{"id":2467,"date":"2020-03-13T11:12:26","date_gmt":"2020-03-13T10:12:26","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2467"},"modified":"2025-09-01T10:40:25","modified_gmt":"2025-09-01T08:40:25","slug":"3-un-buono-per-amico-investire-sullautonomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2467","title":{"rendered":"3. \u201cUn Buono per Amico\u201d: investire sull\u2019autonomia"},"content":{"rendered":"<p>Simonetta Pellegrini \u00e8 dal giugno 2009 Assessore al Welfare della Provincia di Siena, che da diversi anni gestisce un sistema di buoni per \u201cservizi leggeri\u201d rivolti a persone con disabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Dal riscontro di quali bisogni \u00e8 nata l\u2019idea del servizio \u201cUn Buono per Amico\u201d? Vi siete ispirati a servizi gi\u00e0 esistenti in singoli Comuni della Provincia di Siena o altrove?<br \/>\n<\/strong>L\u2019idea \u00e8 nata nei primi anni 2000, quando io non ero ancora Assessore, da un ragionamento con le associazioni di volontariato, e in particolare con la Consulta Provinciale dell\u2019Handicap, su come aiutare le persone e le famiglie in difficolt\u00e0. Fu studiato il progetto dell\u2019\u201cAssistenza in pi\u00f9\u201d, che prevede varie linee, tra cui quella di \u201cUn Buono per Amico\u201d, che coinvolge le associazioni dell\u2019handicap e si rivolge alle persone con disabilit\u00e0. Fu diffuso un questionario tra le famiglie, per capire quali forme di aiuto si potessero sperimentare e quali fossero i loro interessi e bisogni, e in questo modo nel 2004 inizi\u00f2 il progetto. Si pu\u00f2 dire che, in forma non organizzata e non coordinata, c\u2019erano gi\u00e0 varie iniziative delle associazioni di volontariato che svolgevano servizi di questo tipo, ma erano iniziative episodiche e sporadiche, da cui comunque prendemmo spunto per coordinarle e sostenerle in un progetto attraverso questo lavoro con associazioni e famiglie.<\/p>\n<p><strong>Come funziona oggi il servizio, e quante persone con disabilit\u00e0 ne usufruiscono?<br \/>\n<\/strong>\u201cUn Buono per Amico\u201d si dispiega su tutto il territorio provinciale, e coinvolge circa 300 persone per ogni annualit\u00e0 del progetto, che dura da giugno a giugno e si rinnova di anno in anno. Di queste 300 persone, alcune si rinnovano al sorgere di nuove necessit\u00e0, mentre altre non ne hanno pi\u00f9 bisogno perch\u00e9 non sono pi\u00f9 fra noi. Inizialmente il numero di utenti era pi\u00f9 basso, poi si \u00e8 consolidato via via intorno a questa cifra.<br \/>\nLe famiglie che hanno una persona con handicap o con disabilit\u00e0 grave e che richiedono questo tipo di servizio vengono coinvolte attraverso le associazioni di volontariato, che sono quindi il tramite con gli utenti, e con cui facciamo una convenzione consegnando loro questi voucher che servono per erogare servizi di accompagnamento, trasporto, compagnia e attivit\u00e0 culturali e ricreative alle famiglie. C\u2019\u00e8 da precisare che il progetto nasce non per sostituire servizi dovuti in quanto rientranti nell\u2019assistenza socio-sanitaria che la ASL o i Comuni sono tenuti a compiere, ma piuttosto per proporre attivit\u00e0 normalmente non previste.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le richieste pi\u00f9 frequenti delle famiglie?<br \/>\n<\/strong>In particolare negli ultimi anni, abbiamo avuto una grande incidenza di domande di ragazzi e ragazze, giovani in stato di disabilit\u00e0 che richiedono il servizio per frequentare corsi di musica, di attivit\u00e0 fisico-motorie non rientranti nella loro terapia ma comunque molto utili, come andare in piscina, o in qualche caso per andare al cinema. In altri casi, specie per disabili pi\u00f9 anziani, si tratta di accompagnamenti per andare a fare visita a parenti o per fare la spesa, senza essere confinati sempre in casa.<\/p>\n<p><strong>Oltre al ruolo di coinvolgimento delle famiglie, come agisce nella definizione del servizio il mondo dell\u2019associazionismo? Ci sono stati correttivi da esso proposti e accettati dalle istituzioni, oppure difficolt\u00e0 legate alla sua diversa forza nelle differenti zone del territorio?<\/strong>Da questo punto di vista abbiamo una buona distribuzione delle associazioni nelle 4 Zone del territorio della Provincia di Siena, che pure \u00e8 abbastanza vasto, per cui esse riescono a coprire tutte le esigenze. C\u2019\u00e8 da tenere presente che accanto ad associazioni a carattere pi\u00f9 locale, presenti solo in una Zona, ci sono associazioni a carattere provinciale, come la Pubblica Assistenza e la Misericordia, che hanno sedi in tutta la Provincia e riescono quindi a cogliere le problematiche di tutte le famiglie.<br \/>\nUn problema che abbiamo sempre pi\u00f9 \u00e8 invece quello delle richieste per servizi di carattere strutturale, come un accompagnamento costante al lavoro \u2013 servizi molto pi\u00f9 strutturati e frequenti di quelli descritti prima, e che non sempre riusciamo a coprire. Prima gli Enti Locali avevano una maggiore disponibilit\u00e0 di risorse, e quindi questi accompagnamenti venivano erogati dai servizi sociali dei Comuni, mentre oggi siamo di fronte a un periodo di tagli, e anche le nostre risorse provinciali sono sempre pi\u00f9 limitate, per cui si generano queste problematiche.<\/p>\n<p><strong>Avete riscontrato se l\u2019introduzione di questo servizio \u201cdi prossimit\u00e0\u201d abbia comportato, con i suoi effetti di supporto all\u2019autonomia e alla domiciliarit\u00e0, una riduzione delle necessit\u00e0 di servizi residenziali o semi-residenziali, a pi\u00f9 alta intensit\u00e0 assistenziale, per le persone con disabilit\u00e0?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, abbiamo riscontrato che, nel caso dei minori, la famiglia che fruisce di questo servizio per le attivit\u00e0 culturali e ricreative, e ha altre opportunit\u00e0 come tirocini di inserimento lavorativo, pu\u00f2 non porsi il problema di garantire per i ragazzi con handicap, anche molto gravi, una vita di relazione adeguata alle loro necessit\u00e0, e quindi non nasce l\u2019esigenza di una struttura di ricovero; abbiamo verificato appunto una diminuzione di questo tipo di richieste dall\u2019attivazione del servizio.<br \/>\nPer quanto riguarda i disabili pi\u00f9 anziani, come dicevo, \u201cUn Buono per Amico\u201d \u00e8 solo una delle linee di intervento del progetto \u201cUn\u2019Assistenza in pi\u00f9\u201d, e anche queste contribuiscono molto a evitare la richiesta di ricovero in RSA, attraverso ad esempio contributi per le famiglie che assumono una badante, sostenendo quindi la permanenza dell\u2019anziano nella propria casa.<\/p>\n<p><strong>Di fronte ai tagli gi\u00e0 subiti e a quelli che si prospettano, pensate di mantenere in essere il servizio &#8211; anche se, nella vostra stessa descrizione, esso si configura come aggiuntivo e non sostitutivo di quelli socio-sanitari \u201cirrinunciabili\u201d che potrebbero avere bisogno delle stesse risorse?<br \/>\n<\/strong>Noi pensiamo di mantenere il servizio per i motivi prima detti, perch\u00e9 se rinunciamo a tipologie di servizi come \u201cUn Buono per Amico\u201d corriamo il rischio che aumentino le richieste per servizi socio-assistenziali pi\u00f9 strutturali. Mantenere una vita di relazione per l\u2019anziano o il disabile, e in particolare dare la possibilit\u00e0 ai pi\u00f9 giovani di esperienze ricreative e culturali, serve a mantenere l\u2019autonomia \u2013 nel caso dei ragazzi direi di consolidarla, in base alle esperienze molto positive di ragazzi disabili che con questo tipo di attivit\u00e0 si inseriscono bene nella vita sociale; nel caso degli anziani, ovviamente, si tratta di ridurre la perdita dell\u2019autonomia. Siamo convinti che se alleggerissimo questa tipologia di interventi avremmo, dall\u2019altro lato, un aumento delle richieste per RSA, residenze per i disabili o Centri Diurni, che pure sono necessari, ma su cui in questo momento i tagli impongono una riduzione.<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019ambito pi\u00f9 generale della protezione sociale, quali sono le strategie che la Provincia di Siena ha adottato e adotter\u00e0 per fare fronte alla riduzione di risorse? Vedete possibili riforme a costo zero che potrebbero migliorare l\u2019erogazione dei servizi?<br \/>\n<\/strong>Come Provincia, cerchiamo soprattutto di avere un ruolo di coordinamento delle varie iniziative in atto, e gi\u00e0 da un anno e mezzo circa abbiamo strutturato meglio questo coordinamento attraverso un Tavolo delle politiche sociali, di cui fanno parte le Societ\u00e0 della Salute, che sono un\u2019articolazione sanitaria particolare della Toscana composta da Comuni e ASL per ognuna delle 4 Zone della Provincia, le associazioni di volontariato e dell\u2019handicap e le organizzazioni sindacali. Con questo Tavolo, noi cerchiamo di verificare come \u00e8 possibile coordinare le diverse iniziative e i diversi progetti, e a costo zero riusciamo a fare servizi migliori per le persone, il che significa che le persone stanno meglio e si risparmia.<br \/>\nLe faccio un esempio: se una famiglia ha un ragazzo disabile a scuola, la sera riceve un contributo dal Comune per fare una determinata attivit\u00e0 e dalla Provincia fruisce del servizio \u201cUn Buono per Amico\u201d, sono tutte attivit\u00e0 sicuramente utili, ma scollegate le une dalle altre, quindi per quella persona non c\u2019\u00e8 un progetto univoco e, a volte, si pu\u00f2 avere un accrescimento di costi. Se invece riusciamo a coordinarle, avremo una migliore erogazione dei servizi nei confronti della persona, che avr\u00e0 un progetto, e nello stesso tempo risparmieremo sui costi.<br \/>\nQuesto \u00e8 il lavoro che come Provincia ci siamo assunti di fare; naturalmente, i progressi non li vediamo in poco tempo, per\u00f2 siamo soddisfatti, e cos\u00ec pure le associazioni di volontariato dell\u2019handicap, che sono molto coinvolte in questa attivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Oggi si discute l\u2019abolizione delle Province, ma in generale i numerosi livelli istituzionali di coordinamento dei servizi sociali (Regioni, Province, ASL, Comuni&#8230;) non rischiano, con il loro costo di funzionamento e coordinamento, di sottrarre risorse sempre pi\u00f9 rare ai livelli operativi che erogano materialmente i servizi agli utenti? E quanto, secondo lei, questi servizi operativi dovrebbero rimanere in mano pubblica, e quanto invece il pubblico dovrebbe assumere un ruolo di coordinamento senza gestione diretta?<br \/>\n<\/strong>Partendo dall\u2019ultimo aspetto, il rapporto pubblico\/privato, ritengo sia bene che le istituzioni pubbliche abbiano la funzione di programmare gli interventi e di concertarli \u2013 il che vuol dire sentire veramente quali sono i bisogni che vengono dal territorio, attraverso le associazioni dei cittadini e le organizzazioni sindacali. Poi, definite le tipologie di intervento, credo che occorra anche fare insieme i progetti, perch\u00e9 il pubblico ha sicuramente la necessit\u00e0 di gestire tutta la parte di impostazione burocratica e rendicontazione su un progetto, ma l\u2019input su di esso viene molto spesso da altri soggetti, con cui \u00e8 necessario fare un lavoro di co-progettazione: penso soprattutto al privato non profit e al mondo delle associazioni del Terzo Settore, che in questa Provincia sono tra l\u2019altro molto sviluppati.<br \/>\nPer quanto riguarda la questione pi\u00f9 spinosa dell\u2019utilit\u00e0 o meno delle Province, ci sono tanti campi su cui \u00e8 pi\u00f9 facile dimostrare questa utilit\u00e0: le strade provinciali, oppure la formazione e il lavoro, che in Toscana sono delegate dalla Regione alle Province e soprattutto in questo momento di crisi emergono come politiche insostituibili per riqualificare la manodopera licenziata o in cassa integrazione. Meno visibile \u00e8 l\u2019aspetto delle politiche sociali, su cui alle Province viene data un\u2019azione di coordinamento e stimolo, ma non tanto una responsabilit\u00e0 diretta. Io penso che gli esempi che ho fatto del \u201cBuono per Amico\u201d e della \u201cAssistenza in Pi\u00f9\u201d dimostrino come questo ruolo di spinta progettuale e anche di omogeneit\u00e0 territoriale, creando le condizioni perch\u00e9 le diverse realt\u00e0 della Provincia abbiano tutte le stesse opportunit\u00e0, sia indispensabile. Si pu\u00f2 fare in un\u2019area pi\u00f9 vasta? Questo si pu\u00f2 anche verificare, non voglio difendere a spada tratta una tipologia di territorio, ma credo che ci sia bisogno di un governo vicino ai cittadini. Penso alla mia regione, la Toscana: se tutte queste azioni dovesse coordinarle la Regione, credo non ci sarebbero quel lavoro di progettualit\u00e0, quel rapporto con le associazioni e quella conoscenza dei bisogni di cui prima parlavo.<br \/>\nLe azioni di prossimit\u00e0 sono uno dei punti fondamentali delle politiche sociali, e per questo penso che il ruolo delle Province sia importante. Possono essere diverse per estensione e numero degli abitanti, ci possono essere modifiche, ma credo che un ente intermedio tra Regione e Comuni, per coordinare questo tipo di attivit\u00e0, sia necessario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Simonetta Pellegrini \u00e8 dal giugno 2009 Assessore al Welfare della Provincia di Siena, che da diversi anni gestisce un sistema di buoni per \u201cservizi leggeri\u201d rivolti a persone con disabilit\u00e0. Dal riscontro di quali bisogni \u00e8 nata l\u2019idea del servizio \u201cUn Buono per Amico\u201d? 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