{"id":2448,"date":"2020-03-12T20:45:21","date_gmt":"2020-03-12T19:45:21","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2448"},"modified":"2025-09-01T10:24:00","modified_gmt":"2025-09-01T08:24:00","slug":"lettere-al-direttore-risponde-claudio-imprudente-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2448","title":{"rendered":"Lettere al direttore"},"content":{"rendered":"<p>Buongiorno signor Claudio,<br \/>\nLe scrivo per chiederle un consiglio. Ho letto sul sito di Accaparlante la lettera di una mamma di un bambino con QI di 78. Anche mia figlia \u00e8 una bambina borderline, con lo stesso QI, 78 per l\u2019appunto. Le \u00e8 stato diagnosticato due anni fa, ma mi era anche stato detto che con questo punteggio, visto che il disturbo era minimo, non le spettava l\u2019insegnante di sostegno. Durante le scuole elementari ha fatto un po\u2019 di fatica, soprattutto con gli scritti mentre nell\u2019orale se la cavava egregiamente. Ora frequenta la prima media, le difficolt\u00e0 ci sono cos\u00ec come alle elementari soprattutto con gli scritti mentre con gli orali continua a prendere i suoi bei 7\/8. La sua insegnante di Italiano, tuttavia, mi ha recentemente detto che la soluzione migliore sarebbe comunque quella di richiedere per lei la presenza di un insegnante di sostegno.<br \/>\nMi piacerebbe avere un suo parere a riguardo, in particolare anche rispetto a quel \u201cbollino\u201d del quale parlava nella risposta alla lettera che ho citato all\u2019inizio. Il mio pensiero riflette il suo, considerando anche il fatto che la bambina \u00e8 in prima media, con tutti i risvolti dell\u2019et\u00e0. Da un lato sarebbe un bene per lei usufruire di programmi differenziati, perch\u00e9 mi rendo chiaramente conto della sua fatica, dall\u2019altro mi continua a frullare in testa quel famoso bollino e penso alla reazione della bambina che si sentirebbe inferiore agli altri, a come verrebbe affrontata questa cosa nel gruppo classe vista sempre la particolare et\u00e0, e penso anche al suo futuro lavorativo. Al di l\u00e0 delle difficolt\u00e0 scolastiche, mia figlia non presenta infatti difficolt\u00e0 nella vita quotidiana. La prego, mi dia un consiglio perch\u00e9 la confusione \u00e8 tanta. Sostegno s\u00ec o sostegno no?<br \/>\nL.M<\/p>\n<p>Carissima L.M, innanzitutto la ringrazio molto per la fiducia che mi d\u00e0 nel chiedermi un consiglio cos\u00ec importante.<br \/>\n\u00c8 sempre molto difficile, per me, dare dei consigli \u201cgiusti\u201d in situazioni del genere e ho sempre un po\u2019 il timore di fare considerazioni inappropriate.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Capisco molto bene\u00a0il discorso che fa riguardo al bollino, credo anche che il problema relativo a questo argomento sia riferibile a chi si preoccupa di imprimere il termine bollino piuttosto che la persona stessa vittima dell\u2019etichettamento. Cercare il pi\u00f9 possibile di far s\u00ec che lo scomodo bollino possa diventare la risorsa intrinseca di sua figlia \u00e8 un lavoro complesso ma che d\u00e0 frutti soddisfacenti.<br \/>\nTutti noi abbiamo un bollino addosso, c\u2019\u00e8 chi \u00e8 magro, c\u2019\u00e8 chi \u00e8 grasso, c\u2019\u00e8 chi \u00e8 pelato e c\u2019\u00e8 chi \u00e8 basso ma\u00a0credo che in questo caso sia\u00a0un atto di coraggio domandare aiuto\u00a0tramite un\u2019ammissione di deficit, piuttosto che finire vittima dello sguardo altrui dal quale ci si pu\u00f2 riscattare.\u00a0Ovviamente queste considerazioni lasciano il tempo che trovano e ognuno di noi \u00e8 libero di decidere come agire. Vero \u00e8, per\u00f2, e questo mi sento di ripeterlo e sottolinearlo, che il chiedere aiuto \u00e8 il primo passo verso il miglioramento e verso la soluzione; la \u201cmano altrui\u201d, in questa situazione, ha, secondo me,\u00a0una posizione prioritaria.<br \/>\nUn altro consiglio che mi\u00a0sento di darle \u00e8 quello di mettersi in rete e chiedere, informarsi con tutte le persone che come lei hanno avuto questo dubbio facendosi dire, consigliare e confortare da chi in prima persona ha vissuto la stessa confusione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Caro Claudio,<br \/>\nleggendo il tuo articolo nel Messaggero di S. Antonio di dicembre mi sono tornati alla mente due aneddoti. Il primo riguarda la trasmissione televisiva \u201cIl testimone\u201d in onda su MTV, in cui in una puntata il presentatore, Pif, intervista alcune persone affette da varie forme di nanismo. Un uomo affetto da acondroplasia racconta in modo molto ironico ma senza nascondere un pizzico di giustificabile irritazione, che quando parla con persone che non lo conoscono, queste si stupiscano che possa avere un\u2019intelligenza normale, come se il suo mancato sviluppo osseo fosse in qualche modo riconducibile a un mancato sviluppo intellettivo e cognitivo. L\u2019altro aneddoto riguarda una signora africana che ho conosciuto quest\u2019estate, la quale mi raccontava che il figlio di una sua amica italiana una volta le ha chiesto \u201cPerch\u00e9 sei marrone?\u201d. Adoro la superficialit\u00e0 dei bambini! Un adulto avrebbe detto \u201cnera\u201d invece nell\u2019aggettivo che ha usato quel bambino non c\u2019\u00e8 nessuna connotazione di carattere razziale, o peggio ancora razzista. Si limitano a vedere le caratteristiche oggettive, senza collegare a esse un giudizio critico. Molto spesso invece noi adulti tendiamo a fare finta di non vedere le differenze tra le persone in nome di una presunta apertura mentale, soprattutto quando queste differenze ci disturbano. Quando non \u00e8 possibile far finta di non vedere le differenze facciamo finta di non vedere le persone, come \u00e8 capitato che facessero con te. Un adulto vedendoti pensa che tu sia un vegetale, un bambino vedendoti viene a chiederti perch\u00e9 sei in carrozzina. Un adulto non ti chiederebbe mai perch\u00e9 sei in carrozzina con la giustificazione che teme di metterti in imbarazzo, come se tu in tutti questi anni non ti fossi mai accorto di essere disabile e il fatto che improvvisamente qualcuno te lo faccia notare possa sconvolgerti. \u00c8 ovvio invece che l\u2019imbarazzo c\u2019\u00e8 solo da parte di chi ti guarda senza conoscerti, e che quella di non metterti a disagio \u00e8 solo una scusa. \u00c8 comprensibile che a volte non sappiamo bene come comportarci di fronte a una persona che non conosciamo, ma se non iniziamo a chiedergli \u201cperch\u00e9\u201d e a limitarci a notare solo le differenze reali, non arriveremo mai a capire una realt\u00e0 diversa dalla nostra. Un esempio di come la percezione della diversit\u00e0 sia molto soggettiva lo porta spesso Alex Zanardi quando parla del suo bambino. Suo figlio \u00e8 nato dopo l\u2019incidente in cui lui ha perso le gambe e Zanardi racconta che al ritorno dal suo primo giorno all\u2019asilo gli abbia chiesto \u201cMa perch\u00e9 gli altri pap\u00e0 hanno le gambe?\u201d come se essere senza gambe fosse normale e tutti i pap\u00e0 degli altri bambini fossero strani.<br \/>\nUn forte abbraccio,<i><br \/>\n<\/i><i>Elena<\/i><\/p>\n<p>Carissima Elena,<br \/>\ngrazie per la tua bella lettera e le tue parole. Ti volevo raccontare quello che mi \u00e8 capitato. L\u2019Universit\u00e0 di Bologna mi ha conferito pochi mesi fa la Laurea <i>honoris causa<\/i> in formazione e cooperazione. Un riconoscimento che, come gi\u00e0 scritto, per quanto indirizzato alla mia persona, ho subito interpretato come frutto di un lungo lavoro collettivo e, ed \u00e8 questo che qui ci interessa, anche come parziale segno dei tempi (almeno dello sviluppo delle cose negli ultimi cinque decenni). Un disabile riconosciuto nelle sue capacit\u00e0 e nella sua professionalit\u00e0. E il riconoscimento (dapprima come uomo, poi come singolo dotato di particolari abilit\u00e0, ecc.) \u00e8 il risultato di un processo, di una successione, un\u2019evoluzione (certo, costruita dalle azioni e riflessioni umane) che mi sembrava innegabile, evidente. Ma, e questo passaggio dalla storia alla cronaca non deve sembrare inopportuno, dal giorno del conferimento della laurea mi \u00e8 capitato, nella comunit\u00e0 di famiglie in cui vivo, Maran\u00e0-tha, di subire tre o quattro \u201cnon-riconoscimenti\u201d, che mi hanno colpito e fatto dubitare: avventori occasionali che, pur vedendomi in giardino o nell\u2019atrio d\u2019ingresso, si sgolavano in cerca di qualcuno (che non c\u2019era o non rispondeva) in grado di dare informazioni, senza nemmeno provare a interpellare me che ero l\u00ec a due passi e disponibile. Un salto indietro di trent\u2019anni nel giro di una settimana&#8230; A ben vedere, la cosa si faceva involontariamente ironica perch\u00e9 chi chiama un qualcuno generico solitamente usa questa espressione interrogativa: \u201cC\u2019\u00e8 nessuno?\u201d. Mentre io ero fisicamente l\u00ec, un qualcuno c\u2019era, anzi ero l\u2019unico a esserci, presente, senziente, e non venivo affatto tenuto in considerazione come persona in grado di fornire delle informazioni. Di nuovo un\u2019ironia dolorosa: proprio a pochi mesi di distanza da un riconoscimento accademico per le mie capacit\u00e0 formative e informative. Questo a segnare in maniera evidente quante contraddizioni possano coesistere non solo nel medesimo arco di tempo, ma anche nella stessa area geografica e probabilmente prodotte o rese manifeste da persone simili per cultura e grado di studio. Ma questo dato non ci spinga a riconoscere queste contraddizioni come una condizione immodificabile!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Buongiorno signor Claudio, Le scrivo per chiederle un consiglio. Ho letto sul sito di Accaparlante la lettera di una mamma di un bambino con QI di 78. Anche mia figlia \u00e8 una bambina borderline, con lo stesso QI, 78 per l\u2019appunto. 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