{"id":2573,"date":"2020-03-24T13:57:21","date_gmt":"2020-03-24T12:57:21","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2573"},"modified":"2025-09-08T11:37:19","modified_gmt":"2025-09-08T09:37:19","slug":"teatri-possibili-larte-della-trasformazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2573","title":{"rendered":"L\u2019arte della trasformazione"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019Istiuto dei Ciechi di Bologna Francesco Cavazza con Gruppo Elettrogeno e Orbitateatro.<br \/>\n\u00c8 orario di prove all\u2019Istituto dei Ciechi di Bologna Francesco Cavazza. Per non disturbare ci soffermiamo in silenzio sulla soglia della palestra. Dentro c\u2019\u00e8 un percorso a ostacoli. Ad attraversarlo ci sono gli attori di Orbitateatro, la compagnia di vedenti, non vedenti e ipovedenti nata in seno al laboratorio teatrale \u201cArte della trasformazione\u201d, condotto dal 2008 da Martina Palmieri e Marilena Lodi, in arte Gruppo Elettrogeno. \u201cPelle\u201d, \u201ccarne\u201d e \u201cossa\u201d sono le parole chiave dell\u2019edizione 2012, prosecuzione ideale del percorso che lo scorso aprile ha visto otto componenti del gruppo protagonisti dello spettacolo Brindisi con boia\/Primo studio, riscrittura scenica del radiodramma di Friedrich D\u00fcrrenmatt Colloquio notturno con un uomo disprezzato, per ben due repliche sold out al centro sociale e laboratorio di sperimentazione artistica TPO.<br \/>\nCi siamo cos\u00ec trovati nel mezzo di un\u2019esperienza unica nel suo genere, intima, energica e destabilizzante che terr\u00e0 impegnati il Gruppo e la compagnia per l\u2019intera stagione 2012-13 in un ciclo laboratoriale di sedici incontri rivolti alla citt\u00e0, con l\u2019obiettivo, per chi lo vorr\u00e0, di partecipare nuovamente alla realizzazione di un vero e proprio spettacolo finale aperto al pubblico.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Quella di Orbitateatro \u00e8 una storia teatrale integrata e tutta in divenire, fatta di incontri, conquiste e conflitti vissuti non a partire dalla propria disabilit\u00e0 ma al di l\u00e0 della stessa, che ci chiama personalmente alla reazione, a rispondere ai nostri deficit e quotidiani smarrimenti con un atto creativo di trasformazione rispettoso e disinibito.<br \/>\nA raccontarcela meglio ci hanno pensato la conduttrice Martina Palmieri e le attrici vedenti e non vedenti Angela, Lisa e Irene, che, tra un esercizio e l\u2019altro, ci hanno rivelato difficolt\u00e0 e conquiste del proprio percorso \u201ca rivelazioni\u201d, proporzioni in bilico dove il teatro sta all\u2019arte come il limite alla sfida.<br \/>\nHo cominciato a seguire il laboratorio nel 2009, su consiglio della mia amica Irene, un po\u2019 per gioco e per curiosit\u00e0, rassicurata dal fatto che si svolgeva al Cavazza, per me da sempre un punto di riferimento importante. La prima cosa che mi ha colpita \u00e8 stato il confronto con un gruppo di persone molto eterogeneo. Vedenti, non vedenti, sordociechi, persone con diversit\u00e0 sessuali, persone completamente \u201cstraniere\u201d tra loro con cui si stava bene comunque senza tanti perch\u00e9.<br \/>\nPoi c\u2019\u00e8 stato il confronto con l\u2019azione e gli esercizi\u2026 Il solo pensiero di fare certe cose all\u2019inizio mi metteva in imbarazzo, come per esempio l\u2019avere un contatto fisico diretto che non fosse strettamente conoscitivo con persone che non conoscevo o che conoscevo relativamente. Il tempo e gli esercizi in questo senso mi hanno conferito molta pi\u00f9 naturalezza, oltre che avermi aiutato nella mobilit\u00e0. Un esercizio da questo punto di vista utilissimo che spesso sperimentiamo durante le serate di laboratorio \u00e8, per esempio, \u201cla zattera\u201d. Si cammina per la palestra, qualcuno \u00e8 bendato ebisogna capire quando una persona ti si avvicina. A volte ci troviamo di fronte un muro o un ostacolo&#8230; superarlo permette di acquisire pi\u00f9 coraggio e di conseguenza pi\u00f9 autonomia nel movimento.<br \/>\nDopo le varie peripezie delle prove siamo arrivati a\u201cBrindisi con boia\u201d, un\u2019esperienza esaltante&#8230; Arrivare allo spettacolo non ci \u00e8 sembrato vero, ancora di pi\u00f9 sapendo che l\u00e0 fuori c\u2019era la fila. Quando \u00e8 stata l\u2019ora di entrare si \u00e8 cercato ovviamente di sdrammatizzare ma nonostante ci\u00f2 l\u2019emozione \u00e8 rimasta&#8230; Per superarla mi sono detta che alla fine anche se il teatro era pieno io tanto non lo avrei potuto vedere e che quindi non avrei dovuto fare altro se non quello che ero abituata a fare nelle prove. Ha funzionato. Quando ho finito di recitare la mia parte \u00e8 partito un applauso che non scorder\u00f2 mai! Le critiche sono state molto positive anche perch\u00e9 era uno spettacolo contemporaneo, cio\u00e8 non era il solito spettacolo di prosa e chi \u00e8 venuto a vederlo \u00e8 rimasto colpito da tutto lo spettacolo in s\u00e9, che peraltro non era facilmente comprensibile come primo impatto. Anche il lavoro sul testo infatti \u00e8 stato diverso da quello che mi aspettavo. Entrambe le mie parti sono state prodotte da me in prima persona sulla base di improvvisazioni che mi avevano vista protagonista. Non ho mai percepito nel pubblico atteggiamenti pietistici, anche perch\u00e9 sfido a capire nel mezzo del contesto dello spettacolo chi fosse cieco e chi no, nelle scene che sono state composte infatti non era facilmente comprensibile&#8230; Il bello di questo spettacolo \u00e8 che c\u2019\u00e8 stata un\u2019integrazione forte con tutti, attori e pubblico senza commiserazioni e senza imbarazzi.<br \/>\nArrivata a questo punto credo ora di dovermi cimentare in un ruolo diverso. Sto scoprendo negli ultimi incontri di laboratorio quanto mi piace far capire e percepire ai nuovi arrivati quello che io ho ricevuto nelle esperienze precedenti. Mi sono accorta di quanto anche tra le persone normodotate ognuno di noi abbia sempre qualcosa di personale da migliorare e da scoprire.<br \/>\nAngela<\/p>\n<p>In principio ho dovuto affrontare un problema di linguaggio. Nella nostra vita quotidiana siamo abituati a usare con naturalezza verbi come \u201cvedi\u201d, \u201cguarda\u201d, \u201cosserva\u201d&#8230; e all\u2019inizio lo facevo anch\u2019io, abituata a spiegare cos\u00ec le cose che vedevo e non conoscendo ancora in me la parte che era in grado semplicemente di farle. Ciononostante non ho mai avuto paura di confrontarmi direttamente con la disabilit\u00e0 anche perch\u00e9 il laboratorio non si \u00e8 mai concentrato su questo concetto ma, piuttosto, su quello di trasformazione. Ognuno di noi ha le propria disabilit\u00e0. La realizzazione di \u201cBrindisi con boia\u201d \u00e8 stato un esperimento molto intenso che ci \u00e8 servito a rinforzare il gruppo e a capire che il lavoro dei tre anni precedenti aveva un fine. Lavorare poi in uno spazio scenico immerso tra le persone avendo per parametro non la disabilit\u00e0 ma l\u2019uniformit\u00e0 del meccanismo ha fatto inoltre del nostro non il classico spettacolino dei non vedenti ma lo spettacolo di una vera e propria compagnia teatrale. Anche portare lo spettacolo in un centro sociale come il TPO ha infatti la sua importanza, la maggior parte delle persone che incontravo quando lo promuovevo si ritrovavano spiazzate dal fatto che non si tenesse al Cavazza&#8230; Il nostro \u00e8 un teatro contemporaneo prima di tutto perch\u00e9 del qui e dell\u2019ora, basato sulla ricerca di quelle piccole crepe e di quegli interstizi che risiedono in noi e che dobbiamo imparare a riscrivere.<br \/>\nLisa<\/p>\n<p><i>Quello con il Gruppo \u00e8 stato un incontro ai limiti del casuale. Io faccio parte dell\u2019Unione Ciechi e una volta, a Torino. sono venuta a conoscenza di un\u2019esperienza del genere e ne ho cercata una analoga<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Bologna. Qui ho incontrato Martina.<\/i><\/p>\n<p><i>Avendo frequentato scuola e universit\u00e0 avevo alla fine pi\u00f9 amici vedenti che non vedenti per cui all\u2019idea di partecipare a un laboratorio integrato ero pi\u00f9 curiosa che spaventata. Ho scoperto che<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>mi piace questo tipo di esperienza bench\u00e9 ne avessi gi\u00e0 iniziate un po\u2019 di tutti i colori, compreso il tango! Con il teatro tuttavia ho imparato a sviluppare un atteggiamento pi\u00f9 rilassato verso me stessa. Nel fare sulla scena cose che nella vita quotidiana non faresti mai infatti, c\u2019\u00e8 un forte senso di liberazione. Quello che a teatro mi ha particolarmente coinvolto \u00e8 il lavoro sull\u2019espressione del corpo e del viso, essendo cieca dalla nascita non ho chiara la percezione di questo tipo di movimento, ho sempre bisogno che qualcuno a riguardo mi dia un feedback. L\u2019esperienza di \u201cBrindisi con boia\u201d \u00e8 stata divertente e faticosa, io in particolare ero in attesa del mio bambino e avevo sempre paura di non arrivare alla fine&#8230; Farcela \u00e8 stato molto gratificante anche di fronte al pubblico cos\u00ec numeroso con cui mi sono rapportata, credo, con una certa serenit\u00e0. Il rischio del pietismo ovviamente \u00e8 sempre insito nella disabilit\u00e0, si sa che pu\u00f2 sempre suscitare compassione nel vero senso del termine&#8230; A mio parere non si pu\u00f2 evitare cos\u00ec come non ha senso nasconderla, l\u2019unico modo \u00e8 cercare di lavorare al di l\u00e0 della disabilit\u00e0. Allo stesso modo, va detto, io non devo dimostrare niente a nessuno, al massimo posso giocare con me stessa. Non ci \u00e8 mai stato chiesto, d\u2019altronde, un lavoro sulla cecit\u00e0&#8230;<br \/>\n<\/i>Irene<\/p>\n<p>Io sono ipovedente ma me la cavo bene grazie al teatro, forse per questo o forse no&#8230; ormai non lo so pi\u00f9 dire. Dopo aver svolto diverse esperienze con il Gruppo, nato nel \u201999, siamo passati dall\u2019organizzazione di festival al lavoro che tutt\u2019oggi proseguiamo con i detenuti del carcere della Dozza, finch\u00e9 non ho incontrato Fernando Torrente, il nostro coordinatore del Cavazza, che mi ha fatto conoscere Irene.<br \/>\nAll\u2019inizio non \u00e8 stato semplice, ho dovuto prendere le misure, tanto per cominciare perch\u00e9 si tende a spiegare qualcosa facendolo vedere. Le prime questioni da risolvere, dunque, erano di carattere pratico. In seguito ci sono state una serie di prove durante le quali la qualit\u00e0 della ricerca si \u00e8 alzata. Abbiamo cercato di uscire da obiettivi, clich\u00e9 e stereotipi che appartengono a tutti. Ogni vedente e ipovedente ha la sua storia, c\u2019\u00e8 chi si applica a fare in modo che ci\u00f2 non si veda e lo ripropone in scena, chi invece prova ad andare oltre. Abbiamo cominciato a capire come si svolge l\u2019azione, che cosa \u00e8 la scenografia e cosa non lo \u00e8, che cosa vuol dire muoversi nello spazio scenico. Superare gli stereotipi, non \u00e8 facile per nessuno e credo sia stato il momento di ricerca teatrale pi\u00f9 interessante. Per i vedenti infatti sembra sempre si tratti di una grande esperienza mistica quando in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 fascino nell\u2019essere non vedente. Dire che hanno una diversa capacit\u00e0 sensoriale \u00e8 molto politicamente corretto. Se quello che teatralmente ne emerge \u00e8 buono \u00e8 perch\u00e9 dietro c\u2019\u00e8 un\u2019esperienza, fatta a volte con una certa consapevolezza e competenza, dovuta alla pratica e all\u2019allenamento. Per un vedente sembra forte il fatto di essere bendati, in realt\u00e0 sono esperienze che a teatro si fanno normalmente. Noi non facciamo teatro terapia, il teatro ha gi\u00e0 insita in s\u00e9 questa funzione, il teatro pu\u00f2 voler dire molte cose e si fa per i motivi pi\u00f9 disparati. Ci sono persone che anche se hanno ormai concluso il percorso se lo ricordano sia perch\u00e9 ha fatto emergere dei conflitti sia perch\u00e9 ha fatto emergere dei risultati e chi invece continua a farlo come fosse una necessit\u00e0. Tra queste persone tuttavia abbiamo scoperto che ce ne sono alcuni con identit\u00e0 artistiche, attori capaci e creativi come se fossero vedenti. Nessuno di noi \u00e8 dentro il cappello di \u201cteatro sociale\u201d, ci sono delle esperienze di teatro prima di tutto dove per fatalit\u00e0 la compagnia non pu\u00f2 pi\u00f9 lavorare in altri contesti per interesse. Questo non toglie la responsabilit\u00e0 di lavorare su obiettivi di qualit\u00e0, l\u2019esperienza di compagnia, le prove, devono avere un livello alto, lo spettacolo deve essere in grado di girare, dentro si esprime anche la disabilit\u00e0 ma vale per tutti ed \u00e8 parte del teatro. Avvicinare realmente le persone alla cecit\u00e0 \u00e8 difficilissimo, fa paura. Dietro ci sono lo specchio e il rischio.<i><br \/>\n<\/i>Martina Palmieri<\/p>\n<p>L\u2019iniziativa \u00e8 realizzata con il sostegno della provincia di Bologna e in collaborazione con: 0GK &#8211; Associazione internazionale per la promozione sociale dell\u2019arte; Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti &#8211; Sezione provinciale di Bologna; Istituto dei ciechi Francesco Cavazza di Bologna; Accademia di Belle Arti di Bologna.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Per informazioni:<br \/>\n<\/b><a href=\"mailto:artedellatrasformazione@gmail.com\">artedellatrasformazione@gmail.com<\/a><br \/>\n<a href=\"mailto:%2520torrente@cavazza.it\">torrente@cavazza.it <\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.gruppoelettrogeno.org\/\">www.gruppoelettrogeno.org<\/a><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019Istiuto dei Ciechi di Bologna Francesco Cavazza con Gruppo Elettrogeno e Orbitateatro. \u00c8 orario di prove all\u2019Istituto dei Ciechi di Bologna Francesco Cavazza. 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