institut National des Sourds-muets, creando un metodo basato sulla gestualit\u00e0. A guidarlo \u00e8 l\u2019idea \u2013 rivoluzionaria \u2013 del gesto come lingua naturale o materna. L\u2019Ep\u00e9e forma degli insegnanti e il suo sistema si diffonde anche nel resto d\u2019Europa.<br \/>\nNel 1817, R.A. B\u00e9bian, responsabile pedagogico della scuola, propone una tesi altrettanto innovativa: la considerazione che la lingua dei gesti \u00e8 insostituibile, concezione che legittimer\u00e0 l\u2019esistenza di cattedre occupate da docenti sordi. Nell\u2019Ottocento tra i sostenitori della scuola oralista e quelli della lingua dei segni le polemiche si inaspriscono e nei paesi dove nasce la scuola dell\u2019obbligo prevale l\u2019uniformazione dei metodi. L\u2019Italia non \u00e8 esclusa da questo processo, soprattutto a causa della recente unificazione del Regno e della necessit\u00e0 di una lingua unica. Con il Congresso di Milano del 1880, gestito per lo pi\u00f9 da educatori francesi e italiani, il linguaggio dei segni viene infine proscritto. A questa data, tuttavia, il linguaggio dei segni gi\u00e0 stato importato negli Stati Uniti e, dalla collaborazione tra Laurent Clerc, uomo di cultura sordo di nascita e Thomas Hopkins Gallaudet, nascono nel nuovo continente diverse scuole, finch\u00e9 il figlio di Gallaudet, Edward, fonda nel 1864 il primo College per sordi, divenuto in seguito Gallaudet University (Washington), tuttora attivo .<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Dal precinema al cinema <\/b><br \/>\nLa questione della sordit\u00e0 (delle sordit\u00e0) ha da subito riguardato il cinema, anche prima della sua nascita. Una figura centrale in questo senso \u00e8 quella di Georges Demeny (1850-1917), che sperimenta con successo il suo fonoscopio presso l\u2019Institut National des Sourds-muets nel 1891. Si trattava, in pratica, di realizzare dei \u201critratti viventi\u201d. Con l\u2019aiuto del prof. Marichelle, i giovani sordi dell\u2019istituto decifravano cos\u00ec il movimento delle labbra e si esercitavano a ripetere le parole pronunciate, secondo i principi della scuola oralista che il Congresso di Milano aveva rigidamente sancito. Questo sistema \u00e8 risultato utile, in anni recenti, per il recupero di alcuni film, la cui colonna sonora si era deteriorata.<br \/>\nUno dei casi pi\u00f9 noti \u00e8 quello di Lawrence d\u2019Arabia (David Lean, GB, 1962), il cui restauro, curato da Robert Harris alla fine degli anni \u201980 si \u00e8 avvalso del contributo di una coppia di sordi per la decifrazione di alcuni dialoghi. Lo stesso \u00e8 avvenuto per La dame de Malacca (M. All\u00e9gret, 1937), ma spesso questi speciali collaboratori non hanno avuto la soddisfazione di godere del risultato del loro lavoro. Il problema \u00e8 peraltro di portata molto pi\u00f9 ampia e riguarda l\u2019accessibilit\u00e0 dei sordi al cinema in generale, compresi paradossalmente i film interpretati da attori non udenti come il notissimo Figli di un dio minore (R. Haines, 1986) con Marlee Matlin, premio Oscar per la recitazione, o i \u201cclassici\u201d di Truffaut L\u2019uomo che amava le donne (1977), con Roseline Puyo, e La camera verde (1978), con Patrick Mal\u00e9on, o ancora, per citare un titolo italiano, La lunga vita di Marianna Ucria (R. Faenza, 1996) con Emmanuelle Laborit . Da quanto detto fin qui emergono allora gli elementi per una riflessione sulla sordit\u00e0 come \u201ccittadinanza\u201d; la disabilit\u00e0 si trasforma cio\u00e8 in un problema di identit\u00e0 culturale e linguistica. In rapporto al cinema questo fenomeno \u00e8 lampante: i sordi possono fruire soltanto (e parzialmente) il cinema straniero in lingua originale sottotitolato, dato che sono ancora molto rari i casi di pellicole con sottotitoli specifici per non udenti.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Cinema, sordit\u00e0 e identit\u00e0 <\/b><br \/>\nSin dalle \u201cvedute\u201d Lumi\u00e8re, il cinema ha avuto tra le sue funzioni quella di aprire delle \u201cfinestre\u201d su aspetti del mondo che ci resterebbero sconosciuti. Allo stesso modo, pi\u00f9 di ogni altro mezzo di comunicazione \u00e8 riuscito ad aprire un varco ai non addetti ai lavori verso il mondo della sordit\u00e0. Tuttavia, se il grande schermo ha presto ospitato personaggi deformi, colpiti da amnesia, da autismo o da cecit\u00e0, i sordi sono stati a lungo delle presenze quasi invisibili. Spesso si \u00e8 trattato di personaggi prettamente funzionali alla narrazione (Uomo bianco tu vivrai, J. Mankiewicz, 1950; L\u2019ora del delitto, I. Lupino, 1956) o di caratteri comici (Un cappello di paglia di Firenze, R. Clair, 1927; Il romanzo di un baro, 1936, S. Guitry; Straziami, ma di baci saziami, D. Risi, 1968), che non approfondiscono la questione della diversit\u00e0 . Diversit\u00e0 che \u00e8 gi\u00e0 insita nella parola \u201csordo\u201d, non adeguata ad indicare le varie tipologie di questa forma di disabilit\u00e0, che vanno dai sordi di nascita, quindi \u201cgestuali\u201d, ai mal udenti con o senza apparecchio e ai sordi acquisiti, spesso, quindi, oralisti. \u00c8 invece proprio la comprensione della differenza l\u2019elemento pi\u00f9 interessante di quei film che, trattando di sordit\u00e0, permettono realmente di penetrarne il mondo e di scoprirlo. In questo senso, sembra che nel tempo il cinema abbia percorso un lungo cammino prima di giungere a lavori che pongono la questione nei termini del riconoscimento di una minoranza, introducendoci contemporaneamente alla conoscenza di quest\u2019ultima e mostrando quanto, nel confronto tra udenti e non udenti, tra le loro lingue e le loro culture, la disabilit\u00e0 sia in fondo reciproca.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Oltre la metafora <\/b><br \/>\nLa questione dell\u2019identit\u00e0 culturale \u00e8 stata messa in evidenza in termini metaforici, ad esempio, in un film come Le cercle parfait (A. Kenovic, Bosnia\/Francia, 1996), in cui due orfani, di cui uno sordo, si sono persi in una Sarajevo in pieno disfacimento, un luogo \u201csenza pi\u00f9 voce n\u00e9 lingua\u201d . Se la figura del sordo a volte funziona come metafora dell\u2019incomunicabilit\u00e0 o della perdita di identit\u00e0, film come Le pays des sourds (N. Philibert, 1992) o Sourds \u00e0 l\u2019image (B. Lemaine, 1996) penetrano nel mondo complesso della sordit\u00e0 grazie alla collaborazione di interpreti non udenti, i quali rivendicano la loro specificit\u00e0 e il diritto di non adeguare la propria lingua (e la propria cultura) a quella degli udenti. Con questi film sembra che il cinema sia finalmente giunto negli anni Novanta a sviluppare un discorso maturo sulla questione. Ripercorrendo infatti brevemente la storia del cinema , si osserva che all\u2019epoca del muto, bench\u00e9 in modo limitato, personaggi e attori sordi sono presenti in vari film. A cavallo tra gli anni Venti e Trenta, con l\u2019avvento del cinema sonoro, dominato all\u2019inizio per lo pi\u00f9 dalla canzone, il personaggio sordo viene eliminato o ridotto a ruoli secondari (per esempio in Number 17, 1932, di A. Hitchcock, o in Ch\u00e9ri Bibi, 1937, di L. Mathot) e si devono attendere gli anni Quaranta per vedergli assumere un ruolo centrale. Tuttavia, esso rimane pi\u00f9 che altro una figura dell\u2019estraneit\u00e0 ed \u00e8 assimilato al mondo dei deboli che devono difendere la propria integrit\u00e0 (Johnny Belinda, 1948, di J. Negulesco), oppure, in altri casi, la sordit\u00e0 \u00e8 vista \u2013 soprattutto nel melodramma e fino a tempi recenti \u2013 come pura infermit\u00e0 (Mandy, la piccola sordomuta, 1952, di A. Mackendrick; H\u00f6enfeuer\/L\u2019\u00e2me soeur, 1985, di F.M. Murer; Addio Mister Holland, 1995, di S. Herek). A questi film si possono inoltre aggiungere quelli appartenenti al genere biografico. Oltre alla Helen Keller di Anna dei miracoli, altre grandi figure cinematografiche di sordi sono comparse nei film su Beethoven e Goya, ma anche su Edison (colpito da sordit\u00e0 parziale), sull\u2019attore \u201cdai mille volti\u201d Lon Chaney (figlio di genitori sordomuti) e perfino sull\u2019inventore del telefono Bell (sposato con una giovane non udente, ma accanito avversario della lingua dei segni). I titoli pi\u00f9 significativi del genere sono per\u00f2 forse L\u2019abb\u00e9 L\u2019Ep\u00e9e (1982\/89) girato dal regista sordo M. Rouvi\u00e8re con una troupe di non udenti , e i due film televisivi sul fotografo giapponese Koji Inoue (1918-1993), Regardez-moi, je vous regarde: Koji Inoue, photographe sourd (1996) e Koji Inoue, phographe au-del\u00e0 des signes (1999), entrambi di Brigitte Lemaine. Con risultati alterni, si pu\u00f2 constatare che il cinema si \u00e8 aperto al tema della sordit\u00e0 e alla partecipazione di attori sordi soprattutto a partire dagli anni Ottanta, nel quadro di un\u2019evoluzione generale delle mentalit\u00e0 in relazione al riconoscimento delle minoranze, anche se moltissimo resta ancora da fare in questo senso .<br \/>\nIn particolare, un varco verso il mondo della sordit\u00e0 e del linguaggio gestuale (\u00e8 da notare che i principi del Congresso di Milano vengono a decadere verso la met\u00e0 degli anni Settanta) si apre con Figli di un dio minore, a cui seguono altri film anche molto diversi tra loro, come Quattro matrimoni e un funerale (M. Newell, 1993), Ridicule (P. Leconte, 1995), Le cercle parfait o La lunga vita di Marianna Ucria. Sembra tuttavia che il luogo privilegiato in cui questo mondo si dispiega in tutta la sua portata sia quello del documentario. In particolare, il gi\u00e0 citato film di N. Philibert Le pays des sourds (1992) , che ha circolato in molti festival internazionali (Belfort, Locarno, Firenze), segna una tappa fondamentale, preceduta da altri documentari meno noti, quali Les gestes du silence di H. Storck (1962), Les enfants du silence di M. Brault (1962) o De Nieuw Ijstitjd (1974) di J. Van Der Keuken, e seguita dagli importanti Sourds \u00e0 l\u2019image, che riprende le testimonianze di artisti colpiti da sordit\u00e0 e Tanz der H\u00e4nde (1997), dei due cineasti non udenti Ph. Danzer e P. Hemmi, che si concentra sull\u2019importanza della lingua dei segni. Le pays des sourds pone subito (come \u00e8 evidente fin dal titolo) la questione della sordit\u00e0 come \u201cnazionalit\u00e0\u201d. L\u2019idea di una comunit\u00e0 che combatte per salvaguardare la propria diversit\u00e0 attraverso la lingua dei segni \u00e8 il tema portante del film, articolato come un viaggio attraverso un\u2019ampia casistica di testimonianze. Ma \u00e8 importante sottolineare che il documentarista francese pone continuamente udenti e non udenti sullo stesso piano, spesso scambiandone le posizioni: vediamo non udenti che apprendono il metodo oralista e udenti che apprendono, con enorme difficolt\u00e0, la lingua dei segni. Il tema della rivendicazione dell\u2019identit\u00e0 non abbandona mai il percorso del film, che insiste sulla fierezza di alcuni sordi e mostra la sofferenza ingiusta di altri (per esempio quella derivata dal periodo di reclusione forzata di una donna), le difficolt\u00e0 nell\u2019insegnamento, l\u2019importanza del senso della vista (\u201cper ascoltare, guardo\u201d, afferma il piccolo Florent), i problemi della vita quotidiana (la ricerca di un alloggio da parte di una coppia di sordi), le situazioni quasi comiche che talvolta si possono creare nell\u2019interazione (il matrimonio di due sordi celebrato da un prete udente). Parafrasando Jean-Claude Poulain, l\u2019insegnante protagonista, che conclude il film dicendo che un segno \u00e8 come un passaporto, si pu\u00f2 certamente pensare che con Le pays des sourds la sordit\u00e0 ha trovato il proprio passaporto (e la propria identit\u00e0) nel mondo del cinema, tanto pi\u00f9 che il documentario \u00e8 stato distribuito con sottotitoli sia per il pubblico sordo che per il pubblico udente (molte scene sono nella lingua francese dei segni), agendo in questo modo concretamente sulla ricezione e sul processo di riconoscimento della lingua gestuale, attualmente ancora in atto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa<br \/>\nIn un brano di Platone si parla di sordi che si esprimono muovendo le mani, ma le prime notizie storiche sull&rsquo;uso dei segni nell&rsquo;educazione dei bambini sordi<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3962,3587,3608],"edizioni":[37],"autori":[236],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3716],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/217"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=217"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/217\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5605,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/217\/revisions\/5605"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=217"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=217"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=217"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=217"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=217"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=217"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=217"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=217"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=217"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}