{"id":2322,"date":"2020-03-04T14:29:02","date_gmt":"2020-03-04T13:29:02","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2322"},"modified":"2025-08-27T09:29:39","modified_gmt":"2025-08-27T07:29:39","slug":"10-la-voce-degli-insegnanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2322","title":{"rendered":"10. La voce degli insegnanti"},"content":{"rendered":"<p><strong>L\u2019importanza dell\u2019improvvisazione<br \/>\n<\/strong>di Donatella Chiarabini, insegnante, Istituto turistico-alberghiero \u201cNino Bergese\u201d Genova<\/p>\n<p>La collaborazione con la dott.ssa Simona Garbarino e il suo metodo laboratoriale inizia nell\u2019anno scolastico 2004-2005, con gli allievi del corso turistico, con lo spettacolo \u201cMoti perpetui\u201d.<br \/>\nDa l\u00ec, inizia anche la collaborazione con il Centro \u201cRosa Gattorno\u201d che prender\u00e0 forma nel progetto inserito nel POF (Piano dell\u2019Offerta Formativa) dell\u2019Istituto Nino Bergese \u201cMoto perpetuo 2\u201d nel 2005-2006.<br \/>\nAl laboratorio hanno partecipato, in un primo tempo, alcuni ex allievi e la collega di sostegno Giulia Gabutti, con la quale realizzammo lo Spettacolo \u201cElementi\u201d.<br \/>\nGrazie a questa performance, il progetto ha preso corpo all\u2019interno dell\u2019Istituto fino ad arrivare alla programmazione di un Laboratorio biennale 2006-2008.<br \/>\nGli obiettivi del Progetto si basano sull\u2019integrazione sociale tra persone diversamente abili e su un confronto culturale tra realt\u00e0 organizzative differenti.<br \/>\nDa novembre 2006 a maggio 2007, attraverso un laboratorio teatrale settimanale, si \u00e8 costituito il gruppo di lavoro composto da insegnanti e allievi. Nel secondo anno si \u00e8 lavorato alla realizzazione della performance \u201cEsquilibri\u201d, portata poi in scena nel novembre 2008 al Teatro Verdi di Sestri Ponente e replicata al Teatro Modena di Sampierdarena nel maggio 2009.<br \/>\nIl lavoro \u00e8 stato proposto ai ragazzi della quarta e della quinta (dai 16 anni in su) perch\u00e9 il centro \u201cRosa Gattorno\u201d \u00e8 frequentato da persone adulte.<br \/>\nSi sono presentati una decina di allievi in ordine sparso, che hanno seguito le prime lezioni orientative. Il percorso \u00e8 stato poi seguito interamente \u201csolo\u201d da tre allieve, data la palese difficolt\u00e0 ad aderire completamente a un progetto cos\u00ec coinvolgente che presuppone una maturit\u00e0 psicofisica non comune in quella fascia d\u2019et\u00e0.<br \/>\nIl mio contributo professionale si \u00e8 basato sulla conoscenza dell\u2019espressione corporea, di tecniche di danza e una pi\u00f9 generale educazione al movimento, conseguenza diretta dell\u2019Educazione Fisica, disciplina che insegno da pi\u00f9 di vent\u2019anni all\u2019Istituto Nino Bergese.<br \/>\nPer la persona adulta che non \u00e8 abituata a lavorare con il proprio corpo, l\u2019approccio con un laboratorio motorio che comprenda anche esercizi di improvvisazione, pu\u00f2 essere spiazzante: non c\u2019\u00e8 \u201cgiusto\u201d o \u201csbagliato\u201d; quando si improvvisa nessuno ti dice cosa fare o ti fa vedere l\u2019esercizio.<br \/>\nIl mio ruolo ha quindi prevalentemente contribuito a mitigare nelle colleghe che insegnano discipline \u201cserie\u201d il senso di inadeguatezza che prevale nella fase iniziale.<br \/>\nIl fatto di avere a che fare con persone diversamente abili, che per loro natura non hanno atteggiamenti giudicanti in negativo, ha facilitato moltissimo l\u2019inserimento di tutti gli elementi componenti il gruppo.<br \/>\nSimona e io, fiduciose che lavorando con l\u2019improvvisazione le persone stesse con la loro diversit\u00e0 suggeriscono la coreografia, i testi e le situazioni, abbiamo convinto via via i colleghi educatori che montare lo spettacolo senza avere qualcosa di preconfezionato da seguire \u00e8 una metodologia che appaga e d\u00e0 i suoi frutti.<br \/>\nL\u2019utilizzo delle riprese video durante i laboratori ci ha permesso di ricordare e poi fissare le azioni motorie che via via scaturivano per inserirle nello spettacolo, che comunque, rimane un\u2019improvvisazione perch\u00e9 i \u201cpassi\u201d non sono strettamente codificati o numerati.<br \/>\nGli educatori arteterapeuti della Cooperativa Sociale Genova Integrazione hanno contribuito con le loro diverse professionalit\u00e0 a mantenere il clima positivo che si \u00e8 sempre respirato dal primo momento: la calma e la tranquillit\u00e0 di Grazia; la vivacit\u00e0 motoria e il senso pratico di Stefania; le musiche \u201cstrane\u201d di Riccardo; i colori, le luci e l\u2019organizzazione di Tiziana con la vulcanica regia di Simona ci hanno portato a vivere un\u2019esperienza significativa che \u00e8 diventata un must del nostro Bergese.<\/p>\n<p>Molti docenti si sono interessati al laboratorio, partecipando alla prima fase.<br \/>\nLe docenti Giulia Gabutti, Cristina Gasparini e Anna Forcheri hanno invece completato tutto il percorso, partecipando sia alla messa in scena dello spettacolo che, in qualit\u00e0 di attrici, alla sua rappresentazione.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019esperienza \u201crivoluzionaria\u201d<\/strong><br \/>\ndi Giulia Gabutti, insegnante e figura strumentale per il sostegno, Istituto turistico-alberghiero \u201cNino Bergese\u201d Genova<\/p>\n<p>Mi chiamo Giulia e sono un\u2019insegnante di Sostegno dell\u2019Istituto Bergese.<br \/>\nLa mia partecipazione al laboratorio teatrale \u00e8 nata in maniera casuale: avevo gi\u00e0 conosciuto la dott.ssa Simona Garbarino durante la frequenza del corso di Specializzazione per il Sostegno ed ero rimasta molto colpita dai suoi metodi di \u201capproccio all\u2019handicap\u201d, metodologie nuove e affascinanti per me che ho una formazione culturale di tipo scientifico \u2013 poi, al Bergese, ho incontrato la prof.ssa Donatella Chiarabini che mi ha parlato del Progetto e mi ha convinta a provare a frequentare il Laboratorio.<br \/>\nI primi tempi non sono stati facili, caratterizzati da esperienze formative molto forti, totalmente nuove e, in un certo senso, per me \u201crivoluzionarie\u201d.<br \/>\nPer una persona come me, con un\u2019educazione e una formazione culturale piuttosto tradizionale non \u00e8 tanto normale, infatti, mettersi a recitare improbabili sceneggiature, urlare il proprio nome e quello dei compagni di laboratorio con diverse intonazioni di voce, vagare, come una pazza, bendata per una palestra in ascolto delle sensazioni di rimando del proprio corpo, raccontare agli altri le proprie emozioni, partecipare con l\u2019entusiasmo di un bambino a giochi di gruppo, diventare un mimo, insomma lasciarsi andare in un clima giocoso e liberatorio per capire sulla propria pelle quanto sia importante acquisire naturalezza e spontaneit\u00e0 per avvicinarsi alle persone con o senza handicap e raggiungere quel coinvolgimento emotivo fondamentale per instaurare un qualsiasi rapporto educativo che non sia solo formale.<br \/>\nAltrettanto forte e fondamentale \u00e8 stato l\u2019incontro con gli Educatori dell\u2019Anffas, persone straordinarie e carissime e, soprattutto, con i \u201cragazzi\u201d dell\u2019Anffas, con le loro \u201cdiversit\u00e0\u201d che, unite alle mie, mi hanno dato la forza e l\u2019entusiasmo per andare avanti in questa bellissima avventura.<br \/>\nIl primo anno, tuttavia, non ho trovato il coraggio di salire sul palcoscenico e recitare davanti al pubblico. Sono rimasta dietro le quinte a coordinare il lavoro degli altri.<br \/>\nLo scorso anno, invece, il coraggio l\u2019ho trovato anche perch\u00e9 al gruppo si sono unite altre due colleghe, Cristina e Anna\u2026 e ora mi sento anch\u2019io un po\u2019 un\u2019attrice!<br \/>\nAl di l\u00e0 della performance, per\u00f2, ci\u00f2 che conta \u00e8 l\u2019esperienza di lavoro che ho fatto all\u2019interno del gruppo: \u00e8 stata la prima volta che ho provato un cos\u00ec forte senso di appartenenza a un gruppo e l\u2019enorme diversit\u00e0 tra le sue componenti \u00e8 stato ulteriore motivo di coesione totale tra le sue parti.<br \/>\nLo spettacolo ha preso forma quasi per magia grazie all\u2019apporto indispensabile di ciascuno di noi, e le nostre \u201cdiversit\u00e0\u201d si sono fuse in un unico corpo armonico all\u2019interno del quale tutti hanno avuto bisogno di tutti e nessuno si \u00e8 mai sentito escluso.<br \/>\nSpero che il Progetto possa continuare perch\u00e9 i \u201cmarted\u00ec in palestrina\u201d sono diventati per me un momento formativo molto importante e spero anche che altre insegnanti possano unirsi al nostro gruppo per scoprire e vivere, come \u00e8 capitato a me, questa esperienza indimenticabile.<\/p>\n<p><strong>Relazioni pi\u00f9 genuine<\/strong><br \/>\ndi Anna Forcheri, insegnante, Istituto turistico-alberghiero \u201cNino Bergese\u201d Genova<\/p>\n<p>Per un\u2019insegnante di materie teoriche, educata e abituata da sempre a usare pi\u00f9 la testa che il corpo anche nelle relazioni interpersonali, partecipare a un laboratorio teatrale integrato \u00e8 stata una bella occasione di crescita, personale e professionale.<br \/>\nPensando alla percezione che ho sempre avuto del mio modo di essere e alla mia et\u00e0 (50 anni), ho aderito alla proposta convinta che il mio contributo sarebbe stato minimo e comunque limitato al ruolo di osservatrice\/spettatrice.<br \/>\nL\u2019atmosfera simpatica e rilassata che si \u00e8 creata in tempi rapidi all\u2019interno del gruppo, la seriet\u00e0 e la professionalit\u00e0 di Simona e di tutti i componenti dell\u2019\u00e9quipe di riferimento, la spontaneit\u00e0 e il calore umano dei ragazzi diversamente abili mi hanno talmente \u201ccatturata\u201d e coinvolta che, senza particolari ansie negative o fatiche mentali, mi sono ritrovata anch\u2019io, fisicamente molto poco abile, a dare un piccolo contributo concreto come \u201cattrice\u201d. E ci\u00f2 \u00e8 stato possibile perch\u00e9 in un contesto cos\u00ec armonioso, non competitivo e stressante, il mio corpo \u00e8 riuscito a lasciarsi andare e, guidato dall\u2019improvvisazione e dall\u2019istinto ha provato a comunicare, a creare empatia con il prossimo, chiunque esso sia, senza usare la parola: cos\u00ec, con molta naturalezza, ha imparato a superare barriere mentali o altri pregiudizi pregressi.<br \/>\nEd \u00e8 proprio questo, secondo me, l\u2019aspetto formativo del laboratorio.<br \/>\nI partecipanti come me, inesperti e digiuni di tecniche teatrali, quindi effettivamente \u201cnon abili\u201d, senza binari gi\u00e0 tracciati, con persone che per natura non indossano maschere e sanno manifestarsi per quello che sono, imparano che attraverso il corpo si possono instaurare relazioni interpersonali pi\u00f9 genuine.<br \/>\nChiaro che un percorso del genere presuppone la voglia di rimettersi in gioco, di provare a rompere equilibri interiori ormai consolidati, di confrontarsi su terreni sconosciuti. Se si superano le iniziali, inevitabili difficolt\u00e0 il laboratorio restituisce conoscenze ed esperienze fondamentali per la propria crescita personale e, di conseguenza, professionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019importanza dell\u2019improvvisazione di Donatella Chiarabini, insegnante, Istituto turistico-alberghiero \u201cNino Bergese\u201d Genova La collaborazione con la dott.ssa Simona Garbarino e il suo metodo laboratoriale inizia nell\u2019anno scolastico 2004-2005, con gli allievi del corso turistico, con lo spettacolo \u201cMoti perpetui\u201d. 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