{"id":2418,"date":"2020-03-06T14:22:56","date_gmt":"2020-03-06T13:22:56","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2418"},"modified":"2025-09-01T09:30:37","modified_gmt":"2025-09-01T07:30:37","slug":"2-la-cooperazione-allo-sviluppo-italiana-e-la-convenzione-onu-a-che-punto-siamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2418","title":{"rendered":"2. La cooperazione allo sviluppo italiana e la Convenzione ONU: a che punto siamo?"},"content":{"rendered":"<p>Si calcola che il 10\u201312 % della popolazione mondiale sia composta da persone con disabilit\u00e0 e, di queste, la maggior parte risiede nei paesi poveri. Tutte insieme le persone con disabilit\u00e0 rappresenterebbero la \u201cterza nazione pi\u00f9 popolata del mondo\u201d, dopo la Cina e l\u2019India. Queste persone poi hanno molta pi\u00f9 probabilit\u00e0 di vivere in condizioni di povert\u00e0, non riuscendo ad avere accesso al cibo, all\u2019acqua, ai servizi minimi.<br \/>\nDa questa constatazione parte il nostro lavoro, come ONG, affinch\u00e9 i progetti di cooperazione allo sviluppo, a partire da quelli che noi stiamo preparando e gestendo, siano inclusivi dei bisogni e riconoscano i diritti delle persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nMa il mondo della cooperazione allo sviluppo sta affrontando il tema? E in che modo?<br \/>\nVorrei partire facendo un quadro generale sull\u2019attuale situazione della cooperazione allo sviluppo in Italia e dai risultati di quello che io credo sia stato il primo tentativo e, forse, unico in Italia di avere un quadro il pi\u00f9 esaustivo e completo possibile sui progetti di cooperazione allo sviluppo che includono la tematica della disabilit\u00e0.<br \/>\nIl quadro della cooperazione internazionale \u00e8 cambiato molto negli ultimi 10 anni e, se una volta la cooperazione allo sviluppo era uno dei pilastri su cui si reggeva la politica estera italiana, ora la cooperazione non passa pi\u00f9 per progetti di lungo respiro ma \u00e8 condotta verso le emergenze, quindi con interventi di breve respiro, ma di apparente grande efficacia e largo impatto mediatico.<br \/>\nAnche dal punto di vista dei finanziamenti vediamo che dagli anni \u201970 le risorse finanziarie destinate alla cooperazione allo sviluppo da parte dell\u2019Italia si sono sempre pi\u00f9 ridotte fino all\u2019ultima finanziaria che ha stabilito il record in negativo nello stanziamento per l\u2019aiuto ai paesi in via di sviluppo. Rispetto al 2010 abbiamo assistito a un taglio del 45%, portando a 179 milioni di euro i fondi a disposizione nel 2011 (comprensivi delle spese interne di gestione), per la cooperazione allo sviluppo: la cifra pi\u00f9 bassa degli ultimi 20 anni.<br \/>\nUn altro aspetto su cui vorrei richiamare l\u2019attenzione \u00e8 come negli ultimi anni la cooperazione allo sviluppo italiana non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019esclusiva della dimensione governativa, sul piano istituzionale, n\u00e9 delle ONG formalmente riconosciute, sul piano non governativo. E, forse, neppure un\u2019esclusiva del mondo non profit. Altri soggetti istituzionali (gli Enti Locali e Regionali, le Universit\u00e0), altri soggetti non governativi (associazionismo, Onlus, fondazioni, commercio equo e solidale, microcredito, turismo responsabile e anche mondo del lavoro, imprese, economia solidale, associazioni di migranti) negli ultimi 20 anni si sono affacciati al mondo della cooperazione, abitandolo a pieno titolo. Bisogna riconoscere, formalmente e sostanzialmente, il pluri universo degli attori di cooperazione e solidariet\u00e0 internazionale, che agiscono secondo diverse forme e specificit\u00e0 (cooperazione internazionale allo sviluppo, cooperazione decentrata, cooperazione comunitaria, azioni di solidariet\u00e0).<br \/>\nIn questo quadro in trasformazione si colloca l\u2019approvazione della \u201cConvenzione Internazionale sui diritti delle Persone Disabili\u201d adottata dall\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2006 che \u00e8 diventata il punto di riferimento e stimolo per sensibilizzare i diversi attori della cooperazione sulla necessit\u00e0 di includere i contenuti della Convenzione e, in particolare, quelli dell\u2019articolo 32 nelle progettazioni verso i Sud del mondo.<br \/>\nA livello Italiano, dopo la ratifica della Convenzione (ratificata dall\u2019Italia nel febbraio 2009) sono state pubblicate e poi approvate nel 2010 le nuove linee guida sulla disabilit\u00e0 del Ministero Affari Esteri Italiano, prova di una sensibilit\u00e0 costante e crescente su questo tema.<br \/>\nLe linee guida sono il frutto di un lavoro congiunto che ha visto protagonisti persone con disabilit\u00e0, esperti, ONG e istituzioni. Peccato che la carenza di fondi attuali metta a rischio una loro concreta applicazione.<br \/>\nPer promuovere i contenuti dell\u2019articolo 32 Aifo, DPI Italia (Disabled People International \u2013<a href=\"http:\/\/www.dpitalia.org\/\">www.dpitalia.org<\/a>) assieme ad altre 12 ONG europee che sono raggruppate nel Consorzio IDDC (International Disability and Development Consortium \u2013 <a href=\"http:\/\/www.iddcconsortium.net\/\">www.iddcconsortium.net<\/a>) nel 2006 hanno promosso un progetto finanziato dall\u2019Unione Europea dal titolo: \u201cMainstreaming della disabilit\u00e0 nella cooperazione allo sviluppo\u201d.<br \/>\nIl progetto prevedeva una serie di azioni a livello europeo finalizzate alla creazione di un nuovo approccio della cooperazione internazionale che tenesse conto delle necessit\u00e0 e delle risorse delle persone con disabilit\u00e0 che vivono nei paesi in via di sviluppo. Una delle azioni realizzate in Italia, e in altri 15 paesi europei, \u00e8 stata quella di effettuare una mappatura di quelle organizzazioni italiane che a vario titolo e livello, occupandosi di cooperazione allo sviluppo, includevano la dimensione della disabilit\u00e0 nei loro progetti di cooperazione.<br \/>\nQuesta attivit\u00e0 ha coinvolto una variegata tipologia di enti: il Ministero degli Affari Esteri, Enti locali, ONG, Organizzazioni di persone con disabilit\u00e0 \u2013 DPOs (Disabled People Organisations), Universit\u00e0, Centri di documentazione e ricerca.<br \/>\nSintetizzando i risultati, si \u00e8 evidenziato che l\u2019attenzione rivolta alla disabilit\u00e0 all\u2019interno della cooperazione allo sviluppo proviene principalmente da ONG che hanno la disabilit\u00e0 come obiettivo generale o dalle DPOs e in parte anche dal Ministero degli Affari Esteri \u2013 Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo. Per il resto si tratta di attivit\u00e0 discontinue e, nel caso degli Enti Locali, di finanziamenti a progetti sviluppati da altri attori. (I dati completi della mappatura sono disponibili sul sito del progetto in lingua inglese).<br \/>\nCi troviamo quindi di fronte a una scarsa attenzione alle persone con disabilit\u00e0 e a progetti che, per la maggior parte, quando hanno come focus le persone con disabilit\u00e0, sono prevalentemente limitati all\u2019area medica o assistenzialista.<br \/>\nI vari attori della cooperazione hanno dimostrato poi di conoscere poco le politiche e le legislazioni sulla disabilit\u00e0. Un altro punto da evidenziare \u00e8 lo scarso coinvolgimento delle organizzazioni delle persone con disabilit\u00e0 in attivit\u00e0 di pianificazione progettuale, esecuzione, monitoraggio e valutazione dei progetti di cooperazione.<br \/>\nSinteticamente i punti critici su cui stiamo lavorando vanno nella direzione di:<\/p>\n<ul>\n<li>costruire partenariati tra ONG di cooperazione e organizzazioni di persone con disabilit\u00e0; infatti Aifo si \u00e8 fatta promotrice di un accordo di rete che vede coinvolta l\u2019ONG Educaid e alcune tra le pi\u00f9 importanti federazioni e DPO di persone con disabilit\u00e0, DPI e FISH;<\/li>\n<li>accrescere le risorse destinate ai progetti inclusivi delle persone con disabilit\u00e0;<\/li>\n<li>passare da una concezione della cooperazione allo sviluppo come intervento umanitario, a un approccio basata sulla tutela dei diritti umani;<\/li>\n<li>accrescere le competenze degli attori della cooperazione sul nuovo paradigma della disabilit\u00e0 attraverso l\u2019elaborazione di curricula ad hoc e di manuali di formazione. Infatti, attraverso il progetto Mainstreaming, \u00e8 stato prodotto un manuale sul ciclo progettuale inclusivo e coinvolte diverse universit\u00e0 italiane (Roma, Padova, Bologna) con l\u2019elaborazione di moduli formativi all\u2019interno di master;<\/li>\n<li>fare in modo che tutti i progetti, compresi quelli di emergenza, siano inclusivi dei bisogni delle persone con disabilit\u00e0. Le persone con disabilit\u00e0 corrono un rischio molto pi\u00f9 grande in caso di disastri naturali o in quelli causati dall\u2019uomo rispetto alle persone senza disabilit\u00e0. Quindi \u00e8 necessaria una preparazione maggiore degli operatori dell\u2019emergenza affinch\u00e9 i bisogni specifici delle persone con disabilit\u00e0 vengano presi tutti in considerazione. Ci\u00f2 implica l\u2019esigenza di assicurare finanziamenti per garantire che tali aspetti siano integrati nella progettazione e realizzazione di qualsiasi intervento. In questo settore \u00e8 stato fatto ancora molto poco, unico punto di riferimento a livello nazionale \u00e8 la Carta di Verona sul salvataggio delle persone con disabilit\u00e0 in situazioni di crisi ed emergenza (2007).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Abbiamo quindi ancora molto lavoro da fare affinch\u00e9 la Convenzione ONU sia conosciuta e applicata qui al nord come nel sud del mondo perch\u00e9 si passi dall\u2019esclusione all\u2019inclusione e all\u2019uguaglianza.<\/p>\n<p><strong>Aifo \u2013 Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau<\/strong><br \/>\nvia Borselli 4\/6 \u2013 40135 Bologna<br \/>\ntel. 051\/439.32.11 \u2013 fax 051\/43.40.46<br \/>\nnumero verde 800550303<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.aifo.it\/\">www.aifo.it <\/a>&#8211; <a href=\"mailto:info@aifo.it\">info@aifo.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Art. 32 della \u201cConvenzione Internazionale sui diritti delle Persone Disabili\u201d<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Gli Stati Parte riconoscono l\u2019importanza della cooperazione internazionale e della sua promozione, a sostegno degli sforzi nazionali per la realizzazione degli scopi e degli obiettivi della presente Convenzione, e intraprenderanno appropriate ed efficaci misure in questo senso, tra e all\u2019interno degli Stati e, nella maniera appropriata, in partnership con rilevanti organizzazioni internazionali e regionali e con la societ\u00e0 civile, in particolare con organizzazioni di persone con disabilit\u00e0. Tali misure potranno includere, tra l\u2019altro:<\/li>\n<\/ol>\n<ul>\n<li>assicurare che la cooperazione internazionale, compresi i programmi di sviluppo internazionali, sia inclusiva e accessibili alle persone con disabilit\u00e0;<\/li>\n<li>agevolare e sostenere la formazione di capacit\u00e0 di azione, anche attraverso lo scambio e la condivisione di informazioni, esperienze, programmi di formazione e buone pratiche;<\/li>\n<li>agevolare la cooperazione nella ricerca e nell\u2019accesso alle conoscenze scientifiche e tecniche;<\/li>\n<li>fornire, nella misura appropriata, assistenza tecnica ed economica, anche agevolando l\u2019accesso e la condivisione di tecnologie accessibili e di assistenza e tramite il trasferimento di tecnologie.<\/li>\n<\/ul>\n<ol start=\"2\">\n<li>Quanto previsto da questo articolo non \u00e8 di pregiudizio agli obblighi di ogni Stato Parte ad adempiere alle proprie obbligazioni previste dalla Convenzione.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si calcola che il 10\u201312 % della popolazione mondiale sia composta da persone con disabilit\u00e0 e, di queste, la maggior parte risiede nei paesi poveri. 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