{"id":248,"date":"2009-11-04T17:05:21","date_gmt":"2009-11-04T17:05:21","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=248"},"modified":"2025-12-12T11:43:35","modified_gmt":"2025-12-12T10:43:35","slug":"spazio-calamaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=248","title":{"rendered":"Spazio Calamaio"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo pensato di inaugurare questa sezione dedicata al Progetto Calamaio intervistando il principale ideatore, Claudio Imprudente, presidente del Centro documentazione Handicap di Bologna<\/p>\n<p><strong>Caro Claudio, permettimi almeno all\u2019inizio una domanda alla Marzullo, che cosa \u00e8 per te il Progetto Calamaio?<i><br \/>\n<\/i><\/strong>\u00a0Non \u00e8 facile rispondere a domande banali, \u00e8 pi\u00f9 facile dare risposte banali a domande profonde. Comunque proviamo: vedi, Elisabetta, tu mi conosci perch\u00e9 abbiamo anche lavorato insieme in questi anni e sai come sono fatto. Se non fossi nato con qualche \u201cpiccola problematica\u201d, se non fossi handicappato grave<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>(come dicono quelli che non mi conoscono bene \u2013 ma gi\u00e0 di per s\u00e9 <i>grave <\/i>non vuol dire nulla!), se non fossi diversabile, chiss\u00e0, magari avrei fatto l\u2019uomo d\u2019affari, mi sarei buttato nel commercio, sarei stato uno dei tanti della new economy. Ma, al di l\u00e0 di tutto c\u2019\u00e8 un fatto: mi piace proprio prendere su il telefono e organizzare delle cose, incontrare delle persone, mettere in piedi dei progetti. Se poi tutto questo si coniuga alla visibilit\u00e0, ai media, dentro di me c\u2019\u00e8 qualcosa che fa: Bingo! Chiss\u00e0, magari avrei lavorato nella pubblicit\u00e0. Forse ti stupirai se ti dico questo perch\u00e9 nel Calamaio si fa educazione, animazione, e il Cdh \u00e8 tutto rivolto in un senso ampio al \u201cfare cultura\u201d. Ti chiederai come si coniugano queste due cose.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Andiamo alle origini: per me il Calamaio \u00e8 nato dalla voglia di mettermi in gioco e di sentirmi protagonista. In realt\u00e0 \u00e8 nato un po\u2019 per caso, perch\u00e9 una scuola di Finale Emilia mi aveva invitato a parlare ad un centinaio di ragazzi. Insomma l\u2019incontro \u00e8 piaciuto a tutti e tantissimo a me, e ho voluto rifare altre volte l\u2019esperienza, finch\u00e9 non ho intravisto la possibilit\u00e0 di un qualcosa di pi\u00f9 continuativo e di qualit\u00e0. Non mi vergogno a dirlo ma mi piace essere al centro degli avvenimenti quando questi accadono e ho sempre pensato in grande, anche contro la prospettiva di qualcuno che mi stava vicino. Il Calamaio \u00e8 nato come una sfida, apparentemente impossibile: tornare nella scuola che ad un certo punto, come tu sai, mi aveva cacciato (non ho infatti finito le superiori) e tornarci finalmente in un ruolo forte come quello dell\u2019animatore-educatore. Mi sono preso questa rivincita, ma ci tengo a dirlo non contro gli studenti o i professori. In fin dei conti se ho incontrato delle difficolt\u00e0 di integrazione dipende dalla mancanza di cultura, di una nuova cultura, e non tanto, o comunque solo in parte, dalla bont\u00e0 o dalla tristezza di una singola persona. Non ce l\u2019ho con le persone ma ce l\u2019ho con la struttura, qualsiasi struttura che dovrebbe accogliere il cosiddetto diverso e che invece non \u00e8 abbastanza flessibile per farlo.<\/p>\n<p><strong>Sfida, visibilit\u00e0, nuova cultura: sono temi che ti ho sentito ripetere abbastanza spesso, anzi \u00e8 proprio un tormentone!<\/strong><i><br \/>\n<\/i>S\u00ec, \u00e8 vero. Chi lavora con me spesso non ne pu\u00f2 pi\u00f9 di sentirmi ripetere queste cose. Ma io sono testardo: \u00e8 un mio pregio e difetto insieme. Non sono contento finch\u00e9 non riesco a raggiungere quello che voglio ottenere e in effetti stresso un pochettino i miei collaboratori. Ma del resto se non li stressi un po\u2019 non si riesce a mantenere efficiente la macchina organizzativa. A pensarci bene non \u00e8 che sono contento solo quando ottengo le cose, perch\u00e9 tutto sommato mi sento sereno sempre: ma<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>quando mi distendo a letto la sera il mio sorriso \u00e8 pi\u00f9 largo se durante il giorno ho dato, mi sono stancato su qualcosa.<\/p>\n<p><strong>Ti stanca molto il Calamaio?<br \/>\n<\/strong>Come ti dico mi stresso di pi\u00f9 se sto in casa a non fare niente, e molte volte succede per mancanza di risorse, di operatori, di volontari. Dipendesse da me sarei pi\u00f9 attivo. Ma non mi lamento: ho fatto molte cose in questi anni e cambiato varie macchine per i tanti chilometri di viaggio. Il Calamaio \u00e8 proprio bello e per molti motivi: innanzitutto incontri i ragazzi e gli insegnanti e ti assicuro che ci sono molte persone in gamba. Ogni incontro, ogni gruppo \u00e8 diverso e per quanto non ci schiodiamo molto dai percorsi abituali, non ci si annoia mai, o quasi mai. E\u2019 un lavoro vario, il nostro territorio di azione \u00e8 per adesso l\u2019Italia ma abbiamo avuto anche la possibilit\u00e0 di farci conoscere all\u2019estero. Il Calamaio \u00e8 proprio una grande opportunit\u00e0 di lavoro per un diversabile che sia interessato al mondo dell\u2019educazione e che voglia darsi da fare per cambiare le cose. S\u00ec, penso che sia un lavoro molto bello anche perch\u00e9 ci credo e ho fiducia che un mondo pi\u00f9 a misura d\u2019uomo (non solo di diversabile) sia possibile costruirlo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Il Calamaio come modello, come modalit\u00e0 di lavoro per quelli che tu chiami diversabili \u00e8 realmente possibile? Non credi che sia irripetibile quello che tu assieme al gruppo fate?<\/strong><i><br \/>\n<\/i>\u00a0S\u00ec e no, allo stesso tempo. S\u00ec, perch\u00e9 ogni incontro \u00e8 diverso ma \u00e8 anche unico, il nostro modo di lavorare \u00e8 molto imperniato su chi siamo, i nostri interessi, i nostri caratteri, per cui non ci pu\u00f2 essere un altro gruppo Calamaio uguale al nostro. No, perch\u00e9 abbiamo esportato questo modello, a Parma ad esempio, dove abbiamo formato un gruppo che attualmente opera in un modo simile al nostro e che utilizza solo in parte le nostre idee.<br \/>\nPer noi questo \u00e8 molto importante: sapere che ci sono altre persone che condividono la nostra strada e che inventano percorsi, sperimentano incontri diversi dai nostri ma con le stesse finalit\u00e0. Ci rincuora e ci stimola a continuare: essere contagiosi \u00e8 un buon segno perch\u00e9 vediamo negli altri il nostro stesso entusiasmo. Ultimamente poi abbiamo avuto in particolare una soddisfazione. Devi sapere che molti anni fa abbiamo fatto a Roma un corso di formazione dedicato a spiegare le tecniche del Calamaio ad un gruppo costituito anche da diversabili gi\u00e0 particolarmente attivi e propositivi. In pratica questo gruppo ha fondato il Progetto Girotondo che ha girato l\u2019Italia, soprattutto nel sud, riscuotendo consensi e successi. Proprio pochi giorni fa abbiamo fatto un incontro a Bologna con questo gruppo e ci siamo confrontati sul nostro modo di lavorare. Vedi, noi lavoriamo per la nuova cultura dell\u2019handicap: sapere che con un piccolo nostro input questo gruppo ha lavorato per molto tempo, senza che noi ne sapessimo molto, ci ha dato come una sensazione di sollievo, s\u00ec di sollievo. Pensa se tutti gli incontri che hanno fatto li avessimo dovuti fare noi! Ogni tanto ci viene l\u2019angoscia perch\u00e9 la mole di lavoro qualche volta supera le nostre energie. Il nostro motto infatti \u00e8 &#8211; \u201cse tutto va bene siamo rovinati!\u201d<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>&#8211; cio\u00e8 se tutte le scuole che ci chiamano e alle quali mandiamo il progetto ci richiamassero, vivremmo perennemente fuori casa! Per fortuna che costiamo, cos\u00ec ci pensano due volte prima di chiamarci!<\/p>\n<p><strong>Vedi che la visibilit\u00e0 ti si ritorce contro!<\/strong><i><br \/>\n<\/i>S\u00ec, per certi versi \u00e8 vero, ma ne vale la pena. Io dico sempre questa cosa: puoi fare una cosa bellissima, un bellissimo convegno, una bellissima festa, ma se non riesci farlo sapere in giro \u00e8 come se questa cosa non fosse mai esistita (oltre al fatto che vengono meno persone). Io invece ci tengo a far sapere in giro quello che facciamo e so per esperienza che \u00e8 bene contattare i mass-media, muoversi bene con gli assessori, eccetera. Lo so, a molti questi discorsi non piacciono: eppure credo che la sfida del terzo settore sia quello di essere pi\u00f9 organizzato, pi\u00f9 manageriale. Il Cdh e il Calamaio non competono con gli altri, senn\u00f2 saremmo degli enti profit: il nostro scopo \u00e8 aumentare il livello di integrazione di tutte le persone svantaggiate e di farlo in un ambito culturale. Erroneamente si crede che questi obiettivi si devono raggiungere solo con molta buona volont\u00e0, e si storce il naso di fronte a tecniche ritenute tipiche del mondo profit. Io credo invece che una maggiore organizzazione, che maggiori risorse non possano che fare bene al nostro lavoro. Ogni giorno, quasi, salta fuori un\u2019idea bella, ma non abbiamo le risorse anche economiche per affrontarla. Una maggiore visibilit\u00e0, il sapersi muovere nell\u2019ambito tecnico (ad esempio nella presentazione di un progetto alla comunit\u00e0 europea) \u00e8 una sfida che il Cdh deve affrontare in questo periodo, altrimenti rimarremo sempre una realt\u00e0 di qualit\u00e0 ma poco incisiva. Il Calamaio \u00e8 nato per incidere, per incontrare, per cambiare. Immagina in un disegno delle frecce e una carrozzina: purtroppo per molti aspetti nella nostra cultura la carrozzina sta al centro come bersaglio di molte frecce, e raramente questa carrozzina diventa invece veicolo di energia, raramente si inverte il senso selle frecce verso l\u2019esterno.<\/p>\n<p><strong>Mi ricordo che la prima volta che ci siamo incontrati mi hai spiegato che tutto nasceva dalla voglia di essere soggetti di cultura e non solo oggetto di assistenza, di cure, di aiuto o peggio di carit\u00e0. Secondo te in questi anni la situazione \u00e8 migliorata?<\/strong><br \/>\nEnormemente, ma non quanto vorremmo. Come dicevo, le cose belle sono anche contagiose e sono perfettamente convinto che si tratta di lavorare ed aspettare che le cose maturino. Andando in questi anni nelle scuole ho visto tutto e il contrario di tutto: insegnanti bravissimi, creativi, \u201cumani\u201d, e insegnanti sbadiglianti o addormentati del tutto; insegnanti con una gran voglia di fare e insegnanti inchiodati da una gran paura di sbagliare; bambini integrati, bambini disintegrati, classi allegre nonostante gli handicap, classi che vivono in stato di ibernazione creativa. La sensazione che ne traggo \u00e8 comunque di movimento: qualcosa si muove, qualcosa inizia a maturare una esperienza ormai ventennale, qualcos\u2019altro inaridisce e qualcos\u2019altro si trasforma. Tutto ci\u00f2 \u00e8 difficile da fotografare, perch\u00e9 \u00e8 cultura: al limite abbiamo dei segni, ci sono degli avvenimenti, ci sono esperienze che si consolidano che danno per un attimo una espressione al tutto. Ma bisogna stare attenti a non generalizzare: molte volte proprio di ritorno magari da una situazione positiva mi sono trovato a confrontarmi con una persona che mi testimoniava tutto il suo dolore perch\u00e9 le cose non vanno come dovrebbero andare. Sicuramente il trend \u00e8 positivo: io paragono molto spesso il cammino verso la nuova cultura dell\u2019handicap a quello del femminismo. In fin dei conti solo pochi decenni fa le donne non potevano votare, e pochissimi anni fa non era loro riconosciuta una pari dignit\u00e0 rispetto al modello maschile. Adesso la situazione \u00e8 sostanzialmente diversa, certo con sacche di arretratezza, ma c\u2019\u00e8 in corso una trasformazione delle coscienze in senso positivo. E cos\u00ec avviene anche per l\u2019immagine delle persone con deficit, sempre meno malate, diverse, sempre meno aliene, e sempre pi\u00f9, ad esempio, sportive, lavoratrici o, che ne so\u2026sposate. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Il tema della diversit\u00e0 \u00e8 uno dei temi forti del Calamaio. Non pensi che ci sia una specie di contraddizione nell\u2019essere i cosiddetti diversi che parlano della diversit\u00e0? Non rischiate cio\u00e8, sottolineando la vostra diversit\u00e0 in quanto animatori-educatori con deficit, di farvi autogol?<\/strong><i><br \/>\n<\/i>Capisco quello che vuoi dire e in parte sono d\u2019accordo. Noi infatti siamo in primo luogo animatori-educatori che sfruttano il loro deficit per poter arrivare al cuore di alcuni temi quali la diversit\u00e0, l\u2019handicap, l\u2019accettazione di se stessi, eccetera. E\u2019 una differenza molto importante, questa, rispetto a chi fa il disabile, fa la parte del disabile, veste quella maschera e se ne serve. Ce ne siamo resi conto con l\u2019andare del tempo e abbiamo raccolto alcuni segnali che ci hanno fatto pensare. Innanzitutto ad un certo punto ci siamo chiesti se limitarsi ad affrontare il tema handicap fosse giusto, avevamo cio\u00e8 voglia di spaziare, di portare fino in fondo le conseguenze dei nostri ragionamenti che ci portano a dire che avere un deficit non significa avere un handicap e che spesso anche le persone senza deficit hanno degli handicap, degli svantaggi o ostacoli mentali, causati o meno da un deficit. Siamo perfettamente convinti che il nostro andare nelle scuole serva a tutti e non solo ai cosiddetti disabili, perch\u00e9 aiutiamo i bambini e le insegnanti a prendere consapevolezza che tutti dobbiamo fare i conti con le nostre paure, i nostri pregiudizi, di cui spesso l\u2019handicappato \u00e8 solo una specie di cartina tornasole. Ecco che allora la nostra attenzione si \u00e8 rivolta a percorsi all\u2019educazione alla multiculturalit\u00e0, per affrontare il tema della diversit\u00e0 come valore dal punto di vista privilegiato di un incontro diretto con una persona con deficit. Ultimamente stiamo incontrando il tema dei diritti dell\u2019uomo, partendo da una considerazione che ha fatto un nostro collega, Fabio Garavini, rispetto al fatto che a ben vedere nel mondo i cosiddetti handicappati non sono una minoranza ma una maggioranza, perch\u00e9 moltissime persone sono svantaggiate a causa di deficit, determinati a loro volta da violazione dei diritti umani. Pensa solo ad alcuni paesi, come la Cambogia, disseminati di mine, nei quali in ogni famiglia c\u2019\u00e8 un menomato\u2026<\/p>\n<p><strong>Mentre parli mi veniva in mente che nella stanza del Calamaio c\u2019\u00e8 una cartina geografica dell\u2019Italia con sopra un cartello: Oggi l\u2019Italia, domani il mondo!<br \/>\n<\/strong>Esatto, ricordo che era una battuta e nulla pi\u00f9 e invece\u2026il domani \u00e8 gi\u00e0 arrivato, perch\u00e9 anche il altri paesi, ad esempio il Brasile (Roberto \u00e8 stato invitato a tenere delle conferenze nelle universit\u00e0 di Porto Alegre e di Santa Maria, nello stato del Rio Grande do Sul), abbiamo trovato persone molto interessate al nostro progetto, proprio nel momento in cui anche la nostra testa si apriva ad una dimensione pi\u00f9 globale del nostro fare educazione. Noi siamo ancorati al nostro territorio, da un lato (ad esempio adesso abbiamo anche impiantato una ludoteca per il quartiere Borgo-Panigale dove c\u2019\u00e8 la sede del Cdh); dall\u2019altro pensiamo in grande e sentiamo la necessit\u00e0 di globalizzare l\u2019integrazione, le pari opportunit\u00e0, eccetera. Comunque, tornando alla tua precedente domanda, credo che non facciamo autogol nella misura in cui nell\u2019espressione animatore-diversabile, sottolineiamo la prima parola, che \u00e8 fatta di professionalit\u00e0, di esperienza, di anni di lavoro. Non bisogna dimenticare che noi siamo l\u2019espressione di un clima culturale e di un gruppo di persone.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Scommetto che vuoi tornare al discorso della fiducia\u2026<br \/>\n<\/strong>Come hai fatto a capirlo? S\u00ec, credo che la parolina magica sia proprio fiducia. Su questa parola ho incentrato la lettera aperta pubblicata da La Stampa il passato dicembre \u201999 al Presidente della Repubblica Ciampi. Credo che senza la fiducia nessuno pu\u00f2 aprirsi al mondo e dare al mondo qualcosa di importante. Io come Claudio mi sento molto di ringraziare la mia famiglia, i miei amici e i miei compagni di viaggio che hanno creduto in me. Sono ormai venti anni che \u00e8 nato il Cdh e se questo centro \u00e8 cresciuto, partorendo il Calamaio, la rivista Accaparlante eccetera, lo si deve alla collaborazione continua con altre persone ed enti che ci hanno dato la loro fiducia. Certo siamo stati bravi anche noi a meritarcela questa fiducia: \u00e8 come una specie di osmosi, purch\u00e9 non si stia nella riserva. Ti cito una persona per tutte che ci ha aiutato in modo particolare ed \u00e8 Andrea Canevaro. Noi lo citiamo sempre come il santo protettore del Calamaio, come \u2013 ma questo non glielo dire &#8211; il Sig. French del telefilm \u201cTre nipoti e un maggiordomo\u201d, per via della somiglianza: noi siamo i tre nipoti\u2026 A parte gli scherzi, nel corso degli anni siamo migliorati in qualit\u00e0 e aumentati in numero, attualmente siamo dodici persone nel gruppo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Toglimi un\u2019ultima curiosit\u00e0. Perch\u00e9 Calamaio?<\/strong><i><br \/>\n<\/i>Perch\u00e9 ci piaceva l\u2019idea di essere rappresentati da quello che in passato \u00e8 stato uno strumento per scrivere, per raccontare storie, uno strumento dei nostri padri. Era come stare nella tradizione innovandola. Eppoi il calamaio contiene un liquido prezioso, l\u2019inchiostro, con cui, se non lo si sa usare bene, ci si pu\u00f2 sporcare, ma se lo si sa utilizzare si possono incantare i bambini con le fiabe. Tempo fa ho trovato per caso una filastrocca di Rodari intitolata, guarda un po\u2019, <i>Il calamaio<\/i>, ed \u00e8 diventata parte integrante della mia personale grammatica della fantasia.<\/p>\n<p><b>Il calamaio (di Gianni Rodari)<br \/>\n<\/b>Che belle parole<br \/>\nSe si potesse scrivere<br \/>\nCon un raggio di sole.<br \/>\nChe parole d\u2019argento<br \/>\nse si potesse scrivere<br \/>\ncon un filo di vento.<br \/>\nMa in fondo al calamaio<br \/>\nc\u2019\u00e8 un tesoro nascosto<br \/>\ne chi lo pesca<br \/>\nscriver\u00e0 parole d\u2019oro<br \/>\ncol pi\u00f9 nero inchiostro.<b><br \/>\n<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come molti di voi gi\u00e0 sapranno, il 2003 \u00e8 stato proclamato dall\u2019Unione Europea \u201cAnno Europeo delle Persone con Disabilit\u00e0\u201d. Questa rubrica, che intende occuparsi di esperienze e problemi relativi<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3608,3591,3590,3605,3607],"edizioni":[35],"autori":[2817],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/248"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=248"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/248\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5685,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/248\/revisions\/5685"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=248"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=248"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=248"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=248"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=248"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=248"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=248"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=248"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=248"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}