{"id":2516,"date":"2020-03-14T11:21:48","date_gmt":"2020-03-14T10:21:48","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2516"},"modified":"2025-09-01T12:35:53","modified_gmt":"2025-09-01T10:35:53","slug":"6-il-lutto-del-perdere-la-pancia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2516","title":{"rendered":"6.I casi"},"content":{"rendered":"<p><b>6.1 Perdita e malattia: La merla e l\u2019uovo rotto<br \/>\n<\/b><i>I figli sono per la madre ancore della sua vita.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i>(Sofocle)<\/p>\n<p>Al Centro Nascite, Vittoria subisce un aborto terapeutico della sua bambina, dovuto a una grave malattia diagnosticata al sesto mese di gravidanza. Attende questa prima figlia con gioia, fino al giorno in cui le comunicano la patologia, incompatibile con la vita. Vittoria, per sua affermazione, non \u00e8 in grado di affrontare questa cosa. \u00c8 traumatizzata dalla diagnosi, cos\u00ec la sua famiglia decide per lei.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In seguito all\u2019aborto cade in gravissima depressione, tenta il suicidio, la segue uno psichiatra ed \u00e8 posta sotto psicofarmaci. \u00c8 diabetica come sua madre e la diagnosi della bambina potrebbe derivare dalla sua patologia. Il diabete di Vittoria si \u00e8 presentato quando aveva vent\u2019anni.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La seguo per i quattro anni di tirocinio, prima nel periodo del lutto, poi quando resta nuovamente incinta, poi con la nuova figlia neonata e in seguito da sola o a volte con la figlia, la quale sviluppa a un anno di vita un gravissimo diabete infantile. Il lavoro con Vittoria appare particolarmente efficace nel periodo post traumatico, in cui al silenzio del lutto si affianca in modo discreto la terapia non verbale attraverso l\u2019arte.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>I materiali che preparo per lei sono sempre molto vari, Vittoria sceglie e lavora concentrata, con le spalle curve, parlando continuamente ma molto lentamente.<br \/>\nCon lei il setting madre\/bambino accoglie inizialmente la presenza\/assenza della figlia perduta, poi quella della figlia attesa in cui il lavoro \u00e8 volto al riconoscimento delle due distinte persone, bambina perduta e bambina che nascer\u00e0. In seguito accoglie la madre con la seconda bimba neonata nei primi mesi di allattamento, poi di nuovo da sola ma con la presenza pregnante della piccola lasciata con grande senso di colpa, poi ancora insieme alla bimba a cui \u00e8 stato diagnosticato il diabete e infine sola. Nella prima fase Vittoria lavora con i sassi che raccolgo per lei al mare, lisciati dal tempo. Il lavoro \u00e8 sempre molto ordinato, ho spesse volte la sensazione che la paziente stia a ci\u00f2 che gli altri si aspettano da lei, salvo piccole variazioni di percorso.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La svolta si ha durante una seduta in cui Vittoria lascia bianco il foglio e piange tutto il suo dolore per non aver visto il viso della bimba perduta. L\u2019assenza del volto della figlia grida nel setting attraverso l\u2019assenza dell\u2019immagine sul foglio e il colore bianco.<\/p>\n<p><strong>La merla e l\u2019uovo rotto<\/strong><i><br \/>\n<\/i>Sull\u2019albero c\u2019\u00e8 un nido. Nel nido una merla. \u00c8 rotonda la culla, soffice di piume, rametti, foglie intrecciate e perfino qualche filo di lana verde e bianca.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Cullate da quel nido tre uova e un uovo rotto.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Lei sta l\u00ec e cova le quattro uova. A volte l\u2019uovo rotto buca un po\u2019, lei fa finta di niente e sta ferma. Gli altri merli la osservano in silenzio, nessuno osa parlarne. Lei li guarda con sufficienza, non possono capire.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il suo mondo \u00e8 distante, accade dal giorno del temporale. La bufera aveva sconquassato i rami dell\u2019albero fino a farli toccare terra. Lei aveva retto, era restata aggrappata con tutte le forze al suo nido. Poi era arrivato il fulmine. Cielo spezzato dalla saetta che aveva colpito un ramo che era caduto sul nido e su di lei. Il mondo era finito.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Quando aveva riaperto gli occhi le gocce del temporale brillavano per i raggi del sole che, dal cielo terso, sfogava il suo calore impertinente. Cos\u00ec lo aveva visto. L\u2019uovo era a terra. Il suo contenuto, giallo e trasparente di vita, sparso tra l\u2019erba e le foglie fradicie. Cos\u00ec lei aveva raccolto il guscio e lo aveva posato accanto ai suoi fratellini ancora intatti. Non una lacrima, non un pigol\u00eco. Come prima si era detta, tutto sar\u00e0 come prima.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La merla cova il suo guscio rotto sognando che anche da l\u00ec esca la vita, tra poco.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u00c8 il giorno dell\u2019incanto. Tic tic tac le piccole creature nascono, una a una. Due femmine e un maschio. La merla sente nel cuore la gioia della vita e il dolore della morte, insieme duri da digerire. I piccoli bagnati scuotono le testoline e pigolano, lei vola a prendere vermi di qua e di l\u00e0 incessante la fatica e la gioia e il dolore dell\u2019assenza. I gusci bucano i pulcini e loro, con le zampette, se ne liberano. Uno a uno. Lei \u00e8 al centesimo verme, prende gocce d\u2019acqua dalla fonte e le versa nel piccolo becco dei figli. Vede con un balzo al cuore che i gusci sono caduti. Tutti, anche quelli di cui non si parla. Chiude gli occhi. I piccoli in silenzio guardano il dolore della mamma, rispettosi, lei li abbraccia con le ali. Loro sono la sua vita, ma ogni volta che un giovane merlo passer\u00e0 in volo vorr\u00e0 credere che sia proprio lui, quello dell\u2019uovo rotto.<\/p>\n<p><b>6.2<\/b> <b>Spasmo affettivo: L\u2019ultimo cavallino bianco<br \/>\n<\/b><i>I vostri figli non sono figli vostri<br \/>\n<\/i><i>Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di se stessa<br \/>\n<\/i><i>Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi.<br \/>\n<\/i>(Kahlil Gibran)<\/p>\n<p>Giuliana \u00e8 al terzo figlio e Nicola, otto mesi, sviene ogni volta che si allontana da lei. Va in apnea effettuando una sorta di piccolo suicidio nella difficolt\u00e0 di prendere distanza dalla mamma, e finisce due volte in ospedale per soffocamento. Vista l\u2019et\u00e0 rischia di non imparare a sedersi e a camminare. Scrive Cramer che \u201co studio dei disturbi di separazione dei bambini dimostra ogni volta che si tratta di un sintomo condiviso. (Madri ndr) e bambini sono legati insieme nell\u2019angoscia che la separazione si paghi con la catastrofe o la morte\u201d (12 pag. 175).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Li seguo insieme attraverso un lavoro con rotoli di carta che srotolo in forma di strade partendo dalla coppia simbiotica e su cui cammino a quattro zampe, e con palle di gommapiuma e carta da strappare sottolineando la possibilit\u00e0 di dividere e di allontanare. La madre crea immagini molto inquietanti con le matite, le tempere e i gessetti su piccoli cartoncini colorati. Il lavoro dura due mesi.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Inizialmente prendendo in carico la relazione simbiotica mi ero data lo scopo di riuscire a portare infine la madre fuori dal setting per seguire il suo bambino. In realt\u00e0 il sintomo, dopo le primissime sedute, mi appare in tutta la sua complessit\u00e0 intergenerazionale legata alla storia di lei, orfana di padre e simbiotica con la madre rimasta sola molto giovane.<br \/>\nNel corso di una delle ultime sedute io e la mamma con il suo bambino in braccio sediamo una di fronte all\u2019altra per terra, a una distanza di circa due metri. Ci unisce la via di carta su cui rotoliamo le palle colorate di gommapiuma intinte nella tempera, che definiscono graficamente i percorsi in fantastici intrecci. Il piccolo osserva il movimento colorato e accenna al sorriso. La madre ha appena disegnato due occhi terribili, lo sguardo da cui non pu\u00f2 prescindere. I segni sprecisi e violenti rispondono allo sguardo cupo di lei reale con uno sguardo grafico spaventato e rabbioso. Il bambino adesso sorride, si stacca da lei e corre abbracciandomi. Capiamo cos\u00ec che Nicola sa gi\u00e0 camminare. Il dolore intenso della madre giunge fino a me rendendo soffocato il mio respiro e la mia voce. Ci\u00f2 mi rende visibile improvvisamente in modo fin troppo concreto il sintomo di Nicola. Incoraggiato da me torna subito indietro e lei lo abbraccia, siamo molto commosse. La seduta si svolge cos\u00ec per mezz\u2019ora con il gioco degli abbracci.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Nella seduta successiva in cui viene sola, la madre mi racconta di avere sempre avvertito un rimpianto fin da quando aspettava Nicola.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il marito non desiderava altri figli, lei lo aveva convinto ma sapeva che sarebbe stato l\u2019ultimo. Era emerso un disagio della prima bambina affetta da un mutismo elettivo alla scuola materna, scomparso con la nascita di Nicola. Il figlio avuto in mezzo tra i due non aveva presentato sintomi. Era avvenuto un passaggio del testimone del sintomo dalla bimba grande al piccolo, sicuramente ultimo, figlio.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ultimo cavallino bianco<br \/>\n<\/strong>Passando su quella strada in Maremma sul crinale della collina si possono notare due cavalli bianchi, somiglianti, uno molto pi\u00f9 giovane dell\u2019altro. La cavalla anziana trotta fiera accanto al cavallino giovane e imbizzarrito, danzano una stessa danza, apparentemente non felice ma intensa.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u00c8 una cavalla vecchia la Tina, che non ha mai tradito il suo contadino. Ogni volta che Natura lo ha concesso lei gliel\u2019ha fatto capire e lui l\u2019ha portata al cavallo per l\u2019accoppiamento, il suo compagno di vita, bianco come lei.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Undici mesi e ogni volta partoriva il suo puledro che appena adulto le veniva tolto e venduto. Si era sempre stupita dei suoi figli variopinti, cos\u00ec diversi uno dall\u2019altro, col manto nero o marrone o macchiato. Ma al momento giusto li aveva lasciati andare, cos\u00ec come si deve.<br \/>\nUna mattina in cui la campagna verde ramarro spos\u00f2 l\u2019azzurro terso del cielo estivo per dare alla luce il nuovo giorno, la Tina si sent\u00ec stanca.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Pens\u00f2 forse oggi sono diventata vecchia. Natura come sempre le parl\u00f2, donandole l\u2019ultima occasione di figliare. And\u00f2 al trotto dal contadino, lui la guard\u00f2 carezzandole il grande naso i cui peli vani punzecchiavano appena e le disse Tina, adesso che sei vecchia non potrai pi\u00f9 fare la madre. Ti porto per l\u2019ultima volta al tuo cavallo e ci facciamo felici tutti con l\u2019ultima gravidanza.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Una notte in cui le nebbie del mare abbracciarono la brezza dell\u2019Amiata per dare alla luce il temporale, nacque Ariosto, bello come il sole e bianco come la sua mamma. Lei lo guard\u00f2 ma non fu stupita come le altre volte, se l\u2019aspettava che quel puledro fosse diverso da tutti gli altri e identico a lei.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Poi guard\u00f2 sospettosa l\u2019uomo che l\u2019aveva aiutata a partorire.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La Tina questa volta non fa avvicinare nessuno, \u00e8 gelosa del piccolo dicono a bassa voce in paese. Arrivato il momento della vendita si par\u00f2 davanti al suo padrone e lo guard\u00f2 per storto, lui la conosceva bene e cap\u00ec che l\u2019avrebbe ammazzato se avesse toccato l\u2019Ariosto. La Tina dicono che lo sapeva che quello era il suo ultimo figlio, cos\u00ec se l\u2019\u00e8 tenuto per s\u00e9.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u00c8 strano l\u2019Ariosto, non cerca le cavalle, \u00e8 grande ma non \u00e8 cresciuto nella testa, si comporta come un puledrino.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>E balla sul crinale della collina con la sua mamma senza allontanarsene mai, pena la morte.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>6.3<\/b> <b>Simbiosi post-traumatica: L\u2019incendio e mamma tucano<br \/>\n<\/b><i>Non esiste conforto per una madre che soffre.<br \/>\n<\/i>(Victor Hugo)<\/p>\n<p>Giuseppe ha dodici anni ed \u00e8 ricoverato a oncologia pediatrica per un osteosarcoma molto grave a una gamba. Ha sub\u00ecto un trapianto osseo ed \u00e8 sottoposto a pesanti cicli di chemioterapia, da mesi \u00e8 in ospedale e nessuno sa per quanto ne avr\u00e0 poich\u00e9 i medici non si pronunciano sulla prognosi.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il ragazzino sta in reparto con sua madre sul lettino. Li osservo e noto che sono alti uguali. I due, simbiotici e morbosi, hanno sviluppato un rapporto in cui sembra che riescano ad affrontare il trauma della diagnosi. In realt\u00e0 il rapporto simbiotico isola il bambino e lo rende aggressivo, attuando una forte regressione nell\u2019et\u00e0 in cui probabilmente avrebbe dovuto affrontare il distacco dalla madre attraverso l\u2019adolescenza. Lui gioca tutto il tempo con un videogame su un piccolo portatile e sembra non fare caso alla madre che, distesa accanto a lui, lo tocca continuamente quasi a cercare conferma della sua presenza fisica, del suo esserci ancora. Lei alterna momenti di affetto morboso ad altri di forte aggressivit\u00e0, cos\u00ec che spesse volte le carezze si trasformano in schiaffi.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il lavoro si svolge in due sedute, attraverso la narrazione di storie e pochi segni lasciati su un foglio. Mentre racconto lei si isola, sta accanto al figlio ma il suo sguardo \u00e8 perso verso qualcosa che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Giuseppe disegna con pennarelli la paura della morte, concreta e visibile, reale e che pu\u00f2 firmare per definire la sua forte presenza. Usa i pennarelli grossi e disegna svogliato, come per farmi contenta, ma mentre disegna racconta il suo sradicamento di ragazzo del sud, la nostalgia del mare e del sole. La madre sembra soffrire molto ed \u00e8 stupita della consapevolezza di suo figlio ma allo stesso tempo le sue parole la rendono pi\u00f9 vera. Al terzo incontro mi affida Giuseppe e va a prendere il caff\u00e8.<\/p>\n<p><strong>L\u2019incendio e mamma tucano<br \/>\n<\/strong>Tutto \u00e8 cambiato da quel giorno in cui la foresta ha messo i capelli rossi fiammanti e il calore s\u2019\u00e8 divorato il mondo. Mamma tucano con l\u2019ala sbruciacchiata osserva suo figlio. A lui \u00e8 andata peggio, la zampa non gli funziona pi\u00f9 come prima. Per un tucano le zampe sono tutto, chi non cammina bene ha sempre bisogno di aiuto e quando non ci sar\u00f2 pi\u00f9 io&#8230; un singhiozzo interrompe il pensiero di lei.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>L\u2019uomo s\u2019era accampato vicino alla foresta e cucinava le sue prede. Un giorno caldo la scintilla aveva dato il via alle fiamme infinite che erano corse verso il nido. Lei, il suo compagno e il piccolo si erano salvati&#8230; ma tutto \u00e8 cambiato. Adesso con la sua ala annerita lei ha perso il suo fascino, ovvero, ne \u00e8 talmente convinta che tutti la vedono invecchiata. Il piccolo con la zampa strana addolora suo padre che per questo sta in distanza, pur amandolo infinitamente.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il cucciolo e la sua mamma stanno sempre vicini ma sono infelici. Non \u00e8 solo il dolore del cambiamento, c\u2019\u00e8 dell\u2019altro. Hanno perso le speranze di farcela e nello stare insieme non sentono pi\u00f9 la lieve nostalgia di quando non sar\u00e0 cos\u00ec. Perennemente uniti vivranno, pieni di rabbia e di amore a litigare tutto il tempo per come \u00e8 meglio sedersi o sbocconcellare la noce di cocco.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Un giorno passa di l\u00ec il gabbiano. S\u2019\u00e8 perduto ma vola sereno, le grandi ali lo riporteranno presto sulla giusta via. Il cucciolo \u00e8 affascinato, lui con quel becco enorme non riuscir\u00e0 mai a volare cos\u00ec alto. Il gabbiano vuole ospitalit\u00e0 per la notte, il piccolo gli chiede di narrare i suoi viaggi. Cos\u00ec lui racconta e inventa mille avventure vissute e non, poi insieme, abbracciati, si addormentano.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Mamma tucano veglia serena. \u00c8 la prima volta dal giorno dell\u2019incendio che si allontana dal figlio e si accorge che l\u2019ala ferita ha iniziato a rimettere piccole piume variopinte e morbide. Si specchia nella goccia di rugiada e il suo muso risponde ai desideri con un sorriso. Guarda il piccolo con sollievo, improvvisamente tutto \u00e8 chiaro come l\u2019alba africana: lui un giorno dovr\u00e0 fare la sua vita, al di l\u00e0 dell\u2019incendio, oltre la morte, con gli amici e i compagni di viaggio che di giorno in giorno conoscer\u00e0 in giro per il mondo, anche se un po\u2019 zoppo.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il tempo si ferma d\u2019incanto, lei si gira e vede il suo compagno che la osserva stupito, con amore. Da sempre si capiscono al primo sguardo cos\u00ec vanno l\u2019uno incontro all\u2019altra, poi si allontanano felici e innamorati come se niente di terribile mai fosse accaduto.<\/p>\n<p><b>6.4<\/b> <b>Aggressivit\u00e0 nel rapporto e compulsivit\u00e0: L\u2019iguana arrabbiata<br \/>\n<\/b><i>Una madre non pu\u00f2 che nuocere ai suoi figli<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i><i>se fa di loro l\u2019unico scopo della sua vita.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i>(William Somerset Maugham)<\/p>\n<p>Roberta \u00e8 psicotica, bulimica, affetta da shopping compulsivo ed \u00e8 violenta con il suo bambino di tre anni. La seguono i servizi territoriali insieme al marito con una terapia di coppia ed \u00e8 stata ricoverata pi\u00f9 volte in psichiatria.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>L\u2019invio presso il Centro Nascite riguarda lei sola, il figlio non viene nel setting ma \u00e8 fortemente l\u00ec, tanto che sento la sua presenza fisica in modo pregnante.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Roberta riempie la stanza con il fiume di parole e la potenza fisica che corrispondono esattamente, nella misura e nella forma, al suo forte dolore interno. Ci\u00f2 che narra \u00e8 spesse volte frutto del desiderio che la opprime sui fatti della vita che lei stessa non sa se essere reali o immaginati. Sento di doverle dare pochi materiali, cos\u00ec da contenere, almeno l\u00ec nel setting arte terapeutico, la quantit\u00e0 dirompente di tutte le cose troppo grandi dentro e fuori di lei. Durante il lavoro parla continuamente del suo bambino e afferma di desiderarne un altro e a volte di aspettarne un altro, si figura di avere effettuato una fecondazione assistita mai avvenuta e tutto questo la opprime come presenza nella mente e assenza nel concreto.<br \/>\nOgni tanto si mette a piangere violentemente e racconta i momenti di scambio violento che ha con il suo bambino. La narrazione prosegue a volte con brevi ricordi della propria infanzia e della madre che la insegue tirandola per i capelli, definendo il terrore del ricordo di quei momenti. In alcune sedute racconta l\u2019ossessione per il numero tre che le fa ripetere la stessa cosa, mangiare tre gelati, forare tre biglietti dell\u2019autobus, comprare tre paia di pantaloni fino a finire tutti i soldi ed essere presa dal terrore di non poter pi\u00f9 vivere.<br \/>\nDurante una delle ultime sedute Roberta pu\u00f2 finalmente disegnare l\u2019imbuto che rappresenta la sua persona, da riempire continuamente e sempre vuota. La bocca dell\u2019imbuto sembra per\u00f2 un coperchio in grado di interrompere il circolo vizioso della sua compulsivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>L\u2019iguana arrabbiata<br \/>\n<\/strong>L\u2019iguana ce l\u2019ha col mondo. Non sa perch\u00e9, dev\u2019esser nata cos\u00ec. Ma se sta ferma per un attimo allora ricorda quando la sua mamma la tirava rabbiosa per la coda e suo padre fingeva di non vedere, cos\u00ec capisce che forse avrebbe potuto essere meglio di cos\u00ec se fosse nata altrove. \u00c8 tanto arrabbiata che si sfoga col mangiare, ingoia qualsiasi cosa le passi davanti, ogni frutto marcio che cade, ruba il cibo alle altre iguane e loro non la possono sopportare.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ha sempre desiderato d\u2019esser diversa dai suoi genitori, cos\u00ec quando ha avuto il suo piccolo lo ha guardato con amore. Ma subito dopo gi\u00e0 non ce la faceva pi\u00f9 ed era arrabbiata con lui perch\u00e9 prendeva spazio sulla sabbia, catturava raggi di sole che erano suoi e mangiava cose che quindi lei non poteva ingurgitare.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ossessiva in tutto, doveva sempre fare dieci volte ogni cosa ed era scomodissimo. Se andava a bagnarsi al fiume poi doveva tuffarsi altre nove volte e alla fine prendeva il raffreddore. Se mangiava una blatta cornuta le toccava cercarne altre nove e si sa che nel deserto trovar blatte non \u00e8 mica tanto facile. Le sembrava di essere sempre vuota e si riempiva di tutto quello che poteva.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Un giorno, intenta a divorar papaya una dopo l\u2019altra, non s\u2019accorse dell\u2019arrivo del cobra. Suo figlio rimase talmente stupito di vedere quella bestia cos\u00ec lunga e tutta annodata che rimase immobile e lui gli si arrotol\u00f2 intorno compiaciuto. Il piccolo sentendosi abbracciato come mai era accaduto gli sorrise, cos\u00ec il cobra decise di far merenda da un\u2019altra parte e, lentamente, si srotol\u00f2.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In quel preciso momento la mamma vide improvvisamente i due e rest\u00f2 impietrita dalla paura. Aveva appena iniziato a rotolarsi nella melma del fiume e lo aveva fatto una volta sola, cos\u00ec lo avrebbe dovuto fare altre nove volte. Tutta la vita le pass\u00f2 davanti&#8230; Cos\u2019era questa storia delle dieci volte? Doveva forse dimostrare qualcosa a qualcuno? O ritrovare il tempo perduto nella sua testa ansiosa? Poi pens\u00f2 cosa sarebbe successo se suo figlio non ci fosse stato pi\u00f9. Corse verso di lui, il serpente se n\u2019era andato ma lei, ancora terrorizzata, lo abbracci\u00f2 per la prima volta. Lui sorrise e le don\u00f2 una piccola foglia di cactus. Lei la prese e l\u2019odor\u00f2. Si accorse che mai aveva odorato il cactus e sent\u00ec sapore di casa e profumo di vita. Vide una zanzara e se la mangi\u00f2, poi si gratt\u00f2 un orecchio con la zampa posteriore. Il piccolo la guardava stupito, poi anche lei se ne accorse: non doveva pi\u00f9 fare le cose dieci volte. La paura l\u2019aveva guarita come la paura, tanti anni prima, l\u2019aveva fatta ammalare.<\/p>\n<p><b>6.5 Fratelli: Una chioccia, tre pulcini<br \/>\n<\/b><i>La madre \u00e8 orgogliosa del figlio che \u00e8 salito in alto,<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i><i>ma darebbe la vita per l\u2019altro: per il figlio senza fortuna.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i>(Libero Bovio)<\/p>\n<p>Stefania ha una bellissima bambina, aspetta il secondo figlio, Tommaso, ma ha un distacco di placenta non diagnosticato nei primi mesi di gravidanza. Il bambino nasce prematuro e muore dopo due giorni. La sorellina cambia carattere, \u00e8 arrabbiata e la madre \u00e8 depressa, il loro rapporto diviene insostenibile e complesso. Seguo le due insieme, poi la madre da sola e in seguito la piccola da sola, durante la terza gravidanza e poi con la nuova sorellina.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il lavoro risulta particolarmente efficace nei primi mesi, in cui il contenimento del dolore e della rabbia si esprime attraverso l\u2019uso dei materiali e la cooperazione della mamma e della figlia insieme alla terapeuta che lavora con loro e che ha spesse volte la sensazione di ricreare un cerchio tra donne, come quando in passato si lavorava all\u2019uncinetto o al ricamo.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Spesso la violenza emerge nel rapporto tra le due che fisicamente si scontrano nel setting, trasformando la terapeuta in una sorta di arbitro. A un aspetto esteriore delle due esteticamente molto accurato corrisponde un substrato di assenza di accudimento, una nota depressiva che emerge nella mancanza di accuratezza di certi particolari, calzini bucati, unghie molto lunghe.<br \/>\nLa bimba all\u2019inizio di ogni seduta corre sversata nel setting, poi attratta dai materiali ritrova la sua calma e racconta la sua vita.<br \/>\nI temi della casa, del percorso e del ritratto si ripresentano periodicamente in modi diversificati, come a cercare di trovare una nuova definizione di s\u00e9 e del proprio percorso al di l\u00e0 dell\u2019evento traumatico e che vada oltre ci\u00f2 che convenzionalmente ci si aspetta, soprattutto dalla bambina ma anche dalla madre. Durante una delle ultime sedute della terapia, interrotta dalla madre improvvisamente e senza preavviso, la bimba uscendo dal setting dona alla terapeuta un piccolo anello di scotch giallo a fiorellini rossi cos\u00ec che lei lo possa sempre portare con s\u00e9.<\/p>\n<p><strong>Una chioccia, tre pulcini<br \/>\n<\/strong>La chioccia ha fatto tre uova ma questa volta vanno covate e gli uomini non le possono mangiare perch\u00e9 lei se lo sente che sono figlie del suo galletto nero. Uno bianco, uno rosa, uno giallo, la gallina \u00e8 molto fiera della covata, ben tre uova tutte diverse. Nasce il primo pulcino. \u00c8 una femmina, gialla come il sole e piena di vita. \u00c8 tutta bagnata e sottile ma il sole l\u2019asciuga presto e diventa tonda come una pallina morbida. Mi somiglia, dice la chioccia vantandosi con le altre. Dopo due giorni si schiude il secondo uovo. Il pulcino non pigola. Lei cerca di non vederlo ma l\u2019istinto \u00e8 pi\u00f9 forte del pensiero e non pu\u00f2 resistere. La madre lo guarda per un attimo e il piccolo entra prepotentemente nel suo cuore anche se lei non lo vorrebbe mai. Il pulcino \u00e8 come se non potesse asciugarsi al sole, le piume restano tutte ammazzettate, prova a vivere ma respira a stento per due giorni, poi muore.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La chioccia adesso non vede pi\u00f9 le cose come prima. La piccola pulcina gialla sembra un po\u2019 pi\u00f9 brutta e a volte si scorda perfino di pulirle la testolina e le zampette. Lei la segue ma la madre \u00e8 infastidita. Non si riconoscono, eppure sono sempre le stesse. Ogni tanto si danno una beccata a vicenda, sanno che non potranno mai fare a meno l\u2019una dell\u2019altra e questo le riempie di rabbia. Il pulcino maschio non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, e questo \u00e8 accaduto ormai. Madre e figlia guardano il terzo uovo e sognano un giovane galletto che corre e zampetta e canta la sua sveglia alle quattro del mattino cos\u00ec come dev\u2019essere. <span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Nasce il terzo pulcino. \u00c8 una femmina. Mamma e figlia la guardano senza felicit\u00e0. La amano di un amore immenso ma sanno di aver perduto per sempre quella pienezza della vita com\u2019era quando per la prima volta si sono incontrate.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La piccola \u00e8 gioiosa e vivace e si mette in pericolo continuamente cos\u00ec la chioccia ha tanto da fare. E le giornate scorrono stratificando le nebbie amorose e inconcludenti della nostalgia.<\/p>\n<p><b>6.6 Maternit\u00e0 e rinuncia di una parte di s\u00e9: L\u2019altra faccia della sogliola<br \/>\n<\/b><i>Una madre \u00e8 contenta di essere niente altro che una madre.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i>(Elias Canetti)<\/p>\n<p>Simona, sette anni, \u00e8 in day hospital a Neuropsichiatria Infantile per i molteplici disturbi che fin dalla nascita, parole della nonna, la perseguitano. La bambina \u00e8 sottoposta, durante la mattinata, a test di ogni genere che la spossano.<br \/>\nLa nonna prende in mano la situazione da subito, \u00e8 la protagonista del laboratorio aperto, lavora con alcuni bambini e una ragazza anoressica raccontando la sua terribile storia di madre felice distrutta dalla nascita della nipote, figlia della sua unica, bellissima, intelligentissima figlia. Ho la sensazione che il laboratorio sia molto utile proprio a lei.<br \/>\nLa figlia si affaccia al setting pi\u00f9 volte, osservando in silenzio, eterea. La bambina invece si rapporta fortemente alla nonna, a me e ai materiali.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La nonna effettua un collage in cui si ritrae giovane e bella con un grande cappello a fiori rosa, poi piangendo ammette di non farcela pi\u00f9 e di avere fatto un errore a portare via la bambina a sua figlia perch\u00e9 forse ce l\u2019avrebbe fatta meglio di lei.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Durante l\u2019unica seduta in cui incontro le tre donne, una specie di teatro mi mostra la realt\u00e0 patologica intergenerazionale di questa piramide in cui la nonna decide di prendersi la nipote togliendola alla figlia per non farla soffrire. La bimba disegna continuamente animali, con segni forti e sversati e con macchie che sottolineano le sue difficolt\u00e0 di movimento e di espressione.<\/p>\n<p>L\u2019altra faccia della sogliola<i><br \/>\n<\/i>La sogliola non aveva mai reagito alla sua situazione. Le era parsa l\u2019unica fattibile ed era stata a quello che la vita le aveva dato. Si accontentava di farsi dondolare dalle onde la cui eco lontana giungeva fin gi\u00f9 nel fondo del mare, e di farsi solleticare dalla sabbia su quel volto buio che nessuno mai aveva visto. S\u00ec perch\u00e9 lei, come tutte le sogliole, aveva una faccia di quelle che non si possono mostrare. Aveva adeguato il suo corpo alla situazione in cui era vissuta e le era parso di non desiderare niente di pi\u00f9.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Tutto era stato cos\u00ec fino a quando era nata quella strana figlia. Non era come le altre sogliole e lei se n\u2019era accorta subito. Con il suo compagno erano restati fermi immobili nel vedere la soglioletta neonata che si muoveva in tutte le direzioni andando in qua e in l\u00e0 disordinatamente, senza una m\u00e8ta. Subito dopo, la sua grande mamma sogliola, nonna della strana piccola, aveva preso in mano la situazione. Tu non ce la puoi fare con questa figlia le aveva detto e lei era filata via liscia liscia come aveva sempre fatto, lasciando campo libero a chi era pi\u00f9 forte di lei.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Poi la piccola era cresciuta. La nonna, stanca e invecchiata, si era accorta di aver fatto il passo pi\u00f9 lungo della pinna. Cos\u00ec la madre era tornata a guardare la figlia che si divincolava nell\u2019acqua creando una gran confusione tra le sogliole che monotonamente, da milioni di anni, avevano vissuto sempre nello stesso modo. La mamma l\u2019aveva carezzata piano sulla minuscola pancia e la giovane sogliola si era un attimo calmata per poi riprendere a divincolarsi e a comportarsi in modo strano.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il grande sogliolo, mago antico della comunit\u00e0, aveva decretato che quella soglioletta sarebbe stata sempre cos\u00ec, senza speranze \u2013 aveva ripetuto pi\u00f9 volte facendo molte bolle imbarazzato.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La mamma sfior\u00f2 per istinto la sua piccola, si rese conto di desiderare molto abbracciarla, e cos\u00ec fece. Lei si calm\u00f2 ancora una volta, poi ricominci\u00f2 irrefrenabile la sua corsa matta a rendere limacciosa l\u2019acqua limpida dell\u2019atollo. La mamma si sent\u00ec strana. Un fremere dall\u2019interno si impossess\u00f2 di lei e si rese conto che forse, un poco, quella figlia le somigliava. Era solo che la parte somigliante lei non l\u2019aveva mai voluta vedere. Istintivamente diede un forte colpo di pinna, fece tre salti mortali e si appoggi\u00f2 al fondo sulla sua parte visibile. Sent\u00ec la sabbia entrare negli occhi e nella bocca ma accadde anche qualcosa di incredibile: la sua parte nascosta si rivel\u00f2 estremamente creativa, colorata, luccicante e fantasiosa tanto che tutte le sogliole dei dintorni accorsero per vederla.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La figlia, stupita, la osservava. Era calma per la prima volta nella sua vita ma anche lei sent\u00ec un fremito irresistibile, diede un colpo di pinna e si rovesci\u00f2, mostrando la sua parte nascosta, identica a quella della madre anche se molto pi\u00f9 piccola.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Nessuno sa cosa accadde subito dopo n\u00e9 come fu che madre e figlia siano sopravvissute a un\u2019azione cos\u00ec contro natura, fatto sta che le due spesso si vedono insieme passare sul fondo del mare, vicine ma non troppo, andare dello stesso passo inusuale e variopinto.<\/p>\n<p><b>6.7 Maternit\u00e0 come rinascita: La gatta piccola dalla grande pancia<br \/>\n<\/b><i>Nessuno stato \u00e8 cos\u00ec simile alla pazzia da un lato, e al divino dall\u2019altro quanto l\u2019essere incinta.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i><i>La madre \u00e8 raddoppiata, poi divisa a met\u00e0 e mai pi\u00f9 sar\u00e0 intera.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i>(Erica Jong)<\/p>\n<p>Centro Nascite. A Lucia, poco pi\u00f9 di una bimba, viene chiesto di dare in adozione la figlia che aspetta. \u00c8 troppo piccola, troppo sola e immatura e la sua storia molto pesante. Non ha mai conosciuto sua madre ed \u00e8 cresciuta con i nonni, persone molto problematiche. \u00c8 scappata con un ragazzo di un\u2019etnia diversa dalla sua, ha rubato ed \u00e8 rimasta incinta.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>All\u2019arte terapeuta in tirocinio viene chiesto, in tre sedute, di accertare la sua volont\u00e0 che non \u00e8 chiara n\u00e9 agli psicologi n\u00e9 ai servizi sociali.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La ragazzina e la sua pancia popolano il setting in modo intenso, con vera sete di narrazione. Materiali da bambina, soprattutto pennarelli con cui lei, disegnando ritratti di famiglia, elabora il lutto di essere stata lasciata dalla madre ancora piccolissima.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Nei ritratti che sembrano fatti a scuola, presenta come in una parata i parenti veri e immaginati, gli animali e ritrae se stessa con la pancia e a volte con la sua bambina in braccio.<br \/>\nLa svolta avviene nel corso della seduta in cui Lucia, alla richiesta di rappresentare con pochi segni la sua maternit\u00e0, crea un abbraccio con un cuore in mezzo. Il disegno, semplice e intenso, mostra tutta la forza della gravidanza come possibilit\u00e0 di riemergere dal tunnel dell\u2019assenza. La bimba che aspetta ha lo stesso nome della madre che l\u2019ha lasciata e che lei non ha mai conosciuto.<\/p>\n<p><strong>La gatta piccola dalla grande pancia<br \/>\n<\/strong>La gatta piccola dalla grande pancia cammina fiera nel cortile. \u00c8 l\u2019ultima arrivata e i gatti della colonia la guatano severi come a dire Questa cosa vuole? Non \u00e8 per cattiveria ma la gattara del Comune porta cibo giusto giusto per i 23 gatti della colonia e quando uno nuovo si avvicina tutti temono di mangiare un po\u2019 meno. Ma la gatta piccola dalla grande pancia non ha paura di niente. Eppure pare cos\u00ec fragile, esile sulle sue zampette di cristallo. \u00c8 molto bella, beige con occhi verdelago di montagna e il naso rosa cipria, una d\u2019altri tempi insomma.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u00c8 molto giovane eppure la sua storia \u00e8 gi\u00e0 cos\u00ec pesante&#8230; Non ricorda come ma si \u00e8 trovata sola piccolissima in un cespuglio del parco della citt\u00e0. C\u2019era la potatura degli alberi e i tronchi cadevano con sordo frastuono, uno alla volta. Lei, rifugiata sotto un sasso, si era salvata. La sua mamma non l\u2019aveva mai conosciuta, si era sempre occupato di lei un vecchio gatto mezzo cieco che chiamava nonno. Era tutto spelacchiato e non si avvicinava pi\u00f9 di mezzo metro ma l\u2019aveva nutrita e difesa dagli assalti di altri gatti. Lei per\u00f2 aveva sempre sofferto tanto il freddo.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Un giorno le si era avvicinato un gatto siamese. Tutti i gatti tenevano una distanza di sicurezza dai siamesi che si dice che rubano e che sono strambi e che non si sa da quale strano paese possano venire. E poi a volte sono senza coda e hanno gli occhi azzurri tutti storti. Ma lui era bellissimo. Sottile, alto con un gran testone cos\u00ec come i gatti maschi fascinosi devono avere, si era avvicinato a lei con destrezza e l\u2019aveva guardata col suo sguardo da mezzosangue che le aveva fatto battere forte il cuore. Cos\u00ec, a dispetto del nonno e degli altri gatti del parco, se n\u2019era scappata col siamese chiss\u00e0 dove ed era tornata con una grande pancia.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Le vecchie gatte l\u2019avevano avvisata che si trattava di roba da grandi e che di l\u00ec a poco non sarebbe pi\u00f9 stata una figlia per diventare una mamma. Ma lei, che figlia non si era mai sentita, era rimasta cos\u00ec scombussolata da questi discorsi che se n\u2019era andata.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Aveva camminato a lungo nel bosco del parco, attraversato pericolosamente ben tre viali rumorosissimi con degli strani bestioni con le ruote che muggivano forte al suo passaggio, poi aveva visto il cortile. L\u00ec aveva pensato di poter mettere su casa. Non sapeva come ma le pareva di essere gi\u00e0 stata in quel posto, tanto tempo prima. Pens\u00f2 che la sua pancia contenesse una gatta femmina e le diede nome Nina. Sent\u00ec la forza selvaggia del cambiamento nascere dolorosamente dentro di lei, cos\u00ec cerc\u00f2 un posto nascosto e partor\u00ec. Nina era bella come il sole, occhi azzurri come il padre, naso rosa cipria e un fascino particolare. Ma soprattutto era precisa a sua nonna, la madre che la gatta piccola dalla grande pancia non aveva mai conosciuto e che portava, come per magia, lo stesso nome. E che abitava all\u2019ultimo piano del palazzo che affacciava proprio su quel cortile. Ma lei non l\u2019ha mai saputo.<\/p>\n<p><b>6.8 Disturbo alimentare e del sonno: Il barbagianni che non sapeva dormire<br \/>\n<\/b><i>Un figlio deve abitare la nostra casa come un estraneo avventuroso e felice.<br \/>\n<\/i>(Pietro Citati)<\/p>\n<p>Lucilla \u00e8 una delle ragazze anoressiche che frequentano assiduamente il laboratorio aperto tematico di arte terapia presso Neuropsichiatria Infantile. Realizza <i>collages<\/i> componendo immagini artistiche con piccoli interventi di tempera o grafite. Il modo accurato corrisponde a certe caratteristiche del suo corpo, le unghie dipinte, i capelli lisci raccolti perfettamente da un semplice elastico, le spalle diritte. Durante una seduta fondamentale lavoriamo a fianco senza guardarci per circa un\u2019ora e lei mi racconta intensamente ci\u00f2 che prova nel guardarsi allo specchio. In quella seduta restiamo spesso sole nel setting, come se le persone capissero di essere capitate in un momento particolare.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La volta successiva \u00e8 presente in reparto sua madre. Il tema, scaturito dalla seduta precedente, \u00e8 l\u2019autoritratto.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La mamma, bella quanto lei, partecipa silenziosamente con lo sguardo, senza toccare niente, mentre la figlia effettua il suo lavoro usando i gessetti, senza sporcarsi. \u00c8 un fondale marino. L\u2019autoritratto mostra la potenza del silenzio nella patologia, della fissit\u00e0 del tema e del movimento ritmico e obbligato delle terapie. Durante la seduta, mentre la ragazza termina il suo lavoro, la madre sfiora il suo corpo inesistente con una sorta di compiacimento che mostra in tutta la sua terrifica realt\u00e0 la sofferenza intergenerazionale presente nel loro legame.<\/p>\n<p><strong>Il barbagianni che non sapeva dormire<br \/>\n<\/strong>Tutti i barbagianni dormono. Cos\u00ec quando il suo babbo si era accorto che lui non era come gli altri si era preoccupato ma non aveva detto niente poich\u00e9 in segreto, nella luce piena del giorno, i suoi occhi erano sempre stati stranamente spalancati come non si addice a un buon barbagianni.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ma che il suo piccolo non dormisse no, non andava bene. Lui senza vergogna mostrava a tutti la sua stranezza e suo padre questo non lo sopportava. Si chiedeva spesso se fosse pi\u00f9 l\u2019imbarazzo a farlo soffrire o la preoccupazione per la salute di suo figlio. Poi, confuso e vergognoso dei propri pensieri, tornava sul ramo a gestirsi l\u2019insonnia in silenzio.<br \/>\nIl piccolo barbagianni aveva un carattere particolare. Da sempre affascinato dai colori, con il becco faceva strane composizioni di foglie che raffiguravano topolini e coniglietti, cos\u00ec si saziava della propria creativit\u00e0 e non doveva procurarsi il cibo. Era magro e stanchissimo. Il padre, deluso, sognava un figlio che lo rendesse fiero, gran cacciatore notturno, mangiatore forte e alto. Ma c\u2019era una parte di lui che era felice, in fondo la somiglianza di suo figlio dava spazio a quel suo lato un po\u2019 strano che mai aveva accettato.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Un giorno arriv\u00f2 in zona un maschio di sula dai piedi blu. Era molto bello e il piccolo barbagianni, estasiato dal colore dei suoi piedi, si avvicin\u00f2 e gli mostr\u00f2 come sapeva fare le sue composizioni di foglie. Il maschio di sula rimase stupito e afferm\u00f2 che mai nella sua vita aveva incontrato un barbagianni cos\u00ec bravo nel comporre immagini di foglie. Aveva girato tutto il mondo, sapeva i segreti degli uccelli notturni e diurni ma una cosa cos\u00ec non l\u2019aveva mai vista.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La sula lasci\u00f2 che il piccolo terminasse la sua opera, poi chiam\u00f2 gli animali del bosco affinch\u00e9 ammirassero quelle composizioni cos\u00ec particolari. Il topolino giunse trafelato e si riconobbe nei ritratti che il piccolo gli aveva fatto, poi scapp\u00f2 perch\u00e9 chiss\u00e0 se il barbagianni aveva fame. Gli uccelli variopinti accorsero e festeggiarono il giovane compositore che per l\u2019occasione mostr\u00f2 anche quanto fosse abile nell\u2019arte del fischio. Scrosciarono gli applausi e un rumore assordante spavent\u00f2 perfino i cacciatori che fuggirono dal bosco chiss\u00e0 dove.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il padre osservava in silenzio, da lontano. Forse poteva essere fiero di suo figlio, ma in un modo che mai aveva previsto. Era turbato che uno straniero, per giunta con i piedi blu, gli avesse mostrato con grande chiarezza le sue qualit\u00e0, ma prevalse la gioia. Scese dal ramo e spalancando gli occhi insonni disse a voce altissima Io non dormo tutto il giorno da anni, poi sereno sal\u00ec sul suo ramo e si addorment\u00f2. Il piccolo lo segu\u00ec e si accoccol\u00f2 accanto a suo padre che mai era stato cos\u00ec morbido. Si abbracciarono e fecero una bella dormita illuminati dal sole cocente del ferragosto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>6.1 Perdita e malattia: La merla e l\u2019uovo rotto I figli sono per la madre ancore della sua vita. 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