{"id":257,"date":"2009-11-04T17:05:23","date_gmt":"2009-11-04T17:05:23","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=257"},"modified":"2025-12-12T10:52:16","modified_gmt":"2025-12-12T09:52:16","slug":"un-chilo-di-piume-un-chilo-di-piombo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=257","title":{"rendered":"2. Un chilo di piume, un chilo di piombo"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: left;\" align=\"CENTER\"><strong>I bambini e la seconda guerra mondiale. In Italia, in Europa e nel resto del mondo<br \/>\n<\/strong>O ragazza dalla guance di pesca<strong><br \/>\n<\/strong>o ragazza dalle guance di aurora<br \/>\nio spero che a narrarti riesca<br \/>\nla mia vita all\u2019et\u00e0 che haiora.<br \/>\nCoprifuoco la truppa tedesca<br \/>\nla citt\u00e0 dominava, siam pronti<br \/>\nchi non vuole chinare la testa<br \/>\ncon noi prenda la strada dei monti.<br \/>\nAvevamo vent\u2019anni e oltre il ponte<br \/>\noltre il ponte che \u00e8 in manonemica<br \/>\nvedevam l\u2019altra riva la vita<br \/>\ntutto il bene del mondo oltre il ponte.<\/p>\n<p><strong>Mario Lodi, I bambini della cascina, Marsilio, Venezia, 1999<\/strong><br \/>\nLa guerra rimane sullo sfondo di questo bel libro che racconta come vivevano i bambini delle campagne del nord Italia alla fine degli anni \u201920. Protagonisti sono proprio loro, i bambini, con i loro poveri giochi, i primi lavori nella fattoria, le amicizie e i litigi. Ma ogni tanto, fra le pagine, si fa largo qualche fascista alla ricerca di giovani contrari al regime o a caccia di nuovi tesserati ed emergono i ricordi di chi ha fatto la prima guerra mondiale.<br \/>\nE non sono bei ricordi: \u201c\u2026ragazzi, la guerra l\u2019hanno inventata i matti, quelli veri, da legare. Far soffrire cos\u00ec e far morire tanti cristiani per niente! (\u2026) Eravamo pieni di pidocchi, con le croste su tutto il corpo a forza di grattare\u2026un tormento. Quando i soldati tornavano a casa per una licenza, si spogliavano nudi e facevano bollire tutti gli indumenti. E quando la licenza era finita, non volevano pi\u00f9 partire: i parenti li dovevano accompagnare alla stazione perch\u00e9 se non tornavano al fronte venivano fucilati. Una tragedia. E loro piangevano e partivano. Io non sono mai andato in licenza, al loro posto non so che cosa avrei fatto. Questa era la guerra, ragazzi\u201d. (p. 79)<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Lia Levi, Maddalena resta a casa,Storie d\u2019Italia, Mondadori, Milano, 2000<br \/>\n<\/strong>Uno sguardo nella vita di tutti i giorni dell\u2019Italia del ventennio fascista e di chi ha cercato di combatterlo lavorando di nascosto, stampando e diffondendo volantini e notizie. La storia ci viene raccontata, con uno strano espediente narrativo, dalla casa dove abitano Maddalena e il suo pap\u00e0 ed \u00e8 molto semplice ma ha il pregio di farci calare nella vita quotidiana dei ragazzini di quell\u2019epoca e di mostrare, anche se in modo forse un po\u2019 troppo lieve, che c\u2019era chi al fascismo si opponeva facendo del suo meglio con semplicit\u00e0. Gente comune e non necessariamente eroi.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Frediano Sessi, L\u2019isola di Rab, Storie d\u2019Italia, Mondadori, 2001<\/strong><br \/>\nFrediano Sessi \u00e8 uno studioso attento che si \u00e8 occupato molto dell\u2019epoca nazifascista e dei campi di concentramento. Questo rende il romanzo molto interessante perch\u00e9 vi si avverte, pur nella libert\u00e0 dell\u2019invenzione, tutta la tragicit\u00e0 di un storia vera. I ragazzi faticheranno a ritrovarla sui libri scolastici ma non vanno invece dimenticati questi campi di concentramento in cui i fascisti internavano le popolazioni della Jugoslavia in condizioni spaventose per poter ripopolare quelle zone con fascisti di provata fede e miglior razza.<br \/>\nLa storia \u00e8 raccontata da un ragazzino, Benito, fiero moschettiere balilla che segue il padre chiamato a gestire appunto il campo dell\u2019isola di Rab. Nel volgere dei giorni la realt\u00e0 si fa sempre pi\u00f9 evidente e Benito, anche grazie alla sua amicizia con Sonja, una ragazzina croata che cercher\u00e0 di salvare dall\u2019internamento, prender\u00e0 coscienza e sceglier\u00e0 autonomamente \u201cda che parte stare\u201d.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Mario Rivelli, Sotto le bombe di maggio, Condaghes, Cagliari, 1997<\/strong><br \/>\nUna storia semplice che ha per\u00f2 il pregio di calarci nella realt\u00e0 di gente qualsiasi che vive una vita qualsiasi in tempo di guerra. E cos\u00ec le avventure di Marco e di Lucia ci fanno sapere cosa si mangiava, come si organizzavano le giornate, cosa si faceva quando suonava l\u2019allarme e cadevano le bombe. E anche ci mostrano, attraverso gli occhi di due bambini, la difficolt\u00e0 di saper distinguere \u201ci nemici\u201d in un\u2019Italia ancora fascista ma in attesa di essere liberata dai\u201cnemici\u201d inglesi e americani.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Beatrice Solinas Donghi, Il fantasma del villino, Einaudi Ragazzi, 1992<br \/>\n<\/strong>Un romanzo semplice ma avventuroso e avvincente, adatto per ragazzini di 9\/10 anni, in cui si racconta di Lilli, sfollata con la mamma e il fratellino in un paesetto di montagna. E si racconta di Regina, piccola ebrea nascosta in un villino poco distante.<br \/>\nLa guerra, le persecuzioni, i partigiani si muovono sullo sfondo di un\u2019estate di scoperte in cui Lilli cresce e, pur da bambina, comincia a riflettere su quello che le accade intorno.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Donatella Ziliotto, Un chilo di piume, un chilo di piombo, Einaudi ragazzi, Torino, 1992 (riedito da Delfini, Fabbri, Milano, 2002)<\/strong><br \/>\nE\u2019 rivolto in particolare alle ragazzine il diario della triestina Fiamma, cos\u00ec chiamata dalla mamma, grande ammiratrice di D\u2019Annunzio (\u201cma io volevo Tonina\u201d), che racconta la sua vita sul finire della guerra mentre si aspetta che arrivino gli americani \u201cun lungo bruco malato che si trascinasse a stento su per l\u2019Italia. E noi quass\u00f9, gli ultimi\u2026\u201d<br \/>\nIl pap\u00e0 di Fiamma \u00e8 \u201cun mezzo ebreo perch\u00e9 la sua mamma era ebrea e ci teneva tanto che i suoi bambini fossero tutti ebrei. Mio nonno infatti non eraebreo ma socialista e ubriacone\u201d. Si sorride alle descrizioni impietose della sorella grande che \u201cdice che non bisognerebbe parlare bene di chi ci bombarda (\u2026) e a me mi sgrida perch\u00e9 le pare che non amo abbastanza la patria\u201d e ci si schiera con il pap\u00e0 e la maestra Rita che ascoltano radio Londra.<br \/>\nE cos\u00ec si passa attraverso vicende semplici e quotidiane che aiutano a capire come si viveva e soprattutto come vivevano i bambini in quel tempo.<br \/>\nUn libro per cominciare un viaggio della memoria, ancora \u201cleggero\u201d, adatto ai pi\u00f9 giovani, inattesa che possano affrontare letture pi\u00f9 impegnative. Ma che intanto lascia un segno indelebile e semina pensieri ancora abbozzati ma che matureranno e formeranno adulti rispettosi e uomini e donne di pace, come dice la maestra Rita: \u201cTonina cara, spero che la tua generazione non tolleri di stare per un ventennio seduta per terra. Noi abbiamo un galletto che per essere stato due giorni seduto s\u2019\u00e8 azzoppato definitivamente.\u201d<br \/>\nE, come dice l\u2019autrice: \u201c\u2026i miei diari scritti durante la guerra mi hanno aiutato a ricordare quante piume ci sono per un bambino anche in anni pieni di piombo: si pattina durante gli allarmi, si allevano conigli di nascosto, ci si innamora. E si cresce.\u201d<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Ermanno Detti, Estrella, Nuove Edizioni Romane, Roma, 2000<\/strong><br \/>\nSi muovono nell\u2019Italia divisa della fine del \u201943, quando arrivarono gli americani, i due ragazzi protagonisti di questa storia: Van, proiettato quasi suo malgrado, in una vicenda pi\u00f9 grande di lui mentre segue-insegue Estrella, figura misteriosa che potrebbe essere filo americana o spia dei tedeschi oppure\u2026.<br \/>\nNel dipanarsi veloce della storia, il giovane protagonista acquisisce sempre maggior consapevolezza fino a poter scegliere liberamente da che parte stare.<br \/>\nUna storia in gran parte vera, raccontata all\u2019autore dai due protagonisti.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Donatella Bindi Mondaini, L\u2019albero buio, Le letture, E Elle, Trieste, 1992<br \/>\n<\/strong>Attraverso le riflessioni e le avventure di quattro fratelli rifugiatisi dalla nonna sulle colline fiorentine, vediamo cosa accadeva in Italia dopo l\u2019armistizio del\u201943. Un libro semplice ma in grado di appassionare i ragazzini pi\u00f9 giovani: sullo sfondo i tedeschi in ritirata verso nord, i partigiani, la gente comune schierata da una parte o dall\u2019altra, fino ad un soldato tedesco che diserta perch\u00e9 contrario al regime del suo paese. Attraverso una progressiva presa di coscienza i quattro ragazzi, e i lettori insieme a loro, capiscono che il mondo non si pu\u00f2 dividere semplicemente in buoni e cattivi.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Guido Petter, Ci chiamavano banditi, Supergru, Giunti, Firenze, 1995<br \/>\n<\/strong>Il libro \u00e8 gi\u00e0 apparso nel 1978 col titolo \u201cChe importa se ci chiaman banditi\u201d in forma di racconto delle vicende di guerra partigiana in Valdossola. Bench\u00e9l\u2019autore avesse precisato che si trattava di una sorta di \u201cdiarioin terza persona\u201d fu considerato in genere dai lettori pi\u00f9giovani come un testo aperto ad invenzioni fantastiche. Per rendere pi\u00f9 incisivo il taglio dell\u2019esperienza realmente vissuta dall\u2019autore negli anni giovanili, Guido Petter ha deciso di procedere ad una riscrittura passando dalla terza alla prima persona e dall\u2019uso del passato a quello del presente. La versione attuale \u00e8dunque pi\u00f9 incisiva, quel che il protagonista racconta sembraavvenire sotto i nostri occhi, in una sorta di presa diretta cheacquista una pi\u00f9 forte intensit\u00e0 emotiva capace diparlare anche ai ragazzi di oggi.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Guido Petter, Nel rifugio segreto, Giunti, Firenze, 1998<br \/>\n<\/strong>Il libro, ambientato nell\u2019estate del1944, si ispira ad un episodio della guerra di Liberazione in Valdossola: il lancio da parte degli aerei angloamericani di armi e rifornimenti ai partigiani che operavano in quella zona. Da questo spunto prendono il via le vicende di un gruppo di ragazzini, nati e cresciuti su quelle montagne e che proprio in quei luoghi imparano a conoscere da vicino la realt\u00e0 della guerra e specialmente la lotta tra le armate partigiane e le milizie fasciste. Ne fanno anzi anche un po\u2019 parte quando offriranno il loro rifugio segreto\u201cla tana dell\u2019orso\u201d ai partigiani come riparo ai feriti.L\u2019esperienza diretta di Guido Petter come partigiano, la concretezza delle situazioni, lo stile immediato e coinvolgente producono un racconto in cui la dimensione storica e gli slanci fantastici si fondono in modo equilibrato e convincente.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Mino Milani, Seduto nell\u2019erba al buio. Diario di un ragazzo italiano. Estate 1944, Fabbri Editori, Milano, 2002<br \/>\n<\/strong>Una normale estate di guerra. Un\u2019estate in cui niente \u00e8 normale perch\u00e9 la guerra cambiatutto, il mondo intorno e le persone, la vita nelle citt\u00e0 e ipensieri nella testa. Cos\u00ec anche per Nino, 15 anni nell\u2019estate del 1944. Attraverso il suo racconto, strutturato su pagine di diario, riviviamo i mesi che portarono alla liberazione di Italia.Mesi scanditi dalla paura delle bombe, dei rastrellamenti, dalla ricerca affannosa di cibo. Mesi in cui l\u2019ombra della guerra siallarga fino ad interrompere il normale scorrere dei giorni e asfumare gli accadimenti centrali di una giovane vita: le gite con gliamici, le desiderate vacanze, i patimenti dei primi amori. Le parole di Nino ci chiamano al confronto con i dubbi, gli interrogativi di fondo che ogni guerra impone: \u201cChi sono gli amici? Chi i nemici? Perch\u00e9 gli alleati bombardano e uccidono proprio chi li sta aspettando con tanta ansia? In tempo di guerra si pu\u00f2 essere amici di un avversario? \u201d Queste e altre domande riempiono la testa di Nino, cos\u00ec come di tanti altri ragazzi italiani in quella lunga e drammatica estate.<br \/>\nIl ritmo quotidiano delle pagine di un diario, lo stile asciutto e forte, permettono a noi lettori di provare le stesse emozioni, paure, desideri fino a fare nostre le parole con cui il libro si chiude. \u201cMi sono seduto nell\u2019erba. Non so nemmeno io perch\u00e9, non di sicuro per aspettare il treno, chiss\u00e0 quando sarebbe partito, con tutti quei feriti da caricare. Non mi vergogno a dirlo, ho pianto. Ma tanto. Sono stato l\u00e0 per un po\u2019, a pensare alle cose che stanno accadendo. Non sono riuscito a capirci nulla. Sono stato l\u00e0 fino a quando non mi sono accorto di tremare; per il freddo, credo; ma forse non era per il freddo. Poi ho ripreso la bici e sono tornato a casa, prima del coprifuoco.<br \/>\nEcco. Adesso sono calmo. Non continuer\u00f2 a scrivere il diario. No. Sono certo di no. Ma questa guerra sar\u00e0 finita, prima o poi, e allora potremo vivere da ragazzi\u201d.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Roberto Denti, Ancora un giorno. Milano 1945. \u00a0Storie d\u2019Italia Mondadori, Milano, 2001<br \/>\n<\/strong>Quattro ragazzini nella Milano in guerra. Sono loro i protagonisti principali di questa storia che \u00e8 quasi una testimonianza. Molto reali sono infatti gli avvenimenti raccontati e l\u2019aspetto avventuroso, che pur si sente, \u00e8 stemperato dalla concretezza dei problemi che giovani e adulti devono affrontare. \u00c8 quindi un\u2019occasione per incrociare le voci di un intera comunit\u00e0, quella che si affaccia su un cortile di una vecchia casa di ringhiera, che tra paure e speranze attende la fine della guerra.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Ermanno Detti, Leda e il mago, (illustrazioni di Roberto Innocenti), Fatatrac, Firenze, 2002<br \/>\n<\/strong>Un episodio di guerra partigiana \u00e8 il centro di questo romanzo, una guerra quindi che si \u00e8 estesa sempre pi\u00f9, dalle citt\u00e0 ai piccoli paesi, dalla pianura verso le montagne. \u00c8 proprio sulle montagne del Monte Amiata che Leda, ragazzina che \u201caveva dieci anni e che ricordava soltanto la guerra\u201d compie scelte e gesti coraggiosi e pericolosi.<br \/>\nIl tono della vicenda \u00e8 dato dai tratti dei personaggi: Leda protagonista prima inconsapevole e poi sempre pi\u00f9 convinta di dover avere spiegazioni riguardo a ci\u00f2 che succede intorno a lei, Rufo suo coetaneo, pi\u00f9 docile e meno ostile ai misteri che circondano le azioni di guerra e il Mago, personaggio ambiguo dal fascino misterioso ed inquietante che incarna il sentimento del coraggio ma anche la disperazione di ogni guerra.Splendide le illustrazioni di Roberto Innocenti che esprimono la gamma intera dei sentimenti provati e il senso di cupezza che si respira nell\u2019aria.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Lia Levi, Da quando sono tornata, Junior +10, Mondadori, Milano, 2002<br \/>\n<\/strong>La guerra \u00e8 finita e Brunisa, gi\u00e0 protagonista di una Valle piena di stelle, torna nella sua citt\u00e0 raccontandoci in prima persona le peripezie della ricostruzione. Il libro, infatti, intreccia le vicende private di Brunisa, il trasferimento della famiglia a Roma, le nuove amicizie con la dimensione collettiva dell\u2019Italia del dopoguerra. Un racconto che riporta indietro, di fronte alle grandi scelte di quel periodo storico (il referendum fra Monarchia e repubblica, la nascita della giovane democrazia) ma anche ai modi e agli stili di vita che, per reazione agli anni duri della guerra, nacquero e si affermarono.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Josef Holub, Quell\u2019ultima estate, Delfini, Fabbri, Milano, 1998<br \/>\n<\/strong>Bisogna lasciare da parte razionalit\u00e0 e pensieri da adulti per gustare pienamente questo romanzo in cui si narra la grande amicizia fra due ragazzini, l\u2019uno tedesco e l\u2019altro ceco, che in un paesino vicino al confine tedesco trascorrono un\u2019estate indimenticabile. L\u2019ultima estate prima dell\u2019invasionedi Hitler. Il capolinea di tanti sogni e di tante speranze.<br \/>\nNel paese i simpatizzanti nazisti sono pochi, la gente vive semplicemente senza farsi troppi problemi. Ma piano piano Hitler, l\u2019occupazione, la guerra, prenderanno il sopravvento.<br \/>\nTutto questo fa da sfondo alle avventure dei due ragazzi la cui amicizia \u00e8 poi l\u2019argomento centrale del libro. Le loro vicende li portano vicini alla guerra mali allontanano subito dopo fra capriole, scherzi, dispiaceri, propri di tutti gli adolescenti del mondo.<br \/>\nE le riflessioni \u201csulla vita\u201d che sono portati a fare vanno oltre il momento contingente ma sono universali e fanno parte della fatica di crescere, di un\u2019avventura nuova ed entusiasmante per tutti i ragazzi del mondo. Anche durante una guerra.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Renate Welsh, La casa tra gli alberi, Il battello a vapore serie rossa, Piemme, Casale Monferrato, 1997<br \/>\n<\/strong>La guerra sta finendo ed Eva \u00e8 sfollata con la mamma e la sorellina in un paesino di campagna dove vive una bellissima amicizia con Peter. E della loro amicizia fannoparte la fame, il freddo e le sofferenze derivate da una guerra dicui nessuno sa o vuole dare spiegazioni. Mentre lo si legge, non si pu\u00f2 che ricordare quante volte da bambini non abbiamo ottenuto alcuna soddisfazione alle nostre domande e ci si immedesima quindi nei due ragazzi che, da soli, cercano di rispondere a perch\u00e9 pi\u00f9 grandi di loro. E non si pu\u00f2 non pensare per quanti bambini, ancora, non c\u2019\u00e8 risposta a questi perch\u00e9.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Peter Hartling, Viaggio controvento, Nuove Edizioni Romane, Roma, 2001<br \/>\n<\/strong>Berni \u00e8 un ragazzino ceco, di lingua tedesca, e sta lasciando, insieme alla zia, la Cecoslovacchia.Siamo nell\u2019estate del 1945, la guerra \u00e8 appena finita e i cechi nella loro terra appena liberata dall\u2019occupazione nazista, non vogliono pi\u00f9 i tedeschi, anche se con le persecuzioni non hanno avuto nulla a che fare.<br \/>\nE\u2019 una storia semplice che mostra, attraverso gli occhi di un ragazzo, uno spaccato di vita e di storia poco conosciuto. Come altri testi per ragazzi, ha il pregio di farci immergere nella vita di allora, di farci toccare con mano la fatica di sopravvivere, di trovare cibo e vestiti e, insieme, il desiderio di gioco e di amicizia, proprio dei bambini.<br \/>\nSe un difetto si pu\u00f2 trovare in questi testi \u00e8 la mancanza (a parte brevi note) di riferimenti storici precisi che possono confondere un poco le idee. Ma dopo tutto non \u00e8 questo l\u2019essenziale.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Peter Hartling, Porta senza casa,Battello a vapore serie rossa, Casale Monferrato, 1999<br \/>\n<\/strong>Una bellissima storia di amicizia fra Thomas, un ragazzino rimasto solo, e un giovane reduce che in Russia ha perso una gamba. Sullo sfondo Vienna, e poi la Germania, subitodopo la fine della guerra. Una storia di speranza che non nascondeper\u00f2 la realt\u00e0 di quel periodo. Una storia che ciricorda quella di Stef (il protagonista di \u201cVietato rubare lestelle\u201d) che, come Thomas, perde di vista la madre alla partenza diun treno affollato di profughi ma che, a differenza di Thomas, nonritrover\u00e0 pi\u00f9 la madre e la speranza.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Leo Meter, Lettere aBarbara, Einaudi Ragazzi, 1993<\/strong><br \/>\nQuesto libro raccoglie le lettere cheLeo Meter scrisse alla piccola figlia Barbara dall\u2019Ucraina nel 1943, dove era stato condotto dopo essere stato consegnato a forza dalla Gestapo alle armate tedesche.<br \/>\nAttraverso le sue parole e i disegni(Leo Meter era illustratore e scenografo) il padre cuce un legame di affetto, di ricordi, di speranza capace di resistere oltre il tempo duro del presente. Una grande tenerezza pervade il libro, il racconto si tinge di ironia e leggerezza, le deliziose illustrazioni rendono vivo quanto descritto e sotto tutto questo si sente lo sforzo e il desiderio di allontanare la realt\u00e0 della guerra dalla mente dichi sta scrivendo anche come atto di amore per la figlia lontana ed in difesa. Cos\u00ec come un atto di amore e memoria ha permesso di ritrovare questa straordinaria e semplice testimonianza.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Pef, Mi chiamo Adolf, Giannino Stoppani Editore, Bologna, 1995<br \/>\n<\/strong>Non \u00e8 molto conosciuto questo bel libro in cui si racconta di un bambino nato con un paio di baffetti e un ciuffo nero sulla fronte. Sentendosi solo e non amato, il bambino si inoltra in una foresta dove incontra una vecchia signora che lo accoglie e, sconvolta dalla sua somiglianza con Hitler, si ritrova a raccontargli di quei tempi bui e a spiegargli che \u201c\u2026assassini di stelle ce ne saranno sempre (\u2026) quel che bisogna fare \u00e8 imparare a riconoscerli, con o senza baffi e, soprattutto, prima che sia troppo tardi!\u201d<br \/>\nPur essendo sottile e con tante belle illustrazioni, non \u00e8 un libro facile e sarebbe bene che i ragazzini pi\u00f9 giovani lo leggessero con un adulto.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Gaye Hicyilmaz, vietato rubare le stelle, Milano, Buena vista, 2001.<br \/>\n<\/strong>\u201cNon ci resta altro che sperare che, dovunque essi siano anche loro possano ancora alzare lo sguardo e vedere le stelle\u201d (p 89): Proprio le stelle uniscono con una limpida luce le vicende di un ragazzino Richard, la cui mamma sparisce misteriosamente con la storia di un uomo Stef, un anziano vicino di casa che gli racconta la sua vita e l\u2019ombra che l\u2019accompagna.<br \/>\nDeportato in Unione Sovietica con la madre e il fratello minore stremato dalla fatica e dalla vita del campo, Stef perde di vista i suoi durante un trasferimento in treno. Non li rivedr\u00e0 pi\u00f9 e di questosi sente responsabile tanto da essere quasi schiacciato anche se adistanza di anni, dal senso di colpa. E se l\u2019incontro con il ragazzo gli permetter\u00e0 di \u201cprendere le distanze\u201d da una colpa inesistente, questo stesso incontro permette a noi di rileggere eventi tra i meno conosciuti della seconda guerra mondiale, che danno vita sicuramente alle pagine pi\u00f9 belle dell\u2019intero libro.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Lois Lowry, Colpi alla porta, Einaudi ragazzi, 1995<br \/>\n<\/strong>E\u2019 solo un romanzo, un bel romanzo, questo che racconta di Annemarie, ragazzina danese che vive nel periodo di occupazione tedesca. Cos\u00ec dichiara la postfazione che per\u00f2 ci dice anche che lo sfondo su cui si muovono Annemarie, la sua famiglia, la sua amica Ellen, ebrea, che riuscir\u00e0 con il loro aiuto a rifugiarsi in Svezia\u2026lo sfondo, quello s\u00ec, \u00e8 vero. E\u2019 vero che i danesi contribuirono alla salvezza degli ebrei nascosti nel loro paese ed \u00e8 vero che seppero tenere alta la testa, nonostante l\u2019occupazione.<br \/>\nLa storia di Annemarie e di Ellen ci appassiona e ci commuove e intanto ci invita a credere nella possibilit\u00e0 di un mondo pi\u00f9 civile, di un mondo di pace per il quale vale la pena lottare e lavorare.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Nina Bawden, Tempo di guerra, Junior Mondadori, Milano, 2001<br \/>\n<\/strong>Avventura in tempo di guerra. Potrebbe essere lo slogan adatto a questo libro; ma anche mistero, inquietudine, amicizia. Sono questi i colori della guerra per Carriee Nick, due fratelli, sfollati dalla citt\u00e0 come tanti sudecisione del governo inglese per salvarli dai bombardamenti. Al pari di moltissimi altri bambini Carrie e Nick affrontano da solil\u2019allontanamento da casa e l\u2019incontro con la strana famiglia che li ospiter\u00e0. Troveranno facce e modi di vita diversi, dovrannoadattarsi, cambiare. Troveranno per\u00f2 il modo di fare amicizia, di tirare fuori le proprie forze e capacit\u00e0.<br \/>\nTutto questo sotto l \u2019ombra della guerra che, pur facendo da sfondo alle vicende, ne rende bene il senso di precariet\u00e0, l\u2019incertezza verso ci\u00f2 che ci\u00f2 che verr\u00e0, il sentimento di solitudine, il coraggio di andare avanti costruendo legami che resistono.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Robert Westall<br \/>\n<\/strong>Uno dei pi\u00f9 apprezzati scrittori inglesi per ragazzi, ha scritto numerosi romanzi sul tema della guerra che si rifanno in parte alla sua storia personale di ragazzo al tempo dei continui bombardamenti tedeschi sull\u2019Inghilterra.<br \/>\nNon citiamo un titolo in particolare perch\u00e9 tutti ci sembrano significativi e in grado di far sapere ai ragazzi di oggi cosa \u00e8 stata la guerra per chi era ragazzo allora.<br \/>\n\u201cSono opere nelle quali l\u2019infanzia \u00e8 s\u00ec vittima della guerra, ma quest\u2019ultima offre al contempo un rovesciamento delle regole, un improvviso e inaspettato aprirsi di spazi e vie di fuga dal mondo degli adulti, un cambiamento profondo. Il conflitto diventa prova iniziatica, rito di passaggio, constatazione che dopo la guerra nulla \u00e8 pi\u00f9 uguale a prima, tutto muta negli uomini e nelle loro coscienze, nei paesaggi e nelle cose\u201d. (Walter Fochesato, op. cit. pag 13-14)<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Alki Zei, La storia di Petros, Superjunior, Mondadori, Milano, 1991<br \/>\n<\/strong>Petros vive ad Atene negli anni dell\u2019invasione italiana, seguita da quella, molto pi\u00f9 dura, dei tedeschi. E\u2019 un ragazzino, ha degli amici, va a scuola, gioca. Ma partecipa in prima persona, con una consapevolezza sempre pi\u00f9 piena, alle azioni della resistenza contribuendo, nel suo piccolo, ascrivere una pagina di storia poco nota ma di cui gli ateniesi possono andare fieri: l\u2019autrice, anch\u2019essa ateniese e vissuta a lungo in esilio, ci ricorda che il suo fu l\u2019unico popolo a manifestare disarmato contro i tedeschi, scendendo in piazza in massa.<br \/>\nE\u2019 un bel libro che non nasconde la realt\u00e0 mostrando anzi in modo esplicito le diverse reazioni all\u2019occupazione, dalla resistenza al collaborazionismo, passando per tutte le difficolt\u00e0 di gente comune il cui pensiero principale era quello di sopravvivere, di non morire di fame. Ci racconta di Lela, prima fidanzata con un inglese subito dimenticato per il rude tedesco Yogurter; ci racconta dello zio Angelos che parte per combattere gli italiani e torna umiliato e stanco, senza grandi imprese da raccontare; ci racconta di Sotiris e di Drossula, poco pi\u00f9 che bambini, uccisi dai tedeschi.<br \/>\nCi racconta soprattutto la vita di gente semplice, non particolarmente coraggiosa, non particolarmente coinvolta, ma che non ha chinato la testa. Ci racconta che bisogna difendere le proprie idee e soprattutto la libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Karl Bruckner, Il gran sole di Hiroshima, Supergru, Giunti, Firenze, 2000<br \/>\n<\/strong>In anni in cui pare perdersi la memoria di eventi passati e spesso si viene indotti a minimizzarne la portata, \u00e8 bene che i ragazzi leggano questo bel romanzo, un classico che, insieme alle vicende di due bambini, Sadako e Scigheo, racconta di Hiroscima, di come ci si viveva prima della bomba e di quello che \u00e8 accaduto in quei giorni \u201cquando l\u2019uomo aveva compiuto, con l\u2019aiuto della scienza, il primo tentativo di annientare se stesso\u201d.<br \/>\nLa storia prosegue e ci parla ancora di Sadako e della sua famiglia, del dopo guerra e delle fatiche della ricostruzione. E\u2019 una storia vera quella di Sadako che morir\u00e0 dieci anni dopo di leucemia, contratta a causa delle radiazioni. Aveva quattro anni il giorno dell\u2019esplosione.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Isoko e Ichiro Hatano, Lettere a mia madre, Ex libris E Elle, Trieste, 1994<br \/>\n<\/strong>10 maggio 1944 \u2013 primi mesi 1948. Nell\u2019arco di quattro anni la vita del Giappone cambia radicalmente. La guerra vista dai giapponesi, o meglio da un ragazzino giapponese di quattordici anni, assume un\u2019inedita prospettiva ed \u00e8 interessante calarsi nei panni di Ichiro e faticare insieme a lui cercando spiegazioni. Quattro anni di vita, la guerra, la sconfitta, il dopoguerra, passando per Hiroshima e Nagasaki, ma soprattutto le fatiche quotidiane, la fame, la condizione di profugo, la paura e il diventare grandi dando il giusto valore alle cose davvero importanti.<br \/>\n\u201cQuesto nuovo tipo di bomba produce un lampo abbagliante e la gente viene uccisa all\u2019istante. (\u2026)Ridicolo aver sperato, anche solo per un attimo, di vincere con lancedi bamb\u00f9. Ridicolo confidare nei kamikaze e credere che laleggenda degli avi durasse eternamente. Questa leggenda l\u2019abbiamo tutti studiata, ma anche senza ci\u00f2 il popolo nipponico era convinto istintivamente di essere invulnerabile nei secoli dei secoli. Hiroshima e Nagasaki gli aprono ora gli occhi e la sua combattivit\u00e0 si affievolisce. Che fare? Il volere individuale conta poco nell\u2019andamento di una guerra. La nazione si compone, \u00e8 vero, di individui, ma la guerra s\u2019evolve in direzione opposta a quella che la maggior parte di essi avrebbe scelto\u201d. (p. 133-134)<br \/>\nLa corrispondenza fra Ichiro e la sua mamma \u00e8 autentica e offre uno spaccato inconsueto della vita familiare giapponese.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Meindert Dejonj, La casa dei sessanta padri, Junior Mondadori, Milano, 1999<br \/>\n<\/strong>E\u2019 la storia di Tien Pao, piccolo profugo cinese in fuga davanti agli invasori giapponesi. Perde i suoi genitori ed \u00e8 costretto ad una marcia estenuante con l\u2019unica compagnia del suo amato maialino. Saranno i sessanta padri (un gruppo di aviatori americani parte di quei soldati che nella guerra cino-giapponese appoggiarono il Kuomitang) a salvarlo e a ricondurlo alla sua famiglia. E\u2019 una storia piena di umanit\u00e0, capace di descrivere con parole vere ci\u00f2 che la guerra \u00e8 per tanti bambini che, come Tien Pao, ancora oggi affrontano le traversie in molti luoghi della terra: la paura, la solitudine, la stanchezza, la fame. Ma anche la forza di una mano amica, la consolazione di unsorriso che aprono verso timide e fondamentali speranze.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Bette Greene, L\u2019estate del soldato tedesco, Gaia junior Mondadori, Milano, 1998<br \/>\n<\/strong>La guerra arriva da lontano e lascia il segno. Patty, 12 anni, vive nel sud degli Stati Uniti in un piccolo paese dell\u2019Arkansans dove la sua \u00e8 l\u2019unica famiglia ebrea. E\u2019 qui che arriva un gruppo di prigionieri tedeschi tra i quali c\u2019\u00e8 anche il giovane Anton, bello e gentile di cui Patty pensa di essere innamorata. Il libro racconta in modo diretto e coinvolgente di un\u2019estate in cui si intrecciano amicizia, amore e senso di colpa (Patty ragazzina ebrea tenta di salvare il \u201cnemico\u201d tedesco), il giudizio duro della quasi totalit\u00e0 della comunit\u00e0 che non riesce ad accettare le ragioni di un legame anomalo, la difficolt\u00e0 di crescere sentendosi poco amata, la forza che nasce dal pensare di riuscire anche con le proprie forze.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\" style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Hadley Irwin, Kim \u2013Kimi, Gaia junior, Mondadori, Milano, 1997<br \/>\n<\/strong>Sedici anni e un padre giapponese morto ancor prima che lei nascesse. La ricerca della famiglia paterna e delle proprie radici.<br \/>\nTutto questo \u00e8 Kim Kimi, due nomi per la stessa ragazzina che sta crescendo e cerca un\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 precisa e definita e deve fare i conti con le sue origini.Pu\u00f2 scegliere di accettarle o di rifiutarle.<br \/>\nUn bel libro che intanto ci fa conoscere, insieme alla protagonista, una pagina poco gloriosa della storia americana che \u00e8 bene invece non dimenticare: i campi di internamento dove, dopo l\u2019attacco di Pearl Harbor, furono rinchiusi tutti i giapponesi che vivevano in America, anche se cittadini americani. Tutti persero il lavoro mentre le loro propriet\u00e0venivano vendute. Quando entravano nei campi, ai capofamiglia venivano consegnate delle etichette da mettere sui bagagli e sui risvolti delle giacche. E sulle etichette non c\u2019erano nomi, masoltanto numeri. Erano pi\u00f9 di centomila e rimasero nei campiquattro anni.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><strong>Robert Cormier, Darcy, una storia di amicizia, Battello a vapore serie rossa, Piemme Casale Monferrato,1999<br \/>\nRobert Cormier, Ma liberaci dal male, Battello a vapore serie rossa, Piemme, Casale Monferrato, 1998<br \/>\n<\/strong>Sono particolari i libri di questo apprezzato scrittore americano. Sono storie ambientate in paesini americani all\u2019epoca della seconda guerra mondiale che fa da sfondo a vicende pi\u00f9 legate all\u2019amicizia fra ragazzi e alla loro fatica di crescere. E\u2019 un\u2019America triste quella che emerge dallepagine, troppi sono i problemi che i ragazzi protagonisti devonoaffrontare e tutti pi\u00f9 grandi di loro. La fede, la violenza familiare, l\u2019alcolismo\u2026.<br \/>\nCormier scrive bene ma i suoi libri sono difficili per i ragazzi di oggi perch\u00e9 richiedono uno sforzo di immedesimazione troppo grande che, di conseguenza, ci allontana dal racconto invece di renderci pi\u00f9 partecipi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I bambini e la seconda guerra mondiale. 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