{"id":2473,"date":"2020-03-13T11:27:21","date_gmt":"2020-03-13T10:27:21","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2473"},"modified":"2025-09-01T10:46:21","modified_gmt":"2025-09-01T08:46:21","slug":"6-litalia-dei-tagli-vista-da-napoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2473","title":{"rendered":"6. L\u2019Italia dei tagli vista da Napoli"},"content":{"rendered":"<p>Riccardo Iacona \u00e8 autore e conduttore di Presadiretta, programma di inchiesta giornalistica di Rai 3 che dal 2009 ha pi\u00f9 volte puntato i riflettori sulle difficolt\u00e0 della popolazione di fronte alla disoccupazione, alla precariet\u00e0 del lavoro, ai tagli del bilancio pubblico e alla riduzione dei servizi sociali.<\/p>\n<p><strong>Nella puntata \u201cArrangiatevi\u201d di Presadiretta (20 febbraio 2011) avete trattato diversi casi di servizi sociali a rischio a causa dei tagli. Da quello che avete percepito, \u00e8 probabile che questi tagli, e i prossimi che si annunciano, producano sommovimenti sociali, o anche vere e proprie rivolte come in Grecia, o alla fine le persone finiranno appunto per \u201carrangiarsi\u201d?<\/strong><br \/>\nCome dimostrano ormai tanti studi statistici sulla perdita di reddito delle famiglie, si stanno riducendo le risorse grazie alle quali noi ci siamo sempre arrangiati per rispondere a questa crisi, stringendo i consumi da una parte e mettendo le mani su risparmi e pensioni dei familiari dall\u2019altra.<br \/>\nI tagli al welfare sono particolarmente odiosi perch\u00e9 colpiscono una fascia che \u00e8 gi\u00e0 debole e fuori dal circuito produttivo. Io non a caso ho fatto il pezzo a Napoli, forse la pi\u00f9 grande citt\u00e0 d\u2019Italia che abbia centinaia di migliaia di persone che possiamo chiamare \u201cil popolo\u201d: persone che hanno pochissime risorse per vivere, non hanno un lavoro vero ma lavorano solo a nero \u2013 e stiamo parlando appunto di problemi che coinvolgono pezzi interi di una citt\u00e0, e che richiederebbero una bonifica. A me non preoccupa tanto la protesta, perch\u00e9 stiamo parlando di una povert\u00e0 endemica, quanto il fatto che queste persone non entrano nel circolo produttivo e non possono contribuire alla crescita del Paese. Se c\u2019\u00e8 il 30% di abbandono scolastico, abbiamo un sacco di ragazzi che non hanno gli strumenti per capire quello che gli succede attorno. Quando tu tagli il welfare, tagli quelle cooperative che invece accoglievano questi ragazzi difficili e gli facevano prendere almeno la licenza media.<br \/>\nIo sono quindi preoccupato che i tagli al welfare siano un altro pezzo dell\u2019arretramento economico del Paese, e che ci riducano la possibilit\u00e0 di vincere la crisi e uscirne a testa alta, con un Paese diverso.<\/p>\n<p><strong>Rispetto a un contesto cos\u00ec difficile, il welfare pu\u00f2 certo alleviare determinate situazioni, ma l\u2019esclusione dal circuito produttivo non \u00e8 pi\u00f9 legata alla mancanza di investimenti, e alla criminalit\u00e0 organizzata che li ostacola?<br \/>\n<\/strong>A maggior ragione, la risposta dello Stato dovrebbe essere pi\u00f9 forte. Proprio sui temi sociali ed economici del lavoro, c\u2019\u00e8 ormai una letteratura molto interessante \u2013 un professore di nome Isaia Sales ha scritto dei libri bellissimi, in cui dimostra concretamente come alla chiusura delle fabbriche avanzava la camorra. L\u00ec, la questione vera \u00e8 il lavoro, e nel lavoro c\u2019\u00e8 tutto: il welfare, la formazione, la creazione di investimenti.<br \/>\nMa se tu rispondi solo militarmente, non fai altro che riprodurre l\u2019ambiente in degrado, anzi ottieni l\u2019opposto: i quartieri si polverizzano, diventano un tutt\u2019uno con la minoranza di violenti che li comanda, e oltre al confino sociale si aggiunge il confino di polizia. Noi abbiamo gi\u00e0 un problema enorme come le carceri sovraffollate; se pensiamo di risolvere i problemi della societ\u00e0 senza curare e senza medicare, ma solo reprimendo, non otterremo mai un risultato degno di questo nome, e soprattutto non terremo la porta socchiusa verso il futuro.<\/p>\n<p><strong>Come giornalisti, nel raccontare la riduzione del welfare, un fenomeno con cause complesse ed effetti di difficile visibilit\u00e0, quali difficolt\u00e0 avete incontrato?<br \/>\n<\/strong>Diciamo pure nessuna. Noi siamo abituati a raccontare la realt\u00e0, la realt\u00e0 si offre, le persone che incontriamo sanno raccontarsi, c\u2019\u00e8 un Paese intero che si vuole raccontare. Il problema \u00e8 che sono pochi i mezzi della televisione generalista che si esercitano in questa attivit\u00e0. Abbiamo assistito a un arretramento da parte della RAI sul racconto libero della realt\u00e0 e sull\u2019autonomia editoriale, tutti passaggi che ben conoscete. Ma non c\u2019\u00e8 nessuna difficolt\u00e0 ad andare sul territorio: basta andarci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riccardo Iacona \u00e8 autore e conduttore di Presadiretta, programma di inchiesta giornalistica di Rai 3 che dal 2009 ha pi\u00f9 volte puntato i riflettori sulle difficolt\u00e0 della popolazione di fronte alla disoccupazione, alla precariet\u00e0 del lavoro, ai tagli del bilancio pubblico e alla riduzione dei servizi sociali. 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