{"id":220,"date":"2009-11-04T17:05:13","date_gmt":"2009-11-04T17:05:13","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=220"},"modified":"2025-12-10T12:22:58","modified_gmt":"2025-12-10T11:22:58","slug":"una-rassegna-im-possibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=220","title":{"rendered":"1. Una rassegna [im]possibile"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">di Gianfranco Brogli<\/p>\n<p><strong>Il mini vince il super perde<br \/>\n<\/strong>Basso, cos\u00ec \/ fesso, cos\u00ec \/ il giorno che \u00e8 nato per poco non l\u2019hanno buttato \/ ma poi con l\u2019andare degli anni non \u00e8 migliorato\/ il \u2026miniVip \/ tre volte al giorno cadeva dal suo carrozzino \/ (\u2026) \/ ma questo tappo di uno, ci aveva un fratello \/ che quanto era brutto quest\u2019uno, quell\u2019altro era bello \/ alto, cos\u00ec \/ bello cos\u00ec \/ il giorno che \u00e8 nato la madre felice ha gridato \/ venite, venite a vedere che super neonato \/ il superVip \/ Avete presento i fumetti di quello che vola? \/ Il mini era un tappo, il super un fusto \/ ma chi dei due era il migliore?<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p align=\"justify\">Cos\u00ec inizia la canzone \u201cVip\u201d di Herbert Pagani che accompagna i titoli di testa del film Vip mio fratello superuomo (1968) di Bruno Bozzetto. In questa canzone \u00e8 riassunto quasi tutto il film, un bellissimo esempio di cinema d\u2019animazione, di genere comico, sulla condizione umana nella societ\u00e0 (spietata) dei consumi, che narra la storia di due fratelli: MiniVip, piccolo, piuttosto bruttino, debole e imbranato, e (Super)Vip (nel film viene chiamato alternativamente Vip o SuperVip), alto, bello, forte, allo stesso tempo caricatura di Superman e del mito del supereroe, alle prese con una terrificante maliarda mediatica, Happy Betty, che vorrebbe trasformare il mondo in un supermercato e gli esseri umani in simulacri pilotati dalla pubblicit\u00e0 aventi come unico scopo della loro vita quello di consumare i prodotti \u201cHappy Betty\u201d. Uno degli aspetti pi\u00f9 belli, divertenti e dissacratori del film \u00e8 che il diabolico piano di Happy Betty sar\u00e0 sventato dall\u2019antieroe MiniVip o meglio grazie alla sua umanit\u00e0 piena di difetti, al suo relazionarsi in modo terribilmente impacciato con il mondo (motivo tipico delle comiche); caratteristiche psicofisiche e atteggiamenti che si trasformeranno (in un\u2019operazione di rovesciamento degli stereotipi) in una forza \u201cinvolontaria\u201d, una forza che riuscir\u00e0 a salvare anche la vita del fratello superuomo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>La disabilit\u00e0: un\u2019immagine latente?<br \/>\n<\/b>Vip mio fratello superuomo non \u00e8 un film sulla disabilit\u00e0, ma fa pensare ad alcuni aspetti della disabilit\u00e0 in quanto distrugge sia il mito del supereroe (come incarnazione dell\u2019estremizzazione delle qualit\u00e0 normali, socialmente apprezzate e riconosciute, degli esseri umani) sia il mito del brutto e debole incapace di azioni positive; ma, soprattutto, in quanto \u00e8 un film che prende posizione a favore del \u201cpiccolo, brutto, debole e imbranato\u201d.<br \/>\nQuesto film sembra suggerirci l\u2019idea che il rapporto tra cinema e disabilit\u00e0 non vada ricercato in maniera esclusiva in quel cinema che se ne \u00e8 occupato in maniera esplicita e, conseguentemente, sembra suggerirci l\u2019ipotesi, paradossale e provocatoria, che la disabilit\u00e0 percorra l\u2019intero cinema attraversando indifferentemente generi e autori. Certamente ci sono film che hanno trattato direttamente della disabilit\u00e0 attraverso storie di persone disabili, film anche popolari e famosi (1) Tuttavia il rapporto tra cinema ed handicap non \u00e8 scontato e non si coglie in modo immediato (e vedremo che il modo sar\u00e0 letteralmente \u201cmediato\u201d).<br \/>\nL\u2019immagine della disabilit\u00e0 nel cinema sembrerebbe avere assunto \u201ctrasparenze\u201d che non consentono di coglierla in maniera chiara e nitida, ma che le permettono di sovrapporsi (o nascondersi) ad altre impressionandosi su un gran numero di pellicole. Utilizzando una metafora, l\u2019immagine della disabilit\u00e0 sembrerebbe un\u2019immagine latente (2): un\u2019immagine cio\u00e8 presente nell\u2019emulsione di tantissime pellicole non completamente sviluppata \u2013 perci\u00f2 invisibile ad una visione cosciente \u2013 ma in grado di giungere, nel momento della proiezione, al (sub)cosciente dello spettatore, nel quale si va a sedimentare come dato dell\u2019esperienza entrando a far parte della sua immaginazione (intesa come facolt\u00e0 di pensare e associare liberamente e senza regole fisse i dati dell\u2019esperienza). Al rapporto cinema e disabilit\u00e0 si potrebbe dare una \u201cforma\u201d indagando sulla relazione esistente tra l\u2019immaginario della disabilit\u00e0 che ha origine nel cinema e l\u2019immaginario della disabilit\u00e0 come si \u00e8 formata nella societ\u00e0, cercando di cogliere i meccanismi di scambio di immagini e significati tra l\u2019uno e l\u2019altro, intendendo per immaginario la produzione (da parte del singolo individuo o di gruppi di individui) di simboli, miti, archetipi, narrazioni e forme narrative che ha origine nell\u2019immaginazione mediata sul piano sociale, culturale e storico.<br \/>\nPi\u00f9 semplicemente tale rapporto prenderebbe forma come possibile risposta alla domanda: \u201cIn che modo il cinema, in generale, ha contribuito a creare immagini che poi avrebbero influenzato la percezione della persona disabile e della disabilit\u00e0? E viceversa?\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Una rassegna (im)possibile<br \/>\n<\/b>Da alcuni anni faccio parte di un gruppo di persone che hanno costituito un cineclub, la cui attivit\u00e0 principale \u00e8 realizzare rassegne cinematografiche a tema. A partire da questa esperienza credo che, per dare forma concreta al rapporto cinema e disabilit\u00e0, possa risultare utile immaginare di dover realizzare una rassegna cinematografica avente per tema la disabilit\u00e0.<br \/>\nLa realizzazione di una rassegna a tema passa sostanzialmente attraverso tre fasi: definizione del tema, ricerca dei titoli dei film, selezione dei film tra quelli trovati. Descrivendo queste fasi si possono evidenziare quelle procedure e modalit\u00e0 che mettono in moto alcuni meccanismi di \u201cinvolontaria\u201d e libera associazione di idee e significati, e che si ritrovano anche nel momento della discussione collettiva, all\u2019interno del cineclub, per la definizione dei contenuti tematici, ma che, soprattutto, si manifestano nella fase della ricerca (collettiva o individuale) dei titoli; meccanismi che portano alla luce, in maniera \u201cimprevedibile\u201d, anche attraverso il \u201crincorrersi\u201d di ricordi personali, elementi significativi dell\u2019immaginario al quale ciascuno attinge.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>La definizione del tema: contenuti e significati (im)possibili<br \/>\n<\/b>La definizione del tema di ogni rassegna comprende un\u2019operazione di attribuzione di significati ai film. Organizzare una rassegna, ovvero raggruppare un certo numero di film secondo un tema specifico, si basa sulla possibilit\u00e0 di attribuire a tali film un significato comune, anche se va al di la delle intenzioni degli autori. Questo perch\u00e9 quando le emozioni evocate da un film si sedimentano e si trasformano in ricordi, la memoria attribuisce loro dei significati \u201cveri\u201d, o meglio, plausibili quanto quelli che il regista o lo sceneggiatore hanno attribuito al film, significati soggettivamente veri in quanto si concretizzano entrando a fare parte dell\u2019esperienza delle persone e andando a costituire gli elementi a partire dai quali prende forma l\u2019immaginazione.<br \/>\nQuesta \u201carbitraria\u201d attribuzione di significati rappresenta un procedimento non ortodosso dal punto di vista della critica cinematografica e molto discutibile su un piano strettamente filologico, ma risponde, in realt\u00e0, ad un\u2019esigenza sinceramente sentita: condividere con altre persone un\u2019interpretazione, un punto di vista, uscire da una specie di isolamento emozionale in cui ci abbandona (nonostante la dimensione collettiva della visione cinematografica) il film.<br \/>\nIn questo senso ogni rassegna diviene plausibile e possibile, in quanto trova una coerenza, un fondamento e una ragione d\u2019essere, non tanto e \u201csemplicemente\u201d nel cinema, quanto, pi\u00f9 genericamente, nell\u2019immaginario di chi la realizza (magari, in parte, gi\u00e0 determinato dalla visione cinematografica). Ma, se per questo motivo ogni rassegna \u00e8 possibile, per lo stesso motivo ogni rassegna \u00e8 anche un\u2019operazione discutibile. Analogamente si potrebbe affermare che il rapporto cinema e disabilit\u00e0 \u00e8 sempre possibile pur essendo \u2013 non sempre, ma spesso \u2013 discutibile.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>La ricerca dei film: \u201cCINEMA+HANDICAP\u201d<br \/>\n<\/b>Nella ricerca dei film talvolta si ricorre all\u2019aiuto di strumenti informatici che spesso producono risultati \u201ccasuali\u201d e inaspettati. Utilizzare la rete (Internet) e immettere in uno dei tanti motori di ricerca come criterio \u201ccinema+handicap\u201d significa cercare tutto ci\u00f2 che riguarda il cinema, tutto ci\u00f2 che riguarda l\u2019handicap e tutte le possibili relazioni tra i termini \u201ccinema\u201d e \u201chandicap\u201d (immettere \u201ccinema+disabilit\u00e0\u201d restituisce meno informazioni in quanto il termine \u201cdisabilit\u00e0\u201d, in maniera significativa, ricorre molto meno rispetto al termine \u201chandicap\u201d). Una simile ricerca (che andrebbe del resto \u201caffinata\u201d) restituisce un numero esagerato di informazioni dal contenuto estremamente eterogeneo: siti Web dedicati a singoli film, siti di riviste di cinema on line con recensioni di film, siti di festival dedicati al \u201ccinema e handicap\u201d, concorsi cinematografici per disabili, archivi di materiale cinematografico (film in 35 e 16 mm, VHS, Betacam, DVD) sempre dedicati al \u201ccinema e handicap\u201d (3).<br \/>\nLa stessa ricerca ripetuta attraverso un dizionario di cinema in formato digitale (su cd-rom), restituisce un numero molto pi\u00f9 piccolo di titoli di film, ma \u00e8 interessante constatare come la parola handicap compaia nelle recensioni di film molto diversi tra loro e riconducibili a generi diversi, dal comico alla fantascienza, dal noir all\u2019horror, al thriller. La vastit\u00e0 delle informazioni trovate in questo modo generalmente getta nello sconforto, ma leggerle con pazienza pu\u00f2 risvegliare ricordi \u2013 sempre secondo i meccanismi dell\u2019associazione libera e involontaria di idee e di significati \u2013 che ci rivelano qualcosa sia riguardo al cinema sia riguardo alla nostra personale esperienza della disabilit\u00e0. Ad esempio, durante una di queste ricerche sono rimasto colpito da un articolo che parlava di film di guerra, facendoli rientrare nella categoria del \u201ccinema e handicap acquisito\u201d (4), perch\u00e9, pur non citandolo, mi ha ricordato un film, (che ho visto da bambino e che ho rivisto in seguito) che mi procur\u00f2, a suo tempo, una grande impressione: I Migliori anni della nostra vita (1946), di William Wyler, un film bellissimo che racconta le storie di tre reduci di guerra, accomunate dal tema del difficile rientro nella vita civile. La storia che mi colp\u00ec maggiormente da un punto di vista emotivo (e che mi ha lasciato molto turbato) \u00e8 quella del marinaio rimasto privo di entrambe le mani, sostituite con uncini meccanici. Il ricordo di questo film, a sua volta mi ricordava che la mia prima esperienza della disabilit\u00e0 (parlo dell\u2019infanzia) fu legata essenzialmente a immagini di corpi amputati (fatto che mi ha procurato una condizione emotiva fortemente perturbata) (5). Nello stesso periodo in cui ho fatto quella ricerca su Internet stavo leggendo un saggio di storiografia, La guerra come sofferenza e perdita (6), e fui portato ad associare le due cose. Il ricordo del film e la lettura del saggio mi portarono a pensare alla disabilit\u00e0 come ad una delle possibili condizioni umane, che pu\u00f2 sopraggiungere improvvisamente, che pu\u00f2 peggiorare o migliorare, e che pu\u00f2 essere determinata anche dalla relazione tra la persona e l\u2019ambiente. Poi ho incominciato a pensare al modo in cui percepiamo le deformit\u00e0 del corpo, alle modalit\u00e0 con cui spesso le vengono associate una deformit\u00e0 morale e psichica, e quindi al corpo come luogo dove prende forma l\u2019identit\u00e0. A questo punto l\u2019associazione con vari film horror o di fantascienza (o il cinema di David Cronenberg) sarebbe risultata \u201clogica e scontata\u201d (7). Invece mi \u00e8 venuto in mente il disneyano Biancaneve e i sette nani (1937) (8) (che in quel periodo il mio bambino guardava assiduamente), dove la regina, al culmine della malvagit\u00e0, si trasforma, da donna giovane, bella e fatale, in una vecchia strega, gobba, dal naso adunco; mi sono venuti in mente anche certi film western dove gli indiani d\u2019America vengono ritratti come ritardati mentali, affetti da balbuzie, grotteschi nei movimenti, elementari nei ragionamenti (8). Film d\u2019animazione e disabilit\u00e0? Film western e disabilita? Farsi condurre da questo meccanismo di \u201clibera e involontaria\u201d associazione delle idee, stimolata dall\u2019uso di strumenti informatici, forse stava portando fuori strada? Forse no. Forse veniva confermando l\u2019ipotesi di partenza e cio\u00e8 che un p\u00f2 tutta la produzione cinematografica ci possa svelare qualcosa sulla disabilit\u00e0, anche se non la racconta direttamente attraverso le storie esemplari di persone disabili. In quanto un p\u00f2 in tutta la produzione cinematografica si trovano tracce di un immaginario che si riferisce alla disabilit\u00e0, un immaginario in cui si rinvengono visioni del corpo (diverso\/mutato\/mutante) come luogo dell\u2019identit\u00e0 e come rappresentazione simbolica di qualit\u00e0 psichiche e morali, un immaginario che contiene storie di disagi mentali sospinti al limite della follia, e storie di destini rovinosi, segnati da un corso perverso, originate nel difficile rapporto delle persone con l\u2019ambiente in cui vivono (o sono costrette a vivere) (10).<br \/>\nA questo punto alla domanda: \u201cUna rassegna di cinema e handicap \u00e8 allora possibile?\u201d verrebbe da rispondere in modo affermativo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>La selezione dei film: una scelta (im)possibile<br \/>\n<\/b>Nella selezione finale dei film intervengono diverse criteri di valutazione: criteri che potremmo definire \u201clogici\u201d (l\u2019affinit\u00e0 del significato generale attribuito al \u201cmessaggio\u201d del film con il tema generale della rassegna); criteri estetici (riguardanti la bellezza delle storie narrate oppure la valutazione di valori estetici strettamente cinematografici, quali la qualit\u00e0 della regia, del montaggio, della fotografia); e ultimi, ma non meno importanti, criteri che potremmo definire \u201ctecnici\u201d (come la reperibilit\u00e0 delle pellicole presso le cineteche o i distributori privati). Fatta questa premessa, di fronte al problema della selezione dei film per una rassegna di \u201ccinema e disabilit\u00e0\u201d, ci troveremo di fronte a tre diverse prospettive.<br \/>\nDue di queste si pongono al di fuori di quanto sviluppato fino ad ora sul rapporto tra cinema e disabilit\u00e0, ma vanno comunque ricordate. Una scelta rigorosa e filologicamente corretta si dovrebbe limitare a quei film che trattano direttamente di handicap (vedi anche la filmografia in appendice), che non sono pochi come numero assoluto, ma, relativamente al panorama dei film prodotti, costituiscono una ridottissima minoranza. Una scelta altrettanto rigorosa, ma \u201cestrema\u201d dovrebbe forse selezionare solo i film girati da registi disabili, o con attori disabili, che raccontano storie di disabilit\u00e0, come viene fatto in alcuni concorsi cinematografici o festival (12), anche con l\u2019intenzione di dare risalto in questo modo al lavoro delle persone disabili in campo cinematografico. Nella prospettiva messa in luce dalla \u201cnostra\u201d ipotetica rassegna, ci troveremo a scegliere nell\u2019ambito del cinema che non ha trattato direttamente la disabilit\u00e0, a scegliere quindi tra tutti i film che (loro malgrado) hanno comunque contribuito all\u2019elaborazione di un immaginario della disabilit\u00e0.<br \/>\nMa per quanto detto fino ad ora la scelta dei film dovrebbe essere operata sulla base di un grandissimo numero di titoli, tanto grande da gettarci nello sconforto. Un possibile criterio di selezione potrebbe basarsi sulla distinzione tra film prodotti da un\u2019immaginazione riproduttiva e quelli prodotti da un\u2019immaginazione creativa (12), ovvero quelli che si sono limitati a mostrare qualcosa gi\u00e0 presente nella societ\u00e0 e nell\u2019immagine che la societ\u00e0 ha prodotto di s\u00e9, al fine di costruire e mantenere la propria identit\u00e0, e quelli che hanno contribuito a creare immagini nuove della disabilit\u00e0. In realt\u00e0 i criteri di selezione potrebbero essere molti, talmente tanti da lasciarci anch\u2019essi smarriti e nell\u2019indecisione, perch\u00e9 sarebbe molto faticoso scegliere quello migliore. Ma questo potrebbe essere un falso problema. Il criterio migliore potrebbe semplicemente essere quello che ci permetterebbe di scegliere i film in grado di fornire una (im)possibile risposta alle nostre (im)possibili domande sulla disabilit\u00e0, o meglio sul rapporto tra cinema e disabilit\u00e0. Domande come: \u201cQuanto l\u2019abitudine a vedere nel cinema immagini di zoppi, deformi, sfigurati nel ruolo del \u201cmalvagio\u201d, pu\u00f2 avere influenzato le persone nell\u2019attribuire a individui zoppi, deformi, sentimenti moralmente negativi o ad averne paura e timore?\u201d.(13) Oppure: \u201cQuanto la \u201criabilitazione\u201d cinematografica , dell\u2019immagine delle persone disabili ha contribuito a creare nella societ\u00e0 un percezione nuova della disabilit\u00e0, meno pregiudiziale, meno stereotipata?\u201d. E numerose altre ancora\u2026 O no?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mini vince il super perde<br \/>\nBasso, cos&igrave; \/ fesso, cos&igrave; \/ il giorno che &egrave; nato per poco non l&rsquo;hanno buttato \/ ma poi con l&rsquo;andare degli anni non &egrave; migliorato<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3962,3587,3608],"edizioni":[37],"autori":[232],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3716],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/220"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=220"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/220\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5596,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/220\/revisions\/5596"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=220"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=220"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=220"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=220"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=220"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=220"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=220"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=220"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=220"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}