{"id":254,"date":"2009-11-04T17:05:22","date_gmt":"2009-11-04T17:05:22","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=254"},"modified":"2025-12-12T11:11:06","modified_gmt":"2025-12-12T10:11:06","slug":"soltanto-acciaio-e-ossa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=254","title":{"rendered":"6. Soltanto acciaio e ossa"},"content":{"rendered":"<p><strong>Le preghiere dei bambini<br \/>\n<\/strong>Non brucino pi\u00f9 interi quartieri.<br \/>\nNon si vedano pi\u00f9 bombardieri.<br \/>\nLa notte sia per dormire.<br \/>\nSi cancelli la parola punire.<br \/>\nLe madri non debbano piangere.<!--break--><br \/>\nNessuno pi\u00f9 debba ammazzare.<br \/>\nChe ognuno possa qualcosa creare.<br \/>\nChe di tutti ci possa fidare.<br \/>\nChe i giovani ottengano tutto questo,<br \/>\ne anche i vecchi\u2026ma presto.<br \/>\nBertolt Brecht<\/p>\n<p><b>Lia Levi, Cecilia va alla guerra, Storie d\u2019Italia, Mondadori, 2000<br \/>\n<\/b>In forma di diario e quindi raccontato in prima persona, il racconto della prima guerra mondiale attraverso gli occhi di Cecilia, undicenne friulana. La storia \u00e8 piacevole e fa intravedere come si viveva a quei tempi nelle zone di confine. E\u2019 per\u00f2 una storia poco credibile, soprattutto nella seconda parte quando Cecilia, insieme all\u2019amico Marco, insegue una spia che ha sottratto il diario del padre. E\u2019 costruita in modo da \u201cappassionare\u201d e poter nello stesso tempo descrivere in modo meno \u201cnoioso\u201d cosa succedeva tra i civili e i militari. Ma resta poco convincente e non sembra probabile che i ragazzini di oggi (a quasi un secolo di distanza!) possano immedesimarsi nei ragazzi protagonisti.<\/p>\n<p><b>Gary Paulsen, L\u2019uomo delle volpi, Superjunior, Mondadori, Milano, 1999<br \/>\n<\/b>Intenso anche se breve, questo romanzo di Paulsen, uno dei pi\u00f9 grandi scrittori americani per ragazzi, non \u00e8 un libro che parla di guerra ma questo tema, anche se sullo sfondo, non \u00e8 affatto secondario. Il bellissimo rapporto che si crea fra il ragazzo protagonista (un adolescente ospitato dagli zii, per allontanarlo dai genitori alcolizzati e violenti) e un vecchio dal viso sfigurato che vive isolato nei boschi, offre numerosi spunti sul tema della diversit\u00e0, dell\u2019amicizia e della crescita. Ma anche permette di vedere la guerra da due diversissimi punti di vista. L\u2019uno, quello dell\u2019Uomo delle Volpi, che ne rappresenta tutto l\u2019orrore: \u201cHai sentito parlare di Verdun? (\u2026) E\u2019 stata la definitiva sconfitta della bellezza per mano della scienza; il trionfo delle macchine sulla carne\u201d \u2013 indic\u00f2 i libri &#8211; \u201cIn un certo senso ha cancellato ogni cosa contenuta l\u00e0 dentro, tutta la conoscenza umana (\u2026). Ferro, ragazzo mio\u2026.acciaio contro carne, scienza contro bellezza. A Verdun pioveva ferro dal cielo, una pioggia di morte che dur\u00f2 mesi e mesi, uccidendo migliaia di uomini e storpiandone altrettanti, finch\u00e8 non rest\u00f2 altro che ossa e acciaio (\u2026). Acciaio, tanto di quell\u2019acciaio che, perfino ora, dopo anni e anni, a Verdun non cresce nulla, neanche l\u2019erba. Soltanto acciaio e ossa\u201d. (p.61) L\u2019altro, quello dei due vecchi zii che, nelle sere d\u2019inverno, intorno al camino raccontano della guerra cercando di divertire. E anche di questo punto di vista sar\u00e0 proprio l\u2019Uomo delle Volpi a spiegare la ragione: \u201cQuelle storie che raccontano alla fattoria\u2026non lasciarti buttare gi\u00f9. Vedi, per loro \u00e8 semplicemente un tentativo di trovare una rosa in mezzo al letame. Gli uomini che le raccontano, tentano di ricordare quelle parti della guerra che pu\u00f2 valere la pena evocare; tentano di scovare in mezzo a tutto quello spreco qualcosa di utile.\u201d Ci pensai su e annuii. \u201cForse, ma non capisco come possano trovarci qualcosa di minimamente divertente quando tu\u2026b\u00e8\u2026\u201d \u201cLo so, lo so, &#8211; la voce divent\u00f2 sommessa e dolce \u2013 ma devono tentare, devono provarci; altrimenti \u00e8 stato tutto per niente, e a nessuno piace fare qualcosa per niente\u201d (p. 62).<\/p>\n<p><b>David Kherdian, Lontano da casa, Gaja Junior, Mondadori, Milano, 1997<br \/>\n<\/b>Il 16 settembre 1916, il Ministro dell\u2019Interno turco ordin\u00f2 \u201c\u2026la totale eliminazione di tutti gli armeni residenti in Turchia (dichiarando che) \u00e8 necessario liquidarli completamente, per quanto tragiche siano le misure adottate, senza riguardo per et\u00e0, sesso o scrupoli di coscienza\u201d. L\u2019autore \u00e8 figlio di una donna, allora bambina, sopravvissuta allo sterminio, e in questo bel romanzo ne racconta la storia dal 1907 al 1924, accompagnando la madre, e noi insieme a lei, nel disperato viaggio verso i deserti della Mesopotamia, i campi di raccolta, le epidemie e le fughe fino alla sua partenza per l\u2019America e la salvezza. Nel raccontarci una pagina di storia sconosciuta, Kherdian ci fa immergere nella vita e nella cultura di un popolo di cui molti ignorano l\u2019esistenza, descrivendone con vivezza e partecipazione riti, usanze e tradizioni.<\/p>\n<p><b>Sook Nyul Choi, Impossibile dirsi addio, Ex libris, E.Elle, Trieste, 1994<br \/>\n<\/b>Pochi ragazzi saprebbero dare qualche informazione sulla Corea che non riguardi la produzione di scarpe da tennis o automobili. Eppure la storia di questo paese assomiglia tragicamente a quella di altri paesi pi\u00f9 vicini, dominati da popoli \u201cpi\u00f9 potenti\u201d e convinti di avere ragione. L\u2019autobiografia dell\u2019autrice si apre all\u2019epoca della dominazione giapponese e si conclude dopo la divisione della Corea in due parti, tagliate dal Trentottesimo Parallelo e dal filo spinato che Sook riuscir\u00e0 a scavalcare per sfuggire alla nuova dominazione russa, pi\u00f9 subdola ma sostanzialmente opprimente come quella giapponese. E attraverso i suoi occhi di ragazzina vediamo la morte di una cultura antica e le sofferenze di un popolo cui non viene riconosciuta la dignit\u00e0 di esistere autonomamente e poter scegliere la libert\u00e0. Si viene catturati fin dalle prime pagine dalle vicende della famiglia di Sook e, seguendone le sorti, ci si ritrova a riconoscere il valore universale della libert\u00e0 e della dignit\u00e0 dell\u2019uomo, a qualsiasi etnia e religione appartenga.<\/p>\n<p><b>Theodore Taylor, La bomba, Super Junior, Mondadori, Milano, 1995<br \/>\n<\/b>Il primo pensiero, prendendo in mano questo bel libro, potrebbe essere che gli esperimenti nucleari nell\u2019atollo di Bikini sono storia vecchia. Ma anche per questo \u00e8 necessario rinfrescare la nostra memoria e far conoscere ai pi\u00f9 giovani una pagina nera della storia americana che ha fornito ben poche informazioni in pi\u00f9 rispetto a quanto gi\u00e0 si sapeva sulle capacit\u00e0 distruttive delle bombe atomiche. In compenso, come ben racconta l\u2019autore, che ha partecipato alle operazioni preliminari di sistemazione della laguna, ha segnato la fine di un piccolo paradiso e di tante persone cui \u00e8 stato tolto tutto quello che avevano in cambio di niente.<\/p>\n<p><b>Elizabeth Laird, La patria impossibile, Ex libris, E Elle, Trieste, 1993<br \/>\n<\/b>Pochi ragazzi sanno (ma quanti adulti?) chi sono esattamente i curdi e dove vivono, perch\u00e9 sono sempre in guerra e fuggono sempre. Questo libro, attraverso le vicende di Tara e della sua famiglia, ci proietta nella vita e nella storia di questo popolo dimenticato, costretto a cercare rifugio in altri paesi dove non \u00e8 ben accolto e deve vivere in campi profughi poverissimi. E proprio il racconto di Tara alle prese con le code per l\u2019acqua e per il bagno, con la poca pulizia e il poco cibo, ci riportano ad altri campi dove altri popoli sono costretti a vivere. Leggere libri del genere potrebbe aiutare a formare una cultura dell\u2019accoglienza vera e profonda che tenga conto della dignit\u00e0 delle persone. In tempi difficili in cui le idee sono confuse e molti parlano di patria, ma spesso a sproposito, \u00e8 bene rileggere la riflessione finale di Tara, ormai emigrata a Londra, ma che non vuole dimenticare la sua terra.<br \/>\n\u201cSto dimenticando la mia casa. Sto dimenticando il Kurdistan. &#8211; pens\u00f2 chiudendo gli occhi assonnata. Poi, quando aveva rinunciato a sforzarsi, incominciarono a presentarsi alla sua mente delle immagini chiare, come in un sogno. Vide gruppi di ragazze che ridevano correndo gi\u00f9 per il pendio di una collina, coi vestiti di tutti i colori dell\u2019arcobaleno che si gonfiavano nel vento come enormi fiori. Vide pastori con il turbante e con le spalle incurvate, che guidavano gli agnelli attraverso pascoli disseminati di fiori vicini a sorgenti gorgoglianti. Vide vecchie nonne piene di rughe circondate da bambini, che sedevano serene in un cortile ascoltando Baji Rezan dalle mani irrequiete che disegnavano nell\u2019aria i personaggi delle storie che raccontava. Vide un gruppo di ragazzi dalle camicie bianche appena stirate che leggevano il giornale vicino al muro della moschea. Adesso il sogno diventava troppo frenetico, non riusciva pi\u00f9 a controllarlo. Sembr\u00f2 che le ragazze salissero nell\u2019aria e fossero portate via dal vento. I pastori e le pecore si disperdevano mentre un\u2019esplosione squarciava il pendio. Le nonnine soffocavano mentre le inghiottiva una nuvola di gas asfissiante. I ragazzi alzavano le braccia tutti insieme mentre quel foglio di carta cadeva a terra svolazzando, poi cadevano in ginocchio e baciavano la polvere, la polvere del Kurdistan, mentre sotto di loro si allargava una pozza di sangue, e un corvo si staccava da un albero e sbatteva le ali scendendo a librarsi sopra di loro. E poi, mentre Tara si rigirava e si dibatteva nel sonno, da due porte gigantesche che sbarravano la via verso le montagne, usc\u00ec una figura. Ashti, che zoppicava leggermente, venne avanti e si un\u00ec alla famiglia mentre il Kurdistan del sogno di Tara lentamente svaniva. \u201cSiamo noi il Kurdistan, tu, io, Baba e Daya e Hero \u2013 diceva Ashti \u2013 Il Kurdistan \u00e8 dove siamo noi. Il Kurdistan \u00e8 la sua gente. La terra del Kurdistan \u00e8 il nostro cuore. E tutto questo non potranno mai portarcelo via\u201d (pp. 308-309).<\/p>\n<p><b>Billi Rosen, La guerra di Anna, Gaja Junior, Mondadori, Milano, 1989<br \/>\n<\/b>E\u2019 quasi un\u2019autobiografia la storia di Anna, ragazzina greca che deve confrontarsi con gli interrogativi e le difficolt\u00e0 della guerra civile. Siamo in Grecia, subito dopo la seconda guerra mondiale. I partigiani comunisti, divisi e nascosti su montagne e colline, combattono contro i monarchici al potere. E la vita \u00e8 difficile per una bambina i cui genitori sono sui monti e che deve fare i conti con la realt\u00e0 di tutti i giorni, le rivalit\u00e0 tra ragazzi, l\u2019odio e l\u2019inimicizia che riflettono quelle dei grandi. Come tutti i romanzi usciti dalla penna di chi ha vissuto sulla sua pelle le vicende che racconta, anche questo \u00e8 appassionante e in grado di coinvolgere profondamente, mentre racconta pagine di storia vere e poco conosciute, di cui sarebbe bene non perdere il ricordo.<\/p>\n<p><b>Billi Rosen, Oltre la montagna, Ex libris, E Elle, Trieste, 1993<br \/>\n<\/b>Chi \u00e8 curioso di sapere che fine ha fatto Anna pu\u00f2 leggere anche questo libro in cui si racconta della sua vita in Svezia dove si \u00e8 rifugiata con il padre. E\u2019 un romanzo centrato sulla \u201cfatica di diventare grandi\u201d ma lascia intravedere anche le difficolt\u00e0 dei profughi politici ad adattarsi ad una nuova vita e le difficolt\u00e0 dei paesi ospitanti ad accettare le loro diversit\u00e0 e le loro sofferenze.<\/p>\n<p><b>Robert Westall, Golfo, Superjunior,Mondadori, Milano, 1994<br \/>\n<\/b>In questo periodo in cui incombe la minaccia di una nuova guerra contro l\u2019Iraq \u00e8 bene rileggere questo bel romanzo in cui Tom, un adolescente inglese racconta la storia del fratello Andy detto Figgis, dotato di una misteriosa e fortissima capacit\u00e0 di immedesimarsi e restare in contato telepatico con altre persone. Lo scoppio della guerra del Golfo lo trasporta nei panni del giovane iracheno Latif che deve difendersi dall\u2019attacco americano. E nei panni di Latif soffre e trasmette con forza inconsapevole al fratello tutto il non senso, l\u2019assurdit\u00e0 di una guerra che ha travolto e ucciso troppi civili, troppi poveri. E troppo poveri ha lasciato i sopravvissuti. Sar\u00e0 Tom con l\u2019aiuto di un medico, unici in grado di capire, a sostenere il fratello, fino al tragico epilogo. Latif morir\u00e0 nei combattimenti e dalla memoria di Andy si canceller\u00e0 ogni ricordo mentre svanisce il suo potere telepatico. Vale la pena riportare le riflessioni finali di Tom che rimpiange la perduta sensibilit\u00e0 del fratello \u201cFiggis era la nostra coscienza. Fisse o no, ci era indispensabile. Il deserto non \u00e8 solo nel Golfo, \u00e8 nel cuore della gente. Figgis era colui che vi portava la vita. Sono rimasto l\u2019unico a preoccuparsi? Li sento, i ragazzi a scuola. Met\u00e0 hanno gi\u00e0 dimenticato la guerra del Golfo e gli altri sperano che Saddam commetta qualche sciocchezza, cos\u00ec potremo far saltare in aria il suo paese una volta per tutte\u201d (pp. 80-81).<\/p>\n<p><b>John Marsden, La guerra che verr\u00e0, Super Junior Mondadori, Milano, 1998<br \/>\n<\/b>Siamo in un paesino australiano e sette ragazzi decidono di andare per qualche giorno a campeggiare in una zona isolata. Al loro ritorno scopriranno che il loro paese \u00e8 stato invaso da nemici sconosciuti e che sono soli. La storia \u00e8 avvincente e ha il pregio di stimolare una riflessione senza diventare didascalica. E\u2019 attraverso le parole, i sentimenti e le azioni dei ragazzi che si pu\u00f2 cercare di capire la differenza fra il bene e il male, il senso della guerra e della sofferenza e le inaspettate risorse dell\u2019animo umano.<\/p>\n<p><strong>Arianna Papini, Pare un gioco, Edizioni Lapis, Roma, 2002<\/strong><br \/>\n\u00c8 un libro che si riallaccia all\u2019attentato dell\u201911 settembre 2001 a New York per raccontare la realt\u00e0 di tutte le atrocit\u00e0. E\u2019 scritto nella lingua dei sogni, dei ricordi, dei pensieri di una testa di bambina che non si sottrae di fronte alla tragedia di ci\u00f2 che \u00e8 successo. E\u2019 un testo capace di intrecciare i fili delle guerre raccontando in modo pacato e deciso ci\u00f2 che vedono e sentono i bambini quando, spettatori indiretti o protagonisti, passano attraverso il tempo della guerra. I bambini sanno della guerra, ne hanno istintivamente paura. Il libro esprime fino in fondo il loro bisogno di essere accolti in questa grande ansia, di non essere soli davanti al vuoto. Il libro, attraverso splendide illustrazioni e testi incisivi, diventa un\u2019occasione di richiamo per tutti a ragionare sulle ferite indelebili che ogni guerra lascia e un invito ad imparare, in mezzo a tanto rumore mediatico, dal silenzio di chi le subite.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le preghiere dei bambini Non brucino pi\u00f9 interi quartieri. Non si vedano pi\u00f9 bombardieri. La notte sia per dormire. Si cancelli la parola punire. 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