{"id":2510,"date":"2020-03-14T11:16:46","date_gmt":"2020-03-14T10:16:46","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2510"},"modified":"2025-09-01T12:19:07","modified_gmt":"2025-09-01T10:19:07","slug":"3-il-luogo-intermedio-e-la-visibilita-della-relazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2510","title":{"rendered":"3. Il luogo intermedio e la visibilit\u00e0 della relazione"},"content":{"rendered":"<p><i>Questo mare ci agita nelle sue onde e chi sono ora io, si confonde.<br \/>\n<\/i><i>Ma se solo il tuo sguardo s\u2019incrocia col mio, dico s\u00ec, sono qui. Sono io.<br \/>\n<\/i><i>(Bruno Tognolini)<\/i><\/p>\n<p>Quanto detto finora entra con forza come un fiume nella cascata quando viene presa in carico la coppia madre\/bambino. Tutto si fa evidente, la madre sa che star\u00e0 nel setting e questo provoca in lei la possibilit\u00e0 di lasciare andare la sua idea di figlio per fare i conti con ci\u00f2 che lui realmente \u00e8. Quando madre e bambino entrano nella stanza dell\u2019arte terapia, la complessit\u00e0 della doppia presenza si fa subito pregnante. In genere conviene partire da un tema che, nella mente del terapeuta e nell\u2019attesa dell\u2019ora a disposizione, si fa largo scaturendo dal motivo dell\u2019invio o da quanto trattato nel corso della seduta precedente. Ma questo non pu\u00f2 apparire didascalico altrimenti le difese emergono velocemente, strutturate dal rapporto complesso preso in carico. \u00c8 la narrazione che ci viene in aiuto, \u201cC\u2019era una volta&#8230;\u201d \u00e8 la frase che in molti casi risolve la prima seduta, il momento in cui \u00e8 necessario sciogliersi e collaborare, trovare una strada comune madre-bambino-terapeuta in cui gli uni si possano affidare agli altri tramite l\u2019arte. Nel caso Fratelli: Una chioccia, tre pulcini questo inizio narrativo ha risolto momenti di stasi dovuti all\u2019assenza di parole e di immagini di fronte al trauma del figlio\/fratellino perduto.<br \/>\n\u201cIn molti casi i bambini sono capaci di comunicare i loro [&#8230;] sintomi pi\u00f9 efficacemente attraverso i loro disegni piuttosto che con le parole\u201d (20, pag. 237). A volte \u00e8 stupefacente come essi siano in grado di usare lo spazio dell\u2019arte terapia: accade che il bambino con quel tipo di contenimento possa mostrare certi suoi aspetti sani altrimenti non utilizzati, tanto che molti arte terapeuti utilizzano il disegno con i bambini come strumento terapeutico e non diagnostico (20, pag. 12). Ma anche per le madri, fin dall\u2019inizio della gestazione e durante tutta l\u2019attesa del figlio, l\u2019arte terapia risulta particolarmente efficace poich\u00e9 in questo modo esse sono stimolate a conoscere la propria parte bambina (13, pag. 166).<br \/>\nNel setting madre\/bambino va tenuto conto del fatto che i piccoli pi\u00f9 degli adulti strutturano la seduta in modo personale, per cui ogni indicazione a priori pu\u00f2 distogliere l\u2019osservazione. Inoltre in alcuni casi la madre pu\u00f2 essere sopraffatta dalla capacit\u00e0 che ha il figlio di sfruttare i materiali a disposizione per esprimersi, essendo lei pi\u00f9 inibita in quanto adulta.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Partendo da queste premesse si comprende quanto sia complesso standardizzare un setting in cui vivono pi\u00f9 personaggi, pi\u00f9 elaborati, dinamiche e rapporti intrecciati che, ampliando lo schema paziente-opera-terapeuta (10, pag. 40) creano infiniti intrecci che dobbiamo essere in grado di osservare e di accogliere.<br \/>\nInizialmente nel prendere in carico la madre e il suo bambino il terapeuta pu\u00f2 credere di seguire due singole persone. Immediatamente la complessit\u00e0 del setting rende evidente quanto questo non sia possibile, poich\u00e9 utilizzando i metodi del setting singolo l\u2019arte terapeuta \u00e8 sopraffatto dagli eventi che deve osservare e annotare, e tanto di quelle due persone, in quel luogo e in quel tempo, \u00e8 apparentemente perduto.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Aiuta lo schema di Paola Luzzatto in cui \u00e8 trattata la capacit\u00e0 che ha l\u2019arte terapia di creare una comunicazione indiretta tra terapeuta e paziente tramite l\u2019opera realizzata.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il setting madre\/bambino non \u00e8 un setting di gruppo, n\u00e9 un luogo-tempo in cui sono prese in carico due singole persone. Nel setting madre\/bambino l\u2019arte terapeuta ha in carico la relazione. Essa occupa uno spazio centrale che rende denso tutto ci\u00f2 che accade. \u00c8 come se vi fosse uno schema triangolare ai cui vertici esistono le tre persone, le quali per\u00f2 sono collegate attraverso uno spazio centrale di forte densit\u00e0, una sorta di nucleo, rappresentato dalla relazione. Nel mezzo tra madre e bambino vive il lavoro, o i lavori, che non possono essere mai considerati singoli perch\u00e9 tutto \u00e8 influenzato dalla presenza dell\u2019altro.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il terapeuta osserva il lavoro ma tale osservazione \u00e8 mediata dalla relazione. Essa, come una lente di ingrandimento, rende visibili elementi invisibili, donando al terapeuta il bandolo della matassa quando essa appare confusa e inestricabile. Cos\u00ec, nel setting madre\/bambino, lo schema bidimensionale diviene tridimensionale: il nucleo centrale \u00e8 una sfera e il triangolo diviene una piramide, al cui apice vive l\u2019osservatore e alla cui base stanno i personaggi, elaborati e pazienti. La base della piramide \u00e8 triangolare quando vi \u00e8 una simbiosi e due lavori, oppure i due pazienti sono autonomi e realizzano un unico elaborato; \u00e8 quadrata quando i quattro elementi vivono con relativa autonomia nella stanza dell\u2019arte terapia.<br \/>\nTutto ci\u00f2 appare particolarmente evidente quando in periodi diversi accade di seguire la stessa mamma in gravidanza, poi con il bambino e poi senza di lui (vedi caso Perdita e malattia: La merla e l\u2019uovo rotto). E questo rende anche molto chiaro che una coppia madre\/bambino non pu\u00f2 essere presa in carico tout court, ma solo in quei casi in cui il nodo sia la relazione e vi sia un\u2019esigenza particolare che porta il terapeuta a dover comprendere dinamiche specifiche, o infine nei casi di simbiosi (vedi caso Spasmo affettivo: L\u2019ultimo cavallino bianco). Cos\u00ec \u00e8 semplice comprendere anche cosa osservare nel setting, come guardare gli elaborati, le interazioni, i movimenti dei due personaggi intorno alle loro opere e in compresenza con il terapeuta, anche perch\u00e9 poi, quando i due pazienti escono dal setting, gli elaborati artistici vanno osservati insieme, gli uni nascono dagli altri, il bambino e la mamma sono condizionati dalla presenza dell\u2019altro, da cosa dice o da come guarda quello che sta facendo. Inoltre spesso vi sono momenti di collaborazione all\u2019interno dello stesso lavoro, interazioni che stratificano l\u2019opera e complicano la sua lettura.<br \/>\nPrendendo in carico la relazione diviene chiara l\u2019osservazione delle ansie, dei contenuti emotivi che rischiano di sopraffare il bambino o la madre o entrambi, la percezione degli strumenti che il piccolo ha per gestirle e come i due cercano un equilibrio tra spazio personale e luogo condiviso. Infine \u00e8 pi\u00f9 immediata l\u2019individuazione dell\u2019aiuto, che non riguarda mai l\u2019eliminazione di ansie o il superamento di traumi, ma la ricerca delle risorse gi\u00e0 presenti in quelle due persone affinch\u00e9 possano emergere e rendere loro possibile fronteggiare l\u2019ansia o convivere con e a volte perfino utilizzare l\u2019evento traumatico potendolo finalmente condividere all\u2019interno di un luogo protetto.<br \/>\nAnche nelle terapie con il singolo bambino spesso \u00e8 lui a dare al terapeuta gli strumenti per essere compreso. Ed \u00e8 necessario capire se il sostegno deve essere dato al genitore. Tra i casi portati in questa trattazione vi sono una mamma e un bambino simbiotici a tal punto che il piccolo di soli otto mesi ha sviluppato un tipo di spasmo affettivo che lo faceva cessare di respirare appena la madre non lo toccava pi\u00f9 (vedi caso Spasmo affettivo: L\u2019ultimo cavallino bianco). All\u2019inizio mi ero posta l\u2019obiettivo, andando avanti con gli incontri, di giungere infine a far uscire la mamma dal setting per approfondire il lavoro con lui appena fosse stato in grado di prendere distanza fisica da lei. Dopo l\u2019incontro in cui la simbiosi \u00e8 stata risolta dal gioco degli abbracci \u00e8 sorta in me la consapevolezza che fosse il bambino a dover uscire dal setting in quanto proprio la madre portava con s\u00e9 la storia pesante che aveva provocato il sintomo condiviso con suo figlio. La seduta successiva la madre si \u00e8 presentata sola.<br \/>\nQuando un genitore porta un figlio in terapia c\u2019\u00e8 sempre una richiesta di aiuto, noi dobbiamo solo capire quali sono i bisogni e chi riguardano. \u00c8 l\u00ec che, in alcuni casi, \u00e8 forte la sensazione di dover prendere in carico la coppia madre\/bambino poich\u00e9 essa non ha trovato spazio e tempo per esprimere la sua parte sana, cos\u00ec da dilagare nell\u2019esigenza del sintomo come richiesta di aiuto.<br \/>\nSpesso i bambini arrivano in terapia con una diagnosi in cui tutta la famiglia si rifugia, e magari \u00e8 sbagliata. Ed \u00e8 fin troppo facile definire un genitore poco buono anzich\u00e9 accogliere ci\u00f2 che di destabilizzante pu\u00f2 essere osservato del suo rapporto con il figlio.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ma c\u2019\u00e8 anche una questione molto delicata che riguarda l\u2019immaginario dei genitori. Spesso durante l\u2019incontro con il piccolo per una prima valutazione, lui immediatamente appare molto diverso da come \u00e8 stato descritto dai genitori. Vi \u00e8 sempre una proiezione, un\u2019idealizzazione o un investimento su quel figlio che offusca la persona reale ma che va considerata in quanto comunque l\u2019immagine che il genitore ha di suo figlio incide sempre su come lui realmente si rappresenta. Cos\u00ec spesse volte nel setting madre\/bambino possiamo osservare un vero e proprio gioco in cui lo spostamento dal ruolo dato dalla madre, o a volte da tutta la famiglia a quel bambino, comunica attraverso la provocazione indicazioni molto utili. Nel caso Fratelli: Una chioccia tre pulcini Sofia usciva dalle aspettative di sua madre che dichiarava di non riconoscerla pi\u00f9, tenendo un comportamento particolarmente maleducato e impattante socialmente. In questo modo sapeva che sarebbe giunto presto l\u2019aiuto e anche nel setting ripeteva, come in una drammatizzazione, tale comportamento dirompente quale affermazione del suo carattere ribelle, emerso solo al momento della perdita del fratellino. Poi, nel ritrarsi con la madre accanto alla casa, si disegnava bella pettinata e la madre appariva arruffata e in disordine, mentre nella realt\u00e0 era sempre esteticamente perfetta. Cos\u00ec a me era presentato graficamente il ritratto della bambina quale la madre desiderava che fosse, e il ritratto della madre quale era realmente nel suo disordine affettivo\/depressivo. Nello stesso momento la madre e la figlia reali nel setting si rappresentavano all\u2019opposto, come in una scena teatrale, rendendomi chiara la situazione e agevole l\u2019aiuto.<br \/>\nLa diagnosi dovrebbe basarsi su una valutazione psicodinamica ampia, che apra alla comprensione del luogo in cui \u00e8 adesso il paziente e di quello in cui deve andare. Si tratta di uno strumento vivo e le strade da intraprendere possono cambiare in itinere. \u201cLa diagnosi di un paziente non solo diventa pi\u00f9 chiara col procedere dell\u2019analisi, ma anche si modifica\u201d (32, pag. 167) e ci\u00f2 \u00e8 particolarmente vero con i bambini, che crescono e cambiano continuamente e con le loro madri, che evolvono di conseguenza.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>L\u2019arte terapeuta osserva in particolare l\u2019aggressivit\u00e0 e le resistenze. L\u2019aggressivit\u00e0 all\u2019interno del setting viene esternata a tre livelli, quello del comportamento, quello dell\u2019atteggiamento distruttivo verso il prodotto, quello verso i contenuti del prodotto.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Le resistenze riguardano alcune affermazioni che il bambino pu\u00f2 fare, come non voglio o non so disegnare, non voglio pi\u00f9 venire. Oppure possono riguardare la madre che afferma \u201cSe continui cos\u00ec andiamo via\u201d oppure \u201c\u00c8 l\u2019ultima volta che veniamo\u201d. La presenza nel setting della madre e del bambino amplia questo tipo di osservazione poich\u00e9 l\u2019atteggiamento distruttivo verso il prodotto e i suoi contenuti, come vedremo nei casi portati, pu\u00f2 riguardare una aggressione da parte del bambino del prodotto della madre oppure della madre stessa, aggressione fisica, oppure aggressione verbale della madre verso il bambino. Qui l\u2019arte terapeuta \u00e8 messo a dura prova nella propria capacit\u00e0 di contenimento e di protezione delle aree in cui avviene lo scambio infinitamente complesso tra madre e bambino, soprattutto in presenza di dolore, trauma, patologia, perdita. Ma allo stesso tempo si tratta di una sorta di rappresentazione spazio temporale in cui la danza, lo scambio di sguardi, la collaborazione o la distanza tra i due dona infiniti spunti di riflessione per l\u2019aiuto.<br \/>\nL\u2019attenzione a cercare materiali condivisibili da madre e figlio \u00e8 fondamentale in quanto crea la possibilit\u00e0, ma non certamente l\u2019obbligo, di lavorare insieme e condividere lo spazio e il tempo, soprattutto nei casi in cui la vita abbia negato questo. I materiali dovrebbero anche rispondere alle esigenze dei temi per i quali i due sono l\u00ec. Alcuni esempi sono i sassi lisciati dal mare per il trauma, che danno il messaggio della possibilit\u00e0 di cambiare con il passare del tempo, di ammorbidire la pietra scheggiata del cuore spezzato dall\u2019evento (vedi caso Perdita e malattia: La merla e l\u2019uovo rotto). Nei casi di simbiosi gli spazi orizzontali, che sono i primi che il bambino conosce e nei quali pu\u00f2 avventurarsi senza difese, possono essere arricchiti e sottolineati da strade di carta e palle di gommapiuma o di stoffa, cos\u00ec da rendere visibile la possibilit\u00e0 di un percorso altro rispetto a quello del sintomo che in quel momento ingabbia madre e bambino impedendo la crescita di entrambi (vedi caso Spasmo affettivo: L\u2019ultimo cavallino bianco). Nei disturbi alimentari il collage d\u00e0 la possibilit\u00e0 di realizzare lavori perfetti in poco tempo, con minimi contributi artistici, ma le parti ritagliate da offrire ai pazienti devono essere scelte accuratamente, preferendo quelle artistiche o i paesaggi naturali (vedi caso Disturbo alimentare e del sonno: Il barbagianni che non sapeva dormire).<br \/>\nI bambini creano con i materiali, noi osserviamo il loro lavoro che ci d\u00e0 sensazioni spesse volte confutate da ci\u00f2 che affermano: \u00e8 importante non attribuire significati a quanto osservato poich\u00e9 la comunicazione \u00e8 sempre molto soggettiva.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>L\u2019uso dello spazio nei lavori pu\u00f2 essere messo in relazione alla linea di attaccamento e a quella di separazione, le dimensioni verticali indicano separatezza e quelle orizzontali fusione, confusione, legame a due. Quando un bambino entra e si butta per terra mostra di voler essere abbracciato, se invece sta rigido e diritto mostra un timore verso il contatto: solo nello sviluppo omogeneo delle due modalit\u00e0 troviamo una normalit\u00e0 dello stare bene. Quando nel setting c\u2019\u00e8 anche la madre il significato di tutto questo pu\u00f2 variare sensibilmente, ma l\u2019apparente complicazione si semplifica nel ridisegnare il movimento e le interazioni tra i due nello spazio.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Dall\u2019osservazione dei bambini autistici sono state desunte molte cose sui materiali morbidi e su quelli duri. I materiali morbidi e modificabili, dalla stoffa alla velina al cotone all\u2019acqua, evocano l\u2019esperienza materna, il contatto, l\u2019accudimento. I materiali duri invece rendono un senso di confine, \u00e8 una sensazione forte che per\u00f2 solidifica il discorso del contenimento. Nella linea della separazione il confine demarca l\u2019interno dall\u2019esterno. I materiali e gli oggetti duri come il martello, il filo di ferro, i legnetti, danno un\u2019esperienza di reazione della linea di separazione. \u00c8 necessario osservare che approccio ha il bambino con tutte le funzioni corporee e come reagisce a questo sua madre. Preferire materiali puliti pu\u00f2 significare anche avere paura di attivare in modo troppo diretto alcuni organi. Questo significa che \u00e8 possibile capire in che modo i pazienti sono in contatto con se stessi attraverso l\u2019osservazione di come scelgono e usano i materiali artistici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo mare ci agita nelle sue onde e chi sono ora io, si confonde. Ma se solo il tuo sguardo s\u2019incrocia col mio, dico s\u00ec, sono qui. Sono io. (Bruno Tognolini) Quanto detto finora entra con forza come un fiume nella cascata quando viene presa in carico la coppia madre\/bambino. Tutto si fa evidente, la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[4018,3591],"edizioni":[3807],"autori":[2091],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3814],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2510"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2510"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2510\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4320,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2510\/revisions\/4320"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2510"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2510"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2510"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2510"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2510"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2510"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2510"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2510"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2510"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}