{"id":2545,"date":"2020-03-24T13:15:21","date_gmt":"2020-03-24T12:15:21","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2545"},"modified":"2025-09-01T12:54:26","modified_gmt":"2025-09-01T10:54:26","slug":"lo-sguardo-del-sud%e2%80%a8-ognuno-e-qualcuno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2545","title":{"rendered":"Ognuno \u00e8 qualcuno"},"content":{"rendered":"<p>Qualche giorno fa ho chiamato il mio amico Said, per sapere come stava. A causa del terremoto dorme in tenda con la sua famiglia. Chiacchierando mi dice che la sua vita \u00e8 cambiata dal giorno alla notte, per certi versi anche nel bene. Gli chiedo in che senso. Mi dice che in quel campo, \u00e8 qualcuno anche lui, come gli altri.<br \/>\nCirca un anno fa, in questa stessa rubrica, scrivevo che \u201csi \u00e8 sempre meridionali di qualcuno\u201d (cfr. \u201cHP-Accaparlante\u201d, 2 -2011), intendendo con ci\u00f2 la necessit\u00e0 di ridefinire i confini nazionali, non per disegnare nuove cartine ma per riconoscere che, ormai, le cose sono cambiate e che non ci si pu\u00f2 tirar fuori dal gioco della globalizzazione.<br \/>\nForse pensano lo stesso le tante persone che aderiscono ai gruppi neonazisti nati in Europa e che, ora come ora, godono di un certo successo.<br \/>\nAnche loro pensano che non ci si possa pi\u00f9 rifiutare di partecipare a questo processo e scelgono di farlo definendo nuove regole, imponendo un pensiero che non si basa sull\u2019indifferenza ma sul riconoscimento delle diversit\u00e0. Tale riconoscimento si trasforma nel punto di partenza per stilare classifiche e trasformare le differenze in fattori determinanti per l\u2019acquisizione o meno di diritti. Se sei A vai bene mentre se sei B non vai bene, quindi non ti meriti nemmeno i diritti fondamentali.<br \/>\nCi\u00f2 che mi interessa di questo ritorno di fiamma del pensiero che definiamo nazista, non \u00e8 tanto l\u2019estremismo che, ovviamente, mi preoccupa e sento che dovrebbe farci alzare le antenne, soprattutto nei luoghi educativi dove si vive concretamente la relazione con la diversit\u00e0 e dove si formano le future generazioni. Ci\u00f2 che mi preoccupa sul serio \u00e8 la quotidianit\u00e0, i discorsi e gli atteggiamenti che, persone medie, mettono in atto ogni giorno per strada, nei negozi, mentre guidano, bevono un caff\u00e8, prendono un aperitivo. Parole di disprezzo, di paura, di sospetto, di rifiuto, di giudizio, di condanna, di volgarit\u00e0, di offesa.<br \/>\nParole, mi direte, solo parole.<br \/>\nSolo parole, giusto, che per\u00f2, come fossero piccoli colpi di scalpello, costruiscono un pensiero, la concezione dell\u2019altro, il modo di accogliere chi arriva. Piccoli colpi che trovano terreno fertile nella paura, nell\u2019ignoranza, intesa in senso letterale, nella non conoscenza dell\u2019altro e della sua cultura. Paura e ignoranza dalla quale nascono pregiudizi e convinzioni sbagliate.<br \/>\nE piano piano, giorno dopo giorno, sguardo dopo sguardo si costruisce la cultura, con le sue altezze e le sue immaturit\u00e0, che, allo stesso tempo, influenza e viene influenzata dalle persone che la vivono, che cammina tra i vicoli di citt\u00e0 e paesi.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Poi, per\u00f2, a un certo punto, tutt\u2019un tratto succedono cose che non avresti mai voluto ti succedessero, che ti stravolgono la vita, che cambiano totalmente i parametri di riferimento, i tempi, i ritmi, i luoghi, le relazioni. Con conseguenze terribili e dolorose, tragiche e violente.<br \/>\nA un certo punto, in questa quotidianit\u00e0, succede un terremoto, non simbolico ma reale, quello che fa tremare la terra, il corpo, l\u2019anima.<br \/>\nNon hai pi\u00f9 la casa e, se ce l\u2019hai, non sai pi\u00f9 se \u00e8 sicura, non hai pi\u00f9 il tuo bar, il tuo negozio, l\u2019edicola, la chiesa, il vicolo\u2026 Insomma non hai pi\u00f9 i tuoi confini, quelli che in un qualche modo definivano il territorio emotivo, lo spazio della tua identit\u00e0.<br \/>\nE ti ritrovi in una tenda, a condividere un tavolo, un bagno, un prato, una paura con altre decine di persone che forse avevi incontrato per strada qualche volta ma che non avevi mai considerato, non per cattiveria ma perch\u00e9, pensavi, non aveste tanto in comune.<br \/>\nE l\u2019esperienza, assolutamente tragica, diventa l\u2019occasione obbligata per fare i conti con gli altri, quelli che volevate vicini e quelli che tenevate lontani, quelli che parlano il tuo stesso dialetto e quelli che, a stento, parlano l\u2019italiano, quelli che \u201clui \u00e8 come un fratello\u201d e quelli che \u201ccon lui ho chiuso\u201d. Un\u2019occasione, un\u2019opportunit\u00e0, non priva di ostacoli, soprattutto legati alla gestione dello spazio, delle consuetudini, del cibo.<br \/>\nTra quelle tende, per\u00f2, succede ci\u00f2 che sarebbe auspicabile succedesse tra le vie di una qualsiasi citt\u00e0. Gli abitanti delle tendopoli, abbassate le difese, riescono a vedere l\u2019altro non per ci\u00f2 che rappresenta ma per ci\u00f2 che \u00e8, uscendo dallo schema del pregiudizio, conoscendo la persona e non l\u2019immagine che hanno di essa. Si definisce, in questo modo, una nuova geografia, con nuovi confini, nuovi punti cardinali, un nuovo territorio relazionale nel quale si \u00e8 tutti sulla stessa barca. Nel quale, come dice il mio amico Said, ognuno \u00e8 qualcuno, con la propria identit\u00e0, la propria storia, le proprie consuetudini. Ci\u00f2 che cambia, infatti, non sono tanto le persone, quanto il contesto fisico e relazionale, quello spazio dentro il quale ogni singolo si muove e definisce la relazione con l\u2019altro.<br \/>\nQuesta relazione \u00e8 ci\u00f2 che chiamiamo inclusione.<br \/>\nConcludendo, il mio non vuole essere l\u2019elogio del terremoto, nemmeno il tentativo di trovare un aspetto positivo in una situazione tragica. Ho solamente trovato interessante l\u2019espressione del mio amico Said il quale, con quelle parole, ha raccontato pi\u00f9 di tanti discorsi cattedratici sul tema dell\u2019integrazione.<br \/>\nSalutandomi, Said mi dice che deve andare perch\u00e9 \u00e8 il suo turno di pulire i bagni. Hanno organizzato i turni a seconda della nazionalit\u00e0\u2026 C\u2019\u00e8 ancora molto da fare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche giorno fa ho chiamato il mio amico Said, per sapere come stava. A causa del terremoto dorme in tenda con la sua famiglia. 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