{"id":2481,"date":"2020-03-13T12:00:39","date_gmt":"2020-03-13T11:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2481"},"modified":"2025-09-01T11:05:45","modified_gmt":"2025-09-01T09:05:45","slug":"10-piu-di-zero-una-conclusione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2481","title":{"rendered":"10. Pi\u00f9 di zero. Una conclusione"},"content":{"rendered":"<p>Le esperienze e le elaborazioni descritte sin qui confermano un elemento proposto gi\u00e0 in premessa: la lentezza e la gradualit\u00e0 con cui il welfare state \u00e8 in grado di modificarsi per fare fronte a mutate condizioni economiche e nuovi bisogni sociali. E ci\u00f2, secondo Castles, \u00e8 una ragione essenziale del prolungarsi dello \u201cstato di maturit\u00e0\u201d del welfare occidentale: \u201cL\u2019implicazione dell\u2019analisi della \u2018corsa al ribasso\u2019 \u00e8 che le nazioni possano rapidamente adattare i propri livelli di spesa sociale in direzione discendente, ma l\u2019immaginario prevalente della letteratura sul cambiamento politico \u00e8 di una traiettoria di riforma delle politiche sociali fortemente modellata da un\u2019inerzia e un\u2019irreversibilit\u00e0 derivanti da una logica di \u2018guadagni crescenti\u2019 e di sviluppo istituzionale \u2018dipendente dal percorso\u2019. Nella bella similitudine di Karl Hinrichs, i sistemi di sicurezza sociale sono come \u2018elefanti in marcia\u2019. Quando sono giovani, possono precipitarsi in avanti; ma quando sono maturi, in genere si muovono in avanti piuttosto lentamente. A prescindere dall\u2019et\u00e0, farli girare all\u2019indietro richiede molta energia e non meno potere persuasivo\u201d (The Future of the Welfare State. Crisis Myths and Crisis Realities, Oxford University Press, 2004, p. 22). Pierson rileva che \u201cLa prima e principale protezione per i programmi sociali deriva dalle caratteristiche generalmente conservatrici delle istituzioni politiche democratiche. Il welfare state oggi rappresenta lo status quo, con tutti i vantaggi politici che questo status conferisce. Le non-decisioni in genere favoriscono il welfare state. [&#8230;] Una seconda e cruciale fonte della forza politica del welfare state viene dagli alti costi elettorali generalmente associati con le iniziative di riduzione di spesa [&#8230;] I beneficiari dei sussidi sociali sono relativamente concentrati e sono in genere ben organizzati. \u00c8 anche pi\u00f9 probabile che puniscano i politici per i tagli di quanto i contribuenti li possano premiare per costi pi\u00f9 bassi\u201d (\u201cThe New Politics of the Welfare State\u201d, in World Politics, n. 48-2\/1996, p. 174).<br \/>\nA quali condizioni pu\u00f2 allora \u201cgirarsi l\u2019elefante\u201d, ovvero che cosa pu\u00f2 attivare il cambiamento radicale richiesto per la riduzione delle politiche sociali? La risposta arriva sempre da Pierson, seppure con alcuni distinguo: \u201cmomenti di crisi finanziaria possono aprire opportunit\u00e0 per la riforma. I sostenitori della riduzione della spesa cercheranno di sfruttare tali momenti per presentare le riforme come uno sforzo per salvare il welfare state piuttosto che distruggerlo. Inquadrare la questione in questa maniera pu\u00f2 consentire ai governi di evitare il biasimo diffuso per i tagli ai programmi\u201d (ibidem, p. 177). E anche secondo Castles \u201cla globalizzazione, o la crescita economica declinante, o qualunque causa attualmente ipotizzata di crisi fornisce una cappa di legittimit\u00e0 a coloro che cercano di avanzare piani per tagliare tasse e spese. Una volta che hanno convinto i decisori politici che \u2018non ci sono alternative\u2019 e che lo Stato non ha la capacit\u00e0 di resistere alle forze economiche schierate contro di esso, hanno vinto met\u00e0 della battaglia\u201d (The Future of the Welfare State cit., p. 45-46). Difficile non collegare queste previsioni, formulate in tempi non sospetti, all\u2019attuale scenario di austerit\u00e0 dovuto alla crisi dei debiti sovrani, di fronte a cui \u201cnon ci possiamo pi\u00f9 permettere\u201d le forme di protezione sociale garantite fino a ieri, e dunque se ne impone lo smantellamento o almeno la drastica riduzione. Chi si opponesse a tali politiche di disimpegno si troverebbe del resto a sfidare il \u201cgiudizio dei mercati\u201d, entit\u00e0 che Manuel Castells ha pertanto buon gioco a definire \u201cun potere supremo e misterioso che dev\u2019essere placato con dei sacrifici umani: i tagli alla spesa sociale colpiscono la sanit\u00e0, l\u2019istruzione e le pensioni. In altre parole, la vita\u201d (\u201cLa Spagna vende la democrazia al mercato\u201d, in Internazionale, n. 915\/2011).<br \/>\nSe, come in diversi sostengono, l\u2019attuale situazione dell\u2019Europa riecheggia quella del secondo dopoguerra, pu\u00f2 essere utile rifarsi al cinema neorealista, probabilmente la migliore rappresentazione delle oscurit\u00e0 di quell\u2019epoca, e in particolare a Germania anno zero di Roberto Rossellini. In una Berlino ancora in macerie, il dodicenne Edmund avvelena il padre invalido, giudicandolo un \u201cpeso\u201d per la sua famiglia, che vive di espedienti, e per la societ\u00e0. La scelta deriva dall\u2019influsso esercitato su Edmund dalle teorie di ispirazione nazista del suo vecchio professore, che poi rifuggir\u00e0 con orrore le conseguenze pratiche delle proprie parole, contribuendo a indurre Edmund al suicidio. Quel che si dimentica spesso del film \u00e8 che anche i coinquilini forzati della famiglia di Edmund ritengono che il padre, costretto a letto dalla malattia, conduca un\u2019esistenza inutile e dannosa, sulla base di una ragion pratica (una bocca in pi\u00f9 da sfamare e le medicine da procurarsi, in una situazione economica pi\u00f9 che precaria) e non politica. A condurre di fatto verso la soppressione del padre di Edmund \u00e8 quindi tanto il darwinismo sociale del professore quanto il calcolo economico razionale che il padrone di casa sintetizza in questo lamento: \u201ccinque famiglie devono soffrire per colpa di un vecchio inutile\u201d. Eppure, al conseguimento di una soluzione \u201craziocinante\u201d con l\u2019eliminazione fisica del peso del padre (contemporaneo a un altro gesto di razionale superamento della paura, la consegna del fratello di Edmund alle autorit\u00e0 occupanti che gli vale il diritto alla tessera di razionamento) non corrisponder\u00e0 il benessere della famiglia, bens\u00ec la sua distruzione, con il suicidio di Edmund.<br \/>\nLa durissima lezione dell\u2019umanesimo di Rossellini \u00e8 che il trionfo del calcolo economico ai danni dell\u2019impulso morale conduce a un esito di morte. Lo \u201czero\u201d dell\u2019equilibrio economico ottimale e della \u201clegge di mercato\u201d corrisponde a un equilibrio sociale sub-ottimale e distruttivo, in cui per qualcuno non rimane pi\u00f9 posto nel mondo. Al contrario, un sistema sociale rispettoso della dignit\u00e0 di tutti richiede di imporre alla logica dell\u2019ottimizzazione economica un \u201cplus assiologico\u201d che ne sposti il punto di equilibrio, un granello di sabbia che, nell\u2019inceppare i meccanismi di mercato votati all\u2019efficienza a ogni costo, impedir\u00e0 alle persone meno produttive di rimanere schiacciate dai loro ingranaggi (osservazione che si pu\u00f2 estendere dal complesso del corpo sociale alle sue componenti, come i contesti aziendali, improntati alla ricerca del massimo rendimento con il minimo mezzo). Per molti versi, non si tratta certo di un\u2019intuizione innovativa: \u00e8 da essa che, sin da Bismarck, deriva il meccanismo del prelievo fiscale e contributivo e la destinazione delle risorse da esso generate alla protezione sociale. Tuttavia, solo l\u2019incorporazione vincolante di questo \u201cplus\u201d nelle singole poste di spesa sociale pu\u00f2 consentire di superare l\u2019impostazione per cui possono sussistere solo i servizi \u201cche ci si pu\u00f2 permettere\u201d e la necessit\u00e0 di scegliere tra lo smantellamento dei servizi e la loro fornitura a condizioni sempre peggiori (ci\u00f2 che ha generato in questi anni un \u201csottoproletariato del lavoro sociale\u201d). E al contempo, a livello macroeconomico, appare in questa luce tutt\u2019altro che \u201caurea\u201d la regola del pareggio strutturale di bilancio che la UE prescrive alle carte fondamentali dei suoi Paesi membri, giacch\u00e9 essa presuppone che i tessuti sociali lacerati dalla carenza di intervento durante la recessione possano essere riportati all\u2019integrit\u00e0 precedente non appena la crescita garantir\u00e0 di nuovo risorse adeguate \u2013 come un mandriano che lasciasse morire di fame il suo bestiame nel periodo di carestia, e pretendesse di rianimarne i cadaveri ricoprendoli di biada al ritorno dell\u2019abbondanza.<br \/>\nA meno di inattesi rivolgimenti politici, la prospettiva per i bilanci pubblici dei prossimi anni in Europa resta comunque quella dell\u2019austerit\u00e0. Anche in questo difficile quadro, non bisogna disperare sulla conservazione di servizi sociali universali e di qualit\u00e0, ad esempio attraverso una riallocazione delle risorse a favore del livello operativo e di quello di ricerca e documentazione sulla base di una riduzione di costi e complessit\u00e0 amministrative (le quali rischiano seriamente di rimanere l\u2019unica voce di spesa anche quando nulla rester\u00e0 da gestire), nonch\u00e9 privilegiando i servizi di continuit\u00e0 e di prossimit\u00e0 rispetto a quelli inseriti in un apparato di progettazione a volte orientato pi\u00f9 a specchiarsi in se stesso che a generare attivit\u00e0 sostenibili sul medio-lungo periodo. Appare inoltre positiva la preferenza dei sostenitori dell\u2019investimento sociale per i servizi rispetto alle erogazioni economiche, specie se con un\u2019ottica che dall\u2019ambito ristretto dell\u2019assistenza sappia estendersi verso il ripensamento dell\u2019intera societ\u00e0: come rileva Martha Nussbaum, \u201cnon ha importanza quanto denaro destiniamo a una persona in sedia a rotelle, poich\u00e9 essa continuer\u00e0 a non avere accesso in maniera adeguata allo spazio pubblico finch\u00e9 esso non sar\u00e0 riprogettato. [&#8230;] La domanda rilevante che ci si deve porre non \u00e8 quanto denaro abbiano gli individui con menomazioni, ma cosa siano realmente in grado di fare e di essere; quindi, una volta accertato questo, bisogner\u00e0 chiedersi quali siano gli ostacoli da superare, affinch\u00e9 essi possano esercitare le loro abilit\u00e0 fino al livello di soglia appropriato\u201d (Le nuove frontiere della giustizia. Disabilit\u00e0, nazionalit\u00e0, appartenenza di specie, Bologna, Il Mulino, 2007, p. 185).<br \/>\nQuesto sforzo di riorganizzazione sar\u00e0 per\u00f2 inutile se il paradigma delle \u201crisorse decrescenti\u201d per la spesa sociale rimarr\u00e0 un dato acquisito, e non diverr\u00e0 un presupposto da mettere in discussione \u2013 e in questo l\u2019approccio dell\u2019investimento sociale \u00e8 solo parte della soluzione, in quanto un suo ancoramento rigido all\u2019obiettivo dell\u2019ottimizzazione economica (seppure ricollocato in una prospettiva di medio-lungo periodo), pur dotato di buon <i>appeal <\/i>politico-elettorale in un clima segnato dai dogmi neoliberisti, finirebbe per marginalizzare proprio i bisogni pi\u00f9 gravi, la risposta ai quali richiede quel \u201ccosto in pi\u00f9\u201d di umanit\u00e0 incompatibile con la razionalizzazione totale.<br \/>\nIn altre congiunture storiche si \u00e8 giustificata la spesa pubblica in deficit asserendo che il riequilibrio economico avrebbe prodotto un \u201cdisavanzo occulto\u201d consistente nella mancata risposta alla domanda sociale della collettivit\u00e0. L\u2019attuale \u201cmessa in sicurezza dei conti pubblici\u201d su base strettamente matematica rischia allora di aprire voragini nella struttura sociale. Ecco perch\u00e9 nei prossimi anni, in assenza di una correzione che inglobi nei bilanci il costo della dignit\u00e0 sociale, potremmo trovarci come Edmund a vagare tra le macerie del sistema di protezione sociale del passato, con pi\u00f9 di un senso di colpa da espiare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le esperienze e le elaborazioni descritte sin qui confermano un elemento proposto gi\u00e0 in premessa: la lentezza e la gradualit\u00e0 con cui il welfare state \u00e8 in grado di modificarsi per fare fronte a mutate condizioni economiche e nuovi bisogni sociali. 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