{"id":2316,"date":"2020-03-04T14:10:44","date_gmt":"2020-03-04T13:10:44","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2316"},"modified":"2025-08-27T09:32:33","modified_gmt":"2025-08-27T07:32:33","slug":"8-letica-del-combattimento-la-relazione-marziale-e-lespressivita-corporea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2316","title":{"rendered":"8. L\u2019etica del combattimento: la relazione marziale e l\u2019espressivit\u00e0 corporea"},"content":{"rendered":"<p><em>Il segreto della spada sta nel non sguainarla; non bisogna estrarre la spada, poich\u00e9 se desiderate uccidere qualcuno, siete voi che dovete morire. Bisogna uccidere se stessi, uccidere il proprio spirito, a quel punto gli altri hanno paura e fuggono. Siete voi il pi\u00f9 forte e gli altri non si avvicinano.<\/em><br \/>\n<em>(Taisen Deshimaru Roshi, Zen e arti marziali, Rimini, Il Cerchio editore, 2004)<\/em><\/p>\n<p>Con queste parole il maestro zen Taisen Deshimaru Roshi si rivolge ai suoi allievi, giovani guerrieri.<br \/>\nUn insegnamento tanto lontano dal nostro tempo pu\u00f2 rivelarsi molto attuale nel momento in cui si consideri il \u201cquotidiano\u201d attraverso la prospettiva del combattimento.<br \/>\nSi combatte dal primo istante di vita fino all\u2019ultimo, per non soccombere alla fame, alle malattie, alla paura, al confronto. Si combatte con i propri limiti, l\u2019inesperienza, le difficolt\u00e0 economiche, fisiche, culturali.<br \/>\nSi combattono l\u2019ignoranza, la malafede, la cupidigia, il qualunquismo, l\u2019individualismo.<br \/>\nUna prospettiva di questo tipo apre uno spazio di riflessione dove appare evidente come la condizione di partenza da cui muove ogni singolo individuo risulti molto diversificata; c\u2019\u00e8 chi nasce, per cos\u00ec dire, \u201carmato fino ai denti\u201d, chi invece nasce e cresce in una dimensione molto sfavorevole, conseguentemente alle ragioni pi\u00f9 svariate, che possono avere molteplici matrici, da quelle culturali, economiche, fisiche, sociali familiari e altro ancora.<br \/>\nQuel che i giovani guerrieri ricercavano, attraverso lo studio del budo (la via delle arti marziali), prima ancora di una preziosa katana (la spada) e di una solida armatura, era la piena consapevolezza del proprio spirito, del proprio \u201ccentro\u201d.<br \/>\nQuesti uomini erano consapevoli di quanto l\u2019assoluto controllo della propria persona scaturisca dalla conoscenza pi\u00f9 profonda delle emozioni, mai dalla negazione.<br \/>\nIl maestro chiede loro di uccidere il proprio spirito per impedire che venga svelato a chi non dovr\u00e0 mai conoscerlo, a chi potrebbe ferirli o ucciderli in battaglia.<br \/>\nIl maestro li invita a non farsi sopraffare dalla rabbia, dal rancore, sentimenti che spesso rendono ciechi e deboli, quindi ancor pi\u00f9 vulnerabili.<br \/>\nQuesta condizione di \u201cvuoto\u201d interiore rappresenta l\u2019aspirazione pi\u00f9 alta cui il pensiero zen si riferisce.<br \/>\nNel nostro caso, di \u201cmoderni guerrieri\u201d, i pericoli cui incorriamo sono fortunatamente di livello nettamente minore, abbiamo la libert\u00e0, se lo desideriamo, di rivelarci agli altri, di raccontarci, di ascoltare racconti.<br \/>\nCi\u00f2 non toglie che la ricerca della piena consapevolezza resti il punto di partenza da cui ognuno dovrebbe muovere, per accettare e migliorare se stesso e per andare verso gli altri con serenit\u00e0.<br \/>\nPer questo motivo non sar\u00e0 quindi necessario al \u201cmoderno guerriero\u201d uccidere il proprio spirito, gli baster\u00e0 probabilmente arrivare ad accettarlo fino in fondo, a conoscerlo, amarlo e rispettarlo per quello che \u00e8: questo potrebbe indurre gli altri a fare altrettanto.<br \/>\nI principi primi cui il combattimento fa riferimento sono esattamente gli stessi che fondano qualsiasi tipo di relazione, partono dalla piena consapevolezza di s\u00e9 e della propria presenza, procedendo verso l\u2019\u201caltro\u201d, passano attraverso l\u2019ascolto, inteso nella sua accezione pi\u00f9 ampia.<br \/>\nIl respiro, lo sguardo, la distanza e poi il contatto.<br \/>\nDedicando piena attenzione al proprio corpo, all\u2019equilibrio, al respiro, si eseguono movimenti semplici con rigore e concentrazione. Questo studio pu\u00f2 proseguire per anni, e quando inizia ad affinarsi pu\u00f2 diventare una vera e propria arte.<br \/>\nLe discipline marziali tradizionali hanno fatto cos\u00ec del combattimento un\u2019arte. Al di l\u00e0 della specificit\u00e0 di ognuna di esse, il principio cui attingono si basa, in prima istanza, sulla ricerca dell\u2019equilibrio. Con tale termine si intende, in questo caso, il significato pi\u00f9 ampio che a tale condizione possa essere attribuito, dove mente e corpo aspirano al raggiungimento di una perfetta sinergia, dove pensiero e azione coincidono in maniera assolutamente consapevole.<br \/>\nAl di l\u00e0 degli strumenti che si decida di utilizzare, nessuno dovrebbe rinunciare a tale ricerca, che inizia dal \u201cs\u00e9\u201d per muovere lentamente verso l\u2019\u201caltro\u201d. Non \u00e8 importante dunque il grado di consapevolezza da cui si parte, sar\u00e0 comunque diverso per ognuno, non \u00e8 nemmeno importante il punto di approdo, che in realt\u00e0 di per s\u00e9 non esiste, in quanto pu\u00f2 essere continuamente spostato.<br \/>\nL\u2019individuo si appropria, riappropria, acquista, conquista un valore di unicit\u00e0 e rispettabilit\u00e0, insito nel suo stesso \u201cessere persona\u201d, che scavalca ogni altro parametro esulando completamente da qualsiasi a priori.<br \/>\nA detta dei \u201cmaestri\u201d, non esiste un\u2019et\u00e0 giusta per cominciare la \u201cricerca\u201d, quel che \u00e8 certo, a detta di noi comuni mortali, infaticabili studenti, \u00e8 che non basta una vita per \u201carrivare\u201d.<br \/>\nQuel che davvero conta \u00e8 il \u201cdo\u201d, la via, il cammino. La meta siamo noi, ognuno sar\u00e0 meta del proprio percorso, partir\u00e0 da dove si trova e giunger\u00e0 fino a dove sapr\u00e0 arrivare.<br \/>\nLa ricerca dell\u2019equilibrio, del \u201ccentro\u201d, del pieno controllo, in statica cos\u00ec come in dinamica, partendo dalla stabilit\u00e0 e dall\u2019instabilit\u00e0 del proprio corpo per giungere alla relazione con quello dell\u2019\u201caltro\u201d: \u00e8 questa la mia ricerca, la mia proposta, per quanto concerne l\u2019area corporeo-relazionale.<br \/>\nNell\u2019affrontare un percorso marziale risulta indispensabile attribuire il massimo rilievo alla piena consapevolezza del proprio \u201cesserci\u201d: il qui ed ora \u00e8 fondamentale. Poco o nulla contano la diversit\u00e0, l\u2019eterogeneit\u00e0 del gruppo di lavoro: quando i componenti avranno esplorato il proprio equilibrio attraverso l\u2019ascolto del proprio corpo, entreranno in relazione con quello degli altri. La diversit\u00e0 in questo caso rappresenta anzi una preziosa opportunit\u00e0, una nuova possibilit\u00e0, per testare le proprie risorse, la propria capacit\u00e0 di cambiamento, di messa in discussione, di ascolto.<br \/>\nOgni qualvolta le mie certezze vengono destabilizzate si apre una nuova prospettiva per trovare altri equilibri, possibilit\u00e0 ancora inesplorate.<br \/>\nTutto questo si sviluppa attraverso un\u2019esperienza fisica che contiene un\u2019evidente valenza educativa.<br \/>\nIl corpo \u00e8 un buon mediatore, spesso il praticante risulta talmente concentrato nella riuscita dell\u2019esercizio che apparentemente non si accorge dell\u2019importanza e della profondit\u00e0 del lavoro che sta svolgendo.<br \/>\nL\u2019elaborazione dei dati acquisiti necessita di un tempo di \u201cdecantazione\u201d e passa attraverso il ripetersi dell\u2019esperienza, fino a quando la ripetitivit\u00e0 del gesto improvvisamente svela il suo profondo valore, allora il gesto diviene consapevole e \u201cpieno\u201d.<br \/>\nDa qui risulta evidente come il controllo debba essere inteso come la totale consapevolezza delle proprie emozioni e non come negazione delle stesse.<br \/>\nSi \u00e8 accennato a come i principi che sottendono il combattimento siano gli stessi che fondano qualsiasi tipo di relazione, partono dalla piena consapevolezza di s\u00e9 e della propria presenza per procedere verso l\u2019\u201caltro\u201d.<br \/>\nIl momento dell\u2019ascolto risulta assolutamente prioritario, cos\u00ec come dovrebbe accadere per qualsiasi relazione sincera si voglia instaurare. Il respiro, lo sguardo, la distanza e poi il contatto.<br \/>\nNel combattimento tutto si risolve in un unico tempo, il contatto \u00e8 risolutivo.<br \/>\nPer giungervi si procede per gradi, i tempi si dilatano attraverso esperienze di contatto fisico sempre pi\u00f9 intense che costringono il praticante ad allenare l\u2019abitudine a un ascolto pieno e sincero, alla completa messa in gioco del proprio potenziale cos\u00ec come dei propri limiti.<br \/>\nIn assenza di tali presupposti l\u2019allenamento risulta inefficace, non ci sar\u00e0 crescita n\u00e9 sul piano tecnico n\u00e9 su quello emotivo.<br \/>\nQuesto tipo di ricerca, proposta all\u2019interno di un contesto totalmente avulso da quello che abitualmente si trova nello studio di un\u2019arte marziale ha offerto spunti eccezionali.<br \/>\nGli allievi, in questo caso un gruppo eterogeneo di estrazioni disparate, con nessuna conoscenza nel settore, si sono sorpresi a mettere in gioco risorse del tutto inaspettate. La ricerca del centro, dell\u2019equilibrio, della stabilit\u00e0, il recupero, la perdita, la diversit\u00e0, sono diventati il perno di un percorso individuale e collettivo. Paradossalmente la tendenza da parte di alcuni a rimanere ancorati ai propri schemi (fisici) si \u00e8 manifestata prevalentemente da parte di coloro che risultavano pi\u00f9 \u201cstrutturati\u201d dal punto di vista cognitivo e \u201cverbale\u201d.<br \/>\nAbbiamo giocato, studiato, inventato, distrutto e ricostruito, trovato i limiti per poi superarli; abbiamo rotto gli argini e li abbiamo ricostruiti un po\u2019 pi\u00f9 avanti.<br \/>\nGli \u201cEsquilibri\u201d sono diventati il nostro racconto, la nostra drammaturgia.<br \/>\n\u201cEsquilibri\u201d ha debuttato al Teatro Verdi di Genova nel novembre 2008 ed \u00e8 stato ripresentato, all\u2019interno del Convegno \u201cSperimentazioni\u201d al Teatro Modena e alla Sala Mercato del Teatro dell\u2019Archivolto di Genova nel maggio 2009.<br \/>\nPreziosa e insostituibile \u00e8 stata la collaborazione e la partecipazione nelle fasi laboratoriali e nella realizzazione spettacolare dei colleghi GhianVescovi e Laura Dalla Dea, nonch\u00e9 l\u2019indispensabile apporto tecnico di Alessio Panni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il segreto della spada sta nel non sguainarla; non bisogna estrarre la spada, poich\u00e9 se desiderate uccidere qualcuno, siete voi che dovete morire. 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