{"id":2299,"date":"2020-03-04T13:01:05","date_gmt":"2020-03-04T12:01:05","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2299"},"modified":"2025-08-27T09:50:02","modified_gmt":"2025-08-27T07:50:02","slug":"1-cosa-significa-riabilitare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2299","title":{"rendered":"1. Cosa significa riabilitare?"},"content":{"rendered":"<p><em>Non si deve solo alla pigrizia se le relazioni umane si ripetono cos\u00ec indicibilmente monotone e senza novit\u00e0 da caso a caso, ma alla paura di un\u2019esperienza nuova, imprevedibile, a cui non si crede maturi.<\/em><br \/>\n(Rainer Maria Rilke, Lettera ad un giovane poeta, Milano, Adelphi, 1999)<\/p>\n<p>di Umberta Cammeo, psichiatra, psicoterapeuta, Direttore Sanitario \u201cCoop. Genova Integrazione a marchio Anffas\u201d<\/p>\n<p>Quando ho scelto di fare il medico e la psichiatra, tante sono state le considerazioni e tante le motivazioni per questa scelta. Ma direi che l\u2019interesse per l\u2019essere umano e il tentativo di comprenderne il funzionamento, nella sua complessit\u00e0, hanno costituito la principale spinta per affrontare questo lungo percorso.<br \/>\nDi certo le risposte avute, negli anni di studio e nel lavoro poi, non sono state, e tuttora non sono, sufficienti a colmare la mia curiosit\u00e0: ogni volta che mi trovo a pensare a un nuovo incontro mi scopro curiosa di quello che potr\u00e0 avvenire, di quello che potr\u00f2 vedere dell\u2019altro e di me. Mi trovo cos\u00ec ad avvicinarmi tutte le volte con ingenuit\u00e0 a un nuovo \u201cpaziente\u201d, a un altro essere umano. Desiderando conoscere e capire, per quanto possibile, come potremo esserci utili a vicenda e cosa costruiremo insieme.<br \/>\nLavorare nel settore della riabilitazione ha contribuito molto a modificare il mio pensiero rispetto all\u2019iniziale formazione universitaria, che propone al medico un panorama limitato di modi di essere e che ciascuno deve e pu\u00f2 arricchire con l\u2019esperienza e in base all\u2019ambito in cui si trova a operare.<br \/>\nMi \u00e8 chiaro per\u00f2 che il rispetto per l\u2019altro e la responsabilit\u00e0 nei confronti di chi si affida ad altri per ricevere un aiuto devono muovere ogni atto del medico, e inevitabilmente di qualunque operatore.<br \/>\nTuttavia il percorso non \u00e8 cos\u00ec semplice nel momento in cui ci si addentra nel mondo della riabilitazione per persone con disabilit\u00e0 intellettiva. Cosa vuol dire riabilitazione per queste persone? Cosa fa un educatore? Cosa fanno i terapisti? E gli psicologi e gli psichiatri?<br \/>\nIl viaggio intrapreso allora, a riguardarlo dalla prospettiva odierna, \u00e8 stato piuttosto a caso, specie all\u2019inizio. Nessuno ti insegna cosa si fa con le persone disabili, e lo strumentario che hai con te \u00e8 limitato e poco adatto, il pi\u00f9 delle volte. Si tende cos\u00ec ad arroccarsi sulle proprie certezze (poche per la verit\u00e0, vuoi per carattere, vuoi per dato di fatto) e prima o poi a girovagare a caso: in questo la curiosit\u00e0 aiuta, come in qualunque viaggio, perch\u00e9 ci porta a guardarci intorno, ci spinge ad arrestarci per osservare, per toccare, per annusare, per chiedere e per rispondere. Il bagaglio della partenza si arricchisce di alcuni oggetti, di pensieri, di fotografie, mentre di qualcosa possiamo disfarci. Nel complesso posso dire di essere stata anche fortunata: molte delle persone incontrate, con qualunque ruolo e con, o meno, disabilit\u00e0 mi hanno offerto occasioni per imparare. Cosa?<br \/>\nChe il lavoro di riabilitazione \u00e8 variegato. E anche un poco confusionario. Meno male che i nostri pazienti sono di fatto \u201cmolto pazienti\u201d e non si scoraggiano di fronte ai nostri errori, mentre ci rispondono ogni volta che riusciamo a fornire loro la cosa giusta. Ho imparato che la parola riabilitare poco calza con la disabilit\u00e0 intellettiva, cos\u00ec come la parola educatore. Entrambe possono indurre all\u2019errore: la persona disabile, il pi\u00f9 delle volte non pu\u00f2 essere riabilitata nell\u2019accezione pi\u00f9 comune di questo termine, che significa fare in modo che una persona possa riacquistare un\u2019abilit\u00e0 temporaneamente andata perduta o fortemente ridotta. Molte abilit\u00e0 per queste persone non ci sono, n\u00e9 c\u2019erano prima del nostro incontro: a noi sta perci\u00f2 il compito di costruire qualcosa ex novo. L\u2019obiettivo \u00e8 perci\u00f2 non poco ambizioso e, come dicevo poco ha a che vedere con un \u201ceducare\u201d spesso frainteso. Per carit\u00e0, le regole, anche quelle della buona educazione, servono, ma noi dovremmo garantire qualcosa di pi\u00f9 alle persone che ci vengono affidate. E che di noi si fidano!<br \/>\nIl rispetto della persona che abbiamo di fronte \u00e8 indispensabile, e non in termini di educazione, nel senso del rispetto dovuto a ogni persona che non conosciamo: non diamo perci\u00f2 per scontate delle cose, non pensiamo che se questa persona \u00e8 affidata a noi, noi possiamo scegliere, decidere, fare, pensare al posto suo secondo il nostro metro, i nostri gusti, la nostra cultura, la nostra disponibilit\u00e0. Lasciamoci il tempo, in questo mondo dove con un clic possiamo essere ovunque in un attimo, per osservare, per sostare e attendere, e per vivere il rapporto con l\u2019altro: mettiamoci in gioco, di persona.<br \/>\nNon vuole essere, la mia, una dichiarazione enfatica o na\u00efve: credo che il nostro lavoro richieda una solidit\u00e0 di base ampia e sostanziale. Dobbiamo essere quello che facciamo. Non possiamo prendere in prestito un abito, indossarlo, e fare finta di essere quella certa persona. Dobbiamo imparare tecniche e metodi, dobbiamo conoscere noi stessi con rigore, apprendere teorie, che dobbiamo poi saper trasformare in atti e gesti quotidiani, spontanei, ma pensati. Dobbiamo scegliere fra tanti strumenti, quelli che conosciamo bene e quelli che conoscono altri, e poi saper integrare il nostro con quello degli altri. Per non abusare di uno strumento o di un metodo, per usarlo quando serve, e se serve. Per fare un passo indietro e lasciar fare ad altri quello che non sappiamo fare noi. Pensare per il paziente vuole dire riuscire a partire da lui, da dove si trova in quel momento, e accompagnarlo fornendogli sempre la risorsa migliore che abbiamo a disposizione. Dobbiamo osservare con occhio scientifico e rapportarci con doti specificamente umane: coniugare tutto questo non \u00e8 semplice n\u00e9 scontato. Cos\u00ec come riuscire a non indulgere in dicotomie amene: la sfera cognitiva e la sfera emotiva, l\u2019intervento educativo e quello espressivo, la mente e il corpo\u2026<br \/>\nE anche i contrasti fra operatori e specialisti del settore sono molto \u201cumani\u201d, quotidiani e spontanei. Per questo affermo che occorre una solida preparazione. E un\u2019enorme capacit\u00e0 di integrare le caratteristiche professionali e umane di ciascuno di noi, prima di pensare a coloro di cui ci dobbiamo occupare.<br \/>\nLe esperienze dei diversi percorsi teatrali, i laboratori, gli spettacoli, la formazione, hanno offerto ai partecipanti tutti la possibilit\u00e0 di vivere un\u2019esperienza con l\u2019altro, non casuale, ma condotta, per trarne ulteriori informazioni e conoscenze, prima di tutto vissute sulla, o nella, nostra pelle. Tali esperienze possono costituire una buona base di appoggio dalla quale partire nell\u2019incontro con l\u2019altro, con la persona. Avremo esperito, vissuto, il nostro corpo, i nostri limiti, i pensieri, la creativit\u00e0, le paure, gli imbarazzi, il piacere. Questo dovrebbe consentirci di riconoscerli nell\u2019altro, di riconoscerci in lui, o lei. Tutto questo dovrebbe essere nel nostro bagaglio per rapportarci alla persona \u2013 tralasciamo l\u2019aggettivo disabile. Verrebbe da pensare che una tale caratteristica debba essere innata nell\u2019essere umano, che cos\u00ec a lungo deve prendersi cura dei propri \u201ccuccioli\u201d. Ma a volte dubito. Anche perch\u00e9 se \u00e8 vero che la persona disabile \u00e8 prima di tutto persona, \u00e8 vero che \u00e8 anche disabile, a volte in modo imponente. A volte in modo pi\u00f9 ingannevole. Ovvero \u00e8 una persona che ha bisogno di un aiuto, di altre persone che sappiano offrire il giusto ausilio. Per questo occorre la conoscenza, la formazione, perch\u00e9 dobbiamo riuscire a distinguere i bisogni della persona che abbiamo di fronte dai nostri, dobbiamo identificarli con precisione, a volte decodificarli. E restituire qualcosa. Rendere fruibile quello che siamo e che sappiamo. E non sempre tutto questo \u00e8 semplice con qualcuno che si presenta cos\u00ec diversamente attrezzato rispetto a noi. E che a volte dipende interamente dal nostro operato: terribile lusinga per la nostra onnipotenza e onniscienza. Fare un passo indietro e riflettere. Stiamo facendo la cosa pi\u00f9 adeguata per quella persona? Stiamo usando lo strumento giusto, la comunicazione migliore? Gli stiamo fornendo tutta l\u2019autonomia possibile rispetto alle figure di cui comunque avr\u00e0 bisogno, magari per tutta la vita? O ce ne stiamo appropriando noi, della sua vita?<br \/>\nForse anche da queste ultime riflessioni \u00e8 nato il percorso di sostegno alla genitorialit\u00e0. Che poi sembra, a seguito di riflessioni condivise, essere pi\u00f9 un sostegno al genitore. Alla persona-genitore, che finisce con l\u2019essere solo genitore di un bambino disabile. Destino ingombrante. E non cediamo a indulgenze o giudizi. Essere genitori \u00e8 sempre \u201cper la vita\u201d. Ma esserlo di un bambino disabile lo \u00e8 di pi\u00f9, perch\u00e9, come testimoniano i genitori stessi coinvolti nel percorso, si finisce col pensare di essere solo quello, nella vita e per tutta la vita. Uno spazio quello offerto ai genitori dei nostri bambini dell\u2019ambulatorio, nel quale ri-pensarsi, ri-appropriarsi di s\u00e9, ri-trovarsi. E forse, alla fine, recuperare anche il ruolo di genitore, del proprio bambino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si deve solo alla pigrizia se le relazioni umane si ripetono cos\u00ec indicibilmente monotone e senza novit\u00e0 da caso a caso, ma alla paura di un\u2019esperienza nuova, imprevedibile, a cui non si crede maturi. (Rainer Maria Rilke, Lettera ad un giovane poeta, Milano, Adelphi, 1999) di Umberta Cammeo, psichiatra, psicoterapeuta, Direttore Sanitario \u201cCoop. Genova [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3590,3974],"edizioni":[58],"autori":[3749],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3750],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2299"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2299"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2299\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4166,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2299\/revisions\/4166"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2299"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2299"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2299"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2299"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2299"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2299"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2299"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2299"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2299"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}