{"id":235,"date":"2009-11-04T17:05:17","date_gmt":"2009-11-04T17:05:17","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=235"},"modified":"2025-12-11T23:48:32","modified_gmt":"2025-12-11T22:48:32","slug":"la-famiglia-una-potenzialit-che-cerca-ascolto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=235","title":{"rendered":"11.  famiglia: una potenzialit\u00e0 che cerca ascolto"},"content":{"rendered":"<p>di Margherita Magagnoli<\/p>\n<p>Siamo una comunit\u00e0 di famiglie, ci siamo date il nome di comunit\u00e0 Maran\u00e0-tha. Al momento siamo 6 nuclei composti da coppie fra i 30 e i 46 anni con figli naturali e in affido da 0 a 18 anni, e un nucleo composto da un uomo con tetraparesi spastica e la madre anziana affetta da una forma di demenza senile. Attualmente alloggiano presso di noi anche due mamme con i loro figli e un uomo di 40 anni con gravi problemi psichici. Tra adulti e bambini siamo pi\u00f9 di una trentina di persone. La comunit\u00e0 \u00e8 nata nel 1985, e lo scopo del nostro essere insieme deriva dall\u2019aver ricevuto un annuncio autentico della Parola di Dio come Buona Notizia, grazie ad un padre gesuita che tuttora ci accompagna. Il nostro progetto \u00e8 quello di seguire Cristo come laici in una vita semplice, fondata sulla preghiera e la condivisione che si realizza nel servizio al prossimo, principalmente a minori attraverso l\u2019affidamento familiare, ma anche a donne in difficolt\u00e0, sole con figli o persone con altre problematiche. Abitiamo in campagna, in provincia di Bologna, in una grande casa e in una struttura attigua recentemente ristrutturata. Siamo costituiti in Associazione o.n.l.u.s. e i beni immobiliari sono di propriet\u00e0 dell\u2019associazione. Nelle famiglie alcuni hanno un lavoro esterno, altri lavorano a tempo pieno nella comunit\u00e0. Per la gestione economica si \u00e8 fatta la scelta della cassa comune.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p><b>La condivisione tra famiglie<\/b><br \/>\nAl centro del nostro essere insieme c\u2019\u00e8 la realt\u00e0 familiare, intesa come dimensione affettiva, sociale e strutturale a cui rifarsi ma anche da cui partire. Le \u201cfondamenta\u201d della casa si basano innanzi tutto sulla realt\u00e0 di coppia, l\u2019uomo e la donna che si sono amati e scelti, da cui tutto ha origine, e in questi anni ci siamo sempre pi\u00f9 confermati in questa consapevolezza: solo coltivando, approfondendo, dando del tempo a questo rapporto possono nascerne dei nuovi, sia all\u2019interno che all\u2019esterno della famiglia. Questa \u00e8 anche la richiesta pi\u00f9 pressante dei figli. Da piccini sembrano solo interessati al soddisfacimento dei loro bisogni immediati, a volte con richieste cos\u00ec pressanti e \u201curgenti\u201d che sembrano in antitesi con il darsi del tempo per altro, ma da grandi questo bisogno di unit\u00e0 primordiale emerge con maggiore chiarezza. A distanza di vari anni, raccontando a uno dei nostri figli un periodo difficile che abbiamo attraversato come coppia, mi ha detto sottovoce in un orecchio: \u201cgrazie mamma perch\u00e9 siete ancora insieme\u201d. Ma sono proprio quei momenti di difficolt\u00e0 che mi permettono oggi di capire le tante coppie che non hanno le occasioni che abbiamo avuto noi e soccombono sotto la fatica e l\u2019incomprensione. Alla luce della nostra esperienza, questa \u00e8 un\u2019altra pietra importante per far stare su la casa: la messa in rete con altre famiglie, la condivisione di vita, di tempo, di esperienze. Per noi \u00e8 stato ed \u00e8 tuttora un investimento vincente, anche se comporta un mettersi in discussione, un accettare che un altro \u201cmetta il naso\u201d in casa tua; per\u00f2 permette che certe scelte non vengano prese in automatico, che l\u2019educazione dei figli possa diventare una progettualit\u00e0 condivisa\u2026 Nell\u2019ordinaria fatica quotidiana viene forse pi\u00f9 spontaneo \u201ctirare dritto\u201d per la propria strada, ma i vantaggi che vengono dal non vivere la propria vita in solitudine sono per noi impagabili. Ed \u00e8 anche grazie a questo confronto\/conforto reciproco che diventa possibile aprire le nostre case. Essere insieme fa aumentare le possibilit\u00e0 concrete di aiuto verso l\u2019esterno, sia perch\u00e9 ci si pu\u00f2 distribuire i pesi sia perch\u00e9 la visuale \u00e8 pi\u00f9 ampia; infatti aumentando i punti di vista aumenta la fantasia delle opzioni. Per esempio, una famiglia ha delle risorse per avere voce in capitolo rispetto alla progettualit\u00e0 e non \u201csolo\u201d essere il luogo in cui si pu\u00f2 collocare un minore. Quando si inizia un percorso di affido con un bimbo\/a o un ragazzino\/a iniziano anche nuovi rapporti con i servizi che hanno in carico questa situazione. Alla famiglia che si rende disponibile a intraprendere questo percorso vengono date le varie informazioni del caso e si prospetta un progetto a medio o a lungo termine. Quello che pian piano avviene \u00e8 che la famiglia affidataria entra sempre a maggior titolo nel percorso umano ed educativo del minore. T. ci era stato presentato con varie problematiche legate soprattutto all\u2019assenza della figura paterna, un ragazzino molto vivace, intelligente, con atteggiamenti provocatori. \u00c8 arrivato dopo avere ipotizzato, in accordo con lui, con la mamma e con i servizi, un periodo di un anno, riverificabile. Ci siamo ben presto resi conto che c\u2019era tutto un sommerso che non era venuto alla luce nella relazione dei servizi perch\u00e9, necessariamente, poteva emergere solo in un contesto familiare. Solo ritmi quotidiani (e notturni!), a fianco di rapporti affettivi, ci hanno permesso di conoscere meglio T., le sue angosce e le sue potenzialit\u00e0. L\u2019essere famiglia offre un osservatorio privilegiato e unico per conoscere i segni di un cuore ferito di un ragazzino o le conseguenze di un abbandono. Il poter essere pi\u00f9 famiglie insieme ci ha inoltre permesso di fare questa lettura non solo sull\u2019onda dell\u2019emotivit\u00e0 del momento, ma anche alla luce di un\u2019osservazione pi\u00f9 globale, oltre al fatto che quando abbiamo vissuto forti momenti di tensione abbiamo potuto trovare sostegno nelle altre famiglie. Dopo un anno, in seguito anche al nostro apporto dei mesi trascorsi con T., il progetto iniziale ha potuto essere pi\u00f9 preciso rispetto agli obiettivi e agli strumenti da darsi per conseguirli. T. ora \u00e8 stato trasferito presso una struttura ritenuta pi\u00f9 idonea ai suoi bisogni, ma il nostro rapporto con lui continua\u2026 Nella nostra esperienza, abbiamo visto quanto sia importante per una vita di relazioni intense e, a volte, problematiche darsi degli strumenti per vivere meglio e crescere nella consapevolezza di noi stessi e di quello che ci succede dentro e attorno. \u00c8 a questo scopo che da un po\u2019 di tempo ci facciamo aiutare da uno psicologo in una supervisione del gruppo, portando in un ambito comunitario i nodi, le fatiche, gli interrogativi che si aprono nel percorso di un affido. Gli incontri sono strutturati in modo tale che le protagoniste rimangano le famiglie, il tecnico ha prevalentemente il ruolo di sottoporre all\u2019attenzione plenaria un percorso che pu\u00f2 aiutare una chiarificazione del problema, ma le informazioni fondamentali vengono dalla famiglia che vive in primis l\u2019accoglienza e dal contributo di tutte le altre. \u00c8 in questo modo che si cerca di capire di pi\u00f9 il senso di certi comportamenti, andando al di l\u00e0 di gesti provocatori, aggressivi o passivi. Chiedendoci il \u201cperch\u00e9\u201d riusciamo a guardare l\u2019altro con maggiore benevolenza, lungimiranza e amorevolezza, chiarendoci l\u2019obiettivo che vogliamo raggiungere con quella relazione. Non siamo dei tecnici, non siamo dei salvatori della vita altrui, ci sentiamo degli accompagnatori in questa cordata comune: tutti vorremmo arrivare in cima, per diversi motivi, la strada \u00e8 in salita per tutti ma con una corda che ci unisce e senza troppa fretta ce la possiamo fare! L\u2019aspetto interessante dell\u2019affido familiare \u00e8 che parlando delle difficolt\u00e0 del ragazzino\/a si passa a parlare di noi, dei nostri figli, del nostro stile educativo\u2026 Questo \u00e8 uno dei motivi per cui continuiamo a sentire il desiderio di intraprendere l\u2019avventura di un\u2019accoglienza: la storia, la difficolt\u00e0 dell\u2019altro mi apre uno squarcio sulla mia storia, mi dice di me, come persona e come coppia e, nello stesso tempo, mi proietta fuori di me impedendomi di diventare l\u2019assoluto di me stessa. Che guadagno ho avuto come persona e come coppia dall\u2019avere, per esempio, adottato Francesca, \u201cbimba simpatica\u201d dissero al Tribunale ma che di fatto non voleva nessuno perch\u00e9 la sindrome di Down, invece, non sta simpatica. A distanza di anni, riguardando il lungo percorso fatto, lo vedo punteggiato da \u201ctanti guadagni\u201d: entrare in un mondo comunicativo diverso dal mio, sicuramente pi\u00f9 divertente e pi\u00f9 essenziale, il che mi ha fatto molto relativizzare il \u201cnormodotato\u201d; scoprire che Francesca ha il passe-partout giusto per entrare in relazione con tanti mamme e pap\u00e0 altrimenti impenetrabili; essere stimolata, come persona e come coppia, a non dare spazio allo scontato, all\u2019acquisito e obbligatoriamente a fare lavorare la fantasia; considerare i \u201cpiccoli traguardi\u201d grandi vittorie; gustare ogni volta come se fosse la prima, il suo abbraccio \u201calla mia mamma\u201d. La vita di famiglia e di pi\u00f9 famiglie insieme mi sembra un po\u2019 questo, arrivare su dei promontori dove da sola non sarei andata, forse perch\u00e9 li ritenevo poco interessanti o pericolosi; in realt\u00e0 in questi anni ho potuto ammirare dei paesaggi di cui non avrei neanche immaginato l\u2019esistenza o, meglio, la possibilit\u00e0 di esistenza!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo una comunit&agrave; di famiglie, ci siamo date il nome di comunit&agrave; Maran&agrave;-tha. 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