{"id":2539,"date":"2020-03-24T13:02:48","date_gmt":"2020-03-24T12:02:48","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2539"},"modified":"2025-09-08T10:50:57","modified_gmt":"2025-09-08T08:50:57","slug":"teatri-possibili-lo-spettatore-inatteso-il-laboratorio-di-educazione-alla-visione-la-quinta-parete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2539","title":{"rendered":"Lo spettatore inatteso. Il laboratorio di educazione alla visione \u201cLa Quinta Parete\u201d"},"content":{"rendered":"<p><b>Se il paradosso parte dal palco<br \/>\n<\/b>Che cosa significa per una persona disabile andare a vedere uno spettacolo? Quello che significa \u2013 sarebbe corretto e ovvio rispondere \u2013 per uno spettatore qualsiasi&#8230; Un\u2019occasione festiva d\u2019incontro, un momento di divertimento e di riflessione, un\u2019esperienza estetica, il tempo di una relazione unica e irripetibile con l\u2019attore e via dicendo.<br \/>\nEppure non \u00e8 cos\u00ec, non solo perch\u00e9 la maggior parte dei teatri presentano ancora grossi problemi in termini di barriere architettoniche e di accessibilit\u00e0, ma anche e soprattutto perch\u00e9 lo spettatore disabile a teatro semplicemente non c\u2019\u00e8. Se lo troviamo, il pi\u00f9 delle volte accade sul palco, protagonista in realt\u00e0 di percorsi laboratoriali dagli esiti spettacolari obbligati, all\u2019interno di un processo artistico dalle finalit\u00e0 prevalentemente ludiche e terapeutiche. Tutto questo andrebbe benissimo se, paradossalmente, non ci ponesse subito di fronte alla messa in mostra di un\u2019eccezionalit\u00e0 intrinseca che porta con s\u00e9 un altrettanto spontaneo e dibattuto problema di ruoli.<br \/>\nIl pericolo principale sotteso a questa dinamica \u00e8 la ben nota politica della piet\u00e0, basata secondo la definizione di Hannah Arendt, sulla distinzione tra esseri umani che soffrono ed esseri umani che non soffrono, in cui emerge l\u2019insistenza di sguardo dei secondi sulla sofferenza dei primi, la svalutazione del processo artistico a favore di quello psicologico, la macabra curiosit\u00e0 nei confronti del \u201cmostro\u201d. A ci\u00f2 si aggiunge l\u2019autoreferenzialit\u00e0 di una platea composta unicamente da famigliari, operatori del settore educativo, teatranti, in cui il \u201cfuori\u201d non \u00e8 mai veramente chiamato ad accettare e riconoscere l\u2019attivit\u00e0 appresa. Fenomeni e rischi, questi, propri di tutto il cosiddetto teatro sociale, che si estendono dal mondo dell\u2019immigrazione a quello del carcere.<br \/>\nIn questo modo lo sguardo dell\u2019altro, ci\u00f2 che tautologicamente \u00e8 racchiuso quale essenza stessa della parola \u201cteatro\u201d (letteralmente \u201cil luogo dello sguardo\u201d) viene a mancare in tali contesti dei suoi termini di sfida. Come afferma Salvo Pitruzzella: \u201cLo sguardo dell\u2019altro pu\u00f2 essere fonte di autorizzazione, ma anche negarla: \u2018L\u2019inferno sono gli altri\u2019, sosteneva Jean-Paul Sartre. Quello che il regista chiede \u00e8 di porsi di fronte a questa contraddizione, e trascenderla con uno sforzo eroico, o con un atto disperato\u201d (cfr. S. Pitruzzella, L\u2019importanza dello sguardo dell\u2019altro, in \u201c Catarsi teatri delle diversit\u00e0\u201d, 24, dicembre 2002, p.17). Atto che ponga in luce il conflitto, le contraddizioni e gli scontri dei ruoli e della visione. Ma se provassimo allora a fare davvero uno sforzo eroico, a scendere un gradino pi\u00f9 in basso e a ribaltare i ruoli a partire dalle nostre stesse posizioni? Ci accorgeremmo che si pu\u00f2 parlare di integrazione dal palco come dalla platea, dalla parte dell\u2019attore e da quella dello spettatore, dall\u2019eccezione alla regola e dalla regola all\u2019eccezione.<\/p>\n<p><b>Entrare, accedere, conoscere<br \/>\n<\/b>Entrare a teatro, una volta superata la rampa, aver ricevuto l\u2019accoglienza delle maschere, essersi fatti strada tra gli altri spettatori nel foyer, aver riconosciuto e raggiunto il proprio posto nelle prime file presso i corridoi e le uscite di sicurezza, \u00e8 tutto sommato per una persona disabile un fatto semplice se siamo disposti ad accettarne la logica della lentezza. Accedere invece \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 impegnativo, che implica uno sforzo e un\u2019attenzione speciali. Se infatti l\u2019entrata non \u00e8 che un\u2019azione meccanica e ordinaria, l\u2019accesso implica un\u2019azione creativa ed extra ordinaria, dove la qualit\u00e0 dell\u2019incontro con l\u2019evento coincide con la qualit\u00e0 stessa della sua percezione. In una parola, non si accede senza conoscere.<br \/>\nAl di l\u00e0 di offrirci uno spunto per continuare a ripensare la parola \u201caccessibilit\u00e0\u201d, c\u2019\u00e8 ora da chiedersi che cosa un tale assunto pu\u00f2 indicare di fronte alla visione di uno spettacolo teatrale e pi\u00f9 in generale di fronte alla creazione artistica. Si potrebbe rispondere, per cominciare, che per lo spettatore disabile e non la fruizione passa sempre attraverso l\u2019esperienza e la frequenza di un linguaggio. Sembra scontato ma non lo \u00e8. Pensiamo alle numerose volte in cui certi gruppi di tempo libero, case famiglia e cooperative letteralmente parcheggiano nello spazio-teatro i propri utenti, proponendo loro spettacoli di scarsa qualit\u00e0\u2026 Spettacoli amatoriali, dialettali o prettamente legati alle formule dell\u2019infanzia si susseguono per ore di fronte ai consumatori perplessi o passivi, mentre i promotori delle uscite o sono altrove o a malapena conoscono i titoli delle opere. Andare a vedere una performance, andare al bar, al cinema o a mangiare una pizza \u00e8 la stessa cosa. In questo modo, \u00e8 indubbio, allo spettatore resta in mano ben poco, pronto a entrare a teatro con la completa certezza di uscirne tale e quale. Se una volta fuori dallo spazio scenico poi, non sentiremo in noi alcun accenno di cambiamento, potremo proprio star sicuri di aver perso del tempo o, ancora peggio, di esserci terribilmente annoiati.<\/p>\n<p>\u201cNon potremmo ammirare la leggerezza del linguaggio se non sapessimo ammirare anche il linguaggio dotato di peso\u201d diceva Italo Calvino (cfr. I. Calvino, Lezioni americane, Milano, Mondadori, 2002, p. 19).<\/p>\n<p>Qualit\u00e0 e consapevolezza sono due passaggi importanti, due elementi costitutivi dell\u2019arte stessa e dello sguardo dello spettatore, che in quest\u2019ottica dovr\u00e0 saper fare delle scelte che varranno la pena solo se in grado di suggerire rivoluzioni e cambi di prospettiva. \u00c8 chiaro che la consapevolezza si acquisisce nel tempo e che l\u2019esperienza, quando limitata da un\u2019autonomia parziale, deve essere, almeno inizialmente, indirizzata e mediata. Il discorso quindi vale, a nostro parere, anche per gli operatori e gli accompagnatori normodotati del settore assistenziale e educativo, che dovrebbero provare a confrontarsi sulle proprie offerte in sinergia con figure e professionalit\u00e0 specifiche dell\u2019ambiente artistico.<br \/>\nCominciare ad ammirare o semplicemente a partecipare alle caratteristiche e ai contenuti di un linguaggio, tuttavia, non significa diventare improvvisamente spettatori critici capaci di maneggiare codici eleganti e complessi, sarebbe un tentativo inutile sia per chi presenta deficit cognitivi importanti sia per chi ha come obiettivo di fondo la mediazione.<br \/>\nQuello che \u00e8 interessante nell\u2019atto teatrale \u00e8 piuttosto l\u2019incontro in presenza e la sua connaturata capacit\u00e0 di fare leva su parole come autostima, divertimento e relazione in grado di rendere il disabile non solo il protagonista di un\u2019attivit\u00e0 ma anche il fruitore di un\u2019opera di qualit\u00e0 in quanto cittadino parte e partecipe del suo tempo. Integrarsi nel gioco della scena con il resto dei partecipanti sar\u00e0 allora il passaggio conseguente e successivo. Come arrivarci? Imparando a entrare, accedere e conoscere fino a lasciare delle tracce.<\/p>\n<p><b>La Quinta Parete<br \/>\n<\/b>Insieme al Gruppo Calamaio del Centro Documentazione Handicap abbiamo intrapreso quest\u2019anno un primo viaggio nel mondo del teatro, possibile grazie alla visione gratuita di nove spettacoli offertaci dal Teatro Testoni di Casalecchio di Reno e dal Teatro Itc di San Lazzaro, entrambi della provincia di Bologna.<br \/>\nSi tratta di due teatri ben noti alla citt\u00e0, da anni operanti sulle aree periferiche in direzione dell\u2019inclusione e dell\u2019educazione di un pubblico ancora composto, cosa ormai rara, pi\u00f9 da gente comune che da addetti.<br \/>\nQui siamo entrati al solito come gruppo integrato, composto dagli animatori disabili e dagli educatori del Gruppo, per dare vita a una redazione \u201cmista\u201d, La Quinta Parete, in cui si \u00e8 giocato, scritto e discusso sugli spettacoli a cui, di volta in volta, abbiamo gradualmente avuto accesso. Abbiamo scoperto cos\u00ec che il teatro accade in un tempo e in uno spazio unico e irripetibile ma anche che uno spettacolo pu\u00f2 continuare a vivere in noi ben oltre la rappresentazione, che esiste un prima e un dopo la visione e che su questo si possono spendere creazioni, pensieri e immaginazioni. Nel farlo ci siamo fatti aiutare da tecniche di scrittura creativa, dall\u2019intervento di critici teatrali e dall\u2019incontro con gli artisti stessi. Le ombre di Teatro Gioco e Vita di Cane Blu, l\u2019intervista impossibile con l\u2019Antigone delle Belle Bandiere, i lirismi di C\u00e9sar Brie o ancora il viaggio Nel profondo degli abissi sul Teatrobus sono solo alcuni degli scenari delle nostre esplorazioni in cui anche voi potrete ora immergervi.<br \/>\nOltre infatti alla nostra stessa presenza, rumorosa, imprevedibile e dal resto del pubblico visibilmente inattesa, a testimoniare le tracce del passaggio ci ha pensato anche un blog, <a href=\"http:\/\/laquintaparete.accaparlante.it\/\">http:\/\/laquintaparete.accaparlante.it\/<\/a>. Integrarsi ha cos\u00ec significato per noi segnalare la nostra entrata in sala con lo scopo di regalare alla cittadinanza tutta nuovi spunti, logiche e aperture sui temi offerti dalla visione, a partire da parole come giustizia, utopia e comunit\u00e0 che riteniamo di valore e importanza comuni.<\/p>\n<p><b>Scrivere non basta<br \/>\n<\/b>Fino ad ora abbiamo visto quello che lo spettatore, disabile o non, pu\u00f2 fare per approcciarsi pi\u00f9 consapevolmente alla fruizione del mondo dell\u2019arte e del teatro. Restano per\u00f2 da capire quali siano oggi in tal senso i compiti del teatro e della sua voce critica.<br \/>\n\u201cScrivere non basta\u201d, affermava Franco Quadri, il pi\u00f9 illustre critico teatrale italiano degli ultimi trent\u2019anni. Il compito della critica, continuava, non sta nel giudicare un\u2019opera quanto piuttosto nel farla esistere, nel fornire delle chiavi di lettura che mantengano stretto il legame e il contatto tra l\u2019opera, lo spettatore e il suo tempo.<br \/>\nDa questo punto di vista l\u2019atto della scrittura \u00e8 solo la punta di un iceberg, che va a valorizzare il processo creativo da un lato, e il tempo della relazione dall\u2019altro.<br \/>\nCi\u00f2 che oggi viene a mancare alla critica \u00e8 proprio il secondo passo: la conoscenza dello spettatore a cui si rivolge. Il teatro contemporaneo ha gi\u00e0 forato la quarta parete, quella tra il pubblico e la scena. Ne resta a nostro parere in piedi ancora una quinta, quella che separa il teatro dalla realt\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Prima di sfondarla, ci esorta il Calamaio, cominciamo a macchiarla.<\/p>\n<p><b>Per informazioni:<br \/>\n<\/b>&#8211;<a href=\"http:\/\/laquintaparete.accaparlante.it\/\">http:\/\/laquintaparete.accaparlante.it\/<\/a><br \/>\n&#8211;<a href=\"http:\/\/www.itcteatro.it\/\">http:\/\/www.itcteatro.it\/<\/a><br \/>\n&#8211;<a href=\"http:\/\/www.teatrocasalecchio.it\/\">http:\/\/www.teatrocasalecchio.it\/<\/a><br \/>\n&#8211;<a href=\"mailto:lucia.cominoli@accaparlante.it\">lucia.cominoli@accaparlante.it<\/a><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se il paradosso parte dal palco Che cosa significa per una persona disabile andare a vedere uno spettacolo? 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