{"id":2495,"date":"2020-03-14T10:46:03","date_gmt":"2020-03-14T09:46:03","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2495"},"modified":"2025-09-01T11:50:55","modified_gmt":"2025-09-01T09:50:55","slug":"beati-noi-disabile-che-scandalo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2495","title":{"rendered":"Disabile? Che scandalo!"},"content":{"rendered":"<p>Ancora una volta lo spunto di riflessione mi viene suggerito da un fatto di cronaca. \u201cNon vorrei mai che mio figlio vedesse bambini handicappati, potrebbe rimanere traumatizzato\u201d, questo avrebbe detto una mamma, giornalista, ad alcuni colleghi, parlando del figlio che frequenta l\u2019asilo nido. S\u00ec, l\u2019asilo nido: nell\u2019et\u00e0, dunque, in cui si \u00e8 vere e proprie \u201cspugne\u201d, che raccolgono tutte le informazioni e gli stimoli nuovi che provengono dal mondo circostante. Quella dovrebbe essere l\u2019et\u00e0 migliore per imparare la convivenza col \u201cdiverso\u201d, per farlo divenire \u201cnormale\u201d. Nel modo pi\u00f9 naturale che esiste, ovvero nel processo di apprendimento del mondo circostante di un bambino piccolo. Io stesso vedo come i figli dei miei amici, in mia presenza, si divertano in modo del tutto spontaneo ad arrampicarsi sulla mia carrozzina, sulle ruote, non mostrando il minimo stupore o imbarazzo per la mia \u201ctrasparente diversit\u00e0\u201d, anzi, comportandosi con una tale spontaneit\u00e0 che conferma le teorie rousseauiane del \u201cbuon fanciullo\u201d. Questi bambini percepiscono la diversit\u00e0 come una semplice caratteristica, senza darne un giudizio di valore. Solo col tempo, la vita in una societ\u00e0 che ne condiziona il giudizio li porta a formulare categorie differenti, che li conducono a una classificazione pi\u00f9 superficiale di categorie diverse di individui. Non credo che, in questo caso, si tratti della volont\u00e0 di una madre di risparmiare traumi al figlio. Sono paure profonde, dovute, come lo sono molte paure immotivate, all\u2019ignoranza. Questa mamma tenta di esorcizzare qualcosa che teme, probabilmente perch\u00e9 non lo conosce. Ritengo che si possa definire una forma di vergogna alla Sartre. In una societ\u00e0 che ci impone il falso mito della perfezione, estetica e non solo, l\u2019uomo non si scontra pi\u00f9 solo con la propria coscienza, ma con una forma di coscienza collettiva. \u00c8 il confronto con uno stereotipo artificiale che ci causa timore, senso di inadeguatezza, paura per tutto ci\u00f2 che si discosta dal canone socialmente riconosciuto. La vergogna di s\u00e9 e del prossimo pu\u00f2 essere costruttiva se giustificata da un comportamento che si scontra con la nostra coscienza, che \u00e8 quella che governa il nostro agire retto. Certamente, per non farci fuorviare, la coscienza deve essere correttamente istruita, altrimenti diviene un metro di giudizio dell\u2019azione completamente falsato. Ma se la coscienza \u00e8 retta, essa giudica per il meglio. Quando, invece, la nostra coscienza incontra il giudizio altrui, se \u00e8 debole e poco allenata al giudizio proprio, si fa fuorviare da una serie di timori. Come dice Sartre, l\u2019Altro irrompe con forza offuscando l\u2019orizzonte libero dell\u2019Io, della coscienza riflessiva. \u201cCon l\u2019apparizione di altri, sono posto in condizione di portare un giudizio su me stesso come su un oggetto, perch\u00e9 come oggetto mi manifesto ad altri\u201d. La vergogna per Sartre \u00e8 dunque riconoscimento: \u201cIo riconosco di essere come altri mi vede\u201d. Guardando con gli occhi di un bambino, invece, capiremmo davvero come la diversit\u00e0 non sia percepita come un limite dall\u2019uomo, per sua natura. La diversit\u00e0 \u00e8 quanto di pi\u00f9 innato possa esserci: se pensiamo alla natura, vediamo come la biodiversit\u00e0 sia stato l\u2019elemento che ha garantito cibo ed energia in tante zone della Terra, permettendo di salvaguardare specie vegetali e animali che, altrimenti, l\u2019appiattimento genetico avrebbe reso deboli e portato all\u2019estinzione. Anche il linguaggio che, pian piano, i bambini apprendono, favorisce il definirsi del concetto di diversit\u00e0. Infatti, un linguaggio diverso \u00e8 espressione anche di una diversa visione della vita. Nella Bibbia, per dire che Adamo riceve da Dio il dominio sulle altre creature terrestri, si legge: \u201cDio, il Signore, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all\u2019uomo per vedere come li avrebbe chiamati, e perch\u00e9 ogni essere vivente portasse il nome che l\u2019uomo gli avrebbe dato. L&#8217;uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l\u2019uomo non si trov\u00f2 un aiuto che fosse adatto a lui\u201d (Genesi 2:20-21). Anche nell\u2019antica Grecia il nome aveva un significato particolare. Nominare le cose significava dare ordine al mondo, conoscere le cose, classificare i concetti. Le divinit\u00e0 si potevano invocare solo se se ne conosceva il vero nome. Nell\u2019Antico Testamento Dio non \u00e8 nominabile, proprio perch\u00e9 non \u00e8 conoscibile, l\u2019uomo non pu\u00f2 \u201cfarlo suo\u201d. Ges\u00f9 cambia il nome di Simone in Pietro, quando questi diviene suo Apostolo. Ancora oggi, anche in alcune zone d\u2019Italia, si usa chiamare le persone con un nome che non \u00e8 lo stesso di quello registrato all\u2019anagrafe, per \u201cingannare\u201d gli spiriti malvagi, invidiosi della felicit\u00e0 umana. Dunque, quando un bambino impara il nome che viene comunemente dato alla disabilit\u00e0, allora ne percepisce l\u2019esistenza. Finch\u00e9 non gli si impone un nome per definire la diversit\u00e0, anche se percepita, il fanciullo non la considera comunque come qualcosa di anomalo. Anche perch\u00e9, nei termini generici di \u201cdisabilit\u00e0\u201d e di \u201chandicap\u201d c\u2019\u00e8 un mondo intero di diversit\u00e0. Raramente una disabilit\u00e0 viene chiamata col suo nome, proprio perch\u00e9, appunto, non la si conosce. Si generalizza, segno di grande superficialit\u00e0 nell\u2019approccio. Ogni persona \u00e8 diversa, ma lo \u00e8 anche ogni disabile: nessuno ha le stesse caratteristiche di un altro, sia esso \u201cnormodotato\u201d o affetto da handicap. Dunque, che radici ha lo \u201cscandalo\u201d visto da questa mamma? Sk\u00e0ndalon significa ostacolo, inciampo. Per questa mamma l\u2019handicap del compagno di asilo del figlio costituiva evidentemente un ostacolo morale. Nell\u2019antica Roma, la pietra dello scandalo si trovava di fronte alla porta maggiore del Campidoglio. Dovevano sedercisi sopra coloro che avevano contratto dei debiti e non erano in grado di onorarli, dunque dovevano cedere tutti i loro beni ai creditori. Fatta questa pubblica ammenda, la colpa era ritenuta estinta e dal quel momento i creditori non potevano pi\u00f9 rivalersi su di loro. Fu Giulio Cesare, si dice, a introdurre questo tipo di pena per sostituire una delle Leggi delle XII tavole che autorizzava i creditori a uccidere o ridurre in schiavit\u00f9 il debitore. La carrozzina \u00e8 come la pietra dello scandalo: l\u2019handicap, in tutta la sua trasparenza, denuncia senza falsit\u00e0 e omissioni una condizione, una debolezza umana. Le persone \u201cnormali\u201d hanno limiti talvolta ben pi\u00f9 gravi, ma quasi sempre meno evidenti. Non siedono sulla pietra dello scandalo, dunque i loro limiti passano inosservati. Ma non per questo essi sono sanati: se non hanno nome, significa che non sono noti, non che non esistono. Dunque sarebbe opportuno che, fin da piccoli, i bambini si rendessero conto che ci\u00f2 che pi\u00f9 si teme \u00e8 ci\u00f2 che non si conosce, non ci\u00f2 che \u00e8 sotto gli occhi di tutti: chi non si nasconde ha in s\u00e9 tutta la forza della schiettezza, dunque non pu\u00f2 fare paura. I genitori che tentano di nascondere tutto ci\u00f2 ai figli, questi s\u00ec, fanno paura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora una volta lo spunto di riflessione mi viene suggerito da un fatto di cronaca. \u201cNon vorrei mai che mio figlio vedesse bambini handicappati, potrebbe rimanere traumatizzato\u201d, questo avrebbe detto una mamma, giornalista, ad alcuni colleghi, parlando del figlio che frequenta l\u2019asilo nido. 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