{"id":2553,"date":"2020-03-24T13:31:46","date_gmt":"2020-03-24T12:31:46","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2553"},"modified":"2025-09-08T11:33:20","modified_gmt":"2025-09-08T09:33:20","slug":"sul-grande-schermo%e2%80%a8-riprendere-il-tempo-che-resta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2553","title":{"rendered":"Riprendere il tempo che resta"},"content":{"rendered":"<p>Quando questa rubrica verr\u00e0 pubblicata, il film di cui parleremo non sar\u00e0 pi\u00f9 in sala da tempo: cercatelo, comunque, se possibile in modo legale, ma non negatevi la possibilit\u00e0 di vivere il racconto di Jacques Audiard, regista nei confronti del quale personalmente nutro una considerazione ambivalente, ma che con l\u2019ultimo Un sapore di ruggine e ossa (De rouille et d\u2019os)\u00a0ci offre numerosi spunti di riflessione e \u201cacuminate\u201d ragioni d\u2019emozione\u2026<br \/>\nUn film in cui, \u201caccidentalmente\u201d, la disabilit\u00e0\/handicap si inserisce e \u201clavora\u201d in uno dei modi che pi\u00f9 ci convincono, ovvero come elemento costante, qui anche presente in modo esplicito sin dai primi minuti, ma non limitante e riferito a un singolo individuo. Anzi, come tratto che qualifica non tanto la persona, quanto il mondo che questa vive e sulla quale questo preme.<br \/>\nCome scrivono i due autori della sceneggiatura, Audiard stesso e Thomas Bidegain, nelle note di regia, riferendosi al libro (edito in Italia da Einaudi) da cui il film trae ispirazione, \u201cC\u2019\u00e8 qualcosa di veramente coinvolgente nella raccolta di racconti Ruggine e ossa (Rust and bones) di Craig Davidson: il quadro di un mondo vacillante, all\u2019interno del quale dei percorsi individuali, dei destini semplici, si trovano enfatizzati dal dramma e dagli eventi. Una rappresentazione degli Stati Uniti (ma il film \u00e8 ambientato in Francia, n.d.r.) come un universo razionale dove i corpi lottano per procurarsi un loro spazio, per tentare di stravolgere il destino che gli \u00e8 stato riservato\u201d.<br \/>\n\u00c8 questo \u201cdestino disabile\/handicappato\u201d che accomuna tanti personaggi del film e che non riguarda la sola Stephanie (un\u2019ottima Marion Cotillard), che perde le gambe in seguito a un incidente di lavoro. Un elemento che imporrebbe uno scarto sofferto nelle vite di ognuno il quale pu\u00f2 essere perseguito e raggiunto e, contemporaneamente al contrario, restare come possibilit\u00e0 inespressa. In entrambi i casi, attraverso un percorso che Audiard \u00e8 abile a mostrarci in tutta la sua sofferente dolcezza e ambivalenza. Utilizzando una regia \u201cespressionista\u201d e, cito sempre le note di regia, esprimendo \u201cun\u2019estetica brutale e contrastata\u201d: non si pensi per\u00f2 a una regia nervosa, adrenalinica o, peggio, voyeuristica, maliziosa, morbosa. Audiard, in questo lavoro, sembra capire i suoi personaggi e sa come restituirne il dolore, i limiti, i bisogni, gli errori, le tensioni reciproche. Delineando l\u2019uomo come essere fallace e dolce, insieme di contraddizioni vissute ed espresse, subite e replicate, in un rapporto con la societ\u00e0 che lo vede sempre come produttore e vittima delle contraddizioni e dei contrasti che quella determinano e informano. Mai, in definitiva, come semplice essere oppresso.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In questa realt\u00e0 contrastata, indefinibile, si inserisce anche la condizione di disabilit\u00e0 di Stephanie che, da persona bisognosa di un aiuto per superare o almeno convivere con quella condizione imposta e acquisita, si rivela motore di conoscenza e cambiamento altrui. \u00c8 convincente questo tentativo di narrare la \u201cliquidit\u00e0\u201d dei rapporti e delle condizioni umane, mai date una volta per tutte, se l\u2019individuo si mostra consapevole di poter modificare, in qualche modo, la sua sorte: e l\u2019elemento liquido, introdotto gi\u00e0 dai titoli di testa e relativo al lavoro svolto da Stephanie (istruttrice di orche), \u00e8 un elemento formale costante, che partecipa alla costruzione di momenti esteticamente ed empaticamente molto coinvolgenti.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Convince anche la dolcezza con cui il regista \u201ctocca\u201d e racconta il corpo menomato di Stephanie, che, nel suo \u201cmancare di qualcosa\u201d, sempre secondo questa sorta di logica dell\u2019imperfezione delle cose, paradossalmente compensa la prestanza e la compiutezza del corpo di Al\u00ec (Matthias Schoenaerts), il vero personaggio principale della pellicola. E il corpo di Stephanie, pur non subendo trasformazioni successive (protesi removibili a parte), si modifica nella misura in cui Stephanie stessa modifica il rapporto che ha con questo nuovo corpo che \u00e8 stata <i>costretta<\/i> ad abitare. E poi, o insieme, <i>libera<\/i> di imparare ad amare e godere.<br \/>\nAnche a questo livello fisico, materico (il titolo restituisce bene anche questo senso) di notevole importanza nell\u2019economia narrativa del film, il regista tesse una tela complessa di rimandi, contrasti, repulsioni, affinit\u00e0, dolore e desideri. Una rigenerazione, una riscoperta fisica (un abuso consapevole, se volete, nel caso di Al\u00ec) che accompagna e sollecita (o pu\u00f2 minacciare) una rinascita emotiva ed esistenziale.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Audiard pure sul punto, a volte, di \u201cscivolare\u201d nella costruzione di questo racconto naturalista, riesce comunque a mantenere una tensione dell\u2019immagine forte e non compiacente o conciliata, e a descrivere quasi con rabbia i destini di persone intente a riprendersi il tempo che resta.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Un sapore di ruggine e ossa (De rouille et d\u2019os)<br \/>\n<\/strong>(Belgio, Francia, 2012)<br \/>\nDurata: 120\u2019<br \/>\nRegia: Jacques Audiard \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Sceneggiatura: Jacques Audiard, Thomas Bidegain<br \/>\nFotografia: St\u00e9phane Fontaine<br \/>\nMontaggio: Juliette Welfling<br \/>\nMusiche: Alexandre Desplat<br \/>\nInterpreti: Marion Cotillard, Matthias Schoenaerts, C\u00e9line Sallette, Bouli Lanners, Corinne Masiero, Jean-Michel Correia, Armand Verdure<br \/>\nProduzione: Page 114, Why Not Productions, France 2 Cin\u00e9ma, Les Films du Fleuve<br \/>\nDistribuzione: BIM<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando questa rubrica verr\u00e0 pubblicata, il film di cui parleremo non sar\u00e0 pi\u00f9 in sala da tempo: cercatelo, comunque, se possibile in modo legale, ma non negatevi la possibilit\u00e0 di vivere il racconto di Jacques Audiard, regista nei confronti del quale personalmente nutro una considerazione ambivalente, ma che con l\u2019ultimo Un sapore di ruggine e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3962,3608,3603],"edizioni":[3809],"autori":[2591],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2553"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2553"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2553\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4375,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2553\/revisions\/4375"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2553"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2553"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2553"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2553"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2553"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2553"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2553"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2553"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2553"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}