{"id":2508,"date":"2020-03-14T11:08:08","date_gmt":"2020-03-14T10:08:08","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2508"},"modified":"2025-09-01T12:17:11","modified_gmt":"2025-09-01T10:17:11","slug":"2-perche-un-setting-madre-bambino-in-arte-terapia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2508","title":{"rendered":"2. Perch\u00e9 un setting madre\/bambino in arte terapia"},"content":{"rendered":"<p><i>I bambini danno molta pi\u00f9 importanza a ci\u00f2 che i genitori fanno, che a ci\u00f2 che essi dicono.<br \/>\n<\/i><i>(Marie von Ebner-Eschenbach)<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/i><\/p>\n<p>\u201cCi\u00f2 che distingue i neonati umani da quelli di altri mammiferi \u00e8 la sensibilit\u00e0 che il bambino possiede per l\u2019interazione con altri umani\u201d (18 pag. 42).<br \/>\nSue Gerhardt, partendo da questo importante presupposto, narra appassionatamente della dipendenza del piccolo neonato dall\u2019espressione facciale, ipotizzandone la nascita nei primati della savana africana, dove i progenitori dell\u2019uomo avevano la necessit\u00e0 di intendersi silenziosamente, per non attirare l\u2019attenzione dei predatori. Le esperienze con lo still-face, paradigma di faccia a faccia con volto inespressivo, espandono tali concetti dimostrando come in assenza di espressione facciale e dunque di empatica partecipazione della madre, vi sia un \u201cfallimento per co-creare significati e formare stati diadici di coscienza&#8221; (1, pag. 55). Di fronte al volto inanimato della madre inizialmente i piccoli cercano di ripristinare il rapporto con lei attirandone l\u2019attenzione, poi si isolano, diventano tristi e cercano dei metodi di auto consolazione come quello di succhiarsi il dito. \u00c8 stato ipotizzato, nell\u2019assenza di espressione facciale della mamma, un vissuto di pericolo che sfocia in quello di non credere di esistere pi\u00f9. Questa traumatica interruzione o in alcuni casi di assenza da sempre del rapporto visivo con chi d\u00e0 la vita e il nutrimento, crea una sensazione di essere perduti che per\u00f2 non \u00e8 irreversibile, anche se i ricercatori hanno dimostrato che gli orfani rumeni abbandonati nei loro lettini tutto il giorno \u201cpresentavano un buco nero l\u00e0 dove di fatto avrebbe dovuto svilupparsi la corteccia orbito-frontale\u201d (18 pag. 47).<br \/>\nSe presa in tempo, l\u2019assenza di espressione della madre tipica della depressione post partum ma anche di altre patologie, pu\u00f2 essere contenuta all\u2019interno di un setting che permetta alla relazione di essere nuovamente accolta.<br \/>\nTale reversibilit\u00e0 \u00e8 narrata dalla Gerhardt nella presa in carico di madri con i loro bambini. In particolare \u00e8 trattato il caso di una donna in carriera, alla prima gravidanza e non pi\u00f9 giovane, e di una bimba che quando lei si avvicinava si girava dall\u2019altra parte. L\u2019atteggiamento della piccola provocava nella madre una rabbia che sfociava in pensieri di infanticidio ma non sappiamo come e perch\u00e9 tale sistema si fosse innescato. In quel caso il contenimento terapeutico in setting madre\/bambino aveva reso possibile alla madre di osservare le esigenze della piccola e i suoi segnali corporei e di rispondere semplicemente ad essi con azioni materne di accudimento. Questo in poco tempo aveva assicurato al rapporto un piacere reciproco (18 pag. 48).<br \/>\nLe molteplici esperienze in tirocinio, effettuate al Centro Nascite La Margherita di Firenze, a Neuropsichiatria Infantile e presso l\u2019Associazione La Fonte di Settignano, svolte nell\u2019arco dei quattro anni di formazione con setting arte terapeutico madre\/bambino, hanno mostrato quanto tale contenimento sia possibile ed efficace attraverso l\u2019uso dei materiali cos\u00ec che, come dice la Gerhardt, la madre possa trovare un luogo in cui rappresentare insieme al suo bambino ci\u00f2 che non \u00e8 in grado di dire (18 pag. 61).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In particolare la presenza di trauma, o patologie precedenti alla nascita del piccolo, ha potuto riportarmi, come terapeuta, all\u2019osservazione del rapporto complesso e strettissimo che si crea nella mente della madre fin dalla prima idea di bambino, sul filo dell\u2019immaginario e della quasi opposta realt\u00e0 dei fatti, colma di cose da fare e intensit\u00e0 pratica del cambiamento.<br \/>\nCos\u00ec nel tempo, dalla prima convinzione che in ogni situazione potesse essere efficace accogliere e dare un luogo terapeutico alla coppia madre\/bambino, nel corso dell\u2019esperienza in tirocinio la complessit\u00e0 di questo tipo di setting mi ha guidata verso una sfaccettatura di tipologie di rapporti e di relazioni che avrebbero dovuto essere accolte in modi diversificati. Come sempre la strada, attraverso la conoscenza soprattutto sul campo, si fa tortuosa e complessa, semplificando allo stesso tempo i punti focali delle questioni.<br \/>\nNella trattazione di questo tipo di setting arte terapeutico, denso di presenza e bisognoso di una particolare cura e osservazione, \u00e8 importante partire con notevole flessibilit\u00e0, unitamente alla forte capacit\u00e0 di entrare nel setting senza memoria e senza desideri cos\u00ec come Bion insegna.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Quando un bambino giunge in terapia la richiesta \u00e8 quasi sempre espressa da uno o pi\u00f9 adulti. Lui si presenta con i genitori, i quali difficilmente condividono tale decisione in egual misura. Sta al terapeuta implicarli nello stesso modo poich\u00e9 chi non si \u00e8 fatto vivo all\u2019inizio prima o poi entrer\u00e0, a volte in modo molto impattante, nel setting. Scrive Anna Michelini Tocci che accogliere i genitori significa accoglierli entrambi, se il terapeuta accetta di vederne solo uno l\u2019altro remer\u00e0 contro, sentendosi escluso, anche se \u00e8 lui che si dichiara non disponibile. Molti terapeuti da sempre trovano utile considerare il triangolo della famiglia del bambino preso in carico e in particolare capire se la comunicazione avviene tra tutti e tre i vertici o no. Pu\u00f2 succedere che uno dei componenti non esista, \u00e8 accaduto un po\u2019 cos\u00ec a Giuliana, la madre simbiotica del caso Spasmo affettivo: L\u2019ultimo cavallino bianco.<br \/>\nMa \u00e8 anche fondamentale ricordare chi porta chi, poich\u00e9 il bisogno del genitore non sempre pu\u00f2 essere espresso direttamente. Francesca Koch Braschi parlando di suo figlio racconta: \u201cMi dicevano che se non lavoravo su di me non lo avrei potuto aiutare, che era il senso della mia esistenza che dovevo trovare [&#8230;] conoscere le mie emozioni [&#8230;] Il dolore di mio figlio era l\u2019aspetto esterno di altri nodi esistenziali che io stessa non sapevo n\u00e9 volevo affrontare\u201d (23 pag. 272).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Cos\u00ec, fino dalle prime esperienze di lavoro con i bambini, \u00e8 necessario rendersi conto che la terapia sar\u00e0 inefficace fino a quando non saranno accolti anche i loro genitori. Ma il dolore del bambino svia il terapeuta in questo senso ed \u00e8 talmente forte e tangibile che spesse volte lo confonde. Scrive Nadia Neri: \u201cSpesso la nostra storia, o le nostre carenze affettive, ci fanno scivolare inconsciamente a identificarci con il figlio, rischiando cos\u00ec di perdere i genitori\u201d (23 pag. 42). Jung ci parla approfonditamente del ruolo del salvatore per cui i terapeuti si identificano con il genitore buono. Ma sappiamo che andr\u00e0 accolto e compreso il genitore meno buono, quello complesso e ferito, cattivo, poich\u00e9 \u00e8 proprio l\u00ec che uscendo dal labirinto sar\u00e0 chiara la via per aiutare il piccolo che si trova nel setting. Vedere i genitori insieme al piccolo consente al terapeuta di capire se il problema portato da loro \u00e8 un problema anche per lui. Ma \u00e8 importante soprattutto all\u2019inizio raccogliere da essi solo le notizie strettamente necessarie in quanto spesso il bambino \u00e8 molto diverso da come \u00e8 descritto, cos\u00ec accade di dover lavorare troppo in seguito per prendere le distanze da quella immagine di lui che non \u00e8 rispondente alla realt\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Non dobbiamo mai dimenticare che i genitori fanno una grande fatica nel portarci i loro figli, perch\u00e9 non vogliono credere di non saperli aiutare. Scrive la Vallino che i bambini si aspettano dalla presenza e dalla testimonianza del terapeuta di poter essere rimessi in contatto con i genitori, e sottolinea la necessit\u00e0 che l\u2019analista porti i genitori verso la comprensione dei problemi del bambino: \u201cun importante risultato \u00e8 stato condurre pian piano i genitori a farsi loro stessi attenti osservatori\u201d (23, \u00a0pag. 245).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>L\u2019alleanza e il lavoro con il bambino si possono intraprendere quando si \u00e8 gi\u00e0 creata con il genitore, accogliere i genitori in terapia significa sapersi confrontare con i genitori interni del bambino, non accoglierli significa escludere un\u2019importante parte del bambino stesso (23, pag. 204). Scrive Sue Gerhardt che \u201cL\u2019atteggiamento critico (verso i genitori ndr) non migliora la loro capacit\u00e0 di fornire risposte positive ai propri bambini\u201d (18, pag. 31).<br \/>\nI bambini usano in modo spontaneo i materiali, l\u2019ambiente e il terapeuta, alcuni vengono nel setting per giocare, altri per trovare un alleato contro i genitori, altri per tranquillizzarli. L\u2019alleanza nasce con il tempo, ma \u00e8 fondamentale poich\u00e9 \u201cla partecipazione del paziente \u00e8 tanto creatrice del processo quanto quella del terapeuta [&#8230;] una psicoterapia o una terapia istituzionale fallir\u00e0 se il paziente non stabilisce un\u2019alleanza positiva con il terapeuta aderendo al progetto di cura\u201d (12, pag. 249).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ci\u00f2 che i bambini portano non appartiene al loro passato ma al qui e ora. L\u2019alleanza terapeutica diviene dunque cooperazione.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Accade a volte di identificarsi con le aspettative onnipotenti dei genitori. Il bambino pu\u00f2 essere portatore di aspetti ombra rimossi poich\u00e9 i suoi sintomi possono esprimere dei conflitti familiari inconsci (23, pag. 190). Accade cos\u00ec che appena il bambino migliora venga immediatamente tolto dalla terapia poich\u00e9 quel sintomo che ha sub\u00ecto un\u2019attenuazione risultava utile alla famiglia, al contorno del bambino. Ci\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 facile che non avvenga quando \u00e8 presa in carico la coppia madre\/bambino (vedi caso Fratelli: Una chioccia tre pulcini in cui l\u2019interruzione sarebbe avvenuta molto presto se fosse stata presa in carico solo la figlia).<br \/>\nEsistono alcuni schemi strutturati per la prima seduta di arte terapia con un bambino, in cui si prescinde chiaramente dalla presenza del genitore. Sono schemi da cui poter partire, soprattutto in casi in cui vi sia la necessit\u00e0 di standardizzare per effettuare un lavoro di ricerca. Tali schemi vengono usati anche molto creativamente dagli arte terapeuti, come punti di partenza per trovare poi una strada personale, da adattare a ogni bambino poich\u00e9 l\u2019arte terapia va inserita sempre nel contesto relazionale. In particolare la fase della separazione, sottolineata da Avi Goren nella capacit\u00e0 che ha il piccolo di separarsi dall\u2019elaborato artistico, risulta particolarmente intuitiva e complessa e va gestita in modo peculiare e flessibile rispettando le infinite soluzioni che i bambini trovano (vedi il saluto alla terapeuta in forma di anello nel caso Fratelli: Una chioccia tre pulcini).<br \/>\nMolti arte terapeuti sostengono la seduta libera poich\u00e9 quella strutturata impedisce di osservare cosa avrebbe fatto il bambino se lasciato libero: scrive Moustakas che \u201ci bambini hanno bisogno di sentirsi liberi per potersi esprimere senza riserve, paure e costrizioni, facendo cadere le difese\u201d (20 pag. 39). La seduta libera, soprattutto per la prima valutazione, rende possibile ascoltare il piccolo senza avere gi\u00e0 in mente una griglia, poich\u00e9 l\u2019obiettivo finale consiste nel favorire l\u2019integrazione tra la dimensione non verbale e quella verbale.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Nello stesso tempo, nei setting madre\/bambino, a volte l\u2019enunciazione di un tema aiuta il terapeuta a dare sequenzialit\u00e0 alla seduta e a rendere leggibile la relazione. Nell\u2019obiettivo terapeutico, \u00e8 importante puntare sul cambiamento. In questo senso \u00e8 molto rilevante come sono strutturati il setting e gli incontri, ed \u00e8 necessario mantenere una certa elasticit\u00e0 per via dell\u2019ambiente sufficientemente buono che dobbiamo offrire alla coppia presa in carico.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I bambini danno molta pi\u00f9 importanza a ci\u00f2 che i genitori fanno, che a ci\u00f2 che essi dicono. (Marie von Ebner-Eschenbach)\u00a0 \u201cCi\u00f2 che distingue i neonati umani da quelli di altri mammiferi \u00e8 la sensibilit\u00e0 che il bambino possiede per l\u2019interazione con altri umani\u201d (18 pag. 42). Sue Gerhardt, partendo da questo importante presupposto, narra [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3986,4018,3607],"edizioni":[3807],"autori":[2091],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3814],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2508"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2508"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2508\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4319,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2508\/revisions\/4319"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2508"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2508"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2508"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2508"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2508"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2508"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2508"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2508"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2508"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}