{"id":2378,"date":"2020-03-06T11:22:42","date_gmt":"2020-03-06T10:22:42","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2378"},"modified":"2025-08-27T10:23:27","modified_gmt":"2025-08-27T08:23:27","slug":"3-le-storie-curano-lanima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2378","title":{"rendered":"3. Le storie curano l\u2019anima"},"content":{"rendered":"<p>Il gatto che aveva perso la coda nasce da un\u2019idea di due tecnici dell\u2019Istituto dei tumori di Milano, Sarah Frasca e Gabriele Carabelli, e dell\u2019illustratrice Annalisa Beghelli che, grazie alla casa editrice Carthusia e alla Fondazione Cleme (<a href=\"http:\/\/www.magicacleme.org\/it\/home.asp\">www.magicacleme.org\/it\/home.asp<\/a>) mi hanno permesso di scrivere una storia per i bambini malati. Si tratta di bambini anche piccolissimi, tutti con tumori al cervello, spesso gi\u00e0 operati, che devono subire cicli di radioterapia. Per permettere alla testa di restare immobile indossano un casco che viene fissato al lettino su cui si sdraiano.<br \/>\nPer i bambini \u00e8 un momento molto difficile, hanno paura, sono soli durante l\u2019irradiazione: in certi casi occorre sedarli.<br \/>\nIl libro si propone di dare loro coraggio. Attraverso la storia di un gatto tigrato che ha perso la coda e va nello spazio a cercarla, indossando un casco come talismano, i bambini coraggiosi e anche quelli che non sanno di essere coraggiosi possono scoprire dentro di s\u00e9 la forza per superare, come gli eroi delle fiabe, le prove a cui sono sottoposti.<br \/>\nIl gatto che ha perso la coda \u00e8 quindi un libro pensato e scritto per i bambini in cura, che vi si riconoscono immediatamente e per i quali \u00e8 di grande conforto. Il gatto, alla ricerca della coda, comincia un viaggio fatto di incontri, tentativi e prove da superare. Alla fine, trovando una coda da tigre e un cuore da leone, ritrova il coraggio e la speranza.<br \/>\nMa Il gatto che ha perso la coda \u00e8 anche un libro per la libreria: pu\u00f2 essere letto da tutti i bambini. Non c\u2019\u00e8 infatti nessun riferimento esplicito alla malattia: ogni passaggio \u00e8 simbolico, parla all&#8217;inconscio, non alla ragione.<br \/>\nLe storie sono psicomagie: le mamme e i pap\u00e0 che le raccontano si trasformano in dottori magici e potentissimi. Le storie, con i sentimenti e i percorsi che suggeriscono, aiutano i bambini ad affrontare le paure, a costruire risorse interiori, a rapportarsi con la realt\u00e0, anche con quella dolorosa e immeritata. Insegnano a escogitare riti o sistemi personalissimi di difesa e ad acquisire cos\u00ec la forza necessaria per affrontare la vita.<br \/>\nLe storie curano l\u2019anima, la curano nel silenzio che segue la parola detta.<br \/>\nUn bambino ferito trasformer\u00e0 la sua sofferenza in qualcosa di accettabile solo se sar\u00e0 capace di narrarla.<br \/>\nLe storie hanno ali molto pi\u00f9 potenti di chi le racconta o di chi le inventa.<br \/>\nIn Mamma nastrino (Milano, Piemme, 2006) ho raccontato che il cuore di ogni bambino \u00e8 legato al cuore della sua mamma con un nastrino d\u2019amore che non trattiene, ma incoraggia, e che si pu\u00f2 allungare all&#8217;infinito, perch\u00e9 non si rompe mai. Ho fatto molti esempi di mamme con il nastrino, anche di mamme che vivono in cielo e che fanno le pilote d\u2019aereo o le astronaute. Solo pi\u00f9 tardi mi sono accorta all&#8217;improvviso, mentre leggevo la storia a un gruppo di ragazzi, che quando si parla di mamme che vivono in cielo il pensiero va anche alle mamme che non ci sono pi\u00f9. Allora mi sono resa conto che, con le mie parole, non confortavo solo i bambini che si sentivano soli quando la mamma era lontana, ma anche chi, grande o piccolo, non aveva pi\u00f9 la mamma, ma scopriva che il suo nastrino restava sempre e comunque legato al suo cuore.<br \/>\nTempo fa scrissi la storia di un orso che aveva un retino tra le zampe. Quell&#8217;orso, seduto tutta la notte sul letto di un bambino, intrappolava nella rete i brutti sogni. Qualcuno allora mi disse che gli Indiani d\u2019America (non so purtroppo quale trib\u00f9) possiedono un retino con i quali acchiappano i sogni belli.<br \/>\nNon sapevo niente di quella tradizione, ma pi\u00f9 tardi sperimentai per la prima volta con una piccola amica, che da giorni faticava a prendere sonno, quanto un orso guardiano, purch\u00e9 \u201carmato\u201d e amato sia un ottimo antidoto contro la paura della notte (nel suo caso, in mancanza di un retino, usai una padella giocattolo, ma nel caso di mio figlio fu sufficiente dire che l\u2019orso apriva la bocca e mangiava i sogni brutti).<br \/>\nDa parte mia so che ci\u00f2 che scrivo e racconto a volte si trasforma in medicina solo se mantiene il suo potere misterioso, se resta filtro magico dolce e piacevolissimo.<br \/>\nForse anche un\u2019otite pu\u00f2 essere curata da qualche parola dolce soffiata nell\u2019orecchio. E un mal di pancia da una bella scorpacciata di parole narrate.<br \/>\n<em>Le mamme buone sono dottoresse.<\/em><br \/>\n<em>Non prescrivono medicine,<\/em><br \/>\n<em>ma storie a voce alta.<\/em><br \/>\n<em>Se avete il mal di pancia dei maiali,<\/em><br \/>\n<em>il raffreddore degli elefanti,<\/em><br \/>\n<em>il morbillo delle coccinelle,<\/em><br \/>\n<em>la tosse degli asini,<\/em><br \/>\n<em>cercate una mamma dottoressa.<\/em><br \/>\n<em>Cercatela nell&#8217;armadio, <\/em><br \/>\n<em>sotto il letto, nella vasca dei pesci. <\/em><br \/>\n<em>Le mamme dottoresse si nascondono nei posti pi\u00f9 impensati.<\/em><br \/>\n<em>Ma per raccontare una storia,<\/em><br \/>\n<em>mio cavallin ci\u00f2 cio,<\/em><br \/>\n<em>non si fanno mai pregare.<\/em><br \/>\n(da E. Nava, W le mamme buone?, Roma, Lapis, 2003)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il gatto che aveva perso la coda nasce da un\u2019idea di due tecnici dell\u2019Istituto dei tumori di Milano, Sarah Frasca e Gabriele Carabelli, e dell\u2019illustratrice Annalisa Beghelli che, grazie alla casa editrice Carthusia e alla Fondazione Cleme (www.magicacleme.org\/it\/home.asp) mi hanno permesso di scrivere una storia per i bambini malati. 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