{"id":2463,"date":"2020-03-13T11:00:33","date_gmt":"2020-03-13T10:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2463"},"modified":"2025-09-01T10:34:23","modified_gmt":"2025-09-01T08:34:23","slug":"1-introduzione-la-festa-e-finita%e2%80%a8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2463","title":{"rendered":"1. Introduzione. La festa \u00e8 finita?\u2028"},"content":{"rendered":"<p>Un ringraziamento per il contributo, di diversa natura, alla redazione di questa monografia va ad Alberto Alberani, Antonella Bottini e Ghighi Di Paola, Stefano Magagnoli, Massimo Novarino e Carlo Possa.<br \/>\nMassimiliano Rubbi \u00e8 nato sul finire del 1977, l\u2019anno in cui un movimento chiese in modo drammatico a se stesso e alla societ\u00e0 \u201cquale sviluppo per quale futur<i>o?\u201d<\/i><\/p>\n<p>Brutto segno, quando si parla di una \u201cet\u00e0 dell\u2019oro\u201d: significa che le prospettive del presente e del futuro appaiono anguste, quando non drammatiche. E nella storia del welfare state \u00e8 orientamento condiviso individuare questa \u201cet\u00e0 dell\u2019oro\u201d in un trentennio che va all\u2019incirca dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla met\u00e0 degli anni \u201970 del XX secolo: un periodo relativamente lungo di espansione di diritti e di tutele per l\u2019intera popolazione del \u201cPrimo Mondo\u201d, strettamente connesso a una crescita economica senza precedenti nella storia, e al contempo frutto di lotte sociali in alcuni momenti assai dure. Rimarrebbe soltanto da valutare se la Titanomachia che chiuse per sempre questa era sia stata di ordine economico (il doppio shock petrolifero degli anni \u201970) oppure politico (l\u2019ascesa al potere della destra neoliberista con Margaret Thatcher e Ronald Reagan nel 1979-80), ma anche nel secondo caso si attenuerebbe solo leggermente la percezione di un divenire storico ineluttabilmente orientato verso una contrazione dello stato sociale universalistico, in grado di salvaguardare soltanto qualche servizio residuale per le fasce pi\u00f9 gravemente svantaggiate.<br \/>\nDopo un trentennio di \u201cdisimpegno\u201d segnato dalla crescente pressione economica della globalizzazione, tuttavia, ci si aspetterebbe di avere oggi nelle societ\u00e0 occidentali veri e propri \u201cStati leggeri\u201d, che abbiano lasciato al passato (o a privati compassionevoli) tutte le provvidenze del welfare \u201cclassico\u201d. Questa teoria della \u201ccorsa al ribasso\u201d \u00e8 stata smentita nel 2004 da Francis G. Castles, in un libro significativamente intitolato The Future of the Welfare State: Crisis Myths and Crisis Realities. Sulla base di un\u2019accurata analisi dei dati comparativi sulla spesa pubblica per il welfare nel periodo 1960-1998, raccolti dall\u2019OCSE per i suoi Paesi membri, si mostra tra l\u2019altro che la spesa sociale, dopo una crescita sensibile fino al 1980, rimane sostanzialmente stabile, o in alcune nazioni continua a crescere, anche nei due decenni successivi, segnati dal trionfo ideologico del neoliberismo. Come rileva Paul Pierson, riferendosi al periodo dal 1973 ai primi anni \u201990, a confronto con le aspirazioni di molti riformatori e con il grado di cambiamento in campi come la politica delle relazioni industriali, la politica macroeconomica o la privatizzazione delle industrie pubbliche, ci\u00f2 che si distingue \u00e8 la relativa stabilit\u00e0 del welfare state.Pi\u00f9 che di \u201ccrisi\u201d dello stato sociale, appare dunque opportuno parlare di una sua estesa \u201cmaturit\u00e0\u201d nel senso economico del termine \u2013 un\u2019ipotesi confermata dai dati del primo decennio del XXI secolo, in cui la quota di PIL spesa dalle nazioni avanzate in politiche sociali rimane, a grandi linee, costante. Alla base delle teorie della \u201ccrisi del welfare\u201d c\u2019\u00e8 secondo Castles un errore metodologico (solo a volte disinteressato): \u201cUna previsione di crisi afferma in effetti che un singolo fattore \u00e8 cos\u00ec enormemente significativo da sopraffare tutte le tendenze contrarie: che la necessit\u00e0 di competere sui mercati mondiali vincer\u00e0 sulle rivendicazioni democratiche per la spesa in politiche sociali, o che l\u2019invecchiamento della popolazione trasformer\u00e0 totalmente l\u2019equilibrio tra parsimonia fiscale e spesa pubblica. A priori, tali affermazioni sembrano improbabili \u2013 per non dire cattiva sociologia \u2013 in quanto implicitamente negano la complessit\u00e0, altrimenti data per scontata, del contesto politico delle societ\u00e0 capitaliste democratiche avanzate\u201d (The Future of the Welfare State. Crisis Myths and Crisis Realities, Oxford University Press, 2004, p. 6). Il rispetto per questa complessit\u00e0 impone di analizzare, al di l\u00e0 del dato quantitativo pi\u00f9 o meno aggregato della spesa sociale, come tale spesa si modifica nella propria composizione interna e nelle forme di erogazione, a fronte di bisogni in continua evoluzione.<br \/>\nNel caso italiano, la riorganizzazione dello stato sociale negli ultimi anni appare di particolare rilievo. La riduzione relativa delle risorse pubbliche a disposizione per le politiche sociali si \u00e8 combinata a un irrigidimento delle procedure amministrative e a uno sviluppo molto limitato delle forme di finanziamento privato, ma il sistema di protezione sociale non \u00e8 \u201csaltato\u201d, scatenando fenomeni estesi di degrado e di tensione sociale, come ci si sarebbe potuto attendere \u2013 e come ogni anno, da diversi anni, prevedeva l\u2019allarme lanciato da chi subiva i tagli. La spiegazione che si pu\u00f2 desumere \u00e8 che, accanto a un\u2019accentuata tendenza all\u2019esternalizzazione (spesso impropriamente giustificata attraverso la nozione di \u201csussidiariet\u00e0\u201d, pi\u00f9 realisticamente motivata da esigenze di compressione dei costi), sia entrata in gioco una razionalizzazione dei servizi, rimasti cos\u00ec in buona parte in grado di fare fronte alle necessit\u00e0 esistenti e sopravvenute. La discesa libera, rapida ma pericolosa, in cui ci si cimentava ai tempi non lontanissimi della \u201cfinanza allegra\u201d si \u00e8 dunque trasformata in uno stretto slalom, i cui attori per\u00f2 hanno finora dimostrato di saper restare in piedi.<br \/>\nNelle intenzioni originarie, questa monografia si proponeva di illustrare questa capacit\u00e0 di \u201cfare le nozze con le lumache\u201d attraverso molteplici esempi concreti di ristrutturazione dei servizi sociali, a livello nazionale e locale, affidati ad attori pubblici e privati. Purtroppo, ben poche sono le esperienze significative di cui \u00e8 possibile rendere conto. Dopo aver tenuto in debito conto i limiti di chi scrive, non \u00e8 facile capire quanto ci\u00f2 sia dovuto a difetti di comunicazione (come nel caso, pur teoricamente interessante, della riorganizzazione e standardizzazione dei costi dell\u2019assistenza domiciliare ad anziani e disabili attuata in questi mesi dal Comune di Roma) e quanto a carenze nella capacit\u00e0 effettiva di proporre nuovi modelli a valenza complessiva per le politiche sociali, limitandosi piuttosto a micro-adattamenti degli assetti preesistenti. Per proporre l\u2019esempio forse pi\u00f9 significativo, su due servizi di prossimit\u00e0 assai rilevanti come l\u2019assistenza personale fornita dalle \u201cbadanti\u201d e il baby-sitting non risultano ancora innovazioni dal basso capaci di sottrarre queste attivit\u00e0 a un mercato informale e spesso irregolare. Accanto ad alcune esperienze concrete, che potrebbero costituire tracce per la futura evoluzione del welfare (i servizi di prossimit\u00e0 a bassa soglia, l\u2019approccio mutualistico integrato), si cerca comunque in queste pagine di dare conto delle possibili evoluzioni dello stato sociale italiano (e non solo), tra impostazioni teoriche e scelte concrete, a fronte di vincoli di bilancio sempre pi\u00f9 stringenti. Ricordando che, per fare le nozze con le lumache, qualche lumaca poi ci vuole, e non deve venir meno la speranza di avere prima o poi le ostriche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un ringraziamento per il contributo, di diversa natura, alla redazione di questa monografia va ad Alberto Alberani, Antonella Bottini e Ghighi Di Paola, Stefano Magagnoli, Massimo Novarino e Carlo Possa. 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