{"id":2512,"date":"2020-03-14T11:19:00","date_gmt":"2020-03-14T10:19:00","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2512"},"modified":"2025-09-01T12:13:27","modified_gmt":"2025-09-01T10:13:27","slug":"4-lavorare-nel-setting-alcuni-elementi-pratici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2512","title":{"rendered":"4. Lavorare nel setting: alcuni elementi pratici"},"content":{"rendered":"<p><i>Io ho volato, gattonato e sono entrata dall\u2019ombelico&#8230;<br \/>\n<\/i><i>(Erika, 3 anni) <\/i>(1 pag 155)<\/p>\n<p>L\u2019arte terapeuta che si trova a operare in setting madre\/bambino pu\u00f2 partire da elementi molto pratici quali l\u2019esclusione di un certo tipo di materiale, il posizionamento di aree-rifugio nel setting, la realizzazione di campi di intervento posti ai vari livelli considerando le diverse altezze fisiche dei partecipanti, ma questo non pu\u00f2 prescindere dal motivo dell\u2019invio che a sua volta struttura il setting in modo pregnante e a volte definitivo. Inoltre tali elementi devono tener conto dell\u2019et\u00e0 del bambino, poich\u00e9 da zero a dieci anni vi sono distanze tali nell\u2019uso del setting da non permettere di generalizzare, e nel breve periodo per la stessa coppia madre\/bambino le differenze sono molto grandi.<br \/>\nLa complessit\u00e0 del setting madre\/bambino riguarda anche la protezione degli elaborati e sappiamo che \u201cIn alcune circostanze i bambini devono essere protetti dalle immagini degli altri [&#8230;] per la loro sicurezza e il loro benessere\u201d (20 pag. 266). Ma questo vale anche per la madre che, in presenza di problematiche gravi del figlio, va protetta dalle proprie immagini e da quelle del bambino, che a volte in modo molto diretto giungono a urlare nel setting il proprio bisogno di essere viste e definite anche verbalmente. Cos\u00ec il terapeuta in questo tipo di setting si trova spesse volte a impersonare un ruolo di mediatore tra esigenze opposte. Per lavorare con i bambini l\u2019arte terapeuta ha bisogno di tenere con s\u00e9 la sua parte adulta, per lavorare nel setting madre\/bambino \u00e8 necessario un forte equilibrio tra le due parti che compongono la sua storia, e alle quali dovr\u00e0 attingere continuamente. Ed \u00e8 fondamentale avere un tempo piuttosto lungo, dopo la seduta, per dipingere e fare emergere con forza ci\u00f2 che prepotentemente ha evocato la sua storia, a volte anche intergenerazionale.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il processo creativo in genere passa essenzialmente due fasi, in sequenza quella pi\u00f9 prettamente sensoriale e quella narrativa e simbolica. Durante la scelta dei materiali prevale il livello sensorio, attirano gli odori, i colori, come sono al tatto. Il livello sensoriale \u00e8 immagazzinato nella memoria implicita, non \u00e8 pensato n\u00e9 pensabile. I materiali scelti attivano le memorie, essi evocano qualcosa del vissuto del paziente dando luogo alla fase della narrazione. Cos\u00ec attraverso i sensi sono raggiunte le memorie che poi possono divenire un livello condiviso. Tale sequenza in arte terapia \u00e8 ottimale, ma molte persone che per difesa hanno il livello sensorio inibito partono dalla narrazione. Nell\u2019esperienza sensoria le due categorie, sempre soggettive, sono piacevole e non piacevole. Nel bambino mi piace vuol dire buono e non mi piace vuol dire cattivo. Dopo la fase sensoria vi \u00e8 un passaggio che rappresenta l\u2019oggetto transizionale, il protosimbolo. Quando all\u2019immagine si attribuisce un significato nasce la narrazione. Scrive Alberto Comazzi che \u201cil percorso terapeutico di uscita dal trauma corrisponde [&#8230;] alla possibilit\u00e0 di raccontare la propria storia e al trovare un ascolto empatico\u201d (23 pag. 257). Nello sviluppo del bambino le tre fasi sono attraversate in sequenza, cos\u00ec se il paziente preferisce una dimensione piuttosto che un\u2019altra, d\u00e0 all\u2019arte terapeuta indicazioni sulla sua collocazione.<br \/>\nIn genere nel setting madre\/bambino l\u2019elemento narrativo \u00e8 preponderante poich\u00e9 \u00e8 utile a riorganizzare i momenti complessi, quelli in cui si confondono le varie esigenze, della madre e del bambino ma anche del terapeuta di contenere e riorganizzare per dare un ordine in sequenza alle varie azioni. Ma sono molto importanti i momenti in cui la relazione si abbandona al sensoriale, ai materiali in quanto tali e nella cui condivisione madre e figlio rievocano la possibilit\u00e0 di un dialogo istintivo che a volte non hanno avuto la possibilit\u00e0 di vivere.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il bambino che giunge nel setting con sua madre \u00e8 emozionato, a volte preoccupato e ha due atteggiamenti corporei opposti; se sta fermo e si nasconde dietro la madre \u00e8 utile aver preparato materiali affascinanti cos\u00ec da muovere la sua curiosit\u00e0 e facilitare l\u2019inizio del lavoro. Se \u00e8 irrefrenabile sar\u00e0 importante avere previsto un setting con uno spazio ampio e morbido in cui il piccolo pu\u00f2 correre senza farsi male. Assecondare lo sfogo corporeo fa s\u00ec che lui si senta accolto per come \u00e8, e si fidi di narrare il suo dolore, allo stesso tempo dona al terapeuta l\u2019osservazione del movimento e i conseguenti spunti di riflessione. Una prima fase di espressione corporea forte \u00e8 stata alla base di tutte le sedute madre\/bambina nel caso Fratelli: Una chioccia tre pulcini. Sofia all\u2019inizio di ogni seduta rotolava e correva irrefrenabile per poi passare, nella fase artistica, alla narrazione dell\u2019assenza facendosi aiutare, da me e da sua madre, a ricalcare le impronte dei piedini su grandi fogli di carta appoggiati sul pavimento e infine uniti tra loro in percorsi nuovi.<br \/>\nEsiste sempre il pericolo che il lavoro con i bambini venga interrotto. Se si ha difficolt\u00e0 a prendere in carico la famiglia possono nascere invidie, gelosie, spaccamenti; \u00e8 necessario fare attenzione a non rompere equilibri familiari prima di riuscire a contenere. Vanno tenuti dentro sia madre che bambino cos\u00ec che lei non si senta fallita ma neanche abbia la sensazione di delegare troppo il terapeuta. Quando Nicola si \u00e8 staccato da sua madre per corrermi incontro ho temuto che non l\u2019avrei pi\u00f9 rivisto, il setting si \u00e8 impregnato del dolore di lei. Dopo aver fatto volare il piccolo in alto gli ho detto di correre dalla sua mamma. Cos\u00ec lui ha potuto ripetere molte volte il gioco degli abbracci (vedi caso <i>Spasmo affettivo: L\u2019ultimo cavallino bianco<\/i>).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Le fasi della crescita nel setting<br \/>\n<\/b><i>Adesso cresco, cresco, cresco<br \/>\n<\/i><i>(Chlo\u00e9, 4 anni) <\/i>(1 pag. 353)<\/p>\n<p>Esistono alcuni temi legati all\u2019et\u00e0 del figlio, che l\u2019arte terapeuta pu\u00f2 tenere in mente e che rendono pi\u00f9 semplice l\u2019individuazione della strada da percorrere nelle specifiche tipologie patologiche e che sono esemplificate nei seguenti paragrafi, prima di trattare della specificit\u00e0 dei casi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Io ho volato, gattonato e sono entrata dall\u2019ombelico&#8230; (Erika, 3 anni) (1 pag 155) L\u2019arte terapeuta che si trova a operare in setting madre\/bambino pu\u00f2 partire da elementi molto pratici quali l\u2019esclusione di un certo tipo di materiale, il posizionamento di aree-rifugio nel setting, la realizzazione di campi di intervento posti ai vari livelli considerando [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[],"edizioni":[3807],"autori":[2091],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3814],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2512"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2512"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2512\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4318,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2512\/revisions\/4318"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2512"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2512"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2512"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2512"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2512"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2512"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2512"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2512"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2512"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}