{"id":2422,"date":"2020-03-06T14:28:48","date_gmt":"2020-03-06T13:28:48","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2422"},"modified":"2025-09-01T09:43:24","modified_gmt":"2025-09-01T07:43:24","slug":"4-saper-coinvolgere-la-societa-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2422","title":{"rendered":"4. \u201cSaper coinvolgere la societ\u00e0 civile\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Intervista a Mina Lomuscio, funzionaria della Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo.<\/p>\n<p><strong>La nascita delle nuove linee guida<br \/>\n<\/strong>La Direzione Generale per la Cooperazione Internazionale e lo Sviluppo nel 2002 aveva gi\u00e0 promosso delle Linee Guida sulla disabilit\u00e0 molto ben fatte, che avevano gi\u00e0 in s\u00e9 l\u2019approccio successivamente adottato, un approccio di tipo partecipativo e inclusivo.<br \/>\nAncor prima della Convenzione ONU abbiamo lavorato su questi aspetti in vari paesi in via di sviluppo e in particolare sulla deistituzionalizzazione dei minori, attraverso il coinvolgimento delle istituzioni ma soprattutto della societ\u00e0 civile, delle organizzazioni di persone con disabilit\u00e0, delle ONG, cercando proprio di adottare un approccio di tipo partecipativo fin dal principio del progetto. Il fatto che nel 2006 sia stata firmata la Convenzione ONU ha dato un impulso ancora maggiore alla nostra attivit\u00e0, bench\u00e9 la nostra esperienza fosse gi\u00e0 all\u2019avanguardia rispetto ai principi enunciati.<br \/>\nQuello che per noi resta di fondamentale importanza \u00e8 l\u2019articolo 32 che parla ben chiaro su quelli che devono essere i termini costitutivi della cooperazione alla quale viene affidata il ruolo di predisporre e di finanziare progetti capaci di coinvolgere la societ\u00e0 civile in cui le persone con disabilit\u00e0 siano primi attori del processo.<br \/>\nL\u2019Italia \u00e8 stata tra i primi firmatari della Convenzione, per cui abbiamo ritenuto importante cercare di capire quello che la cooperazione italiana fa per lo sviluppo del settore, la metodologia utilizzata, il tipo di approccio. Abbiamo cos\u00ec fatto uno studio che ha preso in considerazione le iniziative che vanno dal 2000 al 2008, in cui abbiamo identificato le aree dove il nostro intervento \u00e8 stato maggiore, aree che sono legate all\u2019inclusione sociale, all\u2019istituzionalizzazione; abbiamo preso anche in considerazione l\u2019operato delle politiche legislative in materia, settore in cui siamo all\u2019avanguardia e che ci viene riconosciuto in tutti i paesi. In questa direzione abbiamo fornito assistenza tecnica alle istituzioni che sono preposte alla promulgazione di leggi nella difesa dei diritti delle persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nA seguito di questo studio abbiamo fotografato gran parte della situazione nei paesi in via di sviluppo, bench\u00e9 ci siano ancora degli aspetti che non possono essere compresi in tutta la loro totalit\u00e0, dato che fare una mappatura precisa non \u00e8 stato possibile.<br \/>\nTuttavia questo studio ci ha permesso di aggiornare quelle che erano le nostre linee guida nel 2002, sulla base proprio degli enunciati della Convenzione ONU. Questo lavoro \u00e8 stato un lavoro di tipo estremamente partecipativo nel senso che abbiamo lavorato fin dall\u2019inizio al nostro interno con i nostri uffici, che hanno diverse competenze di tipo finanziario, politico ed economico nel settore. Noi siamo l\u2019Unit\u00e0 Tecnica Centrale Operativa per la Cooperazione allo Sviluppo ovvero siamo l\u2019unit\u00e0 operativa che si occupa della formulazione, della gestione, del monitoraggio e della valutazione dei progetti. Al nostro interno esistono poi una serie di uffici che si occupano della programmazione e dei rapporti con gli organismi internazionali.<br \/>\nPartendo da questi presupposti diciamo che prima abbiamo fatto una mappatura all\u2019interno del nostro ministero e successivamente abbiamo lavorato con le nostre unit\u00e0 tecniche locali, che avevano il polso della situazione in loco sulle varie attivit\u00e0, sulle esigenze e sui bisogni. Infine abbiamo coinvolto la societ\u00e0 civile, le ONG e le varie organizzazioni di persone con disabilit\u00e0, i ministeri e le istituzioni italiane, come il Ministero delle Politiche Sociali, gli Enti Locali e anche gli organismi internazionali.<br \/>\nTale fotografia iniziale, predisposta alla redazione e all\u2019aggiornamento delle linee guida, \u00e8 stata fatta in collaborazione con la World Bank e la Global Patternship Disability Developement, un\u2019alleanza di agenzie di cooperazione, organizzazioni internazionali, donatori&#8230;, che si occupa di disabilit\u00e0 e di favorire lo scambio di esperienze e di conoscenze. Tale collaborazione ci ha permesso di avvalerci anche di quello che era il punto di vista internazionale.<br \/>\nSuccessivamente abbiamo organizzato a Torino un forum in cui era presente parte del mondo della societ\u00e0 civile e degli organismi internazionali e abbiamo invitato anche alcuni rappresentanti dei diritti umani di paesi dove noi lavoriamo, per avere cos\u00ec un contributo a trecentosessanta gradi. Abbiamo infine costituito un gruppo di lavoro che insieme all\u2019Unit\u00e0 Tecnica Centrale ha lavorato sulla redazione delle Linee Guida. Il gruppo di lavoro era composto dalle istituzioni, dal Ministero delle politiche sociali ma anche da persone disabili.<br \/>\nA partecipare sono state soprattutto persone con disabilit\u00e0 che si occupano del settore normativo e legislativo della questione e della tutela dei diritti. Infine il documento \u00e8 stato presentato e discusso a Torino e poi ripresentato nuovamente in una riunione ministeriale in cui abbiamo riconvocato tutti i partecipanti e di nuovo abbiamo raccolto commenti e suggerimenti. Tutto questo per dire che c\u2019\u00e8 stato un percorso accurato che \u00e8 andato avanti nel tempo e ha visto la partecipazione dell\u2019intero sistema Italia. Il documento delle Linee Guida \u00e8 stato approvato formalmente nel novembre 2010, la redazione ultima \u00e8 invece terminata a luglio. Rispetto alle linee guida del 2002, il documento del 2010 ha voluto essere molto pi\u00f9 concreto, un documento operativo, basato sugli enunciati della Convenzione ONU.<\/p>\n<p><strong>Programmazione e metodologia<br \/>\n<\/strong>Nell\u2019ambito della programmazione-monitoraggio dovremmo sicuramente cominciare a collaborare pi\u00f9 strettamente con l\u2019Osservatorio Nazionale per la Disabilit\u00e0 di recente istituito; anche la relazione che facciamo ogni anno al Parlamento dovrebbe avere una sessione dedicata alla disabilit\u00e0. Molto spesso la disabilit\u00e0 \u00e8 stata tenuta in considerazione come una tematica all\u2019interno della Sanit\u00e0 mentre noi vorremmo darle un taglio completamente diverso, non la vogliamo pi\u00f9 vedere secondo un approccio di tipo medico ma di tipo sociale.<br \/>\nC\u2019\u00e8 bisogno in questo senso di concretezza, di fare formazione e sensibilizzazione verso il personale del Ministero degli Affari Esteri e dagli Uffici. \u00c8 importante sensibilizzare e informare. Abbiamo inoltre ipotizzato di fare formazione anche agli enti esecutori dei progetti, utilizzando soprattutto la rete universitaria, in collaborazione quindi con il mondo accademico. Recentemente abbiamo fatto un ciclo di seminari sui minori e la disabilit\u00e0 con l\u2019Universit\u00e0 La Sapienza, proprio perch\u00e9 riteniamo lo scambio teorico (quello dell\u2019universit\u00e0) e pratico (il nostro intervento sul campo) come un aiuto per meglio indirizzare i nostri interventi. La formazione d\u2019altro canto \u00e8 in applicazione agli articoli della Convenzione.<br \/>\n\u00c8 necessario anche continuare il nostro intervento sull\u2019Inclusive Education, cos\u00ec come l\u2019art. 24 lo espone e come \u00e8 gi\u00e0 messo in atto nella nostra esperienza. Dobbiamo proseguire questo tipo di attivit\u00e0 che vede la deistituzionalizzazione dei minori applicata per progetti e in questo vedere un passaggio verso l\u2019inclusione. Queste affermazioni per noi possono sembrare una banalit\u00e0 ma nei paesi in via di sviluppo ci sono ancora molti centri chiusi e il nostro intervento deve essere quello non di supportarli ma paradossalmente di fare il modo che vengano chiusi.<br \/>\nPer far s\u00ec che ci sia inclusione operiamo nelle scuole attraverso la formazione e l\u2019assistenza tecnica che possiamo dare agli operatori, attraverso l\u2019istituzione delle case famiglia e utilizzando il mondo del volontariato e delle ONG locali che hanno in loro molte potenzialit\u00e0.<br \/>\nL\u2019accessibilit\u00e0 delle strutture \u00e8 un altro elemento di cui dobbiamo tenere conto in ogni progetto che la cooperazione fa. L\u2019accessibilit\u00e0 non si riferisce solo agli edifici e alle strutture ma \u00e8 anche un\u2019accessibilit\u00e0 che si apre a livello tecnologico e informatico, quella che permette a tutti di aumentare il grado di preparazione e professionalit\u00e0. Le nostre infrastrutture operanti nei territori devono contenere in s\u00e9 questo elemento, dovrebbero essere costruite o riadattate sulla base degli standard di accessibilit\u00e0.<br \/>\nLa progettazione di un ospedale, per esempio, dovrebbe tenere conto di questi parametri. La formazione \u00e8 necessaria affinch\u00e9 l\u2019esperto preposto conosca effettivamente tutte queste problematiche e questo, purtroppo, non \u00e8 cos\u00ec scontato. Se parliamo a degli addetti ai lavori questi discorsi sembrano banali ma per la maggior parte delle persone non \u00e8 cos\u00ec.<br \/>\nSe io progetto un ospedale o un acquedotto devo tenere conto della strada per arrivare a quest\u2019acquedotto. Una persona disabile ci pu\u00f2 arrivare? Lo stesso vale per gli interventi di emergenza che facciamo, devono tenere conto delle persone con disabilit\u00e0 che sono quelle che pi\u00f9 di tutti hanno bisogno di supporto e assistenza e che generalmente sono proprio le prime a essere dimenticate in tali situazioni. In questo senso si parla di mainstreaming della disabilit\u00e0.<br \/>\nAccessibilit\u00e0, emergenza, formazione, educazione, creazione di una rete di tutti gli attori coinvolti nella tematica, sono i contenuti delle nostre Linee Guida e tutto questo processo deve essere ovviamente supportato da una decisione politica concreta e operativa del nostro Ministero.<\/p>\n<p><strong>Documentazione e comunicazione<br \/>\n<\/strong>Esiste uno specifico paragrafo in cui dichiariamo che bisogna dare delle indicazioni di finanziamento sui progetti che facciamo. Quando formuliamo un progetto dobbiamo fare attenzione alla terminologia, a un\u2019analisi ben precisa del contesto in loco, dei dati, un flusso di informazioni e comunicazioni che parte a livello locale e che poi deve arrivare a Roma dove approviamo effettivamente le iniziative. Prima di essere approvato un progetto deve tenere conto di tutti questi principi. Per quanto riguarda la comunicazione ci interessa intanto una comunicazione che riguardi l\u2019intero sistema Italia. Tutto questo significa mettere in una rete tutto ci\u00f2 che il Ministero fa, abbiamo un ufficio stampa, un settore dedicato alla comunicazione; la rete andrebbe costruita mettendo in relazione questi elementi. Insisto sulla comunicazione perch\u00e9 \u00e8 un\u2019indicazione che abbiamo avuto dal nostro direttore generale che ci invita a dare visibilit\u00e0 all\u2019Italia e a quello che \u00e8 il sistema italiano, mettendo in relazione tutti questi attori. Per mettere in relazione gli attori per\u00f2 bisogna prima comunicare e trovare dei momenti di incontro e di discussione nelle varie forme che possono essere definite.<br \/>\nAll\u2019interno delle Linee Guida noi parliamo di aspetti che pi\u00f9 riguardano l\u2019efficacia delle iniziative attraverso i nostri referenti internazionali. Sarebbe importante per esempio per noi che siamo tenuti a riportare le nostre attivit\u00e0 all\u2019OCSE-DAC (Development Co-operation Directorate) un indicatore che parlasse di disabilit\u00e0 che non \u00e8 mai menzionata tra gli indicatori e i target. Esiste uno studio sugli Expert Meetin<em>g<\/em>, un gruppo di esperti che ha lavorato sugli obiettivi del millennio, che sono tuttavia molto generali e in cui la disabilit\u00e0 non appare. Il problema \u00e8 che la disabilit\u00e0 non \u00e8 ancora una tematica trasversale che dovrebbe avere un suo rilievo proprio perch\u00e9 attraversa tutto, la povert\u00e0, i minori, le donne, il momento della nascita, una trasversalit\u00e0 che dovrebbe essere tenuta in considerazione nel momento in cui formuliamo il progetto.<\/p>\n<p><strong>Risorse e investimenti<br \/>\n<\/strong>Per quanto riguarda la disabilit\u00e0 abbiamo i vari finanziamenti ma non sappiamo quali saranno i risultati futuri dato che il nostro paese sta vivendo una situazione, come tutta l\u2019Europa, di difficolt\u00e0 e da questo non si pu\u00f2 prescindere. Abbiamo sicuramente avuto indicazioni sulla riduzione delle spese. Ci\u00f2 significa lavorare con pochi soldi, cercando per\u00f2 di mantenere una qualit\u00e0 alta degli interventi e di sfruttare al meglio le nostre potenzialit\u00e0. Con tanti soldi ci si cura in genere di meno del dettaglio, con pochi soldi invece tutto quello che fai deve funzionare, \u00e8 necessario fare molta pi\u00f9 attenzione all\u2019obiettivo, non devono esserci perdite o fuoriuscite che non portano poi a nessun risultato. Il principio della sostenibilit\u00e0, che ovviamente gi\u00e0 appartiene ai nostri progetti, diventa ancora pi\u00f9 importante. Dobbiamo far s\u00ec che i nostri progetti siano sostenibili, lavorare affinch\u00e9 i nostri partner possano lavorare. L\u2019analisi del contesto e delle sue potenzialit\u00e0 in questi casi diventa ancora pi\u00f9 importante. La politica e la normativa diventano essenziali cos\u00ec anche per la persona con disabilit\u00e0, il fatto di potervi fare riferimento. Sensibilizzare i governi sull\u2019attivit\u00e0 della societ\u00e0 civile e far comunicare queste due entit\u00e0 soprattutto nei paesi in via di sviluppo diventa poi estremamente importante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Mina Lomuscio, funzionaria della Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo. La nascita delle nuove linee guida La Direzione Generale per la Cooperazione Internazionale e lo Sviluppo nel 2002 aveva gi\u00e0 promosso delle Linee Guida sulla disabilit\u00e0 molto ben fatte, che avevano gi\u00e0 in s\u00e9 l\u2019approccio successivamente adottato, un approccio di tipo partecipativo e inclusivo. 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