{"id":236,"date":"2009-11-04T17:05:17","date_gmt":"2009-11-04T17:05:17","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=236"},"modified":"2025-12-11T23:47:42","modified_gmt":"2025-12-11T22:47:42","slug":"ci-diamo-del-tu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=236","title":{"rendered":"10. Ci diamo del tu"},"content":{"rendered":"<p>dell&#8217;Associazione Papa Giovanni XXIII<\/p>\n<p>Quando desideriamo affrontare un argomento corriamo il rischio di ragionare e scrivere quasi come ci conoscessimo per sentito dire, origliando da dietro una porta. Per noi che viviamo la nostra vita associativa e comunitaria nello specifico della Papa Giovanni XXIII, sembra che tra di noi ci si possa esprimere scrivendo alcuni pensieri guardandosi chiaramente negli occhi e nel cuore. Fatta questa premessa, ritengo dal mio punto di vista che il passaggio dall&#8217;assistenza da parte dei \u201cnormali\u201d verso gli \u201chandicappati\u201d a una vita di condivisione, che richiede l&#8217;appartenenza, possa essere una delle basi su cui poggiano i nostri presupposti teorici. Davide ha tredici anni e frequenta la scuola media. Questo bambino ha coscienza non tanto dei suoi limiti, ma delle sue risorse specifiche e degli handicap che manifestano i coetanei nella relazione con lui. Non ho precisato che lui \u00e8 un bambino in situazione di handicap, non tanto perch\u00e9 me ne sono dimenticato o voglio evitare la realt\u00e0, ma perch\u00e9 per noi che lo conosciamo e lo amiamo lui \u00e8 Davide. Come lui, molti altri piccoli e grandi ci richiamano con forza non solo ai diritti da rivendicare, ma alla scoperta tramite un viaggio nella vita di queste persone, della loro presenza. Un giorno Davide a scuola, rivolgendosi alla maestra, esclam\u00f2: &#8220;Possibile che debba essere sempre un vagone e mai una locomotiva&#8221;? Se come adulto mi immagino un treno in viaggio e mi immedesimo nelle sue parole, comprendo che devo e dobbiamo cambiare l&#8217;ordine delle cose. La famiglia \u00e8 davvero risorsa per la comunit\u00e0, per il territorio, e la presenza di queste persone \u201cstraniere\u201d che chiamiamo in vario modo, da subnormale a handicappato a diversabile, rappresentano per noi una opportunit\u00e0. Due anni fa la nostra Associazione organizz\u00f2 un Convegno dal titolo &#8220;Diversamente Abili&#8221; individuando in questa terminologia un\u2019espressione sicuramente non esaustiva, ma un passo in avanti. In questo momento di studio, confronto e verifica cercammo di approfondire l&#8217;incontro tra due mondi, non solamente da un punto di vista dei diritti, delle lotte sindacali, ma soprattutto per tentare di avvicinare queste due dimensioni parallele e pensare a dei percorsi di integrazione. La vita \u00e8 complessa ed allo stesso tempo meravigliosa, anche nelle sue forme pi\u00f9 misteriose e dolorose. La nostra vita di comunit\u00e0 ci ha fatto incontrare bambini considerati gravissimi, che hanno bisogno di tutto, senza i propri genitori, bisognosi soprattutto di avere un padre ed una mamma che gli diano la possibilit\u00e0 di mettere le proprie radici nei loro cuori. Da questi bambini che in modo errato chiamiamo &#8220;gravissimi&#8221; molti adulti hanno capito come dare senso alla propria esistenza, si sono accorti di essere sul sentiero sbagliato e hanno avvertito l&#8217;esigenza di cambiare rotta. Non \u00e8 pi\u00f9 il tempo di fare delle cose per i deboli, \u00e8 il tempo di una nuova umanit\u00e0 dove tu vedi con i miei occhi ed io vicino a te individuo la strada da seguire, come atto di giustizia ma soprattutto come percorso di conoscenza. Sovente discutiamo sulle leggi giuste ed ingiuste, ma verr\u00e0 un giorno in cui non si avr\u00e0 pi\u00f9 bisogno di una legge per garantire il diritto ad una vita dignitosa per tutti. La nostra associazione \u00e8 presente in tutto il mondo e dovunque la risposta che diamo \u00e8 quella di una famiglia, un pap\u00e0 ed una mamma, dei fratelli e delle sorelle, con delle strutture di tipo familiare. L&#8217;affidamento familiare, soprattutto di bambini in situazione di handicap, e l&#8217;adozione di alcuni di loro che non hanno pi\u00f9 nessuno sono le nostre risposte concrete e la nostra appartenenza alla vita comunitaria e sociale. L&#8217;integrazione \u2013 che non significa omologazione \u2013 tra privato sociale, associazionismo e istituzioni in una continua dialettica propositiva \u00e8 la strada da percorrere per liberare molte persone dal peso del proprio deficit. \u201cChiamami per nome, guarda il mio volto e scopri che dietro le mie bave, i miei tremori, la mia debolezza, le mie patologie tu che ti pensi normale ti accorgi che vivi facendo finta, sei stolto e non comprendi la profondit\u00e0 di quello a cui sei chiamato nella vita.\u201d Allora ci siamo accorti che sono i piccoli, i deboli, gli storpi che portano noi, che senza di loro mancherebbe qualcosa, mancherebbe qualcuno di importante. L&#8217;arcobaleno anche senza un colore non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso, la nostra storia non \u00e8 completa se lasciamo qualcuno indietro, se mettiamo da parte coloro che ci possono davvero insegnare delle cose. La casa-famiglia \u00e8 l&#8217;aspetto visibile della vita comunitaria della Associazione Papa Giovanni XXIII, una casa con dentro una famiglia per tutti coloro che non ce l&#8217;hanno pi\u00f9 o non ci possono pi\u00f9 stare Giona.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando desideriamo affrontare un argomento corriamo il rischio di ragionare e scrivere quasi come ci conoscessimo per sentito dire, origliando da dietro una porta. 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