{"id":2221,"date":"2020-02-26T14:37:52","date_gmt":"2020-02-26T13:37:52","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2221"},"modified":"2025-08-27T09:19:01","modified_gmt":"2025-08-27T07:19:01","slug":"beati-noi-a-mali-estremi-nessun-estremo-rimedio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2221","title":{"rendered":"A mali estremi, nessun estremo rimedio"},"content":{"rendered":"<p>\u201cVi \u00e8 solamente un problema filosofico veramente serio, quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, \u00e8 rispondere al quesito fondamentale della filosofia. Il resto \u2013 se il mondo abbia tre dimensioni o se lo spirito abbia nove o dodici categorie \u2013 viene dopo. Questi sono giochi: prima bisogna rispondere\u201d. (Albert Camus, Il mito di Sisifo, Milano, Bompiani, 2001)<\/p>\n<p>Da filosofo, le parole di Camus mi toccano molto. Mi sono tornate in mente leggendo del suicidio del grande regista Mario Monicelli. Persino a lui, a un certo punto, la vita non \u00e8 sembrata pi\u00f9 degna di essere vissuta. Eppure, dalla vita ha avuto tutto: fama, successo, una bella famiglia, la possibilit\u00e0 di esprimere il proprio talento e di eccellere in esso, che \u00e8 quel tipo di realizzazione personale cui ogni uomo aspira. Questa notizia \u00e8 arrivata nel momento in cui la televisione, che ora ha centinaia di canali digitali da riempire di nulla, non sapendo pi\u00f9 cosa proporre di nuovo, punta sulla sicurezza di ascolti data dai \u201cfenomeni da baraccone\u201d. Uso questo termine volutamente forte non perch\u00e9 io pensi che le persone sopra citate siano veramente dei \u201cmostri\u201d, seppure nel senso latino del termine, ma perch\u00e9 la falsa piet\u00e0 o, ancora peggio, la falsa maschera scientifica con cui si affrontano questi temi rende ancora di pi\u00f9 questi individui degni della mia com-passione (e anche in questo caso il termine \u00e8 usato in senso letterale). Primo canale satellitare: si parla di gemelle siamesi, attaccate dalla nascita in modo assai invalidante. Secondo canale: la storia di un giovane che vive senza la parte inferiore del corpo. Terzo canale: malattie devastanti deturpano l\u2019aspetto di giovani fanciulle in fiore. Lo spettatore medio guada con insana curiosit\u00e0 \u2013 e anche un certo disgusto \u2013 questi strani individui. Non pensa che siano persone in tutto e per tutto: la curiosit\u00e0 per la stranezza della natura fa accantonare nella mente di chi guarda il pensiero della condivisione della stessa umanit\u00e0 con queste persone. Al mio occhio di spettatore con deficit, invece, non sfugge l\u2019aspetto pi\u00f9 nascosto dell\u2019animo di questi individui. Seppure diversi, seppure talvolta costretti a esibire la propria deformit\u00e0 in cambio di un compenso, guardano l\u2019obiettivo della macchina da presa a testa alta. Sono consapevoli della propria diversit\u00e0, ma sono fieri di essere le persone che sono. Hanno una vita difficile, ma proprio per questo sono pi\u00f9 abituati a lottare. Le difficolt\u00e0 della vita non spaventano chi \u00e8 avvezzo dalla nascita alla lotta per l\u2019auto-affermazione. Queste persone si esibiscono anche per essere di esempio agli altri, perch\u00e9 sanno che la loro vita \u00e8 degna di essere vissuta e vogliono ricordarlo anche a chi, dalla vita, ha avuto tutto, pertanto si abbatte alla prima difficolt\u00e0. Certo, il suicidio \u00e8 un atto disperato, almeno nella cultura occidentale. Oggi, persino la Chiesa concede i funerali religiosi ai suicidi, perch\u00e9 di questo gesto ha piet\u00e0, non vi legge un rifiuto o un segno di dispregio alla vita, ma un\u2019azione disperata di chi ha la coscienza alterata. Io non dispenso giudizi morali, non \u00e8 nemmeno questa la sede appropriata, ma il suicidio di Monicelli mi ha colpito per vari motivi. Egli non era un \u201cartista maledetto\u201d, un giovane tormentato da pene d\u2019amore, una coscienza alterata da abusi e dipendenze, uno sconfitto dalla vita, un povero, un derelitto, un perdente. Era un uomo di successo, uno di quelli che hanno avuto tutto dalla vita. Era sempre stato sereno, dicono i famigliari. Poi, alla soglia del secolo di vita, una malattia. Non troppo grave, non troppo aggressiva, di quelle che a oltre 90 anni concedono una certa serenit\u00e0 per gli ultimi anni di vita. Per\u00f2, \u00e8 una malattia. Un cedimento, un\u2019imperfezione, un piccolo ostacolo in una esistenza di quelle da metterci la firma per averla uguale. Ecco, allora, la scorciatoia per non soffrire: una finestra aperta, la capacit\u00e0 a quasi 100 anni di scavalcare agilmente un alto parapetto. La via pi\u00f9 breve, quella che pone fine a sofferenze appena iniziate. Ecco, Monicelli non ha la mia com-passione. Chi, come me, non \u00e8 in grado di scavalcarla da solo quella balaustra, spesso rende qualcun altro complice di questo delitto contro il grande dono della vita. Questo \u00e8 il suicidio assistito, questa \u00e8 la scelta dell\u2019eutanasia. Rendere altri complici del proprio suicidio \u00e8 un atto ancora pi\u00f9 egoistico del suicidio stesso. Nella cultura orientale, il suicidio ha un alto valore di onore, di lealt\u00e0 che, condivisibile o meno, non ha niente a che vedere con la vilt\u00e0 del non voler affrontare le sofferenze della vita e le debolezze della nostra natura umana. Tutti siamo spaventati dalla malattia, dal dolore, fisico e spirituale. Se un giovane Werther si uccide, la consapevolezza del suo alterato stato di coscienza mi rende assai compassionevole nei suoi confronti, tuttavia rimane quella rabbia di fondo per chi ha scelto la via pi\u00f9 breve verso la tranquillit\u00e0 dell\u2019anima. Da quando sono nato (e non per questo la mia condizione di deficit \u00e8 per me pi\u00f9 facile da accettare, come molti sarebbero portati a credere!) convivo con la mia diversit\u00e0, col giudizio degli altri, con gli sguardi compassionevoli, con le umiliazioni, con la dipendenza da tutto e da tutti, con la totale non autosufficienza. A queste, si aggiungono le sofferenze comuni a qualsiasi persona: le malattie, la perdita dei genitori, le difficolt\u00e0 quotidiane che sono tali per tutti, deficit o meno. Eppure, non un solo giorno ho pensato che la mia vita non fosse degna di essere vissuta cos\u00ec com\u2019\u00e8. Come scriveva Spinoza, quando l\u2019uomo libero pensa alla morte, la sua \u00e8 una meditazione sulla vita. Nonostante la carrozzina che mi tiene ben ancorato a terra, io sono un uomo libero. La mia libert\u00e0 mi \u00e8 data dal pensiero, dall\u2019intelletto, dal libero arbitrio. Ogni uomo ha la sua libert\u00e0, anche quando \u00e8 in catene. Tuttavia, la libert\u00e0 di autodeterminarsi non passa per la decisione sulla propria vita o sulla propria morte. Quando uno sceglie di togliersi la vita non \u00e8 mai libero. Non \u00e8 un atto della libert\u00e0 ma della schiavit\u00f9: il timore della sofferenza, della malattia, la paura, il dolore ci rendono schiavi. Nessuno di noi \u00e8 stato libero di scegliere se venire al mondo: questo significa che non possiamo autodeterminare la nostra esistenza. La compassione nei confronti di chi agisce contro la propria vita \u00e8 umana e naturale, ma la condivisione non lo \u00e8.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cVi \u00e8 solamente un problema filosofico veramente serio, quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, \u00e8 rispondere al quesito fondamentale della filosofia. Il resto \u2013 se il mondo abbia tre dimensioni o se lo spirito abbia nove o dodici categorie \u2013 viene dopo. Questi sono giochi: [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3603],"edizioni":[58],"autori":[2027],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2221"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2221"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2221\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4149,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2221\/revisions\/4149"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2221"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2221"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2221"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2221"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2221"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2221"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2221"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2221"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2221"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}