{"id":2430,"date":"2020-03-06T14:37:20","date_gmt":"2020-03-06T13:37:20","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2430"},"modified":"2025-09-01T09:51:26","modified_gmt":"2025-09-01T07:51:26","slug":"8-il-piano-nazionale-sulla-disabilita-in-kosovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2430","title":{"rendered":"8. Il piano nazionale sulla disabilit\u00e0 in Kosovo"},"content":{"rendered":"<p>Il Kosovo \u00e8 un progetto particolare, perch\u00e9 nasce da un gruppo di persone che ci hanno creduto sul serio e che hanno lavorato dando la loro disponibilit\u00e0 a livello volontario. Normalmente abbiamo degli esperti che selezioniamo per le missioni in loco, per dirigere il progetto e per tutta una serie di aspetti. In questo caso abbiamo avuto invece una componente volontaria che \u00e8 stata in parte l\u2019elemento di successo del progetto. Sono state coinvolte persone con disabilit\u00e0 e persone che ogni giorno lavorano con i disabili o su queste tematiche a livello nazionale e internazionale. Ci siamo avvalsi di Giampiero Griffo del DPI, di Marco Nigoli del Disability Development Team della Banca Mondiale, di Antonio Organtini, avvocato che difende i diritti delle persone con disabilit\u00e0, di Fabrizio Fea che \u00e8 dell\u2019 EASPD (European Association of Service providers for Persons with Disabilities).<br \/>\nL\u2019obiettivo era di redigere il piano nazionale sulla disabilit\u00e0 in Kosovo. Le autorit\u00e0 del Kosovo si sono avvalse di Halit Ferizi, un rappresentante della societ\u00e0 civile che purtroppo nel 2008 ci ha lasciato, una di quelle persone che una volta conosciute non si dimenticano, che \u00e8 riuscito a portare la questione del Kosovo sul piano internazionale, a riunire la societ\u00e0 civile nelle sue diverse istanze e le varie ONG. \u00c8 diventato interlocutore dell\u2019Ufficio Diritti Umani e del Primo Ministro del Kosovo. Questa \u00e8 stata per noi una situazione favorevole da cui partire. Quello che per\u00f2 abbiamo fatto, ed \u00e8 risultato vincente, \u00e8 stato che, quando siamo giunti in Kosovo, abbiamo deciso di condividere questo progetto fin dallo stadio di formulazione. Abbiamo incontrato tutte le organizzazioni internazionali e le associazioni di persone con disabilit\u00e0 internazionali, le istituzioni kosovare, i Ministeri e le Municipalit\u00e0. Dopo la stesura di una prima bozza iniziale sono stati organizzati ben trentasei gruppi di lavoro partecipati da tutti i gruppi coinvolti. In questi gruppi abbiamo redatto il piano. Tutto questo non \u00e8 molto usuale.<br \/>\nLa redazione di un progetto per la cooperazione ha diverse fasi: l\u2019identificazione, la formulazione, la gestione, il monitoraggio e la valutazione. Di solito si collabora con i partner che per\u00f2 non sono mai completamente partecipi fin dall\u2019inizio del progetto. Questo ha permesso a tutti gli interlocutori presenti di parlare, di mettersi in relazione, di confrontarsi e scontrarsi fino a tirar fuori un ottimo piano nazionale e imparare una metodologia di lavoro, su cui noi abbiamo svolto il ruolo di facilitatori. Abbiamo fatto formazione anche su quello che significa la Convenzione ONU, che il Kosovo non ha potuto firmare. Politicamente ci\u00f2 \u00e8 stato molto importante e ai Ministri non \u00e8 sfuggito. Il paese mira a un proprio riconoscimento e il fatto di non poter firmare ma poter essere il primo paese a tutti gli effetti ad aver redatto un piano nazionale sulla disabilit\u00e0 rispetto agli standard della Convenzione ONU ha rappresentato un vero e proprio gioiello e lo \u00e8 stato anche per noi. La Commissione Europea ha lavorato con noi, cos\u00ec la World Bank, siamo stati pi\u00f9 volte citati e abbiamo ricevuto numerosi complimenti.<br \/>\nI gruppi di lavoro poi avevano al loro interno persone con disabilit\u00e0 di vario tipo, c\u2019era inoltre un interprete del linguaggio dei segni. Il piano \u00e8 stato redatto in Braille, in lingua kosovara, serba e italiana per poi girare nelle biblioteche delle varie municipalit\u00e0. Abbiamo anche creato un CD audio sempre per gli ipovedenti e un DVD per i sordi. Per la prima volta abbiamo cos\u00ec creato un progetto fruibile anche per le persone con disabilit\u00e0. La cosa pi\u00f9 bella \u00e8 che dopo un anno, tornati in Kosovo, ci siamo accorti che molte persone della societ\u00e0 civile avevano il documento, anche in Braille e riuscivano a leggerlo tra loro. Il piano \u00e8 cos\u00ec diventato uno strumento per far valere i propri diritti e che la societ\u00e0 utilizza per fare delle richieste alle istituzioni. Ci\u00f2 non significa che tutto venga messo in atto ma che c\u2019\u00e8 stata di certo una grande opera di sensibilizzazione e comunicazione, un aumento delle conoscenze anche da parte dei ministeri. Questo progetto rispecchia appieno un progetto di tipo inclusivo e partecipativo per tutti i soggetti coinvolti. Il documento prevede ovviamente che ci sia anche un piano di monitoraggio che rientri in quello della cooperazione internazionale. Adesso siamo entrati in un\u2019altra fase che \u00e8 quella di supporto per il monitoraggio del piano.<br \/>\nMolte cose si sono gi\u00e0 mosse, le istituzioni hanno gi\u00e0 promosso molte leggi, direttive sull\u2019accessibilit\u00e0 degli edifici sulla base di un codice standard che ancora non c\u2019era. Da questo punto di vista questo piccolo paese \u00e8 molto avanzato, pur con tutti i suoi problemi politici.<br \/>\nL\u2019averli coinvolti dall\u2019inizio li ha resi responsabili e partecipi e capaci di difendere i propri diritti. Per le istituzioni \u00e8 stata fatta formazione sulle indicazioni che vengono date dagli standard europei. Pur essendoci pochissimi soldi alcune cose vengono gi\u00e0 messe in atto.<br \/>\nResta a nostro parere la necessit\u00e0 di mettersi in rete. Quando abbiamo redatto insieme il piano di monitoraggio ci siamo chiesti chi lo stesse gi\u00e0 facendo e ci siamo coordinati puntando sulle differenze dei vari aspetti. Il principio che ci ha mosso non \u00e8 stata la solita visibilit\u00e0. Per esempio a Gijlian, municipalit\u00e0 dove oggi interveniamo, c\u2019era gi\u00e0 un progetto di Caritas e World Bank che abbiamo subito voluto incontrare. Alla fine c\u2019\u00e8 un tornaconto per tutti, l\u2019utilit\u00e0 \u00e8 condivisa. Ci siamo cos\u00ec divisi i compiti. Il risultato non \u00e8 un prodotto schizofrenico in cui tre ONG fanno contemporaneamente la stessa cosa. Le ONG sono qui ovviamente molto presenti e da loro il paese ha acquisito molto in termini finanziari ma non dal punto di vista delle conoscenze e delle competenze. Spesso girano addirittura documenti firmati dai ministeri senza che questi ne abbiano conoscenza diretta.<br \/>\nNei gruppi di lavoro abbiamo lavorato anche sull\u2019identificazione, partendo da domande come: \u201cDove li prendo i soldi?\u201d . E soprattutto: \u201cHo bisogno di soldi?\u201d. Alcune attivit\u00e0 sono a costo zero, emanare una direttiva significa semplicemente scrivere una legge. L\u2019ausilio degli altri paesi in questo senso deve essere a costo zero.<br \/>\nAdesso stiamo seguendo un altro progetto che cerca di dare alle persone con disabilit\u00e0 una formazione imprenditoriale, legata all\u2019inserimento nel mondo del lavoro, per stimolarli a far nascere da loro stessi la voglia di essere leve di un cambiamento che in questo paese \u00e8 ancora lento e difficile, perch\u00e9 da troppo tempo pilotato da un lato e agevolato dall\u2019altro dalla presenza internazionale.<br \/>\nAlla fine del nostro progetto abbiamo regalato loro dodici carrozzine da basket, abbiamo riadattato e reso accessibile una palestra ma \u00e8 stato un gesto simbolico, un messaggio, non un ausilio; sta a loro adesso lavorare affinch\u00e9 i disabili escano da casa e facciano attivit\u00e0 ricreative. A quel punto abbiamo acquistato un pulmino, sempre un gesto simbolico per\u00f2!<br \/>\n\u00c8 stato necessario pi\u00f9 volte sottolineare queste risorse a partire da piccole cose. Nei municipi cos\u00ec come al Teatro di Pristina o mancavano le rampe o, se c\u2019erano, erano bloccate. Questo immobilizza le persone, gi\u00e0 prive di lavoro, che si ritrovano segregate in casa. Quello che abbiamo fatto sono state piccole cose, come l\u2019aggiunta di rampe nei luoghi della socialit\u00e0, interventi nelle scuole di musica, asili, scuole professionali. La vita creativa, su questo abbiamo battuto molto, \u00e8 fondamentale per l\u2019accrescimento della propria consapevolezza e di quella forza che porta la persona ad agire e interagire concretamente con e nella societ\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Kosovo \u00e8 un progetto particolare, perch\u00e9 nasce da un gruppo di persone che ci hanno creduto sul serio e che hanno lavorato dando la loro disponibilit\u00e0 a livello volontario. Normalmente abbiamo degli esperti che selezioniamo per le missioni in loco, per dirigere il progetto e per tutta una serie di aspetti. 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