{"id":2376,"date":"2020-03-06T11:14:44","date_gmt":"2020-03-06T10:14:44","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2376"},"modified":"2025-08-27T10:18:56","modified_gmt":"2025-08-27T08:18:56","slug":"2-ci-riguarda-ci-appartiene-leggere-in-luoghi-sensibili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2376","title":{"rendered":"2. Ci riguarda, ci appartiene. Leggere in luoghi sensibili"},"content":{"rendered":"<p>Da sempre i libri mi accompagnano nei percorsi di condivisione della lettura in luoghi che chiamo sensibili, posti fertili e necessari alla mia scrittura e alla mia arte, dunque alla mia vita. In tali luoghi la lettura \u00e8 particolarmente indispensabile alla creazione di ponti tra persone che in quel momento non trovano parole. Il buon libro, quello dal contenuto vero e dalla forma estetica sorprendente, crea l\u2019opportunit\u00e0 di un dialogo e di un approfondimento che in certi casi pu\u00f2 rappresentare il miglior modo, se non l\u2019unico, per ridare un senso a ci\u00f2 che accade. Una forma, un colore, una parola, riesce talvolta a sbloccare i nostri e gli altrui colori, forme, parole, e a farli galoppare, nuovamente liberi di narrare.<br \/>\nScrive Rodari che ogni poesia, similmente al sogno, interrompe lo stato abituale allo scopo di rinnovarci, di mantenere sempre vivace in noi il senso stesso della vita. E ancora scrive che la parola singola agisce solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe a uscire dai binari dell\u2019abitudine, a scoprirsi nuove capacit\u00e0 di significare. E aggiunge che non c\u2019\u00e8 vita, dove non c\u2019\u00e8 lotta. \u00c8 un concetto che guida il mio operare da molti anni. Dove tutto appare semplice c\u2019\u00e8 poco da cercare, altrove, nei luoghi impervi e scomodi, lottanti, l\u00ec si trovano i veri tesori, quelli in grado di farci crescere, maturare, vivere. Cos\u00ec, il libro \u00e8 l\u2019incontro, la lotta creativa tra parole e immagini, pensieri e interpretazioni, vita reale e sogno.<br \/>\nLa scrittura e la pittura sono elementi terapeutici in s\u00e9. Lo sono per chi scrive e dipinge, per chi legge, per chi ascolta, per chi guarda. Siano essi adulti o bambini.<br \/>\nUn buon libro \u00e8 un ponte tra diverse realt\u00e0. Bambini e adulti, pance gravide e fratellini gi\u00e0 nati, mamme e operatori, medici e pazienti comunicano attraverso la lettura e tutti possono trovare un canale di condivisione e narrazione attraverso un buon libro. E un buon libro \u00e8 principalmente un libro senza et\u00e0, un contenitore di cose.<br \/>\nChi legge sente la propria voce come chi ascolta, e nasce un rapporto che sul filo delle parole corre e spiega l\u2019inspiegabile, narra l\u2019indicibile. Ci sono immagini nei libri, come quelle di Roberto Innocenti in La storia di Erika, che rendono immediatamente comprensibile la profondit\u00e0 del trauma, la fissit\u00e0 dell\u2019evento inenarrabile, bloccano il momento cruciale come in uno scatto affettivo che attraverso una macchina fotografica mentale fa giungere il dolore fin dentro di noi per poi sublimarlo attraverso la condivisione visiva e verbale.<br \/>\nLa lettura, sia della scrittura che delle immagini, non \u00e8 un\u2019azione dunque, ma un luogo in cui possono coabitare altri luoghi, persone, eventi, memoria. Un luogo d\u2019incontro senza tempo e senza et\u00e0 ma con una forma ben precisa che riesce a contenere il pensiero e l\u2019immagine, la memoria, le memorie.<br \/>\nCi sono libri che universalmente e trasversalmente parlano di temi grandi in modo lieve, piccolo. Essi come per magia arrivano a tutti, ognuno con le diverse abilit\u00e0 riceve un messaggio che pu\u00f2 tradurre attraverso la propria storia per comunicare con altre persone. Quei libri mettono in relazione luoghi generalmente distanti: Nel paese dei mostri selvaggi la foresta cresce, cresce all&#8217;interno della cameretta del bambino che ne ha combinate di tutti i colori fino a fare arrabbiare la mamma. Quei particolari libri sovvertono ruoli e creano spazi vitali laddove questo pareva impossibile.<br \/>\nI luoghi che io amo chiamare sensibili sono quelli in cui avviene una crescita, una trasformazione di chi li abita. \u00c8 una definizione ampia poich\u00e9 la crescita e la trasformazione riguardano in realt\u00e0 ogni posto e qualsiasi vita in ogni sua fase, ma alcuni spazi abitati come i centri nascita, i reparti oncologici, i nidi, sono impregnati fortemente dal dolore e dalla forza della trasformazione che a volte pare impossibile da affrontare.<br \/>\nScrive Marie &#8211; Jos\u00e9 Comparti De Laure che quando la citt\u00e0 non \u00e8 uno spazio di libera circolazione e di gioco, diventa un mondo inquietante. \u00c8 una frase importante, potremmo estendere questo pensiero a ogni luogo abitato. Ma ci sono posti che di punto in bianco, da una data precisa della nostra vita e a volte per un periodo limitato o per sempre, diventano pi\u00f9 di una casa per noi, per uno stato in cui ci troviamo, o per un\u2019et\u00e0 o per una situazione. In certe patologie l\u2019ospedale si trasforma nella citt\u00e0 del bambino, il luogo di vita in cui \u00e8 necessario che lui trovi i punti di riferimento e di appoggio per quelle leve che gli permettano di andare oltre, di sperare.<br \/>\nStessa cosa accade nel nido, nello spazio gioco, nei luoghi di scambio e di crescita che il bambino incontra, che sono l\u2019estensione dello spazio della casa e dipendono fortemente dalla situazione in cui nasce o si trova a passare per motivi di vario genere. Durante una visita al campo nomadi vicino a Firenze mi resi conto che per quei bambini la strada rappresentava un\u2019estensione importante della casa, un enorme foglio da disegno in cui esprimere con pezzetti di gesso e piccoli sassi i propri sogni, la scrittura colma di speranza dei propri desideri.<br \/>\n\u00c8 un errore di base pensare a una minoranza della popolazione umana quando trattiamo di persone con necessit\u00e0 speciali. In realt\u00e0 \u00e8 importante tenere sempre in mente che le necessit\u00e0 speciali riguardano tutti noi, in certi periodi della vita, in seguito a un trauma, a una malattia, al distacco da qualcuno o qualcosa che amiamo profondamente, oppure nello scorrere dell\u2019et\u00e0 che cambia il nostro corpo diminuendo le sue capacit\u00e0. In queste situazioni negate dall&#8217;estetica, preponderantemente volta alla perfezione, del nostro periodo storico, l\u00ec abbiamo bisogno della condivisione ed \u00e8 allora che il libro entra in punta di piedi e crea una via di dialogo che ci riporta a casa, sempre che ci sia data la possibilit\u00e0 di avvicinarlo.<br \/>\nQuando abbiamo un buon libro tra le mani il suo messaggio arriva comunque, a tutti. Nello stesso modo i tempi rallentati, l\u2019accuratezza dei luoghi, indispensabili alla crescita dei bambini con necessit\u00e0 speciali, sono necessari a tutti. Ed \u00e8 qui la ricchezza del poter partecipare lo spazio e il tempo della scuola tra bambini con necessit\u00e0 diversificate, \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 per tutto il gruppo di ritrovare ritmi compatibili con il pensiero e la creativit\u00e0.<br \/>\nCos\u00ec, potendo condividere gli spazi con i tempi necessari alla crescita, la scuola torna a essere una casa accogliente. Ho lavorato molto con i bambini su cosa \u00e8 la casa. A volte \u00e8 un semplice atto, come l\u2019allattamento, un abbraccio consolatorio o lo sguardo comprensivo di una persona amica. E non \u00e8 detto che siamo al sicuro in una casetta quadrata col tetto a punta, poich\u00e9 ci\u00f2 che vi accade dentro non sempre \u00e8 rassicurante e a volte ci costringe addirittura alla fuga. Una casa pu\u00f2 avere il volto di chi la abita e una porta da cui non si passa agevolmente, e penso a una bellissima immagine di Bernd Molck-Tassel. Durante un laboratorio su questo tema una bimba di cinque anni disegn\u00f2 una casa fatta a forma di elefante. Vi si accedeva attraverso una scaletta e la piccola si era ritratta ai suoi piedi, felice e sorridente. Nella condivisione dei disegni nel gruppo della sua classe emerse la sua origine indiana e la sua storia di figlia adottiva di cui nessuno era a conoscenza. Perch\u00e9 la casa \u00e8 parte di noi, a volte rappresenta il pretesto per riconoscere la nostra provenienza o per sentirne la dolorosa complessit\u00e0.<br \/>\nMa qualsiasi casa, anche la pi\u00f9 solida, pu\u00f2 essere messa a dura prova da un evento traumatico o da qualcosa che crea diversit\u00e0 da ci\u00f2 che convenzionalmente deve essere la vita. Lo tzunami ne \u00e8 un esempio terribile ed \u00e8 stato dipinto e illustrato in infiniti modi.<\/p>\n<p><strong>Come leggere in luoghi sensibili<\/strong><br \/>\nAllora cosa dobbiamo tenere in mente quando andiamo a operare con i bambini molto piccoli, nelle scuole, nei reparti e in qualsiasi altro spazio in cui si ha la sensazione di abitare luoghi sacri? Come possiamo scegliere i libri da portare con noi, che possano accompagnarci verso le persone, senza intromissioni ma al loro fianco, utili ma non indispensabili, presenti fortemente ma non ingombranti? Ci sono alcune cose fondamentali da tenere in mente e che mi sento di consigliare a tutti, ma soprattutto a chi effettua volontariato nei reparti.<br \/>\nDobbiamo conoscere il libro a memoria: pu\u00f2 accadere che noi andiamo a leggere e che vi sia una frase che non va per niente bene l\u00ec dove siamo capitati&#8230; dobbiamo poterla saltare senza che nessuno se ne accorga, siamo andati l\u00ec per aiutare e non per nuocere.<br \/>\nDobbiamo conoscere di quel libro i contenuti letterari pi\u00f9 profondi, ed \u00e8 per la stessa motivazione di cui sopra: c\u2019\u00e8 un senso subito evidente, poi ci sono le letture profonde, non subito significanti ma di cui i libri pi\u00f9 belli sono colmi, e pu\u00f2 darsi che l\u00ec via sia un punto fragile di chi ascolta e dobbiamo essere pronti a cambiare strada, scelta del testo da leggere, del modo in cui leggerlo, delle parti da leggere. A volte \u00e8 possibile attenuare uno dei significati semplicemente animando il libro attraverso l\u2019uso di un pupazzo o di scenografie che sottolineano una parte pi\u00f9 accessibile rispetto a un\u2019altra.<br \/>\nDobbiamo analizzare le immagini nelle loro capacit\u00e0 evocative pi\u00f9 recondite poich\u00e9 anche le illustrazioni, come le frasi, hanno tanti strati, soprattutto le illustrazioni di alta qualit\u00e0 che dovrebbero essere sempre quelle da dare ai bambini. L\u00ec, in quelle immagini, oltre la realt\u00e0 esiste il sogno, la paura, il non detto che appare in certi sguardi, in particolari apparentemente inconsistenti.<br \/>\nDobbiamo sempre scegliere i formati in relazione all\u2019utilizzo che di quel libro faremo: diverso \u00e8 se leggiamo a un bambino oncologico che possiamo accompagnare solo a distanza perch\u00e9 immunodepresso, a un gruppo di piccolissimi, o a una classe di bambini di dieci anni. Il formato e le immagini saranno fondamentali per la buona riuscita della lettura nei primi due casi, mentre nel terzo la capacit\u00e0 interpretativa del lettore sar\u00e0 dominante rispetto a tutto il resto.<br \/>\nL\u2019ultima cosa che non va mai persa di vista \u00e8 quella di immaginare molto flessibilmente possibili attivit\u00e0 derivanti dalla lettura, poich\u00e9 \u00e8 impensabile progettare senza aver prima condiviso uno spazio con i bambini, poich\u00e9 essi hanno la capacit\u00e0 di scombinare creativamente qualsiasi progetto, trasformandolo completamente. In questi casi la buona riuscita della lettura o del laboratorio possono dipendere totalmente dalla flessibilit\u00e0 dell\u2019operatore.<\/p>\n<p><strong>Quali temi portare<\/strong><br \/>\nGli argomenti che possono coadiuvare l\u2019incontro tra diversit\u00e0 sono tutti quelli possibili. Dobbiamo sapere per\u00f2 cosa stiamo andando a proporre e in quale luogo, poich\u00e9 dobbiamo essere in grado di assorbire la risposta, a volte anche molto diretta, dei bambini. Ci sono alcuni argomenti efficaci in tal senso.<br \/>\nBugie. Picasso diceva che l\u2019arte \u00e8 una bugia che ci serve per arrivare alla verit\u00e0. Questo fa della frottola un evento di valore quale \u00e8, poich\u00e9 l\u2019invenzione parte da una bugia che ci diciamo, in cui poi crediamo e che infine cerchiamo di dimostrare. In fondo sono nate cos\u00ec tutte le grandi scoperte, il mondo a un certo punto \u00e8 stato immaginato sferico e adesso su questo siamo tutti d\u2019accordo. Ma perch\u00e9 impediamo ai bambini di dire bugie e ne diciamo molte a loro, magari a fin di bene?<br \/>\nUna bimba ammalata di tumore che mi aveva chiesto di raccontarle la fiaba di Biancaneve mi disse, fissandomi dritta negli occhi, che lei la mela non l\u2019aveva mangiata ma si era ammalata ugualmente e che forse sarebbe morta. Mi chiese perch\u00e9. Le dissi che non lo sapevo, che nella vita molte cose sono inspiegabili. Mi raccont\u00f2 di essere arrabbiata con la vita. Le confidai che molte volte era capitato anche a me. La bambina mi chiese se avevo dei figli. Le dissi che s\u00ec, ne avevo due, uno della sua stessa et\u00e0. Mi chiese se stessero bene e io le risposi di s\u00ec. In quel momento sentii che si rilassava, il fatto che mi fossi aperta con lei raccontandole la verit\u00e0 le era servito. Mi chiese di raccontarle un\u2019altra storia, tornando dunque insieme a me all\u2019aiuto della fiaba e dunque dell\u2019invenzione.<br \/>\nLavoro da anni con le bugie dei bambini e ho su questo argomento alcune convinzioni molto profonde. Dobbiamo permettere ai bambini di dire bugie mentre non abbiamo il diritto di raccontarne a loro. Convenzionalmente la nostra societ\u00e0 ragiona in modo opposto. Nonni e vecchi gatti svaniscono nel nulla, esiste Babbo Natale, ma i bambini devono dire sempre tutta la verit\u00e0.<br \/>\nNon sono i bambini a mettere paletti sugli argomenti, sono gli adulti che non possono, a volte, affrontarli. Dobbiamo sapere i nostri limiti e non andare mai oltre cos\u00ec da essere veramente utili in quei luoghi dove andiamo a operare. E dobbiamo scordarci le convenzioni. Come usavamo ieri quegli oggetti e quelle parole \u00e8 storia del passato; adesso, qui, proviamo altre strade e scegliamo la pi\u00f9 comoda, la pi\u00f9 accogliente. Pazienza se \u00e8 completamente inusuale.<br \/>\nFare oltre le possibilit\u00e0 apparenti. Un argomento molto importante da affrontare nei gruppi in cui vi \u00e8 ricchezza di diversit\u00e0 e di speciali necessit\u00e0 \u00e8 quello del fare oltre le possibilit\u00e0 apparenti.<br \/>\nAlcuni libri sono fantastici per affrontare questo. Beelinda \u00e8 una pecora ribelle. Lei vuole volare, odia stare a brucare l\u2019erba a testa bassa, il gregge la isola per questo. Riuscir\u00e0 a realizzare il suo sogno ma in modo reale, attraverso la solidariet\u00e0. Ospiter\u00e0 nel suo pelo gli uccellini che poi la aiuteranno a volare. \u00c8 un libro meraviglioso quando siamo in luoghi in cui le abilit\u00e0 sono diversificate poich\u00e9 tratta molti temi pratici e non, del fare, della possibilit\u00e0 di attuare i propri sogni al di l\u00e0 delle possibilit\u00e0 fisiche, e soprattutto del saper chiedere aiuto agli altri.<br \/>\nNe L\u2019albero e la bambina\u00a0l\u2019antica pianta \u00e8 radicata a terra oltremodo, tristissima di questo suo destino. Ma sa sognare. L\u2019incontro con una bimba che ha fiducia che l\u2019albero possa volare crea un rapporto tra i due che, sul filo del sogno, realizza fiabe apparentemente impossibili.<br \/>\nCrispino \u00e8 un cane abbandonato, lasciato per strada. Va alla ricerca di un luogo in cui sentirsi veramente se stesso. Prova a fare tante cose, incontra personaggi, tenta i ruoli di porcello e d\u2019imbianchino. Ma ritrova la sua vita solo quando atterra in una piccola casa dove pu\u00f2 fare il Crispino. Essere noi stessi a volte \u00e8 la sfida pi\u00f9 grande e la necessit\u00e0 pi\u00f9 impellente.<br \/>\nIl viaggio. Scrive Calvino che tutto pu\u00f2 cambiare ma non il linguaggio che abbiamo dentro. Ma viaggiare \u00e8 spostarsi o fare esperienza? Andrea Porcello e Capra Marta (6) sono gelosissimi perch\u00e9 altri animali, come le cicogne, migrano, si spostano e raccontano sempre a tutti cosa hanno visto. Loro non hanno mai niente da raccontare agli altri animali, cos\u00ec decidono di partire. Dopo solo pochi minuti, ancora vicini alla fattoria, un profumino di torta li attira verso la finestra di una casa. Si avvicinano e assistono estasiati ai primi passi di un bambino. Tornano a raccontare a tutti la loro avventura. Un libro che parla del viaggio nella sua accezione pi\u00f9 profonda, della scoperta, della conquista nelle fasi di crescita, della possibilit\u00e0 di andare oltre le definizioni.<br \/>\nIl cambiamento fa paura ai bambini, ma pu\u00f2 rappresentare l\u2019opportunit\u00e0 di trovare se stessi. Scrive Picasso che i colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni. Il libro \u00e8 un jolly che pu\u00f2 trasformarsi a seconda del luogo, del tempo, di chi partecipa. Ma ha anche caratteristiche di personaggio, \u00e8 vivo, vitale, specchia noi stessi, sorprendentemente cambia l\u2019immagine che abbiamo di noi. Alcuni libri sono portatori di tematiche universali, fondamentali, e la metamorfosi riguarda la creativit\u00e0 come la malattia come la crescita. Oggi no domani s\u00ec (7) parla di uno struzzo che cade nel deserto, non si sa come. Non pu\u00f2 volare ma non ha il coraggio di dirlo e prova tutte le notti. Gli animali del deserto temono il nuovo arrivato, pensano che si senta pi\u00f9 grosso di loro perch\u00e9 vola, forse\u2026 Solo quando trova il coraggio di dire a tutti la verit\u00e0 scopre che in realt\u00e0 \u00e8 quello che tutti speravano e si aspettavano da lui. \u00c8 un libro sul bullismo, sulle paure del nuovo, sul gruppo e il singolo, sull&#8217;esclusione e l&#8217;autoesclusione, sulla potenza creativa e distruttrice delle aspettative che abbiamo noi e che hanno gli altri su di noi.<br \/>\nL\u2019ho letto a un gruppo di bambini dello spazio gioco, di circa un anno e mezzo. C\u2019era un grande struzzo che avevo dipinto come sfondo, vera sabbia di mare in una vasca rotonda. Era inverno e la sabbia era fredda. Durante la lettura i bambini hanno toccato e mescolato continuamente la sabbia con le manine. Alla fine della lettura era diventata calda. Questo ha dato loro la misura della potenza dello stare insieme, della forza fisica delle loro mani che, cos\u00ec tante, avevano potuto trasformare la materia.<br \/>\nLinguaggi e diversit\u00e0. Scrive Calvino che il posto ideale in cui abitare \u00e8 quello dove \u00e8 pi\u00f9 naturale vivere come stranieri. I nidi e gli ospedali sono luoghi dagli infiniti linguaggi, cos\u00ec come le biblioteche e le case. Ci aiuta l\u2019arte, l\u2019immagine, quando la parola non basta o \u00e8 incomprensibile perch\u00e9 i bambini sono molto piccoli oppure hanno provenienze diversificate oppure esiste un silenzio sulla malattia o sulla disabilit\u00e0 che blocca il dialogo tra genitori e figli.<br \/>\nAlcuni libri ci aiutano in questo. Riescono a farci trovare parole di dialogo laddove non avremmo immaginato di poterne avere. Un buon libro non d\u00e0 risposte ma crea la possibilit\u00e0 di fare domande. Fammi una domanda (8) \u00e8 uno dei testi pi\u00f9 belli che mai siano stati pubblicati poich\u00e9 \u00e8 fatto di sole domande associate a immagini dagli infiniti linguaggi. Molto pu\u00f2 nascere in un gruppo lavorando con questo libro che, come fanno i bambini, chiede il senso e il perch\u00e9 di tutte le cose riportandoci a quando ce lo chiedevamo e questo ci faceva esistere in modo intenso e nuovo, poich\u00e9 da poco avevamo conosciuto la vita. \u201cQuale animale vorresti avere con te? Cosa sai fare di speciale con le mani? Da cosa capisci che stai crescendo? Come hai fatto a venire al mondo? Hai mai perso qualcuno? Sei mai stato solo solo? Di che colore sono i tuoi occhi?\u201d.<\/p>\n<p><strong>Per finire, anzi, per cominciare&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00c8 importante sottolineare che ci\u00f2 che conta \u00e8 portarsi sempre dietro il luogo della lettura. Platone diceva che la direzione nella quale l\u2019educazione di un uomo lo avvia, determiner\u00e0 la sua vita futura. \u00c8 ci\u00f2 in cui chi opera con i bambini crede profondamente. Questo rende per\u00f2 molto grande la responsabilit\u00e0 di chi, per scelta o per caso, si trova a rivestire questo ruolo.<br \/>\nUn grande urbanista ha scritto che praticare lo spazio significa ripetere l\u2019esperienza esaltante e silenziosa dell\u2019infanzia. Allora potremmo immaginare uno spazio dentro di noi, condiviso da altre persone, in cui la lettura pu\u00f2 aver luogo. Ma il luogo \u00e8 anche un luogo fisico, con il suo clima, i suoi colori, il sapore e l\u2019odore. Quando andiamo nei reparti e nei nidi e nelle biblioteche troviamo odori, colori preponderanti che ci invadono completamente e cambiano le immagini dentro di noi.<br \/>\nIn certi casi sappiamo che potremo partire dal libro per arrivare ovunque.<br \/>\nIn altre situazioni il libro rappresenter\u00e0 la nostra m\u00e8ta poich\u00e9 sar\u00e0 complesso anche solo giungere a una lettura adeguata al luogo e al tempo in cui andremo a operare.<br \/>\nIn certi casi ci troveremo a rivedere i nostri progetti mentali. Siamo andati per leggere, poi abbiamo trovato persone e eventi che ci hanno portato a stare l\u00ec in altri modi, a dare un abbraccio, ad ascoltare storie invece che a narrarne. Ugualmente, anche senza accorgercene, siamo arrivati l\u00ec forti dei nostri libri.<br \/>\nGocce di voce \u00e8 scritto da tanti autori ma il testo sulla foce \u00e8 il mio preferito perch\u00e9 parla di crescita, di andare per restare, di lasciare andare per prendere di pi\u00f9. Nell\u2019esperienza del fiume che sbocca in mare vi \u00e8 la ricchezza di tutto ci\u00f2 che ai bambini abbiamo donato con la nostra presenza, con il nostro operare amoroso, intenso e accurato.<br \/>\nCos\u00ec il bambino che \u00e8 diventato autonomo; e ancor pi\u00f9 nella crescita interrotta o resa complessa dal trauma, dallo sradicamento e dalle differenti abilit\u00e0, conta la foce poich\u00e9 salutare \u00e8 tenere con s\u00e9:<br \/>\nEd \u00e8 la foce, ma non pu\u00f2 finire<br \/>\nI figli vanno nel mare del mondo<br \/>\nPerch\u00e9 ogni fiume che sembra sparire<br \/>\nDiventa solo pi\u00f9 largo e profondo<\/p>\n<p><strong>Alcuni miei scritti per approfondire le tematiche del dialogo tra diversit\u00e0<\/strong><br \/>\nArianna Papini, Ad abbracciar nessuno, Firenze, Fatatrac, 2010<br \/>\nArianna Papini, Amiche d\u2019ombra, Firenze, Fatatrac, 2000<br \/>\nArianna Papini, Il Gobba dei randagi, Firenze, Fatatrac, 2002<br \/>\nArianna Papini, Jovan non sa di Vlora, Genova, Edicolors, 2001<br \/>\nArianna Papini, L\u2019albero e la bambina, Firenze, Fatatrac, 2011<br \/>\nArianna Papini, Le parole scappate, Belvedere Marittimo (CS), Coccole e Caccole, 2011<br \/>\nArianna Papini, Lisa, un anno con la taccola, Firenze, Fatatrac, 1998<br \/>\nArianna Papini, Odore di bombe profumo di pioggia, Firenze, Fatatrac, 2004<br \/>\nArianna Papini, Pareva un gioco, Roma, Lapis, 2002<br \/>\nArianna Papini, Sentire le immagini, guardare le parole, in \u201cEffeta\u201d &#8211; Mensile della Fondazione Gualandi a favore dei bambini sordi, n. 2, 2010<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da sempre i libri mi accompagnano nei percorsi di condivisione della lettura in luoghi che chiamo sensibili, posti fertili e necessari alla mia scrittura e alla mia arte, dunque alla mia vita. In tali luoghi la lettura \u00e8 particolarmente indispensabile alla creazione di ponti tra persone che in quel momento non trovano parole. Il buon [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3608,3592,3595],"edizioni":[115],"autori":[2091],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3775],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2376"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2376"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2376\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4195,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2376\/revisions\/4195"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2376"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2376"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2376"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2376"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2376"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2376"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2376"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2376"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2376"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}