{"id":2471,"date":"2020-03-13T11:18:19","date_gmt":"2020-03-13T10:18:19","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2471"},"modified":"2025-09-01T10:44:35","modified_gmt":"2025-09-01T08:44:35","slug":"5-perche-decentrare-sul-serio-il-welfare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2471","title":{"rendered":"5. Perch\u00e9 decentrare (sul serio) il welfare"},"content":{"rendered":"<p>Emanuele Ranci Ortigosa, \u00e8 presidente e direttore scientifico dell\u2019IRS &#8211; Istituto per la Ricerca Sociale e direttore della rivista Prospettive Sociali e Sanitarie. Ha coordinato il gruppo di lavoro che ha prodotto il documento \u201cDisegnamo il welfare di domani\u201d, presentato nell\u2019omonimo convegno a Milano il 29 settembre 2011 e pubblicato nel n. 20-22\/2011 di Prospettive Sociali e Sanitarie<i>.<\/i><\/p>\n<p><strong>Come hanno resistito, a vostro avviso, i servizi sociali ai tagli di questi anni? E perch\u00e9 proprio ora il sistema di welfare va cambiato per essere salvato?<br \/>\n<\/strong>Prima sono intervenuti i tagli sui fondi sociali a livello nazionale costituiti con l\u2019ultimo Governo Prodi, e poi quelli al finanziamento di Regioni ed enti locali. Gli effetti sui servizi si hanno sempre a scoppio ritardato perch\u00e9 i Comuni riescono spesso ad ammortizzarli il primo anno, ma non il secondo. Il problema si \u00e8 quindi presentato con maggiore consistenza tra la fine del 2011 e il 2012. Sentendo gli amministratori locali o le cooperative che lavorano con gli enti locali, si scopre che i servizi sociali in senso stretto e quelli analoghi sono gi\u00e0 stati via via ridotti.<br \/>\nPerch\u00e9 si rende necessario porre oggi il problema? Perch\u00e9 a questi tagli si aggiunge una minaccia particolare con la delega al Governo per la riforma del fisco e dell\u2019assistenza, che prevede nei prossimi anni tagli massicci e crescenti su queste voci di spesa. Non c\u2019\u00e8 solo in ballo la revisione della fiscalit\u00e0, ma vengono messe in gioco direttamente le risorse assistenziali, con alcuni richiami specifici come quello all\u2019indennit\u00e0 di accompagnamento, dando un po\u2019 per scontato che essa venga data indebitamente a beneficiari che non hanno i requisiti, e non contando che l\u2019espansione di questo strumento \u00e8 una questione epidemiologica: negli anni futuri avremo sempre pi\u00f9 anziani e non autosufficienti, una crescita rispetto a cui le assegnazioni indebite sono abbastanza marginali.<br \/>\nQuesto disegno di legge, con clausole di salvaguardia per cui i risparmi devono essere comunque effettuati anche tagliando le esenzioni fiscali, \u00e8 quindi molto pericoloso, tanto che anche un ente non particolarmente sensibile agli aspetti sociali come la Corte dei Conti giudica impensabile sottrarre risorse cos\u00ec massicce, decine di miliardi, all\u2019assistenza: sarebbe veramente una macelleria sociale assolutamente inaccettabile. Ma pi\u00f9 in generale, nel momento in cui si restringono le risorse disponibili, in una fase di crisi sociale ed economica che accentua al contrario i bisogni della popolazione, bisogna necessariamente riprendere in mano la situazione per fare in modo che le risorse che si riescono a salvare diano il massimo di benefici possibili.<\/p>\n<p><strong>Questa proposta si espone per\u00f2 alla critica di conservare una spesa improduttiva, e del resto voi stessi definite l&#8217;attuale sistema di welfare italiano \u201cassistenzialistico\u201d. Perch\u00e9 questo giudizio? E come \u00e8 possibile una riforma nei tempi richiesti dalla compatibilit\u00e0 economica del bilancio pubblico?<br \/>\n<\/strong>Con un gruppo di economisti che si sono occupati di problematiche sociali e di esperti dell\u2019IRS, sin dal marzo 2011 ci siamo messi a riflettere proprio su questo problema; l\u2019esito \u00e8 il documento presentato a settembre, in un convegno che ha avuto come interlocutori istituzionali il Sindaco di Milano Pisapia, il Presidente della Conferenza delle Regioni Errani e il portavoce nazionale del Forum del Terzo Settore Olivero. Alla base di questa riflessione c\u2019\u00e8 un farsi carico dei vincoli economico-finanziari generali, e quindi abbiamo voluto circoscrivere il campo sociale, in base a una classificazione non giuridica ma funzionale, alle risorse finanziate su base fiscale (e non contributiva o assicurativa) per i bisogni sociali della popolazione.<br \/>\nLa massa di risorse cos\u00ec definita ammonta a circa 62 miliardi, quasi 4 punti del PIL. Con queste risorse oggi disponibili, e che bisogna difendere da ulteriori incursioni predatorie, \u00e8 possibile fronteggiare in modo pi\u00f9 adeguato i bisogni presenti nella popolazione, e accentuati oggi dalla crisi sociale ed economica? Abbiamo provato a valutare alternative possibili, perch\u00e9 anche i confronti a carattere europeo ci dicono che il nostro sistema non \u00e8 efficace. Per esempio, il nostro intervento pubblico concorre ad abbattere la povert\u00e0 in misura molto minore di quanto riescano a fare le politiche di altri Paesi, non solo perch\u00e9 spende un po\u2019 meno, ma soprattutto perch\u00e9 spende male.<br \/>\nUn primo elemento di criticit\u00e0 \u00e8 che le provvidenze oggi attivate non sono appropriate al bisogno. Gli interventi standardizzati accumulatisi nei decenni passati, tutti essenzialmente di erogazione monetaria gestiti centralmente secondo una \u201criduzione amministrativa dei bisogni\u201d, ossia in modo da rispondere alle esigenze dell\u2019amministrazione e non delle persone, assorbono il 90% dei 62 miliardi citati, ma sono erogati in modo inappropriato e senza controllare se effettivamente abbiano concorso o meno a risolvere il bisogno. Se vogliamo rispondere a bisogni pi\u00f9 variegati e complessi che in passato, occorre analizzare ogni singolo bisogno dell\u2019individuo o della famiglia e progettare una risposta appropriata, che pu\u00f2 essere solo monetaria, o un mix di integrazioni monetarie del reddito e di servizi, o anche composta solo di servizi. E tutto ci\u00f2 senza porre i portatori del bisogno nell\u2019atteggiamento passivo di chi va a richiedere una beneficenza &#8211; ecco l\u2019assistenzialismo -, ma negoziando con loro sia l\u2019analisi sia le soluzioni: tutte le politiche europee del resto parlano continuamente di attivazione dei beneficiari. Per questo occorre per\u00f2 che le risorse non siano gestite al centro, bens\u00ec sul territorio, sia per sviluppare una rete adeguata di servizi, sia per offrire risposte efficaci. Una prima scelta fondamentale \u00e8 quindi il decentramento.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>In questa direzione, il percorso verso il federalismo fiscale ha finora aperto prospettive sufficienti?<br \/>\n<\/strong>Il federalismo fiscale sul piano dell\u2019assistenza \u00e8 stato una presa in giro colossale, perch\u00e9 ha ragionato sui soldi che erano gi\u00e0 delle Regioni e dei Comuni (8-8,5 miliardi), ma non sull\u2019insieme: si sono fatte solo chiacchiere. Occorre invece decentrare davvero a Regioni e Comuni, assicurandosi per\u00f2 che chi recepisce le risorse abbia un sistema di competenze e professionalit\u00e0 adeguato a gestirle. Per questo, avendo in Italia Comuni molto frammentati, bisogna che essi si associno per riuscire a gestire a una scala efficiente e professionalmente qualificata bisogni e risposte.<br \/>\nUna volta attuato il decentramento, le risorse bastano? Probabilmente occorrono due ulteriori passi. Uno \u00e8 l\u2019introduzione di un criterio di \u201cuniversalismo selettivo\u201d: se le risorse per fronteggiare i bisogni sono poche (e non possiamo aspettarci di averne di pi\u00f9), occorre non certo negare le risposte, che devono essere universalistiche, ma chiedere di compartecipare al costo a chi ha una situazione reddituale privilegiata. Sulle misure di contrasto alla povert\u00e0 tale soluzione \u00e8 ovvia: occorre unificare le attuali disperse misure e assumere un unico criterio di selezione dei beneficiari e di integrazione del loro reddito. Assai pi\u00f9 delicato e problematico \u00e8 applicare la selettivit\u00e0 sul reddito a interventi universalistici a bisogni come quelli posti dalla non autosufficienza. A rigore in merito lo Stato dovrebbe sostenere gratuitamente tutti, con interventi adeguati, ma con risorse insufficienti e senza possibilit\u00e0 di alimentarle, occorre allora combinare l\u2019universalismo del diritto con l\u2019equit\u00e0. Se diamo a tutti, gratuitamente rischiamo di non dare a livello e in modo adeguato, o di tagliare fuori alcuni. Allora \u00e8 credo preferibile dare a tutti in modo adeguato, ma chiedendo a chi gode di una situazione economica privilegiata di mettersi una mano sulla coscienza e concorrere parzialmente alla copertura dei costi (come avviene gi\u00e0 per tanti servizi, per esempio per gli asili nido).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In secondo luogo, occorre cautelarsi che nel trasferimento non vengano sottratte ulteriori risorse. Bisogna quindi che contestualmente all\u2019operazione, e non dopo, siano stabiliti i Livelli Essenziali di Assistenza, declinati sia come diritti esigibili per le persone portatrici di bisogni, sia come standard di servizio, sorretti da risorse adeguate per le istituzioni che li devono garantire.<\/p>\n<p><strong>Di Livelli Essenziali di Assistenza si parla da anni, ma essi non sono mai stati definiti. Il decentramento e la maggiore rilevanza di servizi non monetari, legati al tessuto locale e non a un sussidio uguale per tutti, non potrebbero finire per istituzionalizzare diritti sociali differenziati tra le diverse aree del Paese?<br \/>\n<\/strong>Questo rischio esiste, ma il divario \u00e8 purtroppo gi\u00e0 un dato di fatto. Il centralismo attuale della spesa assistenziale ha assicurato una certa eguaglianza nelle erogazioni monetarie, ma non ha assicurato in alcun modo la crescita e il riequilibrio nella rete dei servizi sociali e sanitari: sappiamo tutti che tra la Calabria e la Lombardia c\u2019\u00e8 un\u2019enorme differenza nelle tutele. \u00c8 alla rete dei servizi che dobbiamo invece dare crescente importanza, per il suo significato pi\u00f9 egualitario e la maggior certezza di efficacia. Per fare un esempio: non sappiamo minimamente, non avendo alcun elemento di verifica, se l\u2019indennit\u00e0 di accompagnamento viene spesa per migliorare la qualit\u00e0 della vita della persona non autosufficiente, oppure in altro modo da una famiglia che la trascura. Quando invece diamo un servizio, sappiamo che esso \u00e8 dato per quella persona e per quel problema specifico. O ancora, sappiamo da studi che gli effetti egualitari e di superamento di diseguaglianze e discriminazioni sociali dati ad esempio dalla frequenza dell\u2019asilo nido e della scuola materna non possono essere sostituiti dando semplicemente soldi corrispondenti alle famiglie.<br \/>\n\u00c8 quindi di grande importanza affrontare il forte divario delle reti dei servizi presenti nelle diverse aree del paese: divario accentuato non solo dalla diversa azione del settore pubblico, ma anche dal fatto che purtroppo, nel mondo e anche in Italia, la rete dell\u2019associazionismo e della cooperazione \u00e8 pi\u00f9 forte nelle aree pi\u00f9 ricche e socialmente sviluppate, e meno presente proprio dove da essa si richiederebbe un grande apporto. Si genera quindi una difficolt\u00e0 complessiva di certe societ\u00e0, la cui crescita su varie dimensioni \u00e8 pi\u00f9 lenta. A questo problema ci sono sempre due reazioni: la prima \u00e8 dire che tali societ\u00e0 non sono in grado di autogestirsi e vanno governate dal centro, ma nella storia d\u2019Italia le politiche centralistiche non hanno mai ottenuto grandi risultati; oppure si pu\u00f2 provare a dar fiducia e responsabilizzare queste aree e le loro istituzioni offrendo ulteriori stimoli e opportunit\u00e0, con adeguate verifiche.<br \/>\nQuesto processo non pu\u00f2 per\u00f2 esporre a rischio chi, essendo portatore di diritti, oggi riceve un\u2019indennit\u00e0 e potrebbe temere domani di non riceverla pi\u00f9. Bisogna quindi che il passaggio sia graduale, e magari a velocit\u00e0 diverse: passare cio\u00e8 bisogni e risorse a Regioni ed enti locali solo quando essi hanno uno standard di servizi capace di risposte appropriate. Si avrebbe cos\u00ec un percorso pi\u00f9 lento nel tempo, ma con lo stesso obiettivo finale, per le aree del Paese che hanno pi\u00f9 difficolt\u00e0, da accompagnare con investimenti di ordine straordinario previsti dall\u2019articolo 119 della Costituzione. \u00c8 cruciale a tal fine definire livelli veramente essenziali, adeguati a una societ\u00e0 del nostro livello di sviluppo; se non siamo in grado di garantirli del tutto oggi, partiamo da livelli pi\u00f9 circoscritti, ma diamoci delle tappe verso quelli che rimangono i livelli essenziali. Non, quindi, \u201criduciamo i livelli alle risorse attuali\u201d, ma definiamo livelli gi\u00e0 validi e diamoci l\u2019obiettivo politico di raggiungerli.<\/p>\n<p><strong>La devoluzione a gestioni associate sovracomunali, da voi proposta, non prefigura un\u2019organizzazione tecnocratica, in cui i Comuni come rappresentanze elettive avrebbero un minor potere di scelta tra i vari bisogni?<br \/>\n<\/strong>Anche questo \u00e8 un rischio effettivo, e occorre avere grande attenzione al Comune come realt\u00e0 con cui la popolazione ha un rapporto diretto, ma ci\u00f2 dipende anche dalla qualit\u00e0 della classe dirigente locale. Nell\u2019esempio della sanit\u00e0, l\u2019ultima riforma Bindi di fine anni \u201990 prevedeva un ruolo significativo dei Comuni, a livello sia di Aziende Sanitarie Locali che di Distretti. In realt\u00e0 questo ruolo, a volte gi\u00e0 ridimensionato dalle legislazioni regionali, \u00e8 stato in gran parte svuotato dal fatto che i Sindaci hanno ritenuto a quel punto che la sanit\u00e0 non fosse pi\u00f9 affare loro, scaricandone la corresponsabilit\u00e0 anche nei grandi Comuni, dove pure era possibile negoziare apertamente con le ASL.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Gli amministratori locali, eletti direttamente dalla popolazione e soggetti alla sua pressione, possono invece avere un ruolo importante sui problemi socio-assistenziali anche se gestiti a livello intercomunale. Certo, se il Sindaco delega un assessore e se ne disinteressa completamente, il rischio tecnocratico c\u2019\u00e8. Nel convegno non abbiamo interloquito con gli assessori, ma con il Sindaco di Milano e il Presidente della Conferenza delle Regioni, perch\u00e9 la tematica sociale non pu\u00f2 pi\u00f9 essere un tema residuale o molto settoriale delle amministrazioni locali. Occorre poi combinare questo impegno da parte degli amministratori con una dimensione organizzativa e un insieme di competenze e risorse tecnico-professionali che in un Comune di medio-piccole dimensioni non possono esserci.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Un passaggio del documento auspica un \u201cwelfare di iniziativa e non di attesa\u201d, capace di \u201crifiutare [i bisogni] pressanti solo sul piano della voice\u201d, della sollecitazione sulla politica. A quali situazioni esistenti si fa riferimento? E come gestire l\u2019impatto di una qualunque riforma, in presenza di un\u2019ampia gamma di \u201cdiritti acquisiti\u201d?<br \/>\n<\/strong>Un paio di anni fa ho scritto un editoriale per Prospettive Sociali e Sanitarie intitolato \u201cI poveri, chi li rappresenta?\u201d. Le situazioni di maggior povert\u00e0 e marginalit\u00e0 sociale sono anche quelle che non riescono in nessun modo a organizzarsi, e di cui quindi difficilmente qualcuno si fa carico. Sul terreno della previdenza, ad esempio, l\u2019utenza \u00e8 molto pi\u00f9 organizzata e rappresentata, in particolare dai sindacati, mentre i poveri o gli homeless rimangono senza una voce. Il richiamo non era tanto per puntare un dito accusatorio verso qualcuno, ma per segnalare aree di grave fragilit\u00e0 sociale prive di rappresentanza, i cui bisogni un approccio di equit\u00e0 e solidariet\u00e0 deve assumere nelle sue prospettive.<br \/>\nQuanto ai diritti acquisiti, occorre avere molta attenzione a non mettere in crisi situazioni individuali e familiari, il cui magro bilancio potrebbe andare all\u2019aria se le erogazioni esistenti venissero meno. Credo per\u00f2 che n\u00e9 giuridicamente, n\u00e9 politicamente, bisogna considerare intangibili i diritti esistenti. Per toccare un tema scottante, non credo che l\u2019indennit\u00e0 di accompagnamento attuale debba necessariamente essere mantenuta in questa forma in futuro; pu\u00f2 esserci una revisione, come accenniamo nel documento, articolando il contributo secondo la gravit\u00e0 del fabbisogno assistenziale e considerando anche che famiglie particolarmente abbienti (e non parlo di situazioni \u201cmedie\u201d) possano concorrere alla parziale copertura del costo dei servizi.<br \/>\nSe cristallizziamo le misure attuali, la riforma dell\u2019assistenza in Italia non si far\u00e0 mai, e si manterranno situazioni di inefficacia e iniquit\u00e0. Prendiamo le erogazioni monetarie finalizzate specificamente alla integrazione dei redditi (pensioni sociali, integrazioni al minimo, \u201csocial card\u201d): se le cristallizziamo, non potremo mai avere una misura di contrasto alla povert\u00e0 di carattere universalistico come hanno praticamente tutti gli altri Paesi europei, la cui politica contro la povert\u00e0 \u00e8 di conseguenza pi\u00f9 efficace della nostra. Le misure italiane di integrazione al reddito hanno criteri di valutazione della situazione del beneficiario totalmente diversi l\u2019una dall\u2019altra, e in buona parte esse, finanziate dalla fiscalit\u00e0 generale, vanno anche a fasce di popolazione nel decile delle famiglie pi\u00f9 ricche, offrendo una integrazione marginale rispetto al tenore di vita di tali famiglie, che risulterebbe invece cruciale se beneficiasse famiglie povere che oggi non hanno nessuna copertura.<\/p>\n<p><strong>Il vostro documento si concentra principalmente su servizi a erogazione stabile e individuale. Una parte crescente delle risorse di spesa sociale, per\u00f2, si concentra su progetti, ed esistono politiche, come l&#8217;accessibilit\u00e0 degli spazi urbani, non strettamente sociali ma dall\u2019evidente ricaduta su questo ambito. Come si integrano questi due aspetti nel sistema di welfare che proponete?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 un tema importante e delicato, anche perch\u00e9 tocca molti finanziamenti europei e privati. La politica dei progetti ha un significato in termini di sperimentazione e innovazione, per cogliere nuovi bisogni o dare risposte innovative a bisogni tradizionali; se per\u00f2 non c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di consolidare le sperimentazioni valide, finita la triennalit\u00e0 si rimane con idee e proposte di miglioramento che non si diffondono nel sistema territoriale. Credo quindi che, pur dando la dovuta importanza al suo ruolo di fermento, a volte ci sia un eccesso di attenzione sulla progettualit\u00e0, mentre dobbiamo sopratutto assicurare una crescita sul territorio del sistema dei servizi. Noi abbiamo trattato in particolare di interventi su povert\u00e0, non autosufficienza, sostegno alla famiglia, ma tutto ci\u00f2 implica un sistema integrato, forte e perdurante di servizi territoriali. Non si tratta di spezzettare la realt\u00e0 settorializzandola fortemente, perch\u00e9 sono cruciali anche politiche fuori dal terreno assistenziale, come quelle urbanistiche, dei trasporti, scolastiche, del lavoro. Nel nostro documento non abbiamo richiamato ripetutamente ma non trattato approfonditamente le azioni di prevenzione e socializzazione, perch\u00e9 ci premeva far vedere come su alcuni bisogni fondamentali le politiche possono essere riqualificate decentrandole sul territorio, purch\u00e9 entro un sistema con una proiezione sia nella prevenzione che nell\u2019assistenza e nella cura. Bisogna tornare alla 328 e non dimenticarsela, ed \u00e8 grave che il decreto di delega non la nomini, se non nella relazione di accompagnamento per dire che verr\u00e0 abolita &#8211; una scelta che sarebbe delittuosa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emanuele Ranci Ortigosa, \u00e8 presidente e direttore scientifico dell\u2019IRS &#8211; Istituto per la Ricerca Sociale e direttore della rivista Prospettive Sociali e Sanitarie. Ha coordinato il gruppo di lavoro che ha prodotto il documento \u201cDisegnamo il welfare di domani\u201d, presentato nell\u2019omonimo convegno a Milano il 29 settembre 2011 e pubblicato nel n. 20-22\/2011 di Prospettive [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3591,3590,3602],"edizioni":[122],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3799],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2471"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2471"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2471\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4278,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2471\/revisions\/4278"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2471"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2471"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2471"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2471"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2471"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2471"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2471"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2471"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2471"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}