{"id":238,"date":"2009-11-04T17:05:18","date_gmt":"2009-11-04T17:05:18","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=238"},"modified":"2025-12-11T23:45:19","modified_gmt":"2025-12-11T22:45:19","slug":"identit-e-ruolo-delle-famiglie-e-delle-associazioni-nel-welfare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=238","title":{"rendered":"8. Identit\u00e0 e ruolo delle famiglie e delle associazioni nel welfare"},"content":{"rendered":"<p>di Sandro Stanzani<br \/>\n<b><br \/>\nIl ruolo e l\u2019identit\u00e0 dell\u2019associazionismo e delle famiglie<\/b><br \/>\nLa modernit\u00e0 giustamente impegnata nel processo di autonomizzazione dell\u2019individuo pare avere perso per strada la dimensione della reciprocit\u00e0 e del legame sociale, che al pari dell\u2019autonomia individuale \u00e8 elemento costitutivo imprescindibile delle relazioni sociali . Ci\u00f2 ha contribuito a considerare marginali e residuali i contesti di azione sociale che maggiormente utilizzano i codici della reciprocit\u00e0 e della solidariet\u00e0, come la famiglia e il settore associativo. Ma giunta ad una fase matura del suo sviluppo, la modernit\u00e0 incontra una serie di fallimenti e di crisi, riconducibili alla scarsa rilevanza affidata alle dimensioni reciprocitarie e di legame delle relazioni sociali. Pertanto \u00e8 auspicabile che nel loro processo di sviluppo le societ\u00e0 occidentali moderne modifichino il tiro del loro progetto e si volgano a promuovere l\u2019autonomia delle sfere di relazione sociale. Ci\u00f2 significa che occorre riconoscere alle famiglie e alle varie forme associative private, che non agiscono per profitto o su comando, un ruolo istituzionale forte, pari a quello riconosciuto al mercato e allo stato. Ci\u00f2 vuol dire pensare di elaborare un insieme di diritti delle sfere di relazione reciprocitarie, un diritto sociale non individualistico n\u00e9 dipendente dal sistema pubblico, ma un diritto che riconosca appunto l\u2019autonomia delle sfere di relazione reciprocitarie. Un\u2019autonomia che deve essere intesa in senso relazionale e non autoreferenziale. Ci\u00f2 significa che il diritto deve essere in grado di riconoscere l\u2019identit\u00e0 specifica delle sfere di relazione reciprocitarie, che consiste nella loro capacit\u00e0 di accentuazione della dimensione di legame delle relazioni sociali. In sintesi, se dovessimo individuare l\u2019identit\u00e0 ed il ruolo delle associazioni sociali e delle organizzazioni di terzo settore\/privato sociale, diremmo che l\u2019identit\u00e0 specifica consiste appunto nell\u2019accentuazione della dimensione della reciprocit\u00e0 delle relazioni sociali, ed in virt\u00f9 di questo tratto specifico esse dovrebbero essere chiamate nella societ\u00e0 dopomoderna a svolgere istituzionalmente un ruolo di diffusione, di messa in circolo all\u2019interno del contesto societario pi\u00f9 esteso, di una semantica ed una cultura della relazione come appartenenza, contribuendo cos\u00ec, assieme alle istituzioni che maggiormente sottolineano gli aspetti di autonomia delle relazioni come il mercato e lo stato, a promuovere entrambe le componenti della relazione sociale a tutto vantaggio dell\u2019intera societ\u00e0, che essendo costituita di relazioni sociali necessita di un preciso riconoscimento simbolico culturale e di un sostegno istituzionale di entrambe le dimensioni della relazione stessa.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p><b>Indicazioni operative per un welfare di comunit\u00e0 orientato alla famiglia<\/b><br \/>\nDall\u2019analisi effettuata, quali istruzioni operative possiamo formulare in vista della costruzione di un nuovo sistema di welfare che sappia riconoscere il ruolo essenziale che sono chiamate a svolgere nelle societ\u00e0 contemporanee le famiglie e le forme di privato sociale? Dalla sociologia relazionale abbiamo appreso che nelle societ\u00e0 contemporanee assistiamo ad un fenomeno, per certi versi paradossale, di produzione e moltiplicazione delle relazioni sociali da un lato e di incapacit\u00e0 del sistema culturale e delle istituzioni di vedere, interpretare e produrre relazioni sociali concrete dall\u2019altro. Le relazioni sociali sembrano farsi pi\u00f9 astratte, sino a trasformarsi in relazioni formali . Ora, bisogna per\u00f2 tenere presente che le persone divengono tali solo attraverso relazioni, solo se fanno esperienza di relazioni sociali concrete. Pertanto, la prima indicazione concreta che si pu\u00f2 dare riguarda l&#8217;importanza di produrre relazioni sociali. Nel quadro teorico offerto dalla sociologia relazionale, proposta in Italia da Donati, \u00e8 formulato il principio secondo il quale nelle relazioni sociali sono sempre e comunque presenti due componenti analitiche, una dimensione di intenzionalit\u00e0 soggettiva ed una dimensione di legame. In ogni relazione sociale:<br \/>\n1- il soggetto mette qualcosa di s\u00e9, della sua intenzionalit\u00e0, delle sue motivazioni, della sua volont\u00e0 e affettivit\u00e0;<br \/>\n2- il soggetto si trova di fronte a legami, a vincoli che sono posti da altri, dagli interlocutori, dalla loro prospettiva, dalla loro intenzionalit\u00e0, etc.<br \/>\nPerch\u00e9 esista una relazione sociale occorre che vi sia un riconoscimento reciproco tra i partner; tale riconoscimento dipende dall&#8217;intenzionalit\u00e0 dei due ed \u00e8 per entrambi un vincolo. Inoltre, ogni intenzionalit\u00e0 individuale \u00e8 frutto di relazioni sociali precedenti quella che viene attualmente realizzata o negata. Ogni relazione \u00e8 una combinazione con dosi diverse delle due componenti precedenti. Nell&#8217;ambito dei servizi sociali pubblici le relazioni sociali coinvolgono certamente le intenzionalit\u00e0 dei partner, ma vorremmo attirare l&#8217;attenzione sul fatto che i vincoli reciproci tra i due (cittadino-istituzione di servizio) sono prevalentemente vincoli di cittadinanza codificati giuridicamente, quindi si tratta di un vincolo e di un riconoscimento reciproco che lascia moltissimi spazi di libert\u00e0 al singolo cittadino, nel senso che non lo impegna nella relazione. Ci\u00f2 accade perch\u00e9 il diritto \u00e8 impostato in base a paradigmi culturali e a codici simbolico-normativi orientati, giustamente, a salvaguardare le libert\u00e0 dei singoli. Le relazioni sociali di servizio che si realizzano nel privato sociale contengono prevalentemente una forma di vincolo reciproco di natura diversa, il quale ha maggiormente a che fare con codici simbolico-normativi prevalentemente connessi al sistema culturale, che non alle istituzioni giuridiche: pi\u00f9 precisamente, si tratta di codici come la reciprocit\u00e0 e la solidariet\u00e0, in grado di generare legami sociali, in un certo senso, pi\u00f9 &#8220;stretti&#8221;. Quale ruolo affidiamo dunque ai servizi pubblici e alle istituzioni di privato sociale per la costruzione di un nuovo sistema di welfare che esca dai paradossi e dalle crisi della modernit\u00e0? Quello di generare relazioni sociali sensate caratterizzate da un mix equilibrato di intenzionalit\u00e0 soggettiva e legame intersoggettivo; perch\u00e9, cos\u00ec facendo, contribuiscono a che l&#8217;intera societ\u00e0 riconosca e promuova la relazione sociale della famiglia. Come \u00e8 possibile promuovere relazioni sociali facendo in modo che esse contengano un mix equilibrato di libert\u00e0 intenzionale e di legame? In particolare, il privato sociale dovrebbe essere attento nel consolidare relazioni, legami e scambi reciproci tra le persone che contribuiscono alla sua costituzione e tra queste e coloro che sono utenti delle iniziative di terzo settore. Esso dovrebbe cio\u00e8 &#8220;generare&#8221; relazioni che sottolineano maggiormente, rispetto ad altri settori della societ\u00e0, la componente di vincolo reciproco contenuta nelle relazioni sociali. Questa dovrebbe essere la preoccupazione principale degli operatori del terzo settore. Se si vuole, in un certo senso il &#8220;segreto&#8221;, la &#8220;tecnica arcana&#8221; che proponiamo sta proprio in questo. Ma si tratta di una tecnica astratta, che non contempla procedure precise e che si affida alla capacit\u00e0 di lettura e di interpretazione che ne possono dare i soggetti che la applicano. Da questo punto di vista essa \u00e8 al contempo un &#8220;segreto di Pulcinella&#8221; o un &#8220;uovo di Colombo&#8221; ed un\u2019arte sopraffina. Tuttavia, dopo queste difficili e complesse considerazioni sociologiche che costituiscono comunque il centro del messaggio che lancio come sintesi del contributo, passiamo a tentare qualche applicazione operativa dei principi. Quali proposte fare perch\u00e9 la famiglia sia pi\u00f9 famiglia e perch\u00e9 il settore associativo ed il privato sociale nel complesso siano maggiormente capaci di &#8220;vedere&#8221; la famiglia come relazione sociale?<\/p>\n<p><b>Orientamenti di azione e proposte concrete per il terzo settore familiare<\/b><br \/>\nEsiste certamente oggigiorno nella societ\u00e0 italiana l&#8217;esigenza di una presa di coscienza da parte delle famiglie della rilevanza del loro ruolo sociale. Ed a questo scopo sarebbe opportuno che le famiglie si organizzassero per divenire &#8220;controparte&#8221; del sistema politico. Tuttavia tale ruolo di controparte non pu\u00f2 essere svolto secondo criteri di una generica protesta o di mera pressione sul sistema pubblico perch\u00e9 promuova i diritti delle famiglie. \u00c8 importante invece che siano le famiglie stesse a riflettere sui loro bisogni e ad elaborare nuovi diritti della famiglia, proponendoli e sostenendoli presso il sistema pubblico. L&#8217;associazionismo familiare risulta essere certamente uno strumento strategico importante in questa direzione, poich\u00e9 le associazioni familiari, in quanto luoghi in cui la societ\u00e0 eccede se stessa , possono essere un valido strumento nella linea di azione descritta. Essendo sorte a partire dalle relazioni familiari ed intervenendo su di esse, le associazioni familiari da un lato possono essere contesti attraverso i quali la societ\u00e0 &#8220;inventa&#8221; nuove modalit\u00e0 di pensare se stessa e di pensare alla famiglia; dall&#8217;altro esse possono offrire l&#8217;opportunit\u00e0 di elaborare nuovi modi di essere famiglia, nonch\u00e9 nuove possibilit\u00e0 di tenere in considerazione, e di coinvolgere la famiglia nell&#8217;offerta e nella gestione dei servizi. Le famiglie nel contesto associativo hanno modo di parlare della loro situazione di famiglia e di prendere coscienza dei loro compiti e dei loro problemi. Dunque le associazioni (o altri soggetti di privato sociale come le cooperative sociali) divengono il luogo ove si realizza un particolare mix, tra le dimensioni privata e pubblica dell&#8217;esistenza, dagli effetti particolarmente positivi sulle famiglie. Sono contesti ove avviene la traduzione di istanze private in istanze pubbliche, ove si prende coscienza della rilevanza pubblica di istanze private. Proprio questo processo di traduzione consente alle famiglie di elaborare un nuovo e pi\u00f9 consapevole senso del loro essere famiglia, e dei problemi che si trovano ad affrontare. Le istanze e i problemi della vita familiare, se messi a confronto con quelli delle altre famiglie e proiettati in una sfera pubblica, cambiano la loro connotazione, si trasformano. Ci\u00f2 ha come conseguenza un effetto di rafforzamento della famiglia stessa. In una ricerca sull&#8217;associazionismo familiare condotta sotto la direzione del Prof. Donati alcuni membri delle associazioni sostenevano: &#8220;(&#8230;) l&#8217;esperienza associativa n.d.r. ha aiutato la famiglia ad essere pi\u00f9 famiglia, certi l&#8217;hanno anche dichiarato esplicitamente; (&#8230;) l&#8217;esperienza associativa \u00e8 (n.d.r.) come un aiuto a capire (&#8230;) un&#8217;esperienza (&#8230;) In fondo c&#8217;\u00e8 un livello di comunicazioni che sicuramente aiuta direi ad andare un po&#8217; sotto la crosta di una superficialit\u00e0 di vita familiare e quindi a vivere meglio&#8230;&#8221; &#8220;Il solo verificare che la crisi mia, non \u00e8 mia, ma di tutte le famiglie, gi\u00e0 mi porta alla normalit\u00e0. (&#8230;)\u201d \u201cLa famiglia sente la solidariet\u00e0, non si sente abbandonata. Parliamo molto tra di noi &#8230;&#8221; \u201c(&#8230;) attraverso la solidariet\u00e0 e l&#8217;amicizia senz&#8217;altro ci siamo aiutati tutti ad essere pi\u00f9 famiglie, con l&#8217;esempio dell&#8217;uno e dell&#8217;altro ci siamo aiutati molto ad essere pi\u00f9 famiglie (&#8230;)&#8221; Come si vede, l&#8217;associazionismo familiare risulta essere un importante fattore di input per la famiglia: aiuta la famiglia ad essere pi\u00f9 famiglia, ed al tempo stesso la famiglia \u00e8 una forma di input per il privato sociale. Per quanto riguarda l&#8217;associazionismo familiare, va rilevato che, nonostante il processo di sviluppo realizzatosi negli ultimi 10 anni nel paese, rimane comunque opportuno favorire la nascita e lo sviluppo di nuove agenzie di privato sociale (associazioni e cooperative sociali) che siano promosse direttamente dalle famiglie e\/o si rivolgano specificamente alle famiglie: 1. Potrebbero essere associazioni di advocacy, cio\u00e8 di elaborazione e di promozione dei diritti della famiglia. 2. Ma anche associazioni e\/o cooperative costituite da famiglie che si propongono di affrontare e dare risposta a problemi familiari (problemi legati alle relazioni familiari, problemi educativi, handicap, tossicodipendenza, anziani etc.). L&#8217;imprenditorialit\u00e0 sociale della famiglia che si realizza in tali esperienze ha una duplice funzione: a) promuovere una relazionalit\u00e0 pi\u00f9 adeguata tra famiglie e servizi sociali, e soprattutto b) elaborare forme di servizi pi\u00f9 adeguate alle esigenze delle famiglie stesse. Nella ricerca sull&#8217;associazionismo familiare appena citata un dirigente rilevava che: &#8220;(&#8230;) i genitori si sentono in gran parte garantiti anche dal fatto che \u00e8 un&#8217;associazione fatta da loro, (&#8230;) adesso, non so, nei servizi pubblici i genitori non hanno molto spazio, l&#8217;utente \u00e8 la persona punto e basta e la famiglia viene esclusa in qualche modo, mentre la famiglia sente il bisogno di partecipare alla cosa; penso che (nell&#8217;associazione ndr) succede qualcosa del genere, trovano un loro spazio in questo&#8230;&#8221;. Ma quali caratteristiche dovrebbero avere tali esperienze di terzo settore? Innanzitutto \u00e8 essenziale che le associazioni (o cooperative) familiari siano effettivamente associazioni familiari. Pu\u00f2 sembrare un gioco di parole od una tautologia, ma non lo \u00e8 in quanto pu\u00f2 capitare di incontrare associazioni (o cooperative) che abbiano smarrito la loro identit\u00e0, nel senso che come rileva Donati &#8220;hanno delegato molti compiti ad altri (per esempio i politici) che non li hanno compresi e trattati adeguatamente&#8221; . Occorre dunque che le associazioni non perdano la loro autonomia e la loro identit\u00e0, magari nell&#8217;obiettivo di ottenere maggiori protezioni, tutele ed aiuti dallo stato o da altri enti. Inoltre &#8220;per essere familiare un&#8217;associazione deve sorgere da problemi inerenti ai rapporti di coppia e\/o a quelli fra genitori e figli, e deve, per il suo agire, essere riferita a quelli&#8221; . Infine, in quanto specificamente familiare un\u2019associazione deve riprendere ed estendere valori e mezzi comunicativi propri delle famiglie, in particolare l&#8217;orientamento alla persona come persona , la regola della reciprocit\u00e0 ed il medium della solidariet\u00e0 . Le realt\u00e0 di privato sociale &#8220;familiare&#8221; dovrebbero affrontare i problemi familiari con il maggior grado di relazionalit\u00e0 possibile; dovrebbero cio\u00e8 rafforzare e fare leva sulle relazioni interpersonali tra famiglie. Esperienze molto significative ma non molto frequenti sono i cosiddetti gruppi di mutuo aiuto, che raccolgono famiglie aventi uno stesso problema sociale le quali, eventualmente anche con l&#8217;aiuto di operatori, riflettono e si sostengono a vicenda per affrontare il problema al quale si trovano di fronte. Il privato sociale \u2013 anche quello non strettamente familiare \u2013si potrebbe occupare di favorire la nascita di esperienze di mutuo aiuto. Infine, per quello che riguarda le realt\u00e0 di privato sociale che non si occupano direttamente di famiglia e che offrono servizi a categorie svantaggiate, sarebbe opportuno per un adeguato approccio ai problemi sociali che si trovano ad affrontare che esse facessero quanto pi\u00f9 possibile attenzione alle reti di relazioni in cui l&#8217;utente si trova inserito, elaborando i loro progetti secondo la filosofia dell&#8217;intervento di rete e di community care. Quale criteri di azione utilizzare per rispettare in pieno la peculiarit\u00e0 delle agenzie di privato sociale, in particolare di quelle familiari ? Tali agenzie dovrebbero:<br \/>\n&#8211; nascere dalle famiglie;<br \/>\n&#8211; operare direttamente sulle famiglie quali luoghi di mediazione tra i sessi e le generazioni;<br \/>\n&#8211; fare uso della regola della reciprocit\u00e0 e del codice comunicativo della solidariet\u00e0;<br \/>\n&#8211; avere una propria autonomia sia nell&#8217;atto della costituzione che nei processi interni;<br \/>\n&#8211; disporre di una piena libert\u00e0 d&#8217;azione in quanto correlato di responsabilit\u00e0;<br \/>\n&#8211; essere caratterizzate da uno stile relazionale capace di interazioni vitali.<\/p>\n<p><b>Considerazioni per una corretta relazione tra privato sociale e sistema pubblico dei servizi in tema di famiglia<br \/>\n<\/b>Venendo al rapporto tra privato sociale e sistema pubblico dei servizi, occorre tenere presente, in modo quasi speculare ai ragionamenti che siamo venuti facendo nel punto precedente, che il sistema pubblico pu\u00f2 sostenere e promuovere la famiglia solo dall&#8217;esterno. Esso non \u00e8 in grado di produrre da solo la famiglia, n\u00e9 di produrre pi\u00f9 famiglia. Solo la famiglia od eventualmente le associazioni di famiglie possono produrre pi\u00f9 famiglia. Tenuto conto di tale schema concettuale di riferimento, quali suggerimenti \u00e8 possibile offrire? In buona sostanza \u00e8 indispensabile che il pubblico, nel mettersi al servizio della famiglia o del terzo settore familiare, non tenti di produrre in prima persona pi\u00f9 famiglia, non speri di fare del servizio una grande famiglia o che sia possibile far partecipare direttamente tutte le famiglie alla gestione ed alla promozione del servizio. Esiste una certa refrattariet\u00e0 delle famiglie a porsi in relazione ai codici di comunicazione propri del sistema pubblico: diritto e denaro. La famiglia utilizza altri codici e attualmente gi\u00e0 fatica a riconoscerli e ad utilizzarli, e tuttavia li pu\u00f2 gestire ed elaborare solo autonomamente in relazione con altre famiglie. Pertanto il pubblico dovrebbe proporsi quale mero promotore esterno della famiglia e delle reti sociali primarie e secondarie di terzo settore. Queste ultime a loro volta possono essere promotrici della famiglia. In secondo luogo, ed in conseguenza di quanto detto sopra, il sistema politico locale dovrebbe sensibilizzarsi a &#8220;vedere&#8221; la famiglia, a tenerne presente la specificit\u00e0 e la &#8220;alterit\u00e0&#8221; e tenerla presente nelle proprie attivit\u00e0, considerando quali riflessi diretti e soprattutto indiretti la propria azione potrebbe avere su di un sistema di relazioni cos\u00ec diverso. Dovrebbe poi prendere coscienza e tenere presente la sua rilevanza per l&#8217;intera societ\u00e0 locale, sostenendo per quanto possibile processi di maturazione, nell&#8217;ambito delle famiglie stesse, di una coscienza della rilevanza del loro ruolo sociale. Quali dunque le proposte operative concrete? 1. In primo luogo un&#8217;iniziativa interessante potrebbe essere quella di organizzare un&#8217;istruttoria pubblica sulla famiglia, alla quale invitare tutte le iniziative di privato sociale a presentare valutazioni, consigli e progetti di intervento intorno al tema della famiglia negli enti locali. Il promotore pi\u00f9 adeguato di una tale iniziativa dovrebbe essere l&#8217;amministrazione comunale locale, che convocando, ascoltando e valutando le proposte del privato sociale potrebbe decidere di accoglierne alcune e farsi essa stessa sostenitrice o promotrice di queste. Tuttavia nulla toglie che l&#8217;iniziativa possa essere promossa anche da altri soggetti sociali, come la diocesi o i consorzi delle cooperative sociali o la consulta per il volontariato. 2. Istituire organismi consultivi composti da esponenti dell&#8217;associazionismo familiare, chiamati ad esprimere parere sui provvedimenti dell&#8217;ente locale riguardanti la famiglia. 3. Sostenere e privilegiare le iniziative di privato sociale che coinvolgono la famiglia come soggetto attivo (associazioni o cooperative di famiglie) o come utente delle attivit\u00e0 di informazione, formazione, servizio, etc. 4. Privilegiare, a parit\u00e0 di altre condizioni, negli appalti pubblici per l&#8217;erogazione di servizi sociali quegli organismi di terzo settore che possiedono un curriculum formativo improntato alla strategia di rete e alla community care. 5. Promuovere corsi di formazione per operatori sociali che prevedano lezioni di metodologia di intervento di rete e di community care. 6. Incentivare lo sviluppo di forme flessibili di servizio alle persone, servizi di sollievo per famiglie che hanno compiti di cura gravosi nei confronti di membri non autosufficienti, sviluppare la rete dei servizi diurni, favorire lo sviluppo di reti di cura tramite forme di affido dei minori e degli anziani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ruolo e l&rsquo;identit&agrave; dell&rsquo;associazionismo e delle famiglie<br \/>\nLa modernit&agrave; giustamente impegnata nel processo di autonomizzazione dell&rsquo;individuo pare avere perso per strada la dimensione<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3592,3605,3607],"edizioni":[33],"autori":[221],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3728],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/238"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=238"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/238\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5634,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/238\/revisions\/5634"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=238"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=238"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=238"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=238"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=238"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=238"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=238"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=238"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=238"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}