{"id":2388,"date":"2020-03-06T11:50:56","date_gmt":"2020-03-06T10:50:56","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2388"},"modified":"2025-08-27T10:32:00","modified_gmt":"2025-08-27T08:32:00","slug":"8-esperienze-tattili-nella-scuola-e-nelleditoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2388","title":{"rendered":"8. Esperienze tattili nella scuola e nell\u2019editoria"},"content":{"rendered":"<p>(contributo in occasione della manifestazione \u201cLibri che prendono forma\u201d, Roma 17 marzo 2010, MiBAC \u2013 FNIPC)<br \/>\nIl mio interesse nei confronti della percezione tattile viene da lontano e ora, sia come insegnante d\u2019arte nella scuola media, sia come autore di libri, si \u00e8 rafforzato. Sono sempre stato affascinato dalla bellezza della materia. Ho avvertito spesso il bisogno di avvicinarmi alle cose e di sentire, attraverso il contatto fisico, quelle sensazioni che potessero rendere pi\u00f9 intensa e completa l\u2019esperienza della conoscenza. Questa percezione intensa ha arricchito molte volte le mie passeggiate e i miei viaggi. In qualche caso addirittura, le immagini pi\u00f9 forti che ho conservato di un luogo sono state prodotte da memorie tattili. Sono ricordi legati alle asprezze e alle morbidezze degli elementi naturali ma anche alla rugosit\u00e0 di un muro accarezzato dalla luce radente del sole o all\u2019ondulazione levigata di un pavimento in pietra. E in effetti quanta meraviglia si prova esplorando una piccola superficie! Quanto paesaggio si pu\u00f2 scoprire anche in pochi centimetri quadrati! Toccare, sentire una superficie (la \u201cpelle\u201d delle cose) consente di avvicinarsi a una conoscenza molto profonda del mondo perch\u00e9 permette di avere un contatto intimo con un luogo, una persona o anche solo una materia. \u00c8 un movimento verso un sapere sensibile. \u00c8 un viaggio. Anzi, pu\u00f2 essere il viaggio.<br \/>\nL\u2019esplorazione e la scoperta sono due temi importanti, sono parole-guida nel lavoro che svolgo con gli allievi. Lavorando in classe per me \u00e8 molto importante far conoscere ai ragazzi soprattutto i materiali \u201cpoveri\u201d che, utilizzati distrattamente ogni giorno e considerati spesso privi di valore, posseggono invece caratteristiche importanti e particolari che possono essere evidenziate. Propongo spesso il cartone da imballaggi: un prodotto apparentemente banale che si rivela invece una grande risorsa. Pu\u00f2 essere abraso, scavato, aperto, grattato, schiacciato&#8230; e ognuna di queste operazioni consente di ottenere superfici assolutamente differenti. Nelle mie attivit\u00e0 di laboratorio io non vedo tutto questo come un semplice riciclo ma come la scoperta di una ricchezza nuova, di una preziosit\u00e0 inaspettata. Il cartone da imballaggio nasconde al suo interno un \u201csegreto\u201d, una struttura interna a onda. Questa vera e propria architettura gli consente di essere enormemente robusto in rapporto alla sua grande leggerezza.<br \/>\nNell\u2019attivit\u00e0 didattica \u00e8 possibile affrontare il tema della superficie anche mettendo a disposizione un semplice foglio di carta. La carta manipolata pu\u00f2 modificare il suo aspetto in modo anche radicale. Sotto le nostre mani non si verifica una semplice trasformazione ma una vera trasfigurazione della materia. La superficie della carta manipolata pu\u00f2 imitare la roccia, la stoffa, la pelle rugosa di un volto o l\u2019ondulazione di una collina. In classe si scopre dunque che la carta ha in s\u00e9 molti altri materiali. Considero estremamente affascinante e stimolante sfruttare questa possibilit\u00e0 nella scuola. Nel lavoro didattico, il contatto intimo con le superfici e con la carta in particolare, \u00e8 infatti la premessa non solo per progettare in classe libri tattili, ma anche per realizzare le immagini che i miei allievi applicano sui quaderni e con le quali illustrano gli argomenti trattati di volta in volta nelle lezioni. Il quaderno diviene quindi esso stesso una sorta di libro tattile di cui assume presto anche il caratteristico spessore&#8230; corposo!<br \/>\nNaturalmente la passione nei confronti della carta ha trovato uno spazio importante nella mia attivit\u00e0 di progettazione di libri dedicati anche a lettori con disabilit\u00e0 visiva. Con Cuore di pietra (France, Les Doigts Qui R\u00eavent, 2009), una piccola storia nella quale racconto di un sasso un po\u2019 speciale dotato della sensibilit\u00e0 al piacere e al dolore, sono partito proprio da un piccolo frammento di carta stropicciato che era casualmente sul mio tavolo di lavoro. Quel foglio, dunque, avendo perso le sue caratteristiche iniziali, si prestava a rappresentare un materiale assolutamente diverso; anzi un vero e proprio personaggio. Nel racconto, il sasso \u201csente\u201d il mondo che lo circonda: il calore del sole, la pioggia, l\u2019erba morbida, i serpenti sinuosi che gli strisciano sopra. Ho utilizzato allora la carta non per riprodurre la realt\u00e0 ma, con il pretesto di rappresentare un luogo (il prato), ho voluto invece ricreare uno stato d\u2019animo, una sensazione legata alla presenza degli elementi naturali. Attraverso immagini tattili astratte ho cercato un\u2019emozione.<br \/>\nPenso che la lettura di un libro tattile possa essere un\u2019esperienza profonda. Credo anche che l\u2019essenzialit\u00e0 e la potenza evocativa di un\u2019illustrazione siano gli strumenti pi\u00f9 forti, a disposizione di un autore, per riuscire a realizzare questa esperienza. L\u2019astrazione \u00e8, secondo me, una strada maestra e la carta offre una grande opportunit\u00e0 espressiva. Per illustrare la scena in cui il sasso \u00e8 colpito con vari strumenti dall\u2019uomo-scultore, ho creato alcune superfici che, toccate dalle dita del lettore, fossero in grado di evocare il dolore fisico. Sono intervenuto allora sulla carta con tagli, perforazioni, abrasioni per suggerire il brivido, il tremore, la sofferenza, senza per\u00f2 mostrare i personaggi. Quando le dita \u201cviaggiano\u201d sulla pagina, leggono infatti un paesaggio fisico, ma alla fine conducono chi legge (adulto o bambino) verso un mondo interiore che supera il limite della storia raccontata e che \u00e8 diverso per ognuno di noi. Io credo infatti che il compito di un\u2019immagine tattile non sia solo quello di accompagnare il testo, ma di suggerire anche ci\u00f2 che non \u00e8 esplicitamente detto nella storia.<br \/>\nSophie Curtil, nelle illustrazioni di Ali ou L\u00e9o (France, Les Doigts Qui R\u00eavent, 2002) \u00e8 riuscita a evocare le infinite meraviglie descritte nel testo utilizzando la goffratura, cio\u00e8 una tecnica di grande semplicit\u00e0 che sfrutta l\u2019impressione a rilievo sulla carta. La goffratura permette di rappresentare un oggetto mostrando solamente la sua forma essenziale. L\u2019immagine tridimensionale che si forma applicando sulla carta l\u2019oggetto ed esercitando una forte pressione, non \u00e8 pi\u00f9 la rappresentazione della realt\u00e0 ma solamente il ricordo di una forma originaria. L\u2019impronta di elementi molto semplici si presta dunque a essere reinterpretata: una catenina pu\u00f2 rappresentare un serpente, un bottone pu\u00f2 diventare un oggetto prezioso, ecc.<br \/>\nProgettando il libro Troppo ordine, troppo disordine (France, Les Doigts Qui R\u00eavent, 2005), ho voluto sfruttare questa possibilit\u00e0 utilizzando l\u2019impronta lasciata dallo spago e da piccoli oggetti metallici per costruire i differenti paesaggi di due pianeti abitati da strani popoli con comportamenti incompatibili. La semplice storia \u00e8 addirittura quasi un pretesto per realizzare, con l\u2019utilizzo dei materiali, composizioni sempre diverse. La goffratura si pu\u00f2 dunque considerare uno strumento di grande utilit\u00e0 nella realizzazione di libri tattili, perch\u00e9 dotato di notevole potenza evocativa. \u00c8 chiaro comunque che, nella progettazione di albi illustrati dedicati a lettori con disabilit\u00e0 visiva, non esiste sicuramente una tecnica privilegiata. Si pu\u00f2 forse dire che la tecnica \u201cmigliore\u201d \u00e8 quella che riesce a trasformare il libro in un trampolino di lancio per l\u2019immaginazione.<br \/>\nLe esperienze che ho avuto finora come autore e come insegnante, attivit\u00e0 che io considero vicine e permeabili tra loro, mi hanno mostrato che si pu\u00f2 trovare la meraviglia nella semplicit\u00e0.<br \/>\nIn un\u2019epoca in cui assistiamo spesso alla ricerca compulsiva del superfluo \u00e8 importante lavorare per far in modo che le persone, ma soprattutto i bambini e i ragazzi, scoprano questa possibilit\u00e0.<br \/>\nCredo che una simile conquista possa essere considerata davvero un piccolo miracolo necessario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(contributo in occasione della manifestazione \u201cLibri che prendono forma\u201d, Roma 17 marzo 2010, MiBAC \u2013 FNIPC) Il mio interesse nei confronti della percezione tattile viene da lontano e ora, sia come insegnante d\u2019arte nella scuola media, sia come autore di libri, si \u00e8 rafforzato. 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