{"id":255,"date":"2009-11-04T17:05:22","date_gmt":"2009-11-04T17:05:22","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=255"},"modified":"2025-12-12T11:09:41","modified_gmt":"2025-12-12T10:09:41","slug":"cento-proiettili-per-un-uovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=255","title":{"rendered":"5. Cento proiettili per un uovo. Bambini dell&#8217;ex Jugoslavia e del Kosovo"},"content":{"rendered":"<p>Ha una scheggia piantata nel cervello,<br \/>\nportate piet\u00e0 a vostro fratello.<br \/>\nIo sono il parto della guerra.<br \/>\nIo sono il senza nome, casa e terra.<br \/>\nTra dentro e fuori hanno schiantato<br \/>\nil nesso, la lingua comune<br \/>\nhanno strappato.<br \/>\n(Testo di Franco Marcoaldi per il brano \u201cTerra comune\u201d di Fabio Vacchi)<\/p>\n<p><b>Zlata Filipovic, Diario di Zlata, Rizzoli, Milano, 1994<br \/>\n<\/b>2 settembre 1991 \u2013 19 ottobre 1993, Sarajevo. In questi due anni la vita di Zlata cambia completamente. E, come la sua, cambia per sempre la vita di migliaia e migliaia di persone in tutta la ex Jugoslavia. Il diario raccoglie le confidenze di una bambina come tante altre. Di una bambina che vorrebbe vivere una vita normale, andare a scuola e in vacanza, giocare. Solo che non pu\u00f2. Perch\u00e9 vive in una citt\u00e0 che viene distrutta giorno dopo giorno da una guerra di cui lei non capisce le ragioni: \u201c\u2026mi sforzo in continuazione di capire cosa sia questa stupida politica (\u2026) mi pare che questi politici parlino di serbi, croati e musulmani (\u2026). Fra i miei compagni di scuola, fra i nostri amici, nella nostra famiglia, ci sono serbi, croati e musulmani. E\u2019 un gruppo molto eterogeneo, e io non ho mai saputo chi fosse serbo, croato o musulmano. Adesso, per\u00f2, la politica si \u00e8 immischiata in queste cose. Ha messo una \u201cs\u201d sui serbi, una \u201cm\u201d sui musulmani e una \u201cc\u201d sui croati, li vuole separare. E per scrivere queste lettere ha utilizzato la peggiore delle matite, quella pi\u00f9 sinistra, la matita della guerra, che semina solo dolore e morte. Perch\u00e8 la politica ci rende infelici, ci vuole separare, quando noi sappiamo distinguere da soli i buoni dai cattivi? E fra i buoni ci sono i serbi, i croati e i musulmani, cos\u00ec come ce ne sono tra i cattivi.\u201d (p. 91) Agli adulti di oggi \u00e8 stato messo tra le mani, quando erano ragazzini, un altro diario, quello di Anna Frank che li ha aiutati a capire qualcosa di quello che era successo negli anni della seconda guerra mondiale e del nazismo. Li ha aiutati anche, crediamo, a crescere con la convinzione che bisogna fare di tutto perch\u00e9 vicende come quella di Anna non si ripetano. Ai ragazzi di oggi, nello stesso modo, consegniamo il diario di Zlata.<\/p>\n<p><b>Christobel Mattingley, Asmir di Sarajevo, Junior + 10, Mondadori, Milano, 1994<br \/>\n<\/b>Sono tutti veri i personaggi che popolano questo romanzo scritto, dopo averli conosciuti nel loro esilio viennese, da una delle pi\u00f9 note autrici australiane per ragazzi. Asmir con gli zii, la mamma e il fratellino riesce a rifugiarsi in Austria, dopo un periodo in cui vive a Belgrado. Il libro racconta la loro fuga e aiuta, con molta semplicit\u00e0, a capire come ci si sente lontani da casa, in un paese di cui non si conosce la lingua e in cui \u00e8 difficile ricostruirsi una vita. L\u2019assurdit\u00e0 di questa guerra, come di tutte le altre, si riassume bene in questa frase di Milan, uno dei protagonisti: \u201cA Sarajevo un uovo costa dieci volte di pi\u00f9 di un proiettile. E per ogni uovo ci sono cento proiettili\u201d. (p. 70)<\/p>\n<p><b>Nenad Velickovic, Diario di Maja, Editori Riuniti, Roma, 1995<br \/>\n<\/b>\u201cIo mi chiamo Maja. (\u2026) Scrivo perch\u00e9 non mi resta altro da fare. Non andiamo a scuola, non guardiamo la televisione, non ci allontaniamo dai rifugi. Non possiamo uscire perch\u00e9 sopra c\u2019\u00e8 la guerra. (\u2026) Probabilmente (questa guerra) si fa come tutte le altre guerre per la conquista dei territori e per i saccheggi. Ma perch\u00e9 stiano bombardando una citt\u00e0 di mezzo milione di abitanti dalla mattina alla sera dalle montagne vicine, a questa domanda non ho nessun \u201cprobabilmente\u201d. Per quale motivo qualcuno (nel nostro caso l\u2019artiglieria serba) distrugge le case, incendia le biblioteche, abbatte i minareti e i pioppi intorno? Perch\u00e9 questa primavera invece di ciliegie i bambini raccolgono schegge di granate e le barattano come se fossero figurine?\u201d (p. 11-12) Un romanzo molto particolare, adatto ai ragazzi pi\u00f9 grandi perch\u00e9, con una scrittura ironica e disincantata, descrive la guerra, la situazione di Sarajevo e dei suoi abitanti, in modo quasi caricaturale, tanto che si potrebbe pensare che l\u00e0 non succedeva poi niente di grave. Ricordano un po\u2019 i personaggi dei film di Kusturica, infatti, i parenti di Maja e le persone che le ruotano attorno, ma il sorriso resta solo sulle labbra e dietro le parole si pu\u00f2 intravedere la tragedia di un popolo e di una citt\u00e0.<\/p>\n<p><b>Hermann, Sarajevo tango, Eura editoriale, Roma, 1997<br \/>\n<\/b>Mosso dall\u2019indignazione e dalla rabbia per l\u2019impossibilit\u00e0 di aiutare l\u2019amico Ervin, bloccato a Sarajevo con moglie e figli, l\u2019autore disegna d\u2019impulso questo fumetto. La storia \u00e8 completamente inventata ma lo sfondo in cui si muovono i personaggi \u00e8 quello delle rovine di Sarajevo e della disperazione della sua gente. Era arrabbiato Hermann quando disegnava e non ha risparmiato nessuno, dai militari serbi ai cecchini della domenica, dalle potenze internazionali fino all\u2019Onu dove Boutros Ghali danza improbabili tanghi mentre vengono diffuse le sue generiche dichiarazioni. E\u2019 chiaramente un\u2019immagine sbilanciata ma che dice bene le ipocrisie del mondo occidentale e l\u2019assurdit\u00e0 di tutte le guerre. E per farlo utilizza un mezzo, il fumetto, di sicuro gradimento fra i ragazzi.<\/p>\n<p><b>Adriana Pedron Pulvirenti, I bambini di Hans, Citt\u00e0 Nuova, Roma, 2000<br \/>\n<\/b>E\u2019 dedicata ai bambini, soprattutto ai bambini che vivono nei paesi in guerra questa fiaba che cerca di non far dimenticare la speranza, raccontando di Hans, soldato mercenario che, fra gli spari dei cecchini e le rovine dell\u2019ex Jugoslavia, porta in salvo pi\u00f9 bambini che pu\u00f2. E anche se la fiaba ha un lieto fine, come vuole la fantasia, ben pi\u00f9 concrete e reali sono le descrizioni dei bambini dispersi e abbandonati a se stessi in una citt\u00e0 fantasma. E\u2019 l\u2019autrice stessa che ci dice com\u2019\u00e8 nato questo libro: \u201cTurbata dalla guerra nella ex Jugoslavia, dopo aver letto un articolo sul Corriere della Sera, rimasi colpita dalla figura di Heinz, un mercenario morto in Bosnia nel giugno 1993. Scrissi d\u2019impulso il primo e l\u2019ultimo capitolo della storia; mi rifiutavo di accettare la sconfitta del giovane mercenario che riassumeva in s\u00e9 quella di molti altri giovani. (\u2026) Non ho fatto nomi n\u00e9 individuato responsabilit\u00e0, n\u00e9 mi sono schierata da una parte o dall\u2019altra, perch\u00e9 la sofferenza, specie quella dei bambini, \u00e8 di tutti. Ho preferito la speranza, perch\u00e8 credo nel \u201cgiorno dopo\u201d. (pp. 99-100)<\/p>\n<p><b>Luigi Garlando, La vita \u00e8 una bomba!, Battello a vapore serie arancio, Piemme, Casale Monferrato, 2001<br \/>\n<\/b>Milan ha otto anni, ha perso a Sarajevo tutto quello che un bambino ha bisogno di avere per crescere: i genitori, gli amici, il suo paese e una gamba. Vive a Milano dove gli hanno messo un arto artificiale. Potrebbe essere una storia straziante e senza speranza e invece fin dalle prime pagine si viene catturati dalla voglia di vivere e dalla fiducia in un futuro migliore. Milan, con un espediente narrativo indovinato, ci racconta contemporaneamente della sua vita a Milano, della sua vita di prima della guerra e anche della guerra e di quello che pu\u00f2 aver significato per lui e pi\u00f9 in generale per i bambini. E allora lasciamo a Milan la parola: \u201cMa che razza di partita \u00e8 questa se Marko Grobovic, che lavorava nel forno del mio pap\u00e0 vecchio da una vita, poi ci ha bruciato la macchina? Che partita \u00e8, se la mia mamma vecchia ha cucito gratis un bellissimo vestito da prima Comunione per la figlia della signora Kostulic, che piangeva perch\u00e9 non aveva i soldi, e adesso la signora Kostulic, quando passa mia mamma sputa per terra? Mamma una volta le ha detto: \u201c Risparmi la saliva, signora, presto ci toglieranno l\u2019acqua!\u201d Che razza di partita \u00e8 questa, signor arbitro, se degli uomini con uno straccio in testa e coltellacci al fianco hanno preso a pugni e a calci il dottor Juric, e Radovan Topic che era l\u00ec non ha mosso un dito? Io ero sicuro che si metteva a parlare delle vedove di Sarajevo, invece ha detto solo: \u201cMilan, torna a casa. Un consiglio, dottore: guarisci solo quelli del tuo sangue\u201d. Il dottor Juric, il nostro portiere gli ha risposto che il sangue che esce dalle ferite ha tutto lo stesso colore. Io non sono andato a casa, ma ho bagnato il fazzoletto nella fontana e l\u2019ho portato al dottor Juric. Che razza di partita \u00e8 se i tuoi compagni improvvisamente ti giocano contro, e improvvisamente tu non puoi pi\u00f9 giocare con loro? Che partita \u00e8 se vado da Goran con la canna da pesca e lui mi dice: \u201cNon so perch\u00e9, Milan, ma non puoi pi\u00f9 venire a casa mia?\u201d (pp. 31-33)<\/p>\n<p><b>Arianna Papini, Jovan non sa di Vlora, Fatatrac, Firenze, 2001<br \/>\n<\/b>Bellissime illustrazioni accompagnano questo breve libro: la storia di due bambini e della guerra nel Kosovo. Jovan e Vlora, senza sapere l\u2019uno dell\u2019altra, hanno sogni comuni, \u201cla stessa memoria. Ricorderanno il vento, la sera fresca e i pomi rossi sotto il sole d\u2019estate. Sogneranno il fuoco e la paura, il viaggio e le farfalle di plastica e pietra che con ali grandi hanno protetto la loro storia piccola dai falchi infuocati della notte\u201d. Pur non essendo un testo facile, pu\u00f2 essere presentato ai bambini un po\u2019 pi\u00f9 grandi perch\u00e9 con grande poesia sa trasmettere i sentimenti che nella realt\u00e0 tanti bambini, non solo dei Balcani, hanno provato e provano tuttora.<\/p>\n<p><b>Emanuela Nava, Ciliegie e bombe, Supergru, Giunti, Firenze, 2002<br \/>\n<\/b>Quando abbiamo chiuso questo libro ci \u00e8 rimasto un dubbio: sar\u00e0 vera la storia di Dragan? C\u2019\u00e8 qualcosa di stonato in questo libro che si dichiara adatto a ragazzini di 9\/11 anni ma che poi indulge troppo sulla fantasia e su situazioni assolutamente irrealistiche che non aiutano, forse neanche i pi\u00f9 piccoli, a capire e a partecipare a queste vicende. Un\u2019occasione sprecata per raccontare come i piccoli e i ragazzi dell\u2019ex Jugoslavia hanno vissuto durante la guerra e cosa pu\u00f2 aver significato per loro essere trasferiti in Italia.<\/p>\n<p><b>Gaye Hicylmaz, Il sorriso strappato, Buena vista, Milano, 2002<br \/>\n<\/b>Nina vive con il nonno sulle montagne sopra Sarajevo da cui \u00e8 dovuta scappare dopo aver perso i genitori. Anche da qui dovr\u00e0 scappare per raggiungere l\u2019Inghilterra e l\u2019unica persona che, forse, potr\u00e0 prendersi cura di lei. E noi seguiamo Nina in questo viaggio drammatico, pericoloso e disperatamente solitario che tanti piccoli hanno intrapreso alla ricerca di una salvezza non sempre certa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bambini dell&#8217;ex Jugoslavia e del Kosovo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3608,3603,3595],"edizioni":[35],"autori":[2860],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3691],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/255"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=255"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/255\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5666,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/255\/revisions\/5666"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=255"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=255"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=255"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=255"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=255"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=255"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=255"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=255"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=255"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}