{"id":2594,"date":"2020-04-02T12:44:37","date_gmt":"2020-04-02T10:44:37","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2594"},"modified":"2025-09-08T11:26:47","modified_gmt":"2025-09-08T09:26:47","slug":"4-lanello-di-congiunzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2594","title":{"rendered":"4. L\u2019anello di congiunzione"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo intervistato Marco Catania che si occupa della direzione tecnica-organizzativa della struttura e Sara Pignatelli che si occupa invece della direzione sanitaria.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il vostro ruolo, \u00e8 chiaro a tutti?<br \/>\n<\/strong>MARCO: Il mio ruolo prevede sia gli aspetti amministrativi e organizzativi della struttura, sia la parte pi\u00f9 legata alla relazione\/mediazione tra l\u2019associazione e il gruppo di lavoro. Questo Centro nasce da un progetto sperimentale sul territorio: il fatto che famiglie e privato sociale si trovino a interagire in modo forte rispetto alla quotidianit\u00e0 della struttura e alle sue attivit\u00e0 rappresenta una \u201cinnovazione\u201d per le nostre realt\u00e0. Tutto \u00e8 centrato molto sulla trasparenza, dal progetto educativo di ogni ragazzo alla terapia; qualsiasi cosa \u00e8 condivisa con la famiglia e con gli ospiti stessi laddove possibile in un rapporto di fiducia reciproca.<br \/>\nSARA: Il mio ruolo, oltre che di collaborazione per gli aspetti organizzativi, \u00e8 legato principalmente alla gestione e al controllo di tutti gli aspetti sanitari, assistenziali e riabilitativi. La disabilit\u00e0 che caratterizza i nostri ospiti \u00e8 di tipo complesso e molto eterogenea: ci sono persone con una grave compromissione neuromotoria ma buone risorse cognitive, altre invece con gradi elevati di ritardo mentale e alterazioni comportamentali ma buone competenze motorie, in altri casi invece la compromissione motoria e intellettiva \u00e8 gravissima. Nel mio lavoro bisogna aver sempre presente tutti gli aspetti sanitari e la cura in senso ampio della persona, senza perdere di vista le esigenze riabilitative specifiche sulla base delle capacit\u00e0 presenti. La realt\u00e0 sanitaria e assistenziale del Centro \u00e8 importante e la famiglia viene sempre coinvolta. Questo tipo di impostazione fa parte della mia formazione di neuropsichiatra infantile, ma per alcuni questa apertura alla persona e alla famiglia pu\u00f2 non essere sempre facile e immediata. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Come siete venuti in contatto con questa esperienza, cosa vi aspettavate?<br \/>\n<\/strong>MARCO: Il mio percorso nell\u2019area della disabilit\u00e0 \u00e8 iniziato circa venticinque anni fa: storicamente, provenivo da realt\u00e0 di Centri dove il rapporto con la famiglia era relativo e i contatti sporadici, l\u2019organizzazione era proprio diversa. I miei primi contatti con l\u2019associazione Fa.Di.Vi. risalgono a circa 8 anni fa e il mio ruolo rispetto a questo progetto \u00e8 stato \u201ccostruito\u201c negli anni. Mi interessava molto questa nuova realt\u00e0, quindi ho seguito il progetto di residenzialit\u00e0 delle due strutture ora in attivit\u00e0 (\u201cLa Magnolia\u201d e \u201cNucci Novi Ceppellini\u201d) gi\u00e0 dalla fase embrionale. Ho poi iniziato con la Direzione nel Centro \u201cLa Magnolia\u201d fino al febbraio 2011, quando \u00e8 stata avviata l\u2019attivit\u00e0 del Centro \u201cNucci Novi Ceppellini\u201d, di cui ho assunto la Direzione.<br \/>\nL\u2019associazione ha scelto di affidare la gestione dei Centri a un consorzio di Cooperative Sociali, il C.Re.S.S. (Consorzio Regionale Servizi Sociali), che ha affidato l\u2019incarico della gestione alla Cooperativa Co.Ser.Co di Genova. Il C.Re.S.S. ha sempre cercato di privilegiare strutture e centri residenziali con un piccolo numero di utenti per ricreare un clima quanto pi\u00f9 familiare possibile. Questo tipo di impostazione ha favorito il dialogo con l\u2019asociazione Fa.DiVi. e reso proficua la collaborazione tra l\u2019associazionismo delle famiglie, la cooperazione sociale e gli enti pubblici istituzionali. Se gli aspetti positivi di questo pensiero sono, credo, abbastanza chiari, spesso si tende un po\u2019 a dimenticare gli \u201coneri\u201d che comporta l\u2019organizzazione di piccoli Centri come il nostro. \u00c8 necessario infatti mantenere un elevato rapporto operatori\/utenti per offrire un servizio di alta qualit\u00e0 nell\u2019ambito della disabilit\u00e0 complessa che va ben oltre i parametri che vengono imposti dalle Direttive Regionali sull\u2019Accreditamento. Il mio compito prevede anche l\u2019organizzazione della turnistica degli operatori, in modo tale che le risorse messe in campo diano risposte di qualit\u00e0 alle esigenze dei ragazzi e, quando possibile, anche alle richieste degli operatori e delle famiglie. In avvio di attivit\u00e0, devo dire che questo \u00e8 stato facilitato anche dall\u2019organizzazione del C.Re.S.S., che al suo interno dispone di diverse cooperative che gestiscono, tra le altre cose, i Centri Residenziali e Semiresidenziali dove erano accolti molti dei ragazzi che poi sono stati inseriti presso i \u201cCentri Fa.DiVi.\u201d; questo ha permesso un pi\u00f9 agevole passaggio di informazioni e, in taluni casi, la possibilit\u00e0 di dare continuit\u00e0 assistenziale proprio rispetto al personale. Una buona parte degli operatori che lavoravano presso altri Centri ed erano interessati alla \u201cnovit\u00e0\u201d del Progetto Fa.Di.Vi., hanno potuto esprimere la loro disponibilit\u00e0 a essere inseriti all\u2019interno del nuovo gruppo di lavoro e poter cos\u00ec \u201cseguire\u201d i ragazzi nella nuova dimensione abilitativa. <span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>SARA: La mia storia \u00e8 un po\u2019 diversa, io conoscevo il progetto, per\u00f2 ho iniziato a lavorare con loro come Direttore Sanitario quattro anni fa, poco prima che aprisse la struttura di Cornigliano, poi mi hanno chiesto di prendere la direzione anche di questo Centro e ho accettato volentieri. Effettivamente \u00e8 un modo di lavorare un po\u2019 diverso da quello che si pu\u00f2 trovare in altri contesti, anche se credo che molto dipenda da come si imposta il proprio lavoro. Io sono abbastanza portata a parlare con le famiglie e a cercarle; credo che non si possa prescindere dalla famiglia di appartenenza quando ci si prende cura di una persona. Non ho quindi incontrato grosse difficolt\u00e0 a entrare a far parte del Progetto. Sicuramente richiede impegno e talvolta fatica: \u00e8 un continuo costruire insieme un\u2019alleanza che si basa sul cercare e dare fiducia. La presenza dei genitori, cos\u00ec importante e imponente nella vita del Centro, \u00e8 una grossa risorsa; tuttavia a volte \u00e8 necessario riuscire a leggere certi atteggiamenti, comprenderli e interpretarli per offrire una sorta di mediazione, specie nel rapporto tra le famiglie e gli operatori. Ci sono situazioni nelle quali un commento o un tipo di comportamento richiedono un intervento di mediazione, talvolta con forti argomentazioni mediche e\/o pedagogiche, per far s\u00ec che la possibile osservazione o critica diventi una fattiva collaborazione e non un mero motivo di scontro e di barriera.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Nella quotidianit\u00e0 quanto sono presenti i genitori? Quanto pu\u00f2 incidere una presenza cos\u00ec forte, il fatto che abbiano qui la sede dell\u2019associazione? Com\u2019\u00e8 stato questo primo anno in relazione a questo aspetto?<br \/>\n<\/strong>MARCO: In questi anni di esperienza lavorativa nel settore non ho mai visto strutture con queste caratteristiche e credo che anche per l\u2019\u00e9quipe di lavoro sia una esperienza nuova. L\u2019apertura del Centro \u00e8 stato un momento forte, in primis per le famiglie: gli ospiti provenivano da tante realt\u00e0 diverse, alcuni addirittura da casa o da altri centri residenziali. Per molte famiglie \u00e8 stata proprio una scelta importante, anche se in alcuni casi si sono verificate delle comprensibili resistenze: ci sono alcuni ragazzi molto giovani e i loro genitori forse non erano ancora del tutto \u201cpronti\u201d per questa scelta di residenzialit\u00e0; diciamo che hanno sposato il progetto per la sua \u201cbont\u00e0\u201d, non perch\u00e9 avessero chiaro fino in fondo come poteva concretizzarsi. Mentre per molti l\u2019inserimento, l\u2019approccio, la relazione con la direzione e con gli operatori sono stati pi\u00f9 facili, altri hanno fatto pi\u00f9 fatica. Stessa cosa pu\u00f2 dirsi per alcuni operatori che hanno avuto qualche difficolt\u00e0 nella relazione con le famiglie: tuttavia questo ci sembra pi\u00f9 che naturale in questo tipo di progetto.<br \/>\nAll\u2019inizio \u201cnon c\u2019era limite\u201d alla frequenza del Centro e la presenza dei famigliari era stata lasciata molto libera, anche se gestita chiaramente dal buon senso.\u00a0 Adesso, a quasi un anno dall\u2019apertura, i genitori hanno abbastanza chiaro quali sono gli orari in cui c\u2019\u00e8 bisogno di pi\u00f9 tranquillit\u00e0, di maggiore intimit\u00e0 del ragazzo stesso con l\u2019operatore. Oggi i momenti in cui c\u2019\u00e8 maggiore frequenza\/collaborazione tra i famigliari e gli operatori sono il momento del risveglio, quello del pasto e alcune attivit\u00e0. Nonostante questa presenza sia stata condivisa con la Direzione, a volte ci si \u00e8 dovuti fermare a riflettere perch\u00e9 si sono verificate delle incomprensioni (ad esempio, la presenza di un numero troppo elevato di persone nel corso del pasto \u00e8 stato elemento di \u201cdisturbo\u201d proprio per i ragazzi). La maggior parte delle famiglie sembra aver ben compreso i tempi e i ritmi della vita del Centro; altri hanno ancora bisogno spesso del nostro intervento. Noi cerchiamo di dar supporto agli operatori con la supervisione, le riunioni plenarie e di gruppo, la programmazione generale e penso che anche per i genitori ci sia bisogno di un percorso di formazione e crescita. L\u2019elemento che \u00e8 emerso in modo significativo ed \u00e8 tangibile da parte di tutti, \u00e8 il benessere dei ragazzi: lo vedi proprio, lo tocchi con mano, quello che si nota quando si entra \u00e8 che loro stanno bene. Questo \u00e8 riconosciuto dagli stessi genitori. Ci sono per\u00f2 degli elementi di incomprensione che fanno parte del quotidiano e che portano a momenti di confronto, di discussione che cerchiamo di \u201cincanalare\u201d nel modo giusto: per scelta organizzativa, facciamo pi\u00f9 o meno ogni mese e mezzo una riunione come Direzione solo con i famigliari e cerchiamo di focalizzare gli aspetti un po\u2019 rugginosi e che creano ancora un po\u2019 di attrito. Sicuramente il bilancio \u00e8 positivo, soprattutto per quest\u2019aspetto di novit\u00e0 legato alla stretta condivisione della quotidianit\u00e0 tra ospiti, operatori e famiglie.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>SARA: Sono d\u2019accordo con Marco. C\u2019\u00e8 poi, secondo me, un punto abbastanza importante che spesso pu\u00f2 portare a delle criticit\u00e0: un genitore, soprattutto cos\u00ec presente, vorrebbe che anche il personale avesse gli stessi suoi occhi nei confronti del figlio; chiaramente questo non \u00e8 possibile. Per quanto gli operatori siano attenti, sensibili, empatici e ricerchino la collaborazione, instaurano un rapporto diverso con i ragazzi. Questo \u00e8 un elemento importante sul quale ogni giorno bisogna lavorare, anche se \u00e8 difficile: da un lato si rischia di farsi coinvolgere troppo e dall\u2019altro si rischia di perdere di vista che quello dell\u2019operatore \u00e8 un lavoro che ha alle spalle un grosso apparato organizzativo e di mediazione.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i punti qualificanti e le criticit\u00e0 rispetto alla situazione attuale?<br \/>\n<\/strong>MARCO: Tra i punti qualificanti c\u2019\u00e8 sicuramente l\u2019aspetto delle famiglie, che portano una conoscenza importantissima rispetto alle proprie storie e vissuti. Portano per\u00f2 il loro punto di vista che va confrontato con il punto di vista degli operatori che passano la giornata con i loro figli. Altro punto di forza \u00e8 la bellezza del posto e della struttura. Ho sempre detto alle famiglie che la stessa struttura collocata in un\u2019altra posizione, senza il giardino, senza la tranquillit\u00e0 del posto, il piccolo parco che c\u2019\u00e8 davanti, la piscina che ci sar\u00e0 un domani non avrebbe lo stesso peso. Secondo me \u00e8 qualificante anche il fatto di avere la sede dell\u2019associazione vicina: tutela molto avere il supporto di un\u2019associazione che ti conforta anche nei momenti attuali, pi\u00f9 difficili, che stiamo vivendo. La continuit\u00e0 di una parte degli operatori e l\u2019inserimento di alcuni elementi nuovi ha permesso la costituzione di un gruppo di lavoro ben equilibrato: alcuni hanno pi\u00f9 conoscenze rispetto ai ragazzi, mentre gli elementi nuovi portano vitalit\u00e0, forza, motivazione. Bisogna tuttavia stare attenti: elementi qualificanti come il fatto che la famiglia sia presente e che l\u2019associazione sia vicina potrebbero portare anche al rischio di una \u201cchiusura\u201d su se stessi. Crediamo invece fermamente che sia necessario essere aperti verso l\u2019esterno: o portando dentro delle cose da fuori oppure andando noi all\u2019esterno. Altro rischio da considerare \u00e8 che le famiglie vivano questa come la loro casa e non come la casa dei loro figli. In alcuni c\u2019\u00e8 proprio la tendenza a riprodurre le dinamiche di casa propria. Questa per\u00f2 \u00e8 una casa diversa, un po\u2019 pi\u00f9 ampia dove devi convivere con altri.<br \/>\nSARA: In quest\u2019ottica, la presenza delle famiglie \u00e8 un elemento di continuit\u00e0 con la \u201cvita precedente\u201d ma questa nuova casa non pu\u00f2 esserne una riproduzione. Questo anche perch\u00e9, per quanto possibile, per ogni ospite cerchiamo di sviluppare al massimo potenzialit\u00e0, desideri e aspettative che, come succede in ogni famiglia, non sempre coincidono con quelle dei genitori. Anche questo, a volte, pu\u00f2 essere un problema sul quale \u00e8 necessario riflettere e collaborare per creare le basi di una seppur minima autonomia.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>L\u2019allontanamento dalla famiglia ha creato maggior autonomia di pensiero, di desiderio? Questo \u00e8 riconosciuto come positivo dalle famiglie?<br \/>\n<\/strong>SARA: Dipende, nel momento in cui si creano delle situazioni \u201cconflittuali\u201d tra l\u2019ospite e la sua famiglia pu\u00f2 esserci difficolt\u00e0 a elaborarle, ad accettarle e quindi ad andare avanti. Si creano sicuramente dei momenti di criticit\u00e0 sui quali per\u00f2 pensiamo sia fondamentale lavorare insieme per creare una maggior accettazione delle spinte verso l\u2019autonomia dei ragazzi.<br \/>\nMARCO: Soprattutto per coloro che hanno la capacit\u00e0 di rappresentarsi. Direi che le famiglie lo riconoscono, per quei ragazzi che possono farlo. Ma gli stessi elementi che possono essere positivi, qualificanti, possono al contempo creare dei problemi o portare a episodi di incomprensione e attrito. Il pericolo \u00e8 proprio quello di creare un ambiente molto bello, molto familiare ma fine a se stesso.<\/p>\n<p><strong>Dicevate che una cosa che facilita il rapporto con le famiglie \u00e8 questo incontro che fate una volta al mese e mezzo\u2026<br \/>\n<\/strong>MARCO: Per noi \u00e8 un momento importante, anche se per alcuni genitori la frequenza \u00e8 eccessiva. Ci sono genitori che vivono in modo forte la quotidianit\u00e0, che collaborano al momento del risveglio, del pasto, vengono spesso durante la settimana, ma ci sono anche le famiglie dei cinque ragazzi del Centro diurno che sono stati inseriti dopo e che frequentano dal luned\u00ec al venerd\u00ec dalle 8,30 alle 16. Abbiamo condiviso il loro inserimento con la ASL, valutando quali potevano essere i ragazzi pi\u00f9 idonei da inserire, sulla base di esigenze e potenzialit\u00e0 che potessero essere in qualche modo complementari agli altri. Anche per queste famiglie \u00e8 comunque importante avere la possibilit\u00e0 di vedersi e confrontarsi. \u00c8 un momento importante in cui la direzione pu\u00f2 comunicare con le famiglie e condividere i progetti del Centro, le attivit\u00e0 e le problematiche che possono riguardare tutti.<br \/>\nSARA: Da parte del genitore questo \u00e8 un elemento molto positivo, anche nei momenti critici c\u2019\u00e8 un confronto, magari molto animato, ma sempre educato e teso alla soluzione dei problemi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Questa \u00e8 sempre la volont\u00e0 da ambo le parti. Alle famiglie dobbiamo sicuramente riconoscere una buona propensione al dialogo, all\u2019ascolto e al confronto che forse nasce anche dalla storia del progetto: \u00e8 stato un percorso molto lungo nel quale i famigliari sono sempre stati abituati a vedersi tra di loro, hanno fatto parecchia formazione sulla gestione delle conflittualit\u00e0 e questo ha dato i suoi frutti. Poi sicuramente un conto \u00e8 pensare una cosa, sognarla, e un conto \u00e8 viverla. Certe cose non corrispondono a quello che avevi pensato, \u00e8 normale.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la differenza fra quello che si era sognato e quello che si \u00e8 realizzato? Quali aspetti si potrebbero rinforzare o cambiare dopo questo primo anno di sperimentazione?<br \/>\n<\/strong>MARCO: Non so se cambierei qualcosa, sicuramente si potrebbero potenziare e implementare varie aree. \u00c8 giusto che certi problemi, se ci sono, vengano fuori, soprattutto in questa prima fase. \u00c8 chiaro che tutti dobbiamo avere la capacit\u00e0, la forza e la volont\u00e0 di comprendere meglio i nostri ruoli, questo d\u00e0 un risultato ancora pi\u00f9 forte e incisivo rispetto al progetto. Anche se c\u2019\u00e8 questa volont\u00e0, \u00e8 poi chiaro che la parte genitoriale, la parte educativa, la parte direzionale a volte prendono il sopravvento. <span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>SARA: Rinforzerei gli aspetti legati alla collaborazione in tutti i suoi aspetti positivi: la disponibilit\u00e0 a svolgere insieme alcune attivit\u00e0, l\u2019animazione in certi momenti della giornata in cui pu\u00f2 esserci maggior \u201csofferenza organizzativa\u201d, legata ad altre incombenze prioritarie, specie assistenziali. Sicuramente \u00e8 necessario continuare a fare un lavoro di \u201climatura\u201d da tutte le parti. Mi sarei aspettata dei momenti pi\u00f9 critici da parte di alcune famiglie, invece si \u00e8 riusciti a trovare sempre una mediazione. Certo, \u00e8 tutto un po\u2019 pi\u00f9 difficile rispetto ad altri ambienti di lavoro: ogni decisione \u00e8 condivisa con l\u2019ospite, la sua famiglia e\/o i suoi referenti socio-sanitari. La conoscenza e la cura di ogni ragazzo non pu\u00f2 prescindere dalla sua storia (famigliare, sociale, medica, riabilitativa). Inoltre come responsabili del Centro siamo una sorta di filtro e anello di congiunzione tra i ragazzi, le loro famiglie, gli operatori. \u00c8 proprio un lavoro di mediazione, di limatura, un continuo cercare di vedere e far vedere le cose sotto i vari punti di vista (quello dei ragazzi, dei professionisti, delle famiglie, ognuno con i propri bisogni, le proprie competenze e i propri vissuti). Tutto questo \u00e8 stimolante perch\u00e9 in certi momenti l\u2019eccessiva criticit\u00e0 da parte del genitore ti porta comunque a concentrarti su un eventuale problema che, se anche vissuto da parte del genitore in maniera un po\u2019 amplificata, pu\u00f2 essere oggetto di riflessione e revisione del proprio lavoro. E questo \u00e8 positivo; \u00e8 un continuo stimolo a ripensare e migliorare il proprio operato.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo intervistato Marco Catania che si occupa della direzione tecnica-organizzativa della struttura e Sara Pignatelli che si occupa invece della direzione sanitaria. Qual \u00e8 il vostro ruolo, \u00e8 chiaro a tutti? 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