{"id":2575,"date":"2020-03-24T14:00:32","date_gmt":"2020-03-24T13:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2575"},"modified":"2025-09-08T11:39:01","modified_gmt":"2025-09-08T09:39:01","slug":"controtempo-la-dimensione-della-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2575","title":{"rendered":"La dimensione della libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Canter\u00f2 le mie canzoni per la strada<br \/>\ned affronter\u00f2 la vita a muso duro<br \/>\nun guerriero senza patria e senza spada<br \/>\ncon un piede nel passato<br \/>\ne lo sguardo dritto e aperto nel futuro.<br \/>\n(\u201cA muso duro\u201d, 1979)<b><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/b><\/p>\n<p>Mentre questo numero di \u201cHP-Accaparlante\u201d veniva chiuso in redazione, si \u00e8 celebrato l\u2019anniversario dei 10 anni dalla morte di Pierangelo Bertoli, noto cantautore emiliano con disabilit\u00e0.<br \/>\nTesti non sempre facili i suoi, un po\u2019 duri, critici verso la societ\u00e0, ma musicalmente accattivanti e convincenti. Dal suo modo di cantare simile a volte a un grande dialogo tra s\u00e9 e il suo pubblico, \u00e8 sempre emerso il suo percorso di vita e di scelte. La scelta ad esempio di essere un personaggio un po\u2019 scomodo, non solo per i testi che componeva e per il suo rifiuto verso i formalismi. Scomodo anche per la sua presenza fisica, per la sua sedia a rotelle: pensate alle telecamere che si dovevano abbassare per riprenderlo, ai concerti con lui immobile sul palco anzich\u00e9 saltare di qua e di l\u00e0 come le popstar pi\u00f9 amate. E certamente non corrispondeva ai canoni classici di \u201cbella presenza televisiva\u201d.<br \/>\nVogliamo ricordarlo, attraverso un\u2019intervista che il noto giornalista Franco Bomprezzi (nonch\u00e9 amico di Bertoli) fece al cantautore nella casa di Sassuolo. Era il 1997.<br \/>\nAccende una sigaretta dopo l\u2019altra. Ma non lo fa in modo nervoso, stressato. \u00c8 solo un\u2019abitudine ormai antica. Cos\u00ec antica da avergli plasmato la voce, rendendola inconfondibile. Forte e bassa, leggermente indurita, capace di attraversare le ottave con la tenerezza di un caterpillar, eppure, nello stesso istante, sensuale e rassicurante. \u00c8 Pierangelo Bertoli, 55 anni portati gagliardamente a spasso su una potente e silenziosa carrozzina elettrica. \u00c8 uno dei miti della canzone d\u2019autore italiana, ha uno zoccolo duro di fans che regge alle mode e alle tendenze, e che aspetta fiducioso il suo messaggio, album dopo album, da oltre vent\u2019anni. Certo, \u00e8 anche un disabile di prima grandezza. Non fa davvero nulla per nasconderlo. Caso mai sono gli altri che, nel passato, hanno vissuto con imbarazzo questa sua ostinazione nel voler essere considerato solo e semplicemente un cantante e un autore. Ci conosciamo da anni. Lo intervisto da anni, ogni volta per un motivo diverso. Qualcuno sostiene perfino che ci assomigliamo. Solo che lui canta meglio. Anzi, per la verit\u00e0 io sono proprio stonato. Eppure non mollo: quando lo incontro parlo comunque di musica e di canzoni, perch\u00e9 mi affascina il suo mondo sonoro, e sono contento di poter assaporare il privilegio di condividere con lui la fase che precede la sala di registrazione, il momento in cui parla dei testi, accenna ai problemi di arrangiamento, insegue e raccoglie i pensieri, volando al di sopra delle ruote, in una dimensione incantata ma solida, dove i pensieri si fanno cose, e si tagliano con l\u2019accetta. Non \u00e8 mai stato un personaggio facile, il Pierangelo. Da quando la Caterina (ossia la Caselli) lo ha lanciato nel mercato discografico, lei come lui di Sassuolo, di questa terra che viene impastata e modellata per diventare ceramica e mattonella, una terra solida e tagliente, senza sfumature n\u00e9 dolcezze, il Pierangelo ne ha fatta di strada. Ora sembra un vecchio saggio (ma \u00e8 un ragazzo, in verit\u00e0) che contempla il mondo dietro le finestre ampie della sua dimora ombrosa. Anzi, sono qui per questo, per vedere la sua casa. Perch\u00e9 penso che ai lettori piaccia sapere come si pu\u00f2 organizzare bene una dimensione domestica avendo i soldi e la voglia per farlo. Lo spazio, Pierangelo lo ha difeso a costo di litigare. \u201cL\u2019architetto voleva fare molte pi\u00f9 stanze, voleva che i bagni fossero piccoli, perch\u00e9 secondo lui bisogna starci il minimo indispensabile \u2013 borbotta \u2013 lo ho tenuto duro, nella mia casa voglio girare dappertutto senza incontrare ostacoli\u201d. Battaglia vinta? \u201cNon del tutto \u2013 ammette \u2013 ci sono alcuni posti della casa nei quali comunque non entro, ma tanto servono ai miei figli, va bene lo stesso\u201d. Francamente Pierangelo Bertoli non ha di che lamentarsi. Mentre mi guida alla scoperta della sua casa, con la discreta e silenziosa approvazione della moglie Bruna, e nella tranquilla indifferenza dei figli, annoto mentalmente la \u201cnormalit\u00e0\u201d di un arredamento gradevolmente elegante. Un salotto grande come un appartamento di Milano, una cucina che potrebbe essere un monolocale, uno studio accogliente, munito di libri, di quadri, di cuoio e di chitarre. Bertoli gira da un ambiente all\u2019altro manovrando con insospettabile perizia il joystick della carrozzina elettrica, unica concessione alle nuove tecnologie, ch\u00e9 per il resto tutto \u00e8 assolutamente normale e non hi-tech. \u201cNon ho particolari problemi \u2013 si giustifica \u2013 anche perch\u00e9 mia moglie cammina e pu\u00f2 arrivare dappertutto. Ho provveduto solo a installare l\u2019ascensore per poter raggiungere tranquillamente il piano delle camere da letto e, sotto, la taverna e il garage. Punto e basta\u201d. Gi\u00e0. Solo che questa \u201cnormalit\u00e0\u201d, questa semplicit\u00e0 di idee, deriva da una riflessione pratica sulla propria pelle. \u201cVoglio spazi larghi, stanze ampie, perch\u00e9 credo che vadano bene per tutti, aiutano a vivere meglio. Non c\u2019\u00e8 bisogno di marchingegni tecnologici\u201d. E poi ricorda quando, non pochi anni addietro e venti chili fa, usava le braccia robuste come tronchi per entrare in casa passando dalle finestre. Del poliomielitico ha la grande fiducia nella forza fisica per superare lo svantaggio delle gambe che non consentono il cammino. Il suo fisico ha compensato i punti deboli. In una societ\u00e0 in cui conta la bellezza estetica, il Pierangelo non si pone neppure il problema. \u201cMi ricordo Enzo Aprea che negli ultimi tempi mi diceva che le donne lo cercavano anche pi\u00f9 di prima, quando era un pezzo d\u2019uomo, quando faceva lo sportivo nel nuoto \u2013 si diverte nel racconto \u2013 lui, senza gambe e senza braccia, con la sua sessualit\u00e0 collegata direttamente al cervello\u2026\u201d. Valle a capire le donne. Gi\u00e0, il sesso. Bertoli ne parla volentieri, secondo lui gli handicappati in Italia hanno questo problema a causa della storica dipendenza culturale dal cattolicesimo, che ha trasformato i disabili in \u201cangeli\u201d asessuati. \u201cL\u2019amore \u00e8 un\u2019altra cosa \u2013 spiega \u2013 non lo si pu\u00f2 imporre. Ma il sesso si deve risolvere, \u00e8 una cosa importante. E invece non se ne parla, \u00e8 un grande tab\u00f9. Per le donne disabili poi \u00e8 una tragedia, perch\u00e9 viene meno anche l\u2019idea della maternit\u00e0\u201d. Al sesso \u00e8 legato il tema del senso di colpa, l\u2019inconfessato rapporto fra handicap e vergogna. \u201cHo fatto un concerto in un paesino della Calabria \u2013 racconta \u2013 e i disabili mi hanno aspettato al buio, dietro l\u2019angolo della piazza, perch\u00e9 si vergognavano\u201d. Migliaia di disabili da Nord a Sud vedono in Bertoli un simbolo di emancipazione e di lotta, anche se questo ruolo gli va stretto. \u201cSono diventato un testimonial \u2013 sogghigna \u2013 perch\u00e9 quando c\u2019\u00e8 stato l\u2019anno dell\u2019handicappato, nel 1981, io ero il pi\u00f9 famoso perch\u00e9 facevo il cantante, e cos\u00ec i giornali e la tiv\u00f9 mi venivano a cercare per forza. La Jervolino mi ha voluto perfino in una commissione interministeriale. Ma io le ho spiegato come la pensavo&#8230;\u201d. E cio\u00e8? \u201cChe sulla mia patente c\u2019era scritto che non potevo guidare se non una macchina di poca potenza e adattata in un certo modo, che sulla mia carta d\u2019identit\u00e0 avevano sentenziato: professione invalido, ma che sulla mia dichiarazione dei redditi non c\u2019era nessuna casella che specificava la mia disabilit\u00e0, come dire che quando si tratta di pagare le tasse lo Stato non fa differenze, si prende i miei soldi e basta\u201d. Ma adesso le cose sono cambiate&#8230; \u201cS\u00ec, qualcosa \u00e8 cambiato. A scuola i ragazzi sono abituati ad avere un compagno di classe disabile, non ci fanno pi\u00f9 caso. Ai miei tempi non ce n\u2019era uno, esistevano le classi differenziali, c\u2019era lo scemo del villaggio&#8230;\u201d. Intanto lui, il Bertoli da Sassuolo, razza padano-celtica, rilegge i testi della sua ultima fatica, quel nuovo album che vedr\u00e0 la luce in autunno. \u201c\u00c8 quella la stagione giusta dei cantautori, non l\u2019estate, quando i ragazzi vanno al mare e non hanno voglia di ascoltare i testi\u201d. Ancora una volta ci sono tutti i temi che lo hanno reso unico e coerente. L\u2019attacco al potere nelle sue nuove forme di fine millennio, la malinconia del tempo che non si ferma (Prendi ancora tempo, tanto fuori piove, prendi ancora tempo, lascia che la brezza segua al temporale), le riflessioni generali (Se il mondo fosse come lo vorrei, avrebbe un\u2019altra faccia, bella e colta), le grandi solitudini delle esistenze di oggi, una sola \u201cdichiarata\u201d canzone d\u2019amore. Ma l\u2019amore, dentro questa casa vasta e quieta, \u00e8 dappertutto, si rotola con la volutt\u00e0 di una gattona d\u2019angora che si struscia vicino alle ruote della carrozzina, si accende negli sguardi dei figli e della compagna di vita, fissati alle pareti dentro le cornici di fotografie luminose e tenere. Un amore forte e allegro, a cavallo di una vita vissuta \u201ca muso duro\u201d. Con quella faccia larga e intensa del Pierangelo Bertoli, velata a tratti, dal fumo della sigaretta. E il nostro incontro si conclude in una gara di ricordi, passando da un cd all\u2019altro, galoppando nel tempo di questa \u201cItalia d\u2019oro\u201d raccontata a volte con rabbia, a volte con tenerezza, mai con indifferenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Canter\u00f2 le mie canzoni per la strada ed affronter\u00f2 la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro. 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