{"id":241,"date":"2009-11-04T17:05:18","date_gmt":"2009-11-04T17:05:18","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=241"},"modified":"2025-12-11T23:33:21","modified_gmt":"2025-12-11T22:33:21","slug":"gionny-e-i-ritardi-degli-autobus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=241","title":{"rendered":"5. Gionny e i ritardi degli autobus"},"content":{"rendered":"<p>di Donatella Nanni<\/p>\n<p>Ho perso mio figlio! Non nel senso definitivo della parola, ma ho comunque vissuto l\u2019ansia di attenderlo alla fermata dell\u2019autobus e non vederlo arrivare all\u2019ora stabilita. Da ormai quasi due anni lavoriamo per renderlo autonomo nell\u2019uso dei mezzi pubblici; lo abbiamo abituato noi genitori perch\u00e9, anche se siamo a conoscenza che in condizioni normali questo servizio viene svolto dagli educatori forniti dal Comune, a causa dei grossi problemi scolastici, abbiamo optato per il loro impiego nell\u2019area educativa per avere una copertura totale. Ci\u00f2 a dimostrazione che, ancora una volta, le carenze istituzionali, in questo caso scolastiche, ci hanno impedito di usufruire di un servizio utile per educare alle autonomie. Gradatamente e con tempi molto lunghi nostro figlio si \u00e8 abituato ad uscire da scuola da solo, attraversare la Porrettana al semaforo, percorrere un lungo tratto a piedi intersecando e attraversando strade per arrivare al capolinea dove attende l\u2019autobus. Qui sale su un mezzo praticamente vuoto, regolarmente trova libero il seggiolino vicino alla porta e al campanello; gli abbiamo costruito, nei limiti del possibile, una situazione ottimale per rendergli tranquillo il viaggio di ritorno tra scuola e casa. Nel tempo non sono mancati i momenti di preoccupazione o i contrattempi: voleva che la mamma andasse a prenderlo a scuola perch\u00e9 pioveva; aveva deciso autonomamente di andare a mangiare al fast food e si era fermato sotto la tettoia nell\u2019attesa che andassimo a cercarlo; al passaggio pedonale privo di semaforo permaneva una fila di macchine ferme e lui, non avendo la strada libera, non osava attraversare e quindi decideva di tornare a scuola; o ancora tre giorni fa al capolinea c\u2019erano inspiegabilmente due autobus e lui, trovandosi in una situazione nuova, nell\u2019incertezza di quale mezzo prendere \u00e8 tornato a scuola e solo in seguito abbiamo capito che forse uno dei pullman aveva avuto un guasto. Fortunatamente fino ad ora, l\u2019istituto alberghiero ha collaborato telefonandomi quando lo vedono tornare indietro o lui dimostra di non volere uscire da scuola. Se all\u2019orario stabilito, guardando dalla finestra, non lo vedo scendere dall\u2019autobus, mio marito od io partiamo con la macchina e non sono neppure poche le volte che il nostro comune amico e socio Tiziano ci ha telefonato per dirci dove lo aveva visto in attesa. La zona di Casalecchio che percorre quotidianamente gli \u00e8 ormai famigliare e ha dimostrato che nell\u2019incertezza si ferma sul posto o torna verso la scuola. Ci\u00f2 da un lato mi dovrebbe tranquillizzare, ma gli imprevisti sono sempre in agguato e in una situazione di difficolt\u00e0 o paura non penso che sarebbe in grado di rivolgersi a persone estranee per ottenere un aiuto e non vuole ancora abituarsi all\u2019uso del cellulare. Gli ultimi momenti per me tragici risalgono giusto a ieri pomeriggio: dopo essere stati in centro a Bologna dalla musicoterapista, mio marito ha accompagnato Gionny nei pressi della fermata dell\u2019autobus indicandogli di prendere la linea dell\u201986 che lo avrebbe portato fino a casa; a questo percorso nostro figlio \u00e8 gi\u00e0 abituato anche se non con la stessa assiduit\u00e0 di quando rientra da scuola. Una telefonata al cellulare mi ha avvertita dell\u2019ora di arrivo del mezzo da cui sarebbe sceso. Al secondo autobus arrivato senza di lui e dopo l\u2019ora stabilita sono entrata in panico; ho accusato suo padre di negligenza per non averlo fatto sedere sul mezzo al capolinea in centro, ho temuto che mio figlio non fosse salito perch\u00e9 c\u2019era troppa confusione o non avesse trovato il suo seggiolino preferito libero, ho immaginato che fosse tornato dalla terapista che era l\u2019unico luogo sicuro e conosciuto nei pressi. Ero disperata, sapevo che non avrebbe chiesto aiuto, che non aveva mezzi per comunicare con noi, ho temuto che fosse avvicinato da malintenzionati, mi ha fatto rabbia la calma di suo padre il quale, ritornato in piazza a cercarlo e non avendolo trovato si \u00e8 rivolto al centro servizi dell\u2019ATC di via Marconi; qui, dopo aver telefonato all\u2019ufficio movimento gli hanno detto che l\u2019autobus che Gionny doveva aver preso aveva avuto un guasto e che quindi i passeggeri erano stati fatti scendere in via Lame. Guido si \u00e8 subito recato alla fermata, ma l\u00ec non c\u2019era: lo ha trovato poco pi\u00f9 avanti, davanti alla fermata del 19 che nostro figlio conosce bene perch\u00e9 \u00e8 un\u2019altra linea che porta a casa, ed \u00e8 un percorso che spesso ha fatto con l\u2019educatore nelle uscite pomeridiane; era seduto su un gradino, insonnolito dalla lunga attesa gi\u00e0 avvolto dalle ombre del crepuscolo. Le sue parole accompagnate da un sorriso sono state: \u201cPap\u00e0, ti stavo aspettando\u201d. La telefonata che ho ricevuto \u00e8 stata liberatoria, mi ero preparata a girare il centro a piedi, avevo gi\u00e0 preso la cartina con le linee degli autobus pronta a farmi tutte le fermate, mi vedevo a \u201cChi l\u2019ha visto\u201d a lanciare appelli disperati o scortata da due carabinieri perch\u00e9 madre irresponsabile. Quando i miei uomini sono tornati a casa pensavo di trovare un figlio spaventato e tremante e invece era sorridente e si \u00e8 rivolto a me dicendomi: \u201cTi ho lasciata sola\u201d e cos\u00ec infatti, mi ero sentita. Fortunatamente ho un marito forte e razionale che non si perde d\u2019animo nel momento di crisi. I rischi, se vogliamo renderli autonomi, dobbiamo correrli e dobbiamo dare fiducia ai nostri figli e alle persone che trovano lungo il loro cammino e ci\u00f2 sia che si tratti dei figli in difficolt\u00e0 che di quelli con maggiori capacit\u00e0; magari una campagna di sensibilizzazione verso gli autisti dell\u2019ATC o del personale delle ferrovie non guasterebbe.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho perso mio figlio! Non nel senso definitivo della parola, ma ho comunque vissuto l&rsquo;ansia di attenderlo alla fermata dell&rsquo;autobus e non vederlo arrivare all&rsquo;ora stabilita. 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